Da quando è uscito il nuovo libro targato Mtc, Crêpe is the new black non so quante volte ho già preparato questi scallion pancake; è stato un amore a prima vista, sarà che adoro ogni sorta di bulbo che emana effluvi cipollosi, oppure sarà per il fatto che la ricetta è di quella gran donna di Mai Esteve e con le sue ricette non ho mai sbagliato un colpo, sta di fatto che questa semplice ricetta deve aver fatto breccia anche in tante altre cucine della grande famiglia dell'Mtchallenge, perché è una delle ricette più riprodotte dall'uscita del libro!
Semplici da fare, sono pronti in una manciata di minuti e la sfogliatura croccante li rende veramente irresistibili. In Cina e a Taiwan dove vengono venduti in ogni angolo di strada e sono preparati con un cipollotto chiamato scallion, dall'odore forte e penetrante che fortunatamente perde in cottura risultando molto più delicato dei nostri cipollotti.
Per la nuova sfida estiva, la Mtc Summer Edition, sono state riprodotte in maniera identica le ricette del libro e scegliere tra più di 40 ricette diciamo che non è stato facile, c'è veramente da perdersi tra crêpe dai nomi impronunciabili provenienti da ogni angolo del mondo e ricette più classiche che ormai fanno parte della nostra quotidianità.
Io apro le danze con questi scallion pancake, ma sicuramente non sarà l'unica ricetta del libro che farà la sua apparizione sulle pagine del blog...
E ora tutti in cucina!
Scallion Pancake
Tritate finemente i cipollotti ( non come me che li ho tagliati a rondelle e poi mi "sguillavano" dal rotolo...).
Setacciate la farina con il sale dentro ad una ciotola e versatevi un po' alla volta, l'acqua che avrete scaldato fin quasi al bollore; unitela poco alla volta e mescolate con un cucchiaio di legno,per non bruciarvi le mani, poi versate il composto sul piano di lavoro leggermente infarinato e impastatelo fino a renderlo liscio e setoso.
Dividete l'impasto in 6 pezzi e copriteli con la pellicola.
Prendete un pezzetto e stendetelo con il matterello in un cerchio dello spessore di 1-2 mm, poi spennellate la superficie con un pennello intriso di olio di semi di sesamo.
Arrotolate a sigaretta non troppo stretto, poi arrotolate a spirale.
Spianate di nuovo la chiocciola e cospargete la superficie con i cipollotti tritati (Come vi ho detto prima il cipollotto deve essere tritato, non tagliato a rondelle come nella foto qui sopra, altrimenti al momento della seconda stesura rischierà di uscirvi fuori).
Arrotolate di nuovo e formate la chiocciola che andrete a spianare per l'ultima volta.
Fate la stessa cosa con gli altri pezzi, coprendoli con la pellicola, via via che saranno pronti.
Scaldate in una padella 2 cucchiai di olio di semi di arachide e quando sarà ben caldo ma non bollente, friggetevi gli scallion pancake, prima da un lato e poi dall'altro finché non saranno dorati e croccanti.
Una volta asciugati dall'olio in eccesso serviteli subito, ma anche tiepidi hanno il loro perché.
Ieri le pagine di facebook sono state prese d'assalto da centinaia di foto in bianco e nero ti tipe e tipi loschi, ( tra cui io) che si sono fotografati con un cartello in mano con tanti punti interrogativi, mettendo in discussione le loro facoltà mentali e psichiche davanti alle centinaia di persone che le seguono.
No, non eravamo impazziti, quando facciamo queste cose strane noi dell'Mtchallenge state pure sicuri che qualcosa bolle in pentola e non si tratta di un ragù che pippa da ore, ma di qualcosa di ben più prezioso che va ad allungare ancora di più la meravigliosa collana di libri targata Mtc: dopo L'ora del Paté, Insalata da Tiffany, Dolci Regali, Torte Salate e Dietro la Lasagna, siore e siori ecco a voi...rullo di tamburi!!!!
Crêpe is the new black, un giro del mondo tra cialde, crespelle, blini, pancake, waffle, e necci aggiungerei io, e se lo acquisterete capirete il perché!
La regia è sempre di quella pazza che si chiama Alessandra Gennaro, la Old Fashion Lady che vive tra Genova e Singapore, l'ideatrice della sfida più pazza del web che è l'Mtc, una sfida che si svolge tutti i mesi, ma più che un gioco è una scuola di cucina senza maestri che riesce ogni volta, anche senza premi a regalare emozioni e ad insegnare sempre qualcosa in più!!
«Facile da portare, capace di farsi plasmare dagli accessori ma, nel contempo, unico e immediatamente riconoscibile, il nero è diventato il simbolo di quella classe innata e disinvolta, propria di chi sa affrontare con stile tutte le occasioni. Mutatis mutandis, le crêpe sono l’equivalente di questo colore, in cucina: sono facili da preparare, sanno adattarsi ai vari complementi, senza mai perdere la loro identità.» Uova, latte e farina (oltre all’immancabile pizzico di sale): vi basteranno 3 ingredienti e pochi attrezzi per passare dalla pastella alla padella… Oltre 80 ricette e tante proposte per crespelle colorate, senza glutine, senza latticini… e anche senza padella! Il giro del mondo in 45 crêpe Dalle classiche Crêpe Suzette francesi ai Potato waffle dell’Irlanda, dagli italianissimi cialdoni di Pellegrino Artusi ai finlandesi Finnish Pancake, dai Dorayaki giapponesi ai Pikelet dell’Australia… La dispensa Burri aromatizzati, sciroppi, confetture, curd, pralinati e creme dolci e salate da spalmare… Le ricette creative Makicrêpe, crêpe ai gamberi con salsa all’arancia e zenzero, crespelle al radicchio e mirtillo con besciamella ai fiori e spezie, crêpe con asparagi e crema pasticciera salata Facili e veloci Proposte lampo per colazioni, pranzi, apericrêpe e cena»
Se abitate nelle zone dove arrivano La Nazione, Il Giorno ed Il Resto del Carlino, oggi 10 Giugno potete acquistare il libro in uscita insieme al quotidiano, per chi non fosse così fortunato dovete attendere il 15 Giugno 2017 per poterlo acquistare in tutte le altre librerie e sul web.
Come sempre i proventi della vendita del libro, saranno donati alla Piazza dei Mestieri, di Torino e Catania, il progetto che aiuta i ragazzi a poter scegliere un mestiere e a diventare "grandi"!
Una nuova sfida con me stessa, per un piatto che non conoscevo e detto sinceramente, se non fosse stato per l'Mtchallenge e per quella fantastica donna che si chiama Mademoiselle Marina che con la sua bravura aveva vinto la sfida precedente sulle terrine ed è stata l'ideatrice di questa nuova prova, col piffero che mi sarei mai messa ai fornelli per preparare questo piatto!!
Non tanto per la difficoltà, perché se si seguono tutte le dritte e i consigli che si trovano sia qua che qua, nel post meraviglioso che ha scritto Marina, il successo sarà assicurato, ma trovare la giusta ispirazione tra i mille casini che nell'ultimo periodo affollano la mia vita, non è stato per niente facile, ed anche questa volta sono arrivata sul filo di lana.
Lo stampo l'ho trovato con una botta di fortuna che la metà sarebbe bastata; in un negozio che vende dai detersivi ai saponi, passando dalle pentole ai piatti, su uno scaffale incasinato faceva bella mostra di se lo stampo perfetto, dalle giuste dimensioni e con un prezzo fantastico... 2 euro e 90 centesimi!
Porca paletta, la prima volta che non mi sono dovuta rivolgere ad Amazon per farmi arrivare qualcosa a casa, per la sfida!!
Poi dopo questa botta di fortuna, ci sono stati tutti i Saturno contro e tutto il resto, fino ad arrivare a sabato pomeriggio, quando mi sono resa conto che non ce l'avrei mai fatta a preparare la ricetta per la mia cara amica Marina e mi sono sentita veramente una brutta persona!
Ho guardato in giro in cucina, ho aperto il frigo, ho sbirciato in dispensa ed ho trovato un vasetto di funghi che avevo essiccato l'autunno scorso; da li, come una matassa di lana intricata, sono riuscita a trovare il filo e a srotolare le idee, che mi hanno portata a questo risultato.
Del sartù esistono due versioni, quello cotto con una piccola parte di sugo e quindi rosso e quello bianco, cotto come un comune risotto o semplicemente lessato in acqua o brodo.
Quando è uscita la sfida, ho annunciato la ricetta a mio marito e quando si è girato e mi ha esclamato " No...con i sugo no!" con uno sguardo che valeva più di mille parole, mi sono ricordata della sua avversione per il risotto con il pomodoro ed ho capito in un attimo, quale sarebbe stata la mia versione :)
Sartù in bianco con sugo alla salsiccia e funghi trombetta
Per prima cosa cuocete il riso.
Fate tostare il riso con l'olio extra vergine d'oliva e dopo circa 4 minuti vedrete che i chicchi inizieranno a divenire traslucidi; è il momento di iniziare ad aggiungere l'acqua bollente, poca alla volta e fate cuocere per circa 12 minuti, dei 18 richiesti. Il riso deve rimanere al dente, perché terminerà di cuocere in forno.
Una volta terminata la cottura e stando bene attenti che il riso sia asciutto e tirato, aggiungete il burro ed il parmigiano, mescolate bene e lasciatelo raffreddare.
Una volta ben freddo unite le uova una alla volta e mescolate.
Riponete in frigo per qualche ora ( io l'ho lasciato tutta la notte)
Preparate il sugo
Reidratate le trombette dei morti coprendole con acqua tiepida, per circa 30 minuti, poi strizzatele bene e tritatele a coltello. Non gettate via l'acqua, vi servirà per il sugo.
Fate un soffritto con la cipolla e l'olio extra vergine d'oliva, quando la vedrete trasparente aggiungete la salciccia sbriciolata e lasciatela rosolare, poi sfumate con il vino bianco lasciate evaporare bene per evitare che il sugo abbia quella nota di acido che darebbe fastidio, poi unite i funghi e lasciate insaporire per qualche minuto.
Unite la passata di pomodoro, mescolate e lasciate cuocere coperto, per circa 30 minuti.
Se il sugo si dovesse asciugare troppo, aggiungete un goccio d'acqua calda.
Salate e pepate solo verso la fine della cottura, ricordandovi che la salsiccia è già abbastanza saporita di suo.
Per le polpette
In una ciotola mescolate la carne macinata e il pane strizzato e sbriciolato, aggiungete anche l'uovo il formaggio, il sale e il pepe. Mescolate con la mano, e formate delle polpettine della dimensione di una nocciola, poi infarinatele e friggetele per qualche minuto il olio profondo.
Scolatele, lasciatele asciugare e mettetele da parte.
Per i piselli
Fate stufare i cipollotti tritati nell'olio extra vergine, poi aggiungete i piselli e lasciateli cuocere a fiamma dolce, aggiungendo quasi a fine cottura il sale, il pepe e lo zucchero.
Se si dovessero asciugare troppo, bagnateli ogni tanto con dell'acqua calda.
Per la mozzarella
Scolatela dal liquido e tagliatela a cubetti. Mettetela in un colino e riponetelo sopra ad una ciotola; lasciatela sgocciolare in frigo per circa 4 ore, così non bagnerà eccessivamente il sartù durante la cottura.
Per la vellutata ai funghi
Reidratate i funghi secchi e tritateli a coltello.
Fateli insaporire per qualche minuto con una noce di burro, poi metteteli da parte.
Scaldate il brodo e portatelo ad ebollizione. In un tegame sciogliete il burro aggiungete la farina e fate un roux. Quando il composto sarà divenuto di un bel colore caldo, aggiungete il brodo e mescolate bene con la frusta.
Aggiungete i funghi senza il burro in cui li avete fatti cuocere, e fate cuocere per circa 10 minuti.
Aggiustate di sale e di pepe.
E ora componiamo il sartù
Imburrate perfettamente e abbondantemente lo stampo e cospargetelo in maniera precisa di pangrattato.
Fate uno strato di circa 1 cm di riso e comprimetelo con il dorso del cucchiaio, poi iniziate a salire verso l'alto e formate i lati dello sformato. Cercate di essere precisi e se il riso è bello compatto non avrete problemi. Aiutatevi sempre con il cucchiaio
Iniziate a riempire il sartù con la metà dei piselli, poi la stessa quantità delle polpettine e la metà del sugo. Cospargete con la metà della mozzarella e proseguite gli strati, terminando con la mozzarella.
Ricoprite il tutto con il riso e comprimete per bene! Cospargete con il pangrattato e aggiungete qualche fiocchetto di burro.
Cuocete in forno a 180° per circa 40 minuti, vedrete che il sartù sarà cotto, quando si staccherà dai lati dello stampo. Lasciatelo raffreddare per circa 15 minuti e poi sformatelo, ruotandolo sul piatto di servizio.
Accompagnatelo con la vellutata ai funghi
Con questa ricetta partecipo alla sfida n° 65 dell'Mtchallenge.
Non so cosa mi stia succedendo, ma ultimamente arrivo sempre sul filo di lana per quanto riguarda le scadenze, sia che siano le bollette da pagare, sia per le sfide dell'Mtc.
Per le bollette non ho scuse, è che il fatto di venire depredata di centinaia e centinaia di euro che non equivalgono al vero consumo di acqua, gas e luce, mi fa alzare la pressione ed abbassare il conto in banca, mentre per la sfida la cosa è più complicata ed andrebbe analizzata meglio.
Diciamo che appena conosco il tema inizio con le elucubrazioni mentali della serie partecipo alla sfida oppure no, sarò capace di tirare fuori qualcosa di accettabile oppure ne verrà fuori una ciofeca talmente brutta da non trovare il coraggio di postarla?
Dopo aver deciso che partecipo alla sfida, anche perché si tratta principalmente di imparare cose che mai mi sarei sognata di fare e quindi il mettermi in gioco facendo alzare la mia autostima ogni volta di un gradino più su, ecco che arrivano le piccole insidie che iniziano a far slittare i tempi per la realizzazione della ricetta.
Per la sfida n°64 sulle terrine, promossa da Giuliana che aveva vinto la sfida precedente sul pollo fritto, mi sono sentita subito sopraffatta da un senso di sfangoscia ( sfavamento con angoscia) che la metà sarebbe bastato!
Ho iniziato a leggere di terrine, di gelatine e la mente è andata a quando da adolescente, aspettavo a gloria il sabato, perché i miei genitori partivano per la casa in montagna ed io rimanevo a casa con nonna Maria che a quei tempi aveva quasi 100 anni e nessun dente in bocca e la cucina a disposizione per i miei esperimenti culinari!
Avevo adocchiato su un giornaletto di cucina, una ricetta molto chic che prevedeva l'uso della gelatina e di carne e verdure, e la foto che campeggiava mi strizzava l'occhio dicendomi, preparami...preparami!
A 5 metri da casa avevo un piccolo supermercato che vendeva di tutto e secondo voi, non sono andata a fare la spesa di tutti gli ingredienti necessari per la ricetta?
Dopo aver cucinato come una dannata ed aver messo in forma sta benedetta mattonella gelatinosa, verdurosa e carnosa, ecco che arriva il momento dell'assaggio!
Si l'assaggio!! Ricordo ancora con orrore il sapore e la consistenza schifosa di quel piatto!
Ho guardato nonna e le ho detto che avrei fatto subito due uova fritte, ma lei mi ha sorriso e ricordo che mi disse:
" No, ferma...che butti!! e sono senza denti, e questa roba mi va giù anche senza masticare... la mangio io, la mangio io, non ti preoccupare"
Capirete quindi che con ricordi simili, la scelta se partecipare alla sfida sia stata alquanto sofferta, ma dopo aver deciso che nella mia terrina non ci sarebbe stata traccia di gelatina, dopo aver setacciato Amazon alla ricerca di una terrina economica, della serie tanto la preparo una volta e ciao, dopo essermi studiata il post di Giuliana sulle terrine , dopo aver capito che se ne possono realizzare tantissime con varie combinazioni di ingredienti, dopo aver ricevuto la mia terrina da Amazon, dopo aver guardato in freezer che carne avessi, mi sono messa all'opera e il risultato è stato questo qua.
Terrina d'anatra alle nocciole e albicocche secche
Per la terrina
Tagliate la carne a cubetti e mettetela dentro ad una ciotola, bagnate con il marsala e aggiungete le erbe e i grani di pepe. Coprite e mettete in frigo a marinare per 24 ore.
Mettete le fette di pane a bagno nella panna.
Affettate gli scalogni e fateli dorare a fuoco basso insieme al burro.
Fate sgocciolare la carne dalla marinata ( non gettate la marinata), eliminate i grani di pepe e le erbe aromatiche e tritatela nel tritacarne con la trafila a grana media insieme agli scalogni.
Strizzate il pane ed unitelo alla carne.
Aggiungete l'uovo, un pizzico di noce moscata grattugiata, il sale il pepe e la marinata che avete tenuto da parte. Mescolate molto bene con le mani finché non otterrete un impasto perfettamente amalgamato.
Ammorbidite le albicocche nel rum, sgocciolatele e tagliatele a cubetti non troppo piccoli.
Tostate le nocciole in una padella.
Imburrate l'interno della terrina e foderatela con le fette di pancetta, accavallandole leggermente l'una sull'altra.
Versate circa un quarto di composto di carne e livellatelo bene, poi coprite la superficie di albicocche e nocciole.
Continuate a fare gli strati alternandoli alla frutta secca e terminate con il composto di carne.
Premete bene il composto con le mani per far si che non si formino sacche d'aria.
Ricoprite la superficie della terrina con le fette di rigatino e mettete qualche rametto di timo.
Chiudete la terrina con il suo coperchio e cuocete a bagnomaria nel forno già caldo, a 180° per circa 1h15 oppure finché la temperatura al cuore non raggiungerà i 78°-80°.
Una volta cotta estraetela dal forno e facendo molta attenzione versate nel lavello il liquido che si sarà formato durante la cottura.
Se avete acquistato una terrina con il pressino, non dovete far altro che mettere un altro peso su di esso ( vanno bene sacchetti di farina o di zucchero, oppure una pentola piena d'acqua) e lasciarla raffreddare a temperatura ambiente, ricordandovi di eliminare il liquido che si formerà di volta in volta.
Una volta fredda avvolgete la terrina nella pellicola e mettetela in frigo per 48 ore, prima di consumarla e lasciatela a temperatura ambiente per circa un'ora prima di consumarla.
Per il chutney alla zucca
Tagliate la zucca a cubetti e la affettate la cipolla. In una padella sciogliete il burro e rosolate la cipolla, poi unite la zucca lasciate insaporire per qualche minuto e aggiungete la curcuma.
Sfumate con l'aceto unite anche lo zucchero di canna ed aggiungete lo zenzero tagliato a bastoncini sottili e le albicocche tagliate a cubetti.
Coprite con il coperchio e cuocete per circa 15 minuti mescolando ogni tanto.
Per il pane
Sciogliete il lievito in 80 g di latte leggermente intiepidito e unite 100 g di farina. Fate una pallina e mettetela a lievitare per circa 40 minuti, dentro alla ciotola e coperta con un canovaccio, lontana da correnti d'aria.
Trascorso questo tempo riprendete l'impasto, mettetelo insieme alla farina avanzata unite il malto o il miele, il latte avanzato e il sale. Iniziate ad impastare finché l'impasto non sarà abbastanza compatto, unite le noci tritate e continuate ad impastare finché il panetto non sarà morbido e ben amalgamato.
A questo punto, mettetelo in una ciotola unta d'olio e copritelo; lasciatelo lievitare per altri 40 minuti, o finché non sarà raddoppiato.Dividete l'impasto in 3 parti, allungatele e formate una treccia a 3 capi, poi mettete il tutto, dentro ad uno stampo da plum cake,rivestito di carta forno e lasciatelo lievitare in un luogo tiepido fino al raddoppio.
Spennellate la superficie, con il tuorlo sbattuto e diluito con un goccio di latte, e cuocete nel forno caldo a 180° per 50 minuti ( controllate la cottura, il mio ha cotto in minor tempo)
Togliete il pane dallo stampo, e fatelo raffreddare sopra una gratella.
Servite la terrina accompagnandola con una insalata di stagione, il pane alle noci leggermente tostato e con il chutney tiepido.
Con questa ricetta partecipo alla sfida n° 64 dell'Mtchallenge sulle terrine
Legare un Tiramisù, ad un'icona o ad un film sexy, questa è stata la richiesta di Susy May, vincitrice della sfida #60 dell'Mtchallenge!
Si perché se non fosse già complicato di suo trovare una ricetta adatta al gioco, adesso ci viene chiesto anche di trovare un filo conduttore; così, quei due neuroni ancora freschi che mi son rimasti, si devono mettere ogni volta all'opera.
Le 4.30 dopo il primo pip-stop della giornata, è il momento più adatto per questo scopo. Sdraiata nel letto, con gli occhi rivolti al soffitto, penso alla ricetta per la sfida e così il poco sonno rimasto, svanisce del tutto!
Le difficoltà non sono solo queste. Gira e rigira, abbiamo tutte quante le stesse idee e intuizioni... così che anche questa volta, mi sono vista sfilare sotto il naso Johnny Deep e Chocolat, ed ho visto un'impressionante quantità di savoiardi al cacao utilizzati nelle ricette delle altre blogger, tanto da farmi venire la voglia di prendere il sac a poche e ingoiarmi tutto l'impasto crudo, per affogare la mia delusione.
Ma ho resistito ed ho pensato seriamente a chi ultimamente riesce a smuovermi l'ormone e la mia scelta è ricaduta su Bradley Cooper, ai suoi occhi, al suo sorriso ( e non solo quello) e all'ultimo film che ho visto, con lui come protagonista.
Nel 2015 è uscito nelle sale cinematografiche Il Sapore del Successo, dove Bradley è Adam Jones, uno chef che dopo aver conquistato a Parigi due stelle Michelin, per dei colpi di testa e delle scelte sbagliate butta tutto alle ortiche e deve rimettersi in gioco, per poter riaprire un nuovo ristorante e poter acquisire la tanto agognata terza stella. Nel film c'è tanta passione, sia per quella che usa ai fornelli sia per la sua sous chef Helen, interpretata da Sienna Miller, ma è sopratutto la voglia di rimettersi in gioco per conquistare quello che aveva perduto, che risalta agli occhi.
Sarà che l'uomo ai fornelli ha il suo perché, sarà che Bradley è un figo da paura con quegli occhi così chiari e quel sorriso da sturbo, sarà che quando dice nel film " ...cucinare esprime chi siamo, dovremmo creare orgasmi culinari..." ecco che mi arriva quel fremito e quel lampo di genio, che mi ha aiutata a trovare la ricetta adatta alla sfida!
Veramente l'input me lo ha dato anche un trailer che ho trovato in rete, digitando la chiave di ricerca " Bradley Cooper, scene sexy...". Non vi dico qual'è per non passare da depravata, però diciamo che il mio ormone in quel minuto e mezzo, ha avuto un bel picco e faceva pure la ola!!
Il mio tiramisù al Rum è un po' come Bradley: delicato, sensuale, con quella nota piccante che ti arriva solo se lo scopri fino in fondo, come quando affondando il cucchiaino nella crema soffice, incontri i savoiardi al cacao e peperoncino, che ti danno quel brivido e quel calore che non ti aspetti.
P.S: mi auguro che non siano le prime caldane...
Preparazione del mascarpone
Con questa dose, otterrete circa 350 g di mascarpone.
Mettete la panna dentro ad una ciotola di vetro o di acciaio e mettetela dentro ad una pentola in cui avrete versato due o tre dita di acqua. La boule non deve toccare il fondo e procedete alla cottura a bagnomaria portando la panna ad una temperatura di 85°C, poi unite il succo di limone o l'acido citrico e iniziate a mescolare.
La panna inizierà a coagularsi, quindi continuate la cottura per 5 minuti.
Togliete la ciotola dal fuoco, lasciate raffreddare, poi ricopritela con della pellicola e riponete il tutto in frigo per circa 12 ore.
Versate il composto dentro ad un colino che avrete rivestito con della garza oppure un telo di cotone che non profumi di detersivo, chiudetelo legandolo stretto e poi appendetelo sopra ad una pentola ( potete aiutarvi con un mestolo di legno) e lasciatelo in frigo per altre 24 ore.
Una volta pronto, mettete il mascarpone dentro ad un barattolo sterilizzato e conservatelo in frigo per un massimo di tre giorni.
Savoiardi al cacao e peperoncino
Preriscaldate il forno a 180°C in modalità statico.
Separate gli albumi dai tuorli e montate gli albumi con le fruste elettriche oppure nella planetaria, a neve ferma aggiungendo lo zucchero in due o tre volte, aumentando pian piano la velocità. Vi occorreranno dai 10 ai 15 minuti.
Sbattete i tuorli con il miele e uniteli agli albumi montati, utilizzando una spatola e mescolando delicatamente dal basso verso l'alto e ruotando di volta in volta la ciotola.
Unite la farina, il cacao, la fecola, la polvere di peperoncino nella quantità che desiderate, i semi della vaniglia, e mescolate come avete fatto prima con movimenti rapidi ma delicati.
Riempite un sac a poche con una bocchetta liscia di 10-14 mm, e formate dei bastoncini di circa 8 cm, su di una teglia rivestita di carta forno.
Cospargete di zucchero a velo, aspettate che si sia assorbito e poi spolverate ancora una volta, attendendo ancora l'assorbimento.
Infornate per i primi 3 minuti con lo sportello chiuso, poi inserite un cucchiaio di legno e lasciate cuocere per altri 4-5 minuti, favorendo così la fuoriuscita del vapore.
Sfornate e attendete che siano ben freddi, prima di staccarli dalla teglia.
Bagna al rum
Fate scaldare l'acqua a circa 50-60°C, poi unite lo zucchero e lasciate sciogliere.
Togliete dal fuoco, fate raffreddare e unite il Rum.
Se lo lasciate riposare qualche ora, il preparato sarà molto più aromatico.
Per la crema di mascarpone aromatizzata al Rum
Premessa
Per il Tiramisù, ormai da tanto tempo, utilizzo una sorta di pastorizzazione delle uova per evitare di incorrere in spiacevoli conseguenze per la salute di chi si appresta a consumare i miei dolci che prevedono l'utilizzo delle uova crude. Sono piccoli accorgimenti che non richiedono dispendio di energie, ma che ci danno una certa tranquillità, scongiurando il problema della salmonella e non mi sembra poco!
Mettete i tuorli dentro ad una ciotola ed aggiungete pari peso di zucchero, poi poggiate il tutto su di un pentolino in cui avrete messo due dita d'acqua, accendete il fuoco e iniziate a montare i tuorli con le fruste elettriche.
Controllate la temperatura con un termometro e quando la massa raggiungerà i 70°C, toglietela da sopra l'imboccatura della pentola e fatela raffreddare immergendola in una ciotola che contenga acqua fredda, mescolando con una spatola. Una volta fredda, riponetela in frigo.
Fate la stessa operazione con gli albumi, e metteteli da parte.
Mescolate il mascarpone e unite i tuorli pastorizzati, poi unite anche gli albumi e i 2 cucchiai di Rum
Montaggio del Tiramisù
Bagnate un savoiardo o due nella bagna al Rum e inseritelo sul fondo del bicchiere, coprite con qualche cucchiaio di crema, poi un altro strato di savoiardi imbevuti e di nuovo la crema, fino al raggiungimento del bordo.
Mettete in frigo e al momento del servizio, cospargete di ottimo cacao amaro.
Con questo Tiramisù, partecipo alla sfida n° 61 dell'Mtchallenge.
Non so di chi sia questa citazione e da cosa sia nata, ma è una di quelle frasi che ti accompagna per tutta la vita e sinceramente non è che ogni giovedì io prepari un bel piatto di gnocchi fumanti, ma è una delle preparazioni che mi sa tanto di casa e famiglia.
Quando ero una bimba, mio padre e mio zio coltivavano le patate nel terreno che abbiamo in montagna; mi ricordo che sentivo parlate di kennebek, majestic, patate a pasta bianca e dal nome quasi sempre storpiato in kennebekke e majesticche. Verso la fine della vacanza vedevo babbo e zio che muniti di zappa andavano nel campo e tiravano su le piante dalla terra, con i preziosi tuberi ancora attaccati alle radici; gli davano una "sgrullata" per togliere la terra e le poggiavano sul terreno in attesa di asciugarsi e di essere poi, raccolte nei cesti.
Con le patatine piccole piccole, mamma preparava degli arrosti da urlo, visto che non mancavano mai i polli e i conigli allevati da zio Bruno, mentre la specialità di babbo era quella di cuocerle in mezzo alla cenere. Nascondeva le patate ancora con la buccia sotto la brace e quando erano pronte mi chiamava. Con perizia e velocità le sbucciavamo, e dopo averle raffreddate a suon di soffi e urletti, passandocele tra un palmo e l'altro, le mangiavamo come se fosse stato il piatto più buono di questo mondo.
Ma erano gli gnocchi, l'asso nella manica di mamma. Quando le patate iniziavano ad avere qualche mese e la buccia iniziava a rattrappirsi un po', ecco che la vedevi alla spianatoia impastare purea di patate e farina mentre il sugo di carne cuoceva lentamente sul fornello. Una volta che i lunghi serpentoni erano pronti, li tagliava con il coltello con un suono ritmico e mi chiamava per darle una mano, anzi un dito, il dito indice! Insieme rotolavamo il piccolo pezzetto sulla spianatoia e formavamo quel prezioso buchetto che a breve avrebbe trattenuto il saporito ragù.
Ormai sono decine di anni che le patate le acquisto in pratici ballini, il terreno da coltivare è divenuto un prato e non mangio più le patate sotto la cenere, ma ogni volta che preparo gli gnocchi il pensiero torna indietro nel tempo e mi assale una leggera malinconia.
Ma torniamo ad oggi e precisamente a questo mese di Settembre che vede di nuovo protagonista l'Mtchallenge e la nuova sfida a base di gnocchi di patate, una sfida che si annusava nell'aria per quanto fosse acclamata, e Annarita ha accontentato tutti, sopratutto quelli che con gli gnocchi hanno litigato da piccini, e nel suo post super esaustivo ha raccontato vita, morte e miracoli del prezioso tubero, ma sopratutto ha svelato il segreto/i segreti per ottenere degli gnocchi perfetti.
Il segreto basilare sta nella scelta della patata, che non deve essere assolutamente novella, poi possibilmente a pasta bianca perché di consistenza farinosa e ricca di amido e l'ultimo segreto è quello di sbucciarla appena tolta dal fuoco, i vostri polpastrelli ne risentiranno notevolmente, ma gli gnocchi saranno da dieci e lode.
Per questa sfida ho voluto rimanere sul classico, che più classico non si può! Ho preparato gli gnocchi alla sorrentina, un piatto classico della cucina campana che con pochi ingredienti riesce a regalare un'esplosione di sapori e se avete la fortuna di avere tra le mani dell'ottima mozzarella di bufala appena arrivata da Pontecagnano, allora non ci sono altre parole da aggiungere.
Visto che nella sfida era espressamente richiesto di non fare gratinature al piatto, i miei gnocchi sono stati solo saltati in padella, ma se voleste aggiungere una plus ultra, potete far saltare gli gnocchi in padella, dividerli in 4 cocotte e cospargete la superficie di parmigiano e terminare la cottura in forno caldo finché non si sarà formata una crosticina.
Gnocchi alla Sorrentina
Lessate le patate al vapore, finché pungendole con uno stecchino non le sentirete tenere, poi sbucciatele e schiacciatele con lo schiacciapatate facendo ricadere la purea sulla spianatoia.
Allargate con una spatola aggiustate di sale e unite un terzo della farina; iniziate ad impastare, e poco alla volta unite anche la farina rimasta.
Otterrete un impasto sodo che taglierete in pezzi, poi un pezzo alla volta lo inizierete a lavorare, ottenendo un cordone abbastanza lungo, e largo circa 1,5-2 cm che taglierete a pezzetti.
Passate ogni gnocco sull'apposito riga gnocchi, oppure se non lo avete andrà benissimo anche il retro di una forchetta, facendo scorrere lo gnocco dal basso verso l'alto.
Man mano che saranno pronti disponeteli sopra un telo di cotone, leggermente cosparso di farina.
Ora dedicatevi a preparare il sugo.
Prendete una padella antiaderente, versateci un goccio d'olio unite lo spicchio d'aglio leggermente schiacciato e non sbucciato. Fate insaporire l'olio per pochi istanti, poi unite i pelati schiacciati aggiustate di sale e fate cuocere per circa 10 minuti. Unite il basilico spezzettato con le mani e mettete da parte.
Cuocete gli gnocchi in acqua bollente salata e scolateli man mano che vengono a galla.
Versateli nella padella con il sugo caldo, unite la mozzarella spezzettata a mano il parmigiano e fate saltare.
Che io ami preparare e mangiare una bella pizza calda e fumante è risaputo; se cercate in giro per il blog troverete altre ricette e sperimentazioni, ho provato la maturazione in frigo, l'impasto diretto, le varie miscele di farine, ho prodotto successi e insuccessi, partendo da una pizza che più che una pizza era un frisbee atto ad uccidere per arrivare a quelle di queste settimane di sperimentazioni, grazie a Antonella Golino del blog La Trappola Golosa, ovvero il terzo giudice della sfida n°58 dell'MTChallenge. Antonietta, con la professionalità e serietà che la contraddistingue, non ha elaborato solo una ricetta da seguire per questa sfida dal sapore tutto Partenopeo, ma ne ha prodotte addirittura tre, per soddisfare tutti i gusti della community; la pizza con l'impasto diretto secondo il disciplinare, la pizza in teglia con il metodo diretto e la maturazione in frigo ed infine la pizza con il lievito madre, che non ho nemmeno preso in considerazione, perché io sono una madre snaturata di quelle che se lo ha in frigo, difficilmente riesce a vivere sano e rigoglioso. Antonietta ha scritto un post meraviglioso su tutte le accortezze da seguire per ottenere una pizza perfetta, che vi invito ad andare a leggere, mentre qui da me, troverete le indicazioni e la ricetta che ho elaborato. Devo dire che con le farce vi potete sbizzarrire;
Misurate per prima cosa l'acqua che deve essere oligominerale, per evitare che possa contenere cloro che potrebbe rendere difficoltosa la lievitazione. Dal totale del liquido, prelevatene una piccola quantità e inseritela in due ciotole differenti in cui scioglierete il lievito di birra e nell'altra il sale. Versate il liquido contenete il lievito di birra in una boule di vetro e iniziate a versare a piccole dosi, la farina setacciata alternandola all'acqua, terminati i due ingredienti aggiungete l'acqua in cui avete sciolto il sale e iniziate ad impastare per circa 10 minuti, finché il tutto non sarà ancora leggermente appiccicoso, poi mettete l'impasto sul tavolo e lavoratelo per altri 20 minuti, piegandolo e schiacciandolo finché non sarà divenuta una palla liscia e setosa. Inserite la palla in una ciotola e copritela con la pellicola per alimenti, lasciatela lievitare per circa 2 ore o finché l'impasto non sarà raddoppiato ( dipende dalla stagione e dalla temperatura che abbiamo in casa).
Prendete il panetto e dividetelo in 4 pezzi, di circa 180 g oppure in 3 da 250 g, e formate i panetti pirlandoli ( mettete le mani quasi a coppa , leggermente discoste e fatevi ruotare la palla di pasta tenendo i palmi appoggiati sul piano di lavoro, noterete che diventerà sferica e che la parte inferiore si sigillerà). Mettete i panetti dentro ad una cassetta da lievitazione se l'avete, ricoprendoli con un telo di cotone che non abbia odori. Sigillate il tutto con una busta grande di plastica che eviterà alla pasta di seccarsi. Lasciate lievitare per 6 ore.
Portate il forno alla massima temperatura e scaldate anche la teglia che userete per la cottura ( io ho un fornetto elettrico che arriva a temperature elevate dotato di pietra refrattaria, che viene riscaldato sia dalla fiamma del fornello a gas per quanto riguarda la base inferiore, sia da una resistenza posta sulla parte superiore) Stendete i panetti, partendo dalla parte centrale, sulla tavola di legno spolverata di farina di semola, usando la punta delle dita e allargandolo pian piano. NON USATE IL MATTARELLO ma usate le mani chiuse a pugno, per evitare di bucare la superficie della pasta. Se optate per la cottura del forno tradizionale, estraete lo stampo inserite la pasta e conditela con gli ingredienti che più gradite, altrimenti se avete un fornetto, adagiate la pasta sulla pietra e farcitela direttamente li sopra.
Pizza con patate e salsiccia
Per 3 pizze da 250 g 3 patate novelle medie mozzarella fior di latte 240 g due salsicce toscane rosmarino fresco sale pepe olio extravergine d'oliva Lavate le patate e non sbucciatele e tagliatele a fette con la mandolina. Prendete una padella, versateci un filo d'olio e rosolateci le fette di patate , salandole e pepandole. Sulla base della pizza distribuite la mozzarella stracciandola con le dita, disponeteci sopra le fettine di patata, i pezzetti di salsiccia e alcuni aghi di rosmarino. Cuocete fino a che il cornicione non sarà dorato. Nel mio fornetto bastano 2/3 minuti. Un filo d'olio extravergine e servitela ben calda.
La stessa pizza l'ho preparata varie volte nel corso della settimana, riscuotendo ancora successo; questa volta ho preparato una semplice Margherita, con pomodori pelati schiacciati con le mani e conditi con un pizzico di sale, pepe e un filo d'olio. Ho aggiunto della mozzarella fior di latte ed ho grattugiato sulla superficie del pecorino fresco Sardo! Buonissime! Grazie ancora ad Antonietta, ma sopratutto grazie all'MTChallenge!
E anche questa volta, per il rotto della cuffia e all'ultimo secondo, son qua a postare la ricetta per la sfida dell'Mtchallenge di questo mese di Maggio, che ha visto giudici due miei carissimi amici Anna Luisa e Fabio del blog Assaggi di Viaggio, lei una meraviglia di donna dalle mani d'oro che sforna dolci talmente belli da togliere il fiato,dolce, simpatica, spumeggiante, uno splendido Sagittario a cui sono veramente legata, poi c'è "Lui", Fabio, con il suo humour molto british, che ti fa cappottare dalle risate, l'uomo dalla doppia personalità, che non si ricorda che ti aveva già conosciuta in precedenza e che riesce a negare l'evidenza! Le sue doti sono ancora tante, ma non voglio elencarle altrimenti si monta troppo la testa... Si capisce che ho un debole per questi due? Penso proprio di si!
Insomma riprendiamo le fila del discorso e torniamo alla sfida dell'Mtc n°57, quella che vedeva come protagonista il barra le cheesecake, dolce tipico Americano sia nella versione classica e quindi dolce, sia nella versione salata.
Se spulciate nel ricettario troverete una versione diversa di quella che ho preparato per questa sfida, una/ un cheesecake con un solo tipo di formaggio cremoso che per anni ha spopolato in tv, ma che sinceramente rendeva il dolce abbastanza pesante. Questa volta mi sono affidata ad una ricetta di California Bakery e che vede l'utilizzo di formaggi diversi, dalla robiola, alla ricotta, passando dalla panna con yogurt greco annesso, che hanno dato al mio dolce una cremosità diversa, che calorie a parte, hanno regalato anche una sorta di leggerezza nel sapore.
Ho preferito non fare anche la versione salata, per evidenti problemi di digestione e di maniglioni antipanico che in questi anni di blog e di astinenza al fumo,si sono depositati inesorabilmente sui miei fianchi...anzi se tra chi mi legge, ci fosse il vincitore di questa sfida, chiedo in ginocchio una sfida light, o almeno dove non necessariamente siano richiesti la presenza di burro e formaggi e zuccheri! Grazie mille!
La barra il cheesecake, si può accompagnare con le composte di frutta e trovo che siano deliziose sia quella di fragole che quella di lamponi, io questa volta ho optato per una salsa al caramello salato, perché se uno deve farla sporca, deve farla fino in fondo, quindi con un po' di panna, burro e sale Maldon, ho tirato fuori una crema deliziosa e il tirato fuori ha un senso, perché se la fate, sono arcisicura che dopo il primo assaggio il cucchiaino finirà inesorabilmente dentro al barattolo, per capire bene se è buona oppure no, e poi ancora ed ancora, ed ancora...
Mi scuso in anticipo se non ho preparato una versione inedita di questo dolce, atta a stupire con effetti e ingredienti stratosferici, ma penso che la versione classica di questo dolce sia la cosa più buona e appagante che possa esistere in giro, cone le sue valangate di calorie e la sua disarmante dolcezza.
Frullate i biscotti insieme al burro, la cannella e il cucchiaino di miele.
Date una mescolata con le mani, poi iniziate a costruire il guscio dentro allo stampo, partite dal fondo pressando bene la base e poi procedete con i lati. Mettete lo stampo in frigo per circa 30 minuti.
Ora preparate la crema.
Mescolate la robiola con la ricotta che avrete precedentemente setacciato, poi unite lo yogurt, la scorza del limone, la vaniglia, le uova leggermente sbattute, la panna e il cucchiaino di farina.
Versate la crema nello stampo e infornate nel forno caldo, a 160° per 55 minuti, poi continuate la cottura per altri 5 minuti con la porta del forno aperta, in modo da far uscire il vapore.
Noterete che il dolce traballerà leggermente al centro, è normale, estraetelo dal forno e lasciatelo raffreddare a temperatura ambiente per circa 3 ore, poi mettetelo in frigo per almeno 3-4 ore.
Toglietelo dal frigo almeno 20 minuti prima di servirlo.
Preparate il caramello salato
In una pentola larga e con i bordi alti, mettete lo zucchero con i 2 cucchiai d'acqua e lasciate sciogliere a fuoco medio- basso.
Scaldate anche la panna e portatela quasi a bollore.
Non mescolate assolutamente lo zucchero e all'occorrenza ruotate solo la pentola.
Una volta che lo zucchero sarà sciolto e inizierà a diventare color nocciola chiaro, unite la panna a filo e mescolate in continuazione. Nel fare questa operazione, fate molta attenzione, perché la miscela tenderà a salive velocemente e produrrà molto vapore caldo, occhio a non ustionarvi.
Unite il burro lasciato a temperatura ambiente, il pizzico di fior di sale e mescolate ancora per sciogliere gli eventuali grumi.
Togliete dal fuoco e versate il caramello in un barattolo sterilizzato.
Se non lo utilizzate tutto, potete conservarlo in frigo e toglierlo con un leggero anticipo, prima di utilizzarlo.
Il dolce si conserva in frigo, per un massimo di 2 o 3 giorni, e vi consiglio di toglierlo fuori, almeno 20' prima di servirlo.