Da oggi in poi vi capiterà, spero, di notare delle differenze nelle foto dei miei piatti.
Non pensiate che ci siano due persone differenti che curano il blog, ma le foto che seguiranno da oggi in poi, saranno alcune scattate nei mesi scorsi e lasciate in archivio e alcune nuove di pacca e scattate con più cura.
Lo scorso fine settimana ho partecipato ad un corso bellissimo di fotografia, tenutosi a Firenze con una maestra d'eccezione come Monique o Moniqu, come ha chiamato il sito con il suo portfolio che vi invito ad andare a vedere perché contiene degli scatti meravigliosi.
Come vi dicevo, nonostante le persone che conosco e che mi seguono, mi dicano che le mie foto sono molto belle, ho sentito forte la necessita di migliorarmi ancora, perché dopo tutti questi anni di blog ( a settembre saranno 9 anni che scrivo su queste pagine) la curiosità e la voglia di imparare, per fortuna non mi sono ancora passati e sono sempre alla ricerca di interessi nuovi, che stimolino la mia creatività.
Così quando quasi 5 mesi fa Monique ha annunciato i nuovi corsi per il 2017, non ho esitato un attimo e mi sono subito iscritta aspettando con ansia il 22 ed il 23 Aprile.
Sicuramente non raggiungerò la perfezione, ma voglio almeno provarci, adesso sono dietro a preparare nuovi sfondi e frantumando i cabasisi a mio marito, continuando a ripetere che devo acquistare un obiettivo da 50 mm, ma intanto spero dimettere in pratica le nozioni imparate sul campo, poi il resto verrà con il tempo.
Questa torta tenerina l'ho preparata lo scorso autunno, sono sincera, una torta al cioccolato proprio adatta per le giornate uggiose e grigie autunnali, ma se guardo fuori dalla finestra, nonostante oggi sia il 28 Aprile, vedo il cielo grigio, cupo, con le nuvole cariche di pioggia e scorrendo le bozze del blog é saltata fuori lei che con la sua dolcezza e morbidezza, e mi sembra adatta a risollevare il morale e a spazzare via, quel filo di malinconia.
Anche se è Aprile, provatela... sa di casa e sa di buono e poi la ricetta l'ho trovata tra le pagine di Pinella che oltre ad essere una persona straordinaria, ha la particolarità di essere un'amante della pasticceria e le ricette che trovate da lei, non sono mai farlocche.
L'unica cosa che mi sento di suggerirvi, come sempre del resto, è di utilizzare ingredienti di qualità perché in una torta semplice come questa, sono loro che faranno la differenza.
Ah, un'ultima cosa: Gino Fabbri, Bologna, pasticcere, campione del mondo... non credo di dover aggiungere altro.
Sciogliete sia il cioccolato che il burro ( prima l'uno e poi l'altro, non insieme) a bassa potenza nel micro-onde, poi uniteli in un'unica ciotola.
Montate gli albumi, ma non a neve soda, devono rimanere leggermente morbidie teneteli da parte.
Montate i tuorli con lo zucchero, finché non saranno belli spumosi, poi unite la fecola setacciata.
Iniziate ad aggiungere una parte di albumi al composto delle uova, poi unite il composto del burro e cioccolato in tre volte, mescolando con cura.
Finite con l'aggiungere il resto degli albumi, sempre mescolando con delicatezza.
Imburrate lo stampo e cospargetelo di zucchero semolato, poi versate l'impasto e infornate nel forno caldo.
Cuocete per 20-25 minuti a 180°
Fate raffreddare e cospargete di zucchero a velo.
Una nuova sfida con me stessa, per un piatto che non conoscevo e detto sinceramente, se non fosse stato per l'Mtchallenge e per quella fantastica donna che si chiama Mademoiselle Marina che con la sua bravura aveva vinto la sfida precedente sulle terrine ed è stata l'ideatrice di questa nuova prova, col piffero che mi sarei mai messa ai fornelli per preparare questo piatto!!
Non tanto per la difficoltà, perché se si seguono tutte le dritte e i consigli che si trovano sia qua che qua, nel post meraviglioso che ha scritto Marina, il successo sarà assicurato, ma trovare la giusta ispirazione tra i mille casini che nell'ultimo periodo affollano la mia vita, non è stato per niente facile, ed anche questa volta sono arrivata sul filo di lana.
Lo stampo l'ho trovato con una botta di fortuna che la metà sarebbe bastata; in un negozio che vende dai detersivi ai saponi, passando dalle pentole ai piatti, su uno scaffale incasinato faceva bella mostra di se lo stampo perfetto, dalle giuste dimensioni e con un prezzo fantastico... 2 euro e 90 centesimi!
Porca paletta, la prima volta che non mi sono dovuta rivolgere ad Amazon per farmi arrivare qualcosa a casa, per la sfida!!
Poi dopo questa botta di fortuna, ci sono stati tutti i Saturno contro e tutto il resto, fino ad arrivare a sabato pomeriggio, quando mi sono resa conto che non ce l'avrei mai fatta a preparare la ricetta per la mia cara amica Marina e mi sono sentita veramente una brutta persona!
Ho guardato in giro in cucina, ho aperto il frigo, ho sbirciato in dispensa ed ho trovato un vasetto di funghi che avevo essiccato l'autunno scorso; da li, come una matassa di lana intricata, sono riuscita a trovare il filo e a srotolare le idee, che mi hanno portata a questo risultato.
Del sartù esistono due versioni, quello cotto con una piccola parte di sugo e quindi rosso e quello bianco, cotto come un comune risotto o semplicemente lessato in acqua o brodo.
Quando è uscita la sfida, ho annunciato la ricetta a mio marito e quando si è girato e mi ha esclamato " No...con i sugo no!" con uno sguardo che valeva più di mille parole, mi sono ricordata della sua avversione per il risotto con il pomodoro ed ho capito in un attimo, quale sarebbe stata la mia versione :)
Sartù in bianco con sugo alla salsiccia e funghi trombetta
Per prima cosa cuocete il riso.
Fate tostare il riso con l'olio extra vergine d'oliva e dopo circa 4 minuti vedrete che i chicchi inizieranno a divenire traslucidi; è il momento di iniziare ad aggiungere l'acqua bollente, poca alla volta e fate cuocere per circa 12 minuti, dei 18 richiesti. Il riso deve rimanere al dente, perché terminerà di cuocere in forno.
Una volta terminata la cottura e stando bene attenti che il riso sia asciutto e tirato, aggiungete il burro ed il parmigiano, mescolate bene e lasciatelo raffreddare.
Una volta ben freddo unite le uova una alla volta e mescolate.
Riponete in frigo per qualche ora ( io l'ho lasciato tutta la notte)
Preparate il sugo
Reidratate le trombette dei morti coprendole con acqua tiepida, per circa 30 minuti, poi strizzatele bene e tritatele a coltello. Non gettate via l'acqua, vi servirà per il sugo.
Fate un soffritto con la cipolla e l'olio extra vergine d'oliva, quando la vedrete trasparente aggiungete la salciccia sbriciolata e lasciatela rosolare, poi sfumate con il vino bianco lasciate evaporare bene per evitare che il sugo abbia quella nota di acido che darebbe fastidio, poi unite i funghi e lasciate insaporire per qualche minuto.
Unite la passata di pomodoro, mescolate e lasciate cuocere coperto, per circa 30 minuti.
Se il sugo si dovesse asciugare troppo, aggiungete un goccio d'acqua calda.
Salate e pepate solo verso la fine della cottura, ricordandovi che la salsiccia è già abbastanza saporita di suo.
Per le polpette
In una ciotola mescolate la carne macinata e il pane strizzato e sbriciolato, aggiungete anche l'uovo il formaggio, il sale e il pepe. Mescolate con la mano, e formate delle polpettine della dimensione di una nocciola, poi infarinatele e friggetele per qualche minuto il olio profondo.
Scolatele, lasciatele asciugare e mettetele da parte.
Per i piselli
Fate stufare i cipollotti tritati nell'olio extra vergine, poi aggiungete i piselli e lasciateli cuocere a fiamma dolce, aggiungendo quasi a fine cottura il sale, il pepe e lo zucchero.
Se si dovessero asciugare troppo, bagnateli ogni tanto con dell'acqua calda.
Per la mozzarella
Scolatela dal liquido e tagliatela a cubetti. Mettetela in un colino e riponetelo sopra ad una ciotola; lasciatela sgocciolare in frigo per circa 4 ore, così non bagnerà eccessivamente il sartù durante la cottura.
Per la vellutata ai funghi
Reidratate i funghi secchi e tritateli a coltello.
Fateli insaporire per qualche minuto con una noce di burro, poi metteteli da parte.
Scaldate il brodo e portatelo ad ebollizione. In un tegame sciogliete il burro aggiungete la farina e fate un roux. Quando il composto sarà divenuto di un bel colore caldo, aggiungete il brodo e mescolate bene con la frusta.
Aggiungete i funghi senza il burro in cui li avete fatti cuocere, e fate cuocere per circa 10 minuti.
Aggiustate di sale e di pepe.
E ora componiamo il sartù
Imburrate perfettamente e abbondantemente lo stampo e cospargetelo in maniera precisa di pangrattato.
Fate uno strato di circa 1 cm di riso e comprimetelo con il dorso del cucchiaio, poi iniziate a salire verso l'alto e formate i lati dello sformato. Cercate di essere precisi e se il riso è bello compatto non avrete problemi. Aiutatevi sempre con il cucchiaio
Iniziate a riempire il sartù con la metà dei piselli, poi la stessa quantità delle polpettine e la metà del sugo. Cospargete con la metà della mozzarella e proseguite gli strati, terminando con la mozzarella.
Ricoprite il tutto con il riso e comprimete per bene! Cospargete con il pangrattato e aggiungete qualche fiocchetto di burro.
Cuocete in forno a 180° per circa 40 minuti, vedrete che il sartù sarà cotto, quando si staccherà dai lati dello stampo. Lasciatelo raffreddare per circa 15 minuti e poi sformatelo, ruotandolo sul piatto di servizio.
Accompagnatelo con la vellutata ai funghi
Con questa ricetta partecipo alla sfida n° 65 dell'Mtchallenge.
Oggi voglio chiedere scusa a tutti quei risotti postati in questi anni sul blog che ho rinchiuso in stretti cerchi d'acciaio per dar loro una forma perfetta, con la convinzione che fossero una gran figata da vedere! Colpa delle mode da seguire, colpa del voler fare ad ogni costo una bella foto da mostrare sul blog ed invece l'unico scopo raggiunto è che quando riguardo il tutto l'unica cosa che mi viene in mente è di preparare di nuovo il risotto, solo per scattare delle immagini decenti.
Si, perché il risotto non deve essere una torretta compatta, ma si deve adagiare mollemente sul piatto, cremoso e morbido con i chicchi ancora ben visibili.
Comunque quando ci si accorge degli errori perpetrati, l'importante è la non reiterazione dell'accaduto e presa coscienza che un risotto è più bello e più vero senza costrizioni di sorta, l'attenzione ricade esclusivamente nella ricerca di ottimi ingredienti che saranno i veri protagonisti di quel piatto.
E con il risotto di oggi, si tratta proprio di ricerca nel vero senso della parola!
Nel periodo tra Marzo ed Aprile, sopratutto se le piogge sono state abbondanti e poi seguite da giornate con un bel sole, non è raro trovare i germogli delle piante di asparagina che sbucano fuori dai cespugli intrigati e pieni di spine e se ci armiamo di buona vista, pazienza e spirito di ricerca, ma sopratutto di mani bioniche o di un bel paio di guanti di gomma, sicuramente dopo tanto peregrinare per la campagna o per la collina, riporteremo a casa un bel mazzetto di asparagi selvatici. pronti per essere trasformati in una frittata saporita oppure da un delicato risotto.
Se per caso la ricerca risultasse particolarmente abbondante, potete conservare gli asparagi selvatici anche nel freezer, avendo l'accortezza di precedere prima ad una veloce bollitura in acqua salata ( 2 -3 minuti) e poi immergendo gli asparagi in una ciotola con acqua fredda e ghiaccio, per mantenere inalterato il colore. Poi non resta che asciugarli bene e procedere alla surgelazione e gli asparagi saranno pronti per essere conservati per qualche mese.
Risotto con asparagi selvatici
Per prima cosa sbianchite gli asparagi selvatici, immergendoli per pochi minuti in acqua bollente salata e poi tuffateli in acqua e ghiaccio, per preservare il loro colore. Tagliateli a tocchetti.
In un tegame mettete un filo di olio extra vergine e fate dorare lo scalogno tritato; unite il riso e fatelo tostare finché i chicchi non saranno translucidi e iniziate ad aggiungere il brodo bollente.
Bagnate gradualmente, facendo bene attenzione a tenere coperto il riso con il brodo e a metà cottura unite gli asparagi selvatici, lasciando qualche punta per guarnire il piatto.
Una volta che il risotto sarà cotto, spegnete il fuoco, attendete qualche istante e poi mantecate con il burro e il parmigiano reggiano
Non so cosa mi stia succedendo, ma ultimamente arrivo sempre sul filo di lana per quanto riguarda le scadenze, sia che siano le bollette da pagare, sia per le sfide dell'Mtc.
Per le bollette non ho scuse, è che il fatto di venire depredata di centinaia e centinaia di euro che non equivalgono al vero consumo di acqua, gas e luce, mi fa alzare la pressione ed abbassare il conto in banca, mentre per la sfida la cosa è più complicata ed andrebbe analizzata meglio.
Diciamo che appena conosco il tema inizio con le elucubrazioni mentali della serie partecipo alla sfida oppure no, sarò capace di tirare fuori qualcosa di accettabile oppure ne verrà fuori una ciofeca talmente brutta da non trovare il coraggio di postarla?
Dopo aver deciso che partecipo alla sfida, anche perché si tratta principalmente di imparare cose che mai mi sarei sognata di fare e quindi il mettermi in gioco facendo alzare la mia autostima ogni volta di un gradino più su, ecco che arrivano le piccole insidie che iniziano a far slittare i tempi per la realizzazione della ricetta.
Per la sfida n°64 sulle terrine, promossa da Giuliana che aveva vinto la sfida precedente sul pollo fritto, mi sono sentita subito sopraffatta da un senso di sfangoscia ( sfavamento con angoscia) che la metà sarebbe bastato!
Ho iniziato a leggere di terrine, di gelatine e la mente è andata a quando da adolescente, aspettavo a gloria il sabato, perché i miei genitori partivano per la casa in montagna ed io rimanevo a casa con nonna Maria che a quei tempi aveva quasi 100 anni e nessun dente in bocca e la cucina a disposizione per i miei esperimenti culinari!
Avevo adocchiato su un giornaletto di cucina, una ricetta molto chic che prevedeva l'uso della gelatina e di carne e verdure, e la foto che campeggiava mi strizzava l'occhio dicendomi, preparami...preparami!
A 5 metri da casa avevo un piccolo supermercato che vendeva di tutto e secondo voi, non sono andata a fare la spesa di tutti gli ingredienti necessari per la ricetta?
Dopo aver cucinato come una dannata ed aver messo in forma sta benedetta mattonella gelatinosa, verdurosa e carnosa, ecco che arriva il momento dell'assaggio!
Si l'assaggio!! Ricordo ancora con orrore il sapore e la consistenza schifosa di quel piatto!
Ho guardato nonna e le ho detto che avrei fatto subito due uova fritte, ma lei mi ha sorriso e ricordo che mi disse:
" No, ferma...che butti!! e sono senza denti, e questa roba mi va giù anche senza masticare... la mangio io, la mangio io, non ti preoccupare"
Capirete quindi che con ricordi simili, la scelta se partecipare alla sfida sia stata alquanto sofferta, ma dopo aver deciso che nella mia terrina non ci sarebbe stata traccia di gelatina, dopo aver setacciato Amazon alla ricerca di una terrina economica, della serie tanto la preparo una volta e ciao, dopo essermi studiata il post di Giuliana sulle terrine , dopo aver capito che se ne possono realizzare tantissime con varie combinazioni di ingredienti, dopo aver ricevuto la mia terrina da Amazon, dopo aver guardato in freezer che carne avessi, mi sono messa all'opera e il risultato è stato questo qua.
Terrina d'anatra alle nocciole e albicocche secche
Per la terrina
Tagliate la carne a cubetti e mettetela dentro ad una ciotola, bagnate con il marsala e aggiungete le erbe e i grani di pepe. Coprite e mettete in frigo a marinare per 24 ore.
Mettete le fette di pane a bagno nella panna.
Affettate gli scalogni e fateli dorare a fuoco basso insieme al burro.
Fate sgocciolare la carne dalla marinata ( non gettate la marinata), eliminate i grani di pepe e le erbe aromatiche e tritatela nel tritacarne con la trafila a grana media insieme agli scalogni.
Strizzate il pane ed unitelo alla carne.
Aggiungete l'uovo, un pizzico di noce moscata grattugiata, il sale il pepe e la marinata che avete tenuto da parte. Mescolate molto bene con le mani finché non otterrete un impasto perfettamente amalgamato.
Ammorbidite le albicocche nel rum, sgocciolatele e tagliatele a cubetti non troppo piccoli.
Tostate le nocciole in una padella.
Imburrate l'interno della terrina e foderatela con le fette di pancetta, accavallandole leggermente l'una sull'altra.
Versate circa un quarto di composto di carne e livellatelo bene, poi coprite la superficie di albicocche e nocciole.
Continuate a fare gli strati alternandoli alla frutta secca e terminate con il composto di carne.
Premete bene il composto con le mani per far si che non si formino sacche d'aria.
Ricoprite la superficie della terrina con le fette di rigatino e mettete qualche rametto di timo.
Chiudete la terrina con il suo coperchio e cuocete a bagnomaria nel forno già caldo, a 180° per circa 1h15 oppure finché la temperatura al cuore non raggiungerà i 78°-80°.
Una volta cotta estraetela dal forno e facendo molta attenzione versate nel lavello il liquido che si sarà formato durante la cottura.
Se avete acquistato una terrina con il pressino, non dovete far altro che mettere un altro peso su di esso ( vanno bene sacchetti di farina o di zucchero, oppure una pentola piena d'acqua) e lasciarla raffreddare a temperatura ambiente, ricordandovi di eliminare il liquido che si formerà di volta in volta.
Una volta fredda avvolgete la terrina nella pellicola e mettetela in frigo per 48 ore, prima di consumarla e lasciatela a temperatura ambiente per circa un'ora prima di consumarla.
Per il chutney alla zucca
Tagliate la zucca a cubetti e la affettate la cipolla. In una padella sciogliete il burro e rosolate la cipolla, poi unite la zucca lasciate insaporire per qualche minuto e aggiungete la curcuma.
Sfumate con l'aceto unite anche lo zucchero di canna ed aggiungete lo zenzero tagliato a bastoncini sottili e le albicocche tagliate a cubetti.
Coprite con il coperchio e cuocete per circa 15 minuti mescolando ogni tanto.
Per il pane
Sciogliete il lievito in 80 g di latte leggermente intiepidito e unite 100 g di farina. Fate una pallina e mettetela a lievitare per circa 40 minuti, dentro alla ciotola e coperta con un canovaccio, lontana da correnti d'aria.
Trascorso questo tempo riprendete l'impasto, mettetelo insieme alla farina avanzata unite il malto o il miele, il latte avanzato e il sale. Iniziate ad impastare finché l'impasto non sarà abbastanza compatto, unite le noci tritate e continuate ad impastare finché il panetto non sarà morbido e ben amalgamato.
A questo punto, mettetelo in una ciotola unta d'olio e copritelo; lasciatelo lievitare per altri 40 minuti, o finché non sarà raddoppiato.Dividete l'impasto in 3 parti, allungatele e formate una treccia a 3 capi, poi mettete il tutto, dentro ad uno stampo da plum cake,rivestito di carta forno e lasciatelo lievitare in un luogo tiepido fino al raddoppio.
Spennellate la superficie, con il tuorlo sbattuto e diluito con un goccio di latte, e cuocete nel forno caldo a 180° per 50 minuti ( controllate la cottura, il mio ha cotto in minor tempo)
Togliete il pane dallo stampo, e fatelo raffreddare sopra una gratella.
Servite la terrina accompagnandola con una insalata di stagione, il pane alle noci leggermente tostato e con il chutney tiepido.
Con questa ricetta partecipo alla sfida n° 64 dell'Mtchallenge sulle terrine
Marzo è iniziato alternando giornate dal tiepido sole che preannunciano la primavera oramai vicina, a giornate ventose e piovose che ci fanno ripiombare a capofitto in pieno inverno e il pulsante di accensione della mia caldaia passa da on e off come se non ci fosse un domani.
Questi periodi di transizione mi fanno andare nei matti; la coperta di lana che fino a qualche giorno fa mi proteggeva durante il sonno notturno, adesso la prendo a pedate per poi ritornare a cercarla a tastoni perché dopo pochi minuti inizio di nuovo a sentire freddo ( no, non sono le caldane...) avrei voglia di ricette primaverili ma la sera mi ritrovo a preparare ancora vellutate e piatti decisamente invernali caldi e corroboranti come piacciono a me, e poi diciamolo, anche fare la spesa non aiuta visto che sullo stesso banco del mercato troviamo sia le primizie sia tutte le varietà di cavoli e affini che ci siamo scofanati per tutto l'inverno, e tutto ciò mi manda ancora più in confusione!
Per la colazione invece ancora non sento il richiamo primaverile. Alterno torte di mele a ciambelloni e la voglia di cioccolata è ancora ben presente nella mia lista dei dolci.
Qualche giorno fa ho voluto preparare dei muffin per la colazione dei ragazzi e la scelta è caduta su questa ricetta al doppio cioccolato, perché se uno deve peccare, secondo me, lo deve far bene fino in fondo!
Come sicuramente saprete realizzare dei muffin non è assolutamente difficile, però ci sono degli accorgimenti che vanno seguiti per ottenere un risultato perfetto;
- per prima cosa la farina deve essere setacciata almeno un paio di volte così si amalgamerà perfettamente all'impasto
- gli ingredienti vanno sempre divisi in due ciotole, nella prima andranno quelli in polvere e nella seconda tutti quelli liquidi
-il terzo accorgimento è che quando unirete la massa umida in quella secca dovrete mescolare per il minimo sindacale, diciamo massimo una decina di volte se non vorrete ottenere dei muffin gommosi.
Cercando in rete delle ricette che mi fossero fonte di ispirazione per la colazione, mi sono fermata sulla pagina dei muffin al cioccolato della Galbani e da li ho capito quale sarebbe stato il dolce che avrebbe accompagnato il nostro risveglio mattutino.
Questi muffin si sono rivelati decisamente buoni. Umidi al punto giusto, al loro interno nascondono dei piccoli pezzetti di cioccolato fondente croccante, mentre sulla parte superiore dove il cioccolato si è fuso con il calore del forno, rimane una parte umida e golosa di quelle che si appiccica alle dita e ti costringe tuo malgrado, a ritornare bambina e leccarti quel ben di Dio che ti è rimasto attaccato.
Muffin al doppio cioccolato
Per il latticello
Versate in una ciotola lo yogurt e il latte, mescolate bene ed unite il succo di limone.
Lasciate riposate a temperatura ambiente per 15-20 minuti
Per i muffin
In una ciotola inserite la farina setacciata, lo zucchero, il cacao, il lievito, il bicarbonato e il pizzico di sale, mescolate bene le poveri e mettete da parte.
In un'altra ciotola molto più capiente della prima, inserite il latticello, il burro fuso, le uova e mescolate accuratamente.
Aggiungete gli ingredienti secchi al composto liquido, mescolate finché non sarà tutto incorporato e alla fine aggiungete il cioccolato fondente tritato, lasciandone da parte circa un quarto per la decorazione dei muffin.
Riempite i pirottini di carta di circa 2/3 aiutandovi con un porziona gelato o un sac a poche e cospargete la superficie con il restante cioccolato fondente.
Mettete nel forno caldo e cuocete a 200° per circa 20-25 minuti o finché facendo la prova stecchino, non lo estrarrete asciutto.
Mai piaciuto il Carnevale, nemmeno da bambina, quando mamma si ostinava nel vestirmi da piccola squaw e io immancabilmente mi ammalavo di tonsillite, proprio come oggi, nonostante siano passati tanti anni.
Le foto in casa tristi come non mai, lanciare i coriandoli nel salotto...pochi mi veniva raccomandato, che dopo dovevano essere spazzati via... l'unica cosa che mi piaceva erano i cenci che preparava mamma e che ingurgitavo con piacere, nonostante le tonsille gonfie e doloranti.
Il tempo è passato ed ho dato in eredità la mia antipatia per il carnevale anche ai miei figli, sarà che anche loro in quel periodo si ammalavano spesso, oppure la causa potrebbe essere il costume da tronco di legno che avevo preparato per Riccardo e con il quale ha sfilato con la sua classe delle elementari.Il tema era Pinocchio, lui era carinissimo. ma camminare con un coso addosso di gommapiuma, che ostacolava i movimenti delle gambe..beh se in quel momento ha provato odio profondo per la sua mamma, posso anche capirlo e anzi gli chiedo pubblicamente scusa!
Riccardo sei stato fortunato! Pensa se ti avessi vestito da balena :)
Morbide, deliziose, facili da preparare, anche il giorno dopo si conservano in maniera perfetta, ottime se servire con un ciuffo di crema pasticcera e un'amarena, ma deliziose se consumate tali e quali.
Graffe Napoletane
Nella ciotola della planetaria mettete la farina, le patate lessate schiacciate e ormai fredde lo zucchero, aggiungete anche le uova una alla volta, il lievito direttamente nell'impasto e iniziate ad impastare a bassa velocità.
Trascorsi due o tre minuti aggiungete il sale e gli aromi.
Quando l'impasto avrà preso la giusta consistenza, iniziate ad aggiungere il burro in due volte e quando sarà ben amalgamato, rovesciate sul piano di lavoro e formate una palla.
Fate lievitare l'impasto per circa due ore, coperto con una ciotola, poi sgonfiatelo e mettetelo di nuovo dentro al contenitore,sigillate il tutto con della pellicola per alimenti e mettete in frigo per una notte.
La mattina seguente togliete l'impasto dal frigo e stendetelo sul piano di lavoro con un mattarello ( non dovete impastarlo) con uno spessore di un cm.
Prendete un coppapasta con un diametro di circa 5 cm e formate dei cerchi, poi fate un foro anche al centro.
Se vi avanzano dei ritagli potete unirli e stenderli nuovamente.
Metteteli a lievitare finché non saranno raddoppiati e friggeteli in olio profondo ad una temperatura di 155°.
Man mano che li toglierete dall'olio, fateli sgocciolare bene e passateli subito nello zucchero,
Decorate a piacere con la crema pasticcera e le amarene sciroppate.
Per la crema pasticcera di Ernst Knam
Mettete a scaldare il latte con i semi e le bacche di vaniglia.
Sbattete i tuorli con lo zucchero e aggiungete le farine, poi stemperate con un goccio di latte e continuate a lavorare con la frusta.
Quando il latte inizierà a fremere, filtratelo con un colino e versatelo sui tuorli.
Mettete il tutto sul fuoco sempre mescolando, finché la crema non inizierà a rassodarsi.
Togliete dal fuoco, coprite con la pellicola a contatto con la crema e mettete il tutto nell'abbattitore, oppure se non lo avete fatela raffreddare inserendo la ciotola dentro ad un contenitore con acqua e ghiaccio.
Di macarons che credevi di non amare, e altre storie.
Quando il 5 Gennaio si è saputo l'argomento della sfida dell'Mtchallenge di Gennaio, giuro che ho avuto un moto di stizza e mi sono detta che sicuramente non avrei partecipato.
No dai, cavoli! I macaron proprio no! Troppo dolci per i miei gusti ( io sono più un tipo da schiacciata con la mortadella, bella unta e saporita) e anche quelli che avevo acquistato in una famosa pasticceria in via della Vigna Nuova a Firenze non è che mi avessero fatto scattare l'amore al primo assaggio, se poi aggiungiamo che anche in casa non sono stati mai amati, ecco che le motivazioni le avevo tutte per fare la gnorri e saltare la sfida.
E poi inizi a pensare.
Eh si perché poi ti si insinua il dubbio; e se veramente quelli di Ilaria ( che aveva vinto la sfida precedente del Tiramisù e quindi la scelta dei macaron era tutta colpa sua stata una sua idea...) fossero diversi da quelli che hai sempre assaggiato? Perché non darle una chance visto la sua bravura e competenza per tutto quello che riguarda la pasticceria?
E poi le sfide dell'Mtc sono i banchi di scuola per noi blogger, potevo esimermi da tutto ciò?
Prima di tutto ho pensato agli abbinamenti che potevo fare. Se la prima scelta era caduta sul classicissimo caramello salato che avevo già provato qua, un turbinio di idee e abbinamenti hanno iniziato a farsi strada ma volendo rimanere tra sapori e profumi rassicuranti, ho optato per una versione con ganache al cioccolato bianco e caffè abbinata a dei macaron con ganache al cioccolato fondente e praliné alla nocciola e devo dire che ne sono rimasta molto, ma molto soddisfatta.
Se la scelta degli abbinamenti era stata semplice, la mia pignoleria non lo è stata affatto e dopo aver prodotto i primi macarons domenica mattina, aver scattato le foto, aver post-prodotto il tutto ed aver iniziato a scrivere il post, questa mattina mi sono svegliata con la fissa che in quei dolcetti non avevo tritato abbastanza finemente le mandorle e potevo vederli benissimo attraverso le immagini e poi i colori, si proprio loro, non erano quelli che avevo immaginato!
Avevo acquistato un marrone e un bel bronzo, ma al momento dell'utilizzo grazie alla mia inesperienza mi ero ritrovata con due impasti di colori che manco per niente somigliavano a quelli originali... il marrone era diventato un tortora, ma quello che mi aveva fatto sclerare è che il bronzo fosse diventato un bel verde pistacchio!
Questa è una delle foto incriminate! Riuscite a vedere i pippini di mandorle? E i colori?
Vi sembrano forse marrone e bronzo? Dai su, un si possono guardare!!
E allora rimettiti in gioco e riparti dal via, proprio come se stessi giocando al gioco dell'oca, ma con una consapevolezza in più e cioè che la ricetta l'avevo già provata e avevo bene in mente i passaggi che potevano rivelarsi critici, ed infatti la seconda volta è stata molto più facile e veloce della prima e il colore che questa volta era verde sin dentro al barattolo, non mi ha fatto brutti scherzi ed è rimasto tale e quale.
Essendo un prodotto in polvere, pensavo che bastasse aggiungerlo al macaronage, ed invece mi sbagliavo perché è un colore idrosolubile, e stamattina ho avuto un lampo di genio, l'ho unirlo ad un goccio d'acqua e una volta mescolato, magia delle magie, ecco il mio colore originale.
Macaron di Pierre Hermé
Prima di tutto vi invito a leggere il post super esaustivo di Ilaria, dove troverete tantissime informazioni utili sopratutto se siete alle prime armi e ora mettiamo all'opera.
Per il TPT
Per prima cosa tostate la farina di mandorle a 150° per 10 minuti, poi estraete la placca e lasciate raffreddare completamente.
Passatela al mixer insieme allo zucchero a velo, dovrete ottenere una polvere impalpabile e passate il tutto al setaccio, anche due volte se lo ritenete necessario.
Incorporate i 55 g di albume mescolando con una spatola di silicone, dovrete ottenere una pasta morbida e il più possibile omogenea.
Se volete colorare il vostro impasto, potete aggiungere il colorante agli albumi e mescolarlo bene, e successivamente unite il tutto alle mandorle e zucchero a velo.
Meringa Italiana
Mettete gli albumi nella planetaria e montate la frusta.
In un tegame versate lo zucchero semolato e l'acqua, inserite il termometro e cuocete a fuoco medio. Quando il termometro indicherà la temperatura di 115° iniziate a montare gli albumi ad alta velocità.
Quando il termometro avrà raggiunto la temperatura di 118°, versate lo sciroppo a filo sugli albumi facendolo scivolare sui lati della ciotola. Dopo un minuto diminuite la velocità e montate per altri 2-3 minuti, o finché la meringa non sarà gonfia, lucida e ben montata.Controllate la temperatura, se la massa avrà raggiunto i 40°, potrete aggiungerla alla composto di mandorle.
Se volete colorare i vostri macaron e non lo avete ancora aggiunto al tpt, potete inserirlo in questa fase.
Macaronage
Premetto che per fare i miei macaron ho diviso in 2 sia il tpt, una volta che era ben amalgamato, sia la meringa italiana dopo che era ben montata.
In effetti ho sporcato un po' di ciotole in più, ma non sono impazzita cercando di montare 25 g di albume, perché per la mia planetaria sono davvero pochi e avrei rischiato che la frusta non arrivasse a montarli a dovere.
Per colorarli, ho aggiunto la polvere leggermente diluita con poche goccia d'acqua direttamente alla meringa italiana.
Incorporate una piccola quantità di meringa alla pasta di mandorle e aiutandovi con una spatola di silicone, rendete l'impasto più fluido. Aggiungete la meringa avanzata e mescolate dal centro verso l'esterno raccogliendo man mano l'impasto.
Continuate finché l'impasto non sarà lucido e fate la prova del MACCARONNER, ovvero sollevate l'impasto con la spatola e se ricadrà con una certa difficoltà formando un nastro pesante, il macaronage sarà stato eseguito in maniera perfetta.
Se non possedete il tappetino apposito, preparate il vostro template utilizzando un foglio di carta da forno della stessa dimensione delle vostre teglie e disegnate dei cerchi che non superino i 3,5 cm di diametro.
Io ho usato il tappo della bottiglia dell'olio, misura perfetta!
Mettete un pochino di impasto ai 4 lati della teglia e fissateci la carta.
Prendete il sac-a-poche con la bocchetta liscia da 8-10 mm e riempitela fino alla metà. Spremete bene fino alla fine della tasca e fate fare due o tre giri al sacchetto, poi fermate il tutto con una clip per sacchetti.
Tenendo la tasca verticale posizionatevi a circa 2 cm sopra la teglia. Iniziatea formare dei bottoncini di impasto seguendo lo stampo in silicone oppure il vostro template. Spingete la pasta torcendo ogni volta la tasca di un quarto di giro. Continuate sulle altre teglie fino all'esaurimento dell’impasto.Picchiettate delicatamente con la mano il fondo delle teglie in modo da uniformare i macaron ed eliminare eventuali bolle d’aria.
Croutage
Cottura
Infornate a 180° per i primi 2-3 minuti fino a che si forma il collarino e il macaron si solleva leggermente. Dopodiché abbassate la temperatura a 140-150° e cuocete per ulteriori 10-12 minuti.
Le temperature e i tempi di cottura sono assolutamente indicativi e dipendono dal proprio forno.
Io ho utilizzato la cottura con il forno ventilato come suggeriscono Felder e Hermé e l'ho trovata perfetta.
Una volta cotti fate scivolare il foglio sul ripiano della cucina e fateli raffreddare completamente, poi staccateli delicatamente e con l’indice create un piccolo avvallamento che permetterà una farcitura più abbondante. Lasciate i gusci con la parte “piatta” rivolta verso l’alto.
I vostri macaron sono pronti per essere farciti. Oppure potete conservarli in frigorifero fino a 48 ore o congelarli.
E ora passiamo alle farciture
Ganache al cioccolato bianco e caffè
per circa 16 macaron
100 g di cioccolato bianco
125 g di panna fresca
7 g di caffè solubile
Fate fondere il cioccolato bianco a bagnomaria. In un pentolino scaldate la panna e portatela quasi a bollore.
Versate la panna sul cioccolato e unite anche il caffè solubile.
Mescolate bene e lasciate riposare raffreddare bene
Riempite il sac-a- poche con una bocchetta di 8-10 mm e guarnite il macaron con una generosa porzione la metà dei gusci, lasciando un bordo di 3 mm. Assemblate con i gusci restanti, premendo delicatamente.
Ganache al cioccolato fondente e pralinato di nocciole
50 g di cioccolato fondente
40 g di pralinato alla nocciola
55 g di panna fresca + altri 130 g
5 g di miele di acacia
granella d
Per il pralinato alle nocciole
200 g di nocciole
200 g di zucchero
80 g di acqua
Prima di tutto preparate il pralinato.
In un tegame dal fondo spesso mettete lo zucchero con l'acqua e appena il composto imbiondirà, aggiungete le nocciole.
Mescolate con cura e lasciate che il caramello prenda il caratteristico colore ambrato.
Versate il composto su una placca coperta con la carta da forno. Cercate di livellare aiutandovi con un mestolo di silicone, ma non toccate assolutamente con le mani, perché potreste ustionarvi.
Lasciate raffreddare completamente e poi riducete il croccante in piccoli pezzi che inserirete dentro al mixer.
Iniziate a tritare dando dei piccoli impulsi e via via allungate il tempo.
Dovrete ottenere una crema liscia.
Versare il tutto in un barattolo di vetro e conservate in frigo.
Fate fondere il cioccolato a bagnomaria e aggiungete il pralinato.
Nel frattempo portate quasi ad ebollizione i 55 g di panna e i 5 g di miele.
Versate la panna calda sul cioccolato e mescolate velocemente, poi aggiungete i 130 g di panna fredda e mescolate ancora.
Coprite e lasciate riposare in frigo per 3 ore, poi montate con le fruste.
Riempite il sac-a- poche con una bocchetta di 8-10 mm e guarnite il macaron con una generosa porzione la metà dei gusci, lasciando un bordo di 3 mm. Assemblate con i gusci restanti, premendo delicatamente.
Con le mie due ricette, partecipo alla sfida #62 dell'Mtc
Quante discussioni facevamo io e mamma, quando parlavamo della sua data di nascita. Mi raccontava di aver sempre saputo di essere nata il 17 Gennaio, ed invece al momento di richiedere i documenti per sposare mio padre aveva scoperto che la sua data di nascita era stata registrata il 18 Gennaio. Lei continuava a sostenere che probabilmente la "levatrice" del paese avesse preferito spostare la data al giorno dopo perché in quel giorno veniva festeggiato Sant'Antonio Abate il Santo protettore degli animali, mentre io continuavo a ripeterle che visto che era nata a mezzanotte in punto, era logico che la sua data di nascita fosse proprio il 18 Gennaio. Anche con il nome non era stata fortunata: i suoi genitori la volevano chiamare Rita, ma al momento di battezzarla il prete disse che non esisteva nessuna Santa con quel nome, come se Santa Rita da Cascia non fosse mai vissuta (il parroco ce l'aveva a morte con mio nonno per non so quale ragione) ed insistette perché i i miei nonni optassero per un altro nome. Detto fatto! Nonno Aurelio che non era scemo, chiese che fosse battezzata con il nome di Margherita, Il parroco non fece obiezioni e da quel giorno mamma per tutti si chiamò Rita e solo nei documenti ufficiali compariva il suo vero nome. "Eh Aurelia, non ho mai avuto fortuna! Nemmeno appena nata..."amava ripetere. Il 17 Gennaio come ho scritto prima, si festeggia Sant'Antonio Abate e proprio qua a Prato c'è un'antica tradizione collegata al Santo. In questo giorno vengono benedetti gli animali e nei forni della città vengono preparati questi panini semi dolci, che vengono benedetti dai parroci e venduti a picce di 6 o di 12, come tradizione vuole.
Questo post l'ho scritto esattamente un anno fa dopo aver sfornato i miei primi panini di Sant'Antonio ed aver costatato che la ricetta era perfetta, identica ai panini che si trovano in vendita nelle panetterie! Mi ero messa alla ricerca della ricetta scartando quelle che esordivano con il fatto che erano i panini del famoso Danubio o quelle che esultavano dicendo che quei panini si avvicinavano molto agli originali. No, conoscendomi non mi accontento. Se sperimento una ricetta devo essere sicura che il risultato sarà identico a quello originale e proprio per questo mi sono innamorata di una ricetta di famiglia, che ho trovato in questo blog, Il Boccone del Prete di Alessandra Nocentini, una ricetta che viene proprio dal forno alimentari della sua famiglia, la ricetta perfetta per dei perfetti panini di Sant'Antonio
Panini di Sant'Antonio
Nella ciotola dell'impastatrice mettete 550 g di farina, lo zucchero, il lievito di birra disidratato ( se utilizzate il classico cubetto, fatelo sciogliere nel latte tiepido che utilizzerete per l'impasto) il latte intiepidito e un pizzico di sale. Iniziate ad impastare a bassa velocità, poi aumentate leggermente ed aggiungete l'uovo, fatelo inglobare bene nell'impasto e poi unite l'olio di semi a filo. Impastate bene, poi prendete l'impasto e mettetelo sulla spianatoia e aggiungete man mano la farina che avevate tenuto da parte, impastate fino ad ottenere una palla liscia e soda. Mettete l'impasto dentro ad una ciotola unta d'olio, coprite con della pellicola sigillando bene e fate lievitare fino al raddoppio dell'impasto. Ci vorranno dall'ora alle due ore, a seconda della quantità di lievito che avrete usato.
Prendete l'impasto e dividetelo in 30 piccole porzioni, dello stesso peso formate delle palline, pirlatele bene e mettetele in fila per 6 su di una teglia da forno. Otterrete 5 file con 6 palline. Ora ricoprite di nuovo il tutto e lasciate lievitare per 45 minuti circa. Accendete il forno a 170°, spennellate le palline con l'uovo sbattuto insieme al latte e spolverizzatele di zucchero. Infornate e lasciate cuocere per 25 minuti. Sfornate e fate raffreddare su una gratella. Si conservano per qualche giorno, chiusi dentro a dei sacchetti per alimenti.