giovedì 23 febbraio 2017

Le Graffe napoletane di Francesco Guida




Mai piaciuto il Carnevale, nemmeno da bambina, quando mamma si ostinava nel vestirmi da piccola squaw e io immancabilmente mi ammalavo di tonsillite, proprio come oggi, nonostante siano passati tanti anni.
Le foto in casa  tristi come non mai, lanciare i coriandoli nel salotto...pochi mi veniva  raccomandato, che dopo dovevano essere spazzati via... l'unica cosa che mi piaceva erano i cenci che preparava mamma e che ingurgitavo con piacere, nonostante le tonsille gonfie e doloranti.
Il tempo è passato ed ho dato in eredità la mia antipatia per il carnevale anche ai miei figli, sarà che anche loro in quel periodo si ammalavano spesso, oppure la causa potrebbe essere il costume da tronco di legno  che avevo preparato per Riccardo e con il quale ha sfilato  con la sua classe delle elementari.Il tema era Pinocchio, lui era carinissimo. ma camminare con un coso addosso di gommapiuma, che ostacolava i movimenti delle gambe..beh se in quel momento ha provato odio profondo per la sua mamma, posso anche capirlo e anzi gli chiedo pubblicamente scusa!
Riccardo sei stato fortunato! Pensa se ti avessi vestito da balena :)

Oggi è giovedì grasso, ho una bella tonsillite che mi ha costretta a letto per rimanere legata alle vecchie abitudini, ma nonostante ciò, ho  voluto a tutti i costi  un dolce fritto da provare. Dopo  le frittelle di carnevale di Luigi Biasetto, le lattughe di carnevale del Maestro Iginio Massari, i miei cenci , le castagnole di ricotta , ho voluto provare le graffe napoletane, scegliendo la ricetta  di Francesco Guida.

Morbide, deliziose, facili da preparare, anche il giorno dopo si conservano in maniera perfetta, ottime se servire con un ciuffo di crema pasticcera e un'amarena, ma deliziose se consumate tali e quali.

Graffe Napoletane

per circa 50 graffe di 5 cm di diametro
  • 500 g di farina forte
  • 100 g zucchero
  • 3 g di lievito di birra disidratato oppure 15 g di lievito di birra fresco
  • 200 g di patate lessate e raffreddate
  • 2 uova grandi 
  • 125 g di burro morbido
  • 10 g di sale
  • i semi  di una bacca di vaniglia
  • la scorza  grattugiata di un'arancia e di un  limone biologici


Per decorare: 

  • 100 g di zucchero (+ un pizzico di cannella se piace)
  • crema pasticcera
  •  amarene sciroppate 

Per la crema pasticcera
ricetta di Ernst Knam
  • 500 ml di latte intero
  • ½ bacca di vaniglia 
  • 120 g di tuorli (circa 6)
  • 85 g di zucchero
  • 25 g di amido di mais
  • 35 g di farina di riso 


Nella ciotola della planetaria mettete la farina, le patate lessate  schiacciate e ormai fredde lo zucchero, aggiungete anche le uova una alla volta, il lievito direttamente nell'impasto e iniziate ad impastare a bassa velocità.
Trascorsi due o tre minuti aggiungete il sale e gli aromi.
Quando l'impasto avrà preso la giusta consistenza, iniziate ad aggiungere il burro in due volte e quando sarà ben amalgamato, rovesciate sul piano di lavoro e formate una palla.
Fate lievitare l'impasto per circa due ore, coperto con una ciotola, poi sgonfiatelo e mettetelo di nuovo dentro al contenitore,sigillate il tutto  con della pellicola per alimenti e mettete in frigo per una notte.
La mattina seguente togliete l'impasto dal frigo e stendetelo sul piano di lavoro con un mattarello ( non dovete impastarlo) con uno spessore di un cm.
Prendete un coppapasta con un diametro di circa 5 cm e formate dei cerchi, poi fate un foro anche al centro.



Se vi avanzano dei ritagli potete unirli e stenderli nuovamente.
Metteteli a lievitare finché non saranno raddoppiati e friggeteli in olio profondo ad una temperatura di 155°.
Man mano che li toglierete dall'olio, fateli sgocciolare bene e passateli subito nello zucchero, 
Decorate a piacere con la crema pasticcera e le amarene sciroppate.





Per la crema pasticcera di Ernst Knam

Mettete a scaldare il latte con i semi  e le bacche di vaniglia.
Sbattete i tuorli con lo zucchero e aggiungete le farine, poi stemperate con un goccio di latte e continuate a lavorare con la frusta.
Quando il latte inizierà a fremere, filtratelo con un colino e  versatelo sui tuorli.
Mettete il tutto sul fuoco sempre mescolando, finché la crema non inizierà a rassodarsi.
Togliete dal fuoco, coprite con la pellicola  a contatto con la crema e mettete il tutto nell'abbattitore, oppure se non lo avete fatela raffreddare inserendo la ciotola dentro ad un contenitore con acqua e ghiaccio.

mercoledì 25 gennaio 2017

I macaron per la sfida #62 dell'Mtc


Di macarons che credevi di non amare, e altre storie.

Quando il 5 Gennaio si è saputo l'argomento della sfida dell'Mtchallenge  di Gennaio, giuro che ho avuto un moto di stizza e mi sono detta che sicuramente non avrei partecipato.
No dai, cavoli! I macaron proprio no! Troppo dolci per i miei gusti ( io sono più un tipo da schiacciata con la mortadella, bella unta e saporita) e anche quelli che avevo acquistato in una famosa pasticceria in via della Vigna Nuova a Firenze non è che mi avessero fatto scattare l'amore al primo assaggio, se poi aggiungiamo che anche in casa non sono stati mai amati, ecco che le motivazioni le avevo tutte per fare la gnorri e saltare la sfida.

E poi inizi a pensare.
Eh si perché poi ti si insinua il dubbio; e se veramente quelli di Ilaria ( che aveva vinto la sfida precedente del Tiramisù e quindi la scelta dei macaron era tutta colpa sua  stata una sua idea...) fossero diversi da quelli che hai sempre assaggiato? Perché non darle una chance visto la sua bravura e competenza per tutto quello che riguarda la pasticceria?
E poi le sfide dell'Mtc sono i banchi di scuola per noi blogger, potevo esimermi da tutto ciò?




Prima di tutto ho pensato agli abbinamenti che potevo fare. Se la prima scelta era caduta sul classicissimo caramello salato che avevo già provato qua, un turbinio di idee e abbinamenti hanno iniziato a farsi strada ma volendo rimanere tra sapori e profumi rassicuranti, ho optato  per una versione con ganache al cioccolato bianco e caffè abbinata a dei macaron con ganache al cioccolato fondente e praliné alla nocciola e devo dire che ne sono rimasta molto, ma molto soddisfatta.

Se la scelta degli abbinamenti era stata semplice, la mia pignoleria non lo è stata affatto e dopo aver prodotto i primi macarons domenica mattina, aver scattato le foto, aver post-prodotto il tutto ed aver iniziato a scrivere il post, questa mattina mi sono svegliata con la fissa che in quei dolcetti non avevo tritato abbastanza finemente le mandorle e potevo vederli benissimo attraverso le immagini e poi i colori, si proprio loro, non erano quelli che avevo immaginato! 
Avevo acquistato un marrone e un bel bronzo, ma al momento dell'utilizzo grazie alla mia inesperienza mi ero ritrovata con due impasti di colori che manco per niente somigliavano a quelli originali... il marrone era diventato un tortora, ma quello che mi aveva fatto sclerare è che il bronzo fosse diventato un bel verde pistacchio!



Questa è una delle foto incriminate! Riuscite a vedere i pippini di mandorle? E i colori? 
Vi sembrano forse marrone e bronzo? Dai su, un si possono guardare!!

E allora rimettiti in gioco e riparti dal via, proprio come se stessi giocando al gioco dell'oca, ma con una consapevolezza in più e cioè che la ricetta l'avevo già provata e avevo bene in mente i passaggi che potevano rivelarsi critici, ed infatti la seconda volta è stata molto più facile e veloce della prima e il colore che questa volta era  verde sin dentro al barattolo, non mi ha fatto brutti scherzi ed è rimasto tale e quale.
Essendo un prodotto in polvere, pensavo che bastasse aggiungerlo al macaronage, ed invece mi sbagliavo perché è un colore idrosolubile, e  stamattina ho avuto un lampo di genio, l'ho unirlo  ad un goccio d'acqua e una volta mescolato, magia delle magie, ecco il mio colore originale.



Macaron di Pierre Hermé

per 32-35 macaron
  • 150 g zucchero al velo
  • 150 g farina di mandorle
  • 110 g albumi vecchi (almeno 3 giorni) – divisi in due ciotole da 55g l’una
  • colorante in povere idrosolubile

per lo sciroppo ( Meringa Italiana)
  • 150 g di zucchero semolato
  • 50 ml d'acqua

Prima di tutto vi invito a leggere il post super esaustivo di Ilaria, dove troverete tantissime informazioni utili sopratutto se siete alle prime armi e ora mettiamo all'opera.

Per il TPT

Per prima cosa tostate la farina di mandorle a 150° per 10 minuti, poi estraete la placca e lasciate raffreddare completamente.
Passatela al mixer insieme allo zucchero a velo, dovrete ottenere una polvere impalpabile e passate il tutto al setaccio, anche due volte se lo ritenete necessario.
Incorporate i 55 g di albume mescolando con una spatola di silicone, dovrete ottenere una pasta morbida e il più possibile omogenea.
Se volete colorare il vostro impasto, potete aggiungere il colorante agli albumi e mescolarlo bene, e successivamente unite il tutto alle mandorle e zucchero a velo.


Meringa Italiana

Mettete gli albumi nella planetaria e montate la frusta.
In un tegame versate lo zucchero semolato e l'acqua, inserite il termometro e cuocete a fuoco medio. Quando il termometro indicherà la temperatura di 115° iniziate a montare gli albumi ad alta velocità.
Quando il termometro avrà raggiunto la temperatura di 118°, versate lo sciroppo a filo sugli albumi facendolo scivolare sui lati della ciotola. Dopo un minuto diminuite la velocità e montate per altri 2-3 minuti, o finché la meringa non sarà gonfia, lucida e ben montata.Controllate la temperatura, se la massa avrà raggiunto i 40°, potrete aggiungerla alla composto di mandorle.
Se volete colorare i vostri macaron  e non lo avete ancora aggiunto al tpt, potete inserirlo in questa fase.

Macaronage

Premetto che per fare i miei macaron ho diviso in 2 sia il tpt, una volta che era ben amalgamato, sia la meringa italiana dopo che era ben montata.
In effetti ho sporcato un po' di ciotole in più, ma non sono impazzita cercando di montare 25 g di albume, perché per la mia planetaria sono davvero pochi e avrei rischiato che la frusta non arrivasse a montarli a dovere.
Per colorarli, ho aggiunto la polvere leggermente diluita con poche  goccia d'acqua direttamente alla meringa italiana.

Incorporate una piccola quantità di meringa alla pasta di mandorle e aiutandovi con una spatola di silicone, rendete l'impasto più fluido. Aggiungete la meringa avanzata e mescolate dal centro verso l'esterno raccogliendo man mano l'impasto.
Continuate finché l'impasto non sarà lucido e fate la prova del MACCARONNER, ovvero sollevate l'impasto con la spatola e se ricadrà con una certa difficoltà  formando un nastro pesante, il macaronage sarà stato eseguito in maniera perfetta.


Pochage

Se non possedete il tappetino apposito, preparate il vostro template utilizzando un foglio di carta da forno della stessa dimensione delle vostre teglie e disegnate dei cerchi che non superino i 3,5 cm di diametro. 
Io ho usato il tappo della bottiglia dell'olio, misura perfetta!
Mettete un pochino di impasto ai 4 lati della teglia e fissateci la carta.
Prendete il sac-a-poche con la bocchetta liscia da 8-10 mm e riempitela fino alla metà. Spremete bene fino alla fine della tasca e fate fare due o tre giri al sacchetto, poi fermate il tutto con una clip per sacchetti.
Tenendo la tasca verticale posizionatevi a circa 2 cm sopra la teglia. Iniziate  a formare dei bottoncini di impasto seguendo lo stampo in silicone oppure il vostro template. Spingete la pasta torcendo ogni volta la tasca di un quarto di giro. Continuate sulle altre teglie fino all'esaurimento dell’impasto. Picchiettate delicatamente con la mano il fondo delle teglie in modo da uniformare i macaron ed eliminare eventuali bolle d’aria.



Croutage

Cottura


Infornate a 180° per i primi 2-3 minuti fino a che si forma il collarino e il macaron si solleva leggermente. Dopodiché abbassate la temperatura a 140-150° e cuocete per ulteriori 10-12 minuti.

Le temperature e i tempi di cottura sono assolutamente indicativi e dipendono dal proprio forno.

Io ho utilizzato la cottura con il forno ventilato come suggeriscono Felder e Hermé e l'ho trovata perfetta.
Una volta cotti fate scivolare il foglio sul ripiano della cucina e fateli raffreddare completamente, poi staccateli delicatamente e con l’indice create un piccolo avvallamento che permetterà una farcitura più abbondante. Lasciate i gusci con la parte “piatta” rivolta verso l’alto.
I vostri macaron sono pronti per essere farciti. Oppure potete conservarli in frigorifero fino a 48 ore o congelarli.




E ora passiamo alle farciture

Ganache al cioccolato bianco e caffè

per circa 16 macaron

  • 100 g di cioccolato bianco
  • 125 g di panna fresca
  • 7 g di caffè solubile
Fate fondere il cioccolato bianco a bagnomaria. In un pentolino scaldate la panna e portatela quasi a bollore.
Versate la panna sul cioccolato e unite anche il caffè solubile.
Mescolate bene e lasciate riposare raffreddare bene
Riempite il sac-a- poche con una bocchetta di 8-10 mm e guarnite il macaron con una generosa porzione la metà dei gusci, lasciando un bordo di 3 mm. Assemblate con i gusci restanti, premendo delicatamente.









Ganache al cioccolato fondente e pralinato di nocciole

  • 50 g di cioccolato fondente
  • 40 g di pralinato alla nocciola
  • 55 g di panna fresca + altri 130 g
  • 5 g di miele di acacia
  • granella d

Per il pralinato alle nocciole
  • 200 g di nocciole
  • 200 g di zucchero
  • 80 g di acqua

Prima di tutto preparate il pralinato.

In un tegame dal fondo spesso mettete lo zucchero con l'acqua e appena il composto imbiondirà, aggiungete le nocciole.
Mescolate con cura e lasciate che il caramello prenda il caratteristico colore ambrato.
Versate il composto su una placca coperta con la carta da forno. Cercate di livellare aiutandovi con un mestolo di silicone, ma non toccate assolutamente con le mani, perché potreste ustionarvi.
Lasciate raffreddare completamente e poi riducete il croccante in piccoli pezzi che inserirete dentro al mixer.
Iniziate a tritare dando dei piccoli impulsi e via via allungate il tempo.
Dovrete ottenere una crema liscia.
Versare il tutto in un barattolo di vetro e conservate in frigo.


Fate fondere il cioccolato a bagnomaria e aggiungete il pralinato.
Nel frattempo portate quasi ad ebollizione i 55 g di panna e i 5 g di miele.
Versate la panna calda sul cioccolato e mescolate velocemente, poi aggiungete i 130 g di panna fredda e mescolate ancora.
Coprite e lasciate riposare in frigo per 3 ore, poi montate con le fruste.
Riempite il sac-a- poche con una bocchetta di 8-10 mm e guarnite il macaron con una generosa porzione la metà dei gusci, lasciando un bordo di 3 mm. Assemblate con i gusci restanti, premendo delicatamente.


Con le mie due  ricette, partecipo alla sfida #62 dell'Mtc




lunedì 16 gennaio 2017

Panini di Sant'Antonio.



Quante discussioni facevamo io e  mamma, quando parlavamo della sua data di nascita. Mi raccontava di aver  sempre saputo di essere nata il 17 Gennaio, ed invece  al momento di richiedere i  documenti per sposare mio padre aveva scoperto che la sua data di nascita era stata registrata il 18 Gennaio. Lei continuava a sostenere che probabilmente la "levatrice" del paese avesse preferito spostare la data al giorno dopo perché in quel giorno veniva festeggiato Sant'Antonio Abate il Santo protettore degli animali, mentre io continuavo a ripeterle che visto che era nata a mezzanotte in punto, era logico che la sua data di nascita fosse proprio il 18 Gennaio. 
Anche con il nome non era stata fortunata: i suoi genitori la volevano chiamare Rita, ma al momento di battezzarla il prete disse che non esisteva nessuna  Santa con quel nome, come se Santa Rita da Cascia non fosse mai vissuta (il parroco ce l'aveva a morte con mio nonno per non so quale ragione) ed insistette perché i i miei nonni optassero per un altro nome. Detto fatto! Nonno Aurelio che non era scemo, chiese che fosse battezzata con il nome di Margherita,
Il parroco non fece obiezioni e da quel giorno  mamma per tutti si chiamò Rita e solo nei documenti ufficiali compariva il suo vero nome.
"Eh Aurelia, non ho mai avuto fortuna! Nemmeno appena nata..."amava ripetere.

Il 17 Gennaio come ho scritto prima, si festeggia Sant'Antonio Abate e proprio qua a Prato c'è un'antica tradizione collegata al Santo. In questo giorno vengono benedetti gli animali e nei forni della città vengono preparati questi panini semi dolci, che vengono benedetti dai parroci e venduti a picce di 6 o di 12, come tradizione vuole.

Questo post l'ho scritto esattamente un anno fa dopo aver sfornato i miei primi panini di Sant'Antonio  ed aver costatato che la ricetta era perfetta, identica ai panini che si trovano in vendita nelle panetterie!
Mi  ero messa alla ricerca della ricetta  scartando quelle che esordivano con il fatto che erano i panini del famoso Danubio o quelle che esultavano dicendo che quei panini  si avvicinavano molto agli originali.
No, conoscendomi  non mi accontento. Se sperimento una ricetta devo essere sicura che il risultato sarà identico a quello originale  e proprio per questo  mi sono innamorata di una ricetta di famiglia, che ho trovato in questo blog, Il Boccone del Prete di Alessandra Nocentini, una ricetta che viene proprio dal  forno alimentari della sua famiglia, la ricetta perfetta per dei perfetti panini di Sant'Antonio





 Panini di Sant'Antonio


ingredienti  per 30 panini, per una teglia di 28 x 33 cm


  • 600 g di farina 0
  • 80 g di zucchero semolato
  • 1 pizzico di sale
  • 1 uovo
  • 50 g d'olio di semi di mais
  • 250 ml. di latte
  • 20 g di lievito di birra ( oppure 3-4 g di lievito di birra disidratato)
  • 1 tuorlo e 3 cucchiai di latte per spennellare
  • zucchero semolato per spolverizzare




Nella ciotola dell'impastatrice mettete 550 g di farina, lo zucchero, il lievito di birra disidratato ( se utilizzate il classico cubetto, fatelo sciogliere nel latte tiepido che utilizzerete per l'impasto) il latte intiepidito e un pizzico di sale.
Iniziate ad impastare a bassa velocità, poi aumentate leggermente ed aggiungete l'uovo, fatelo inglobare bene nell'impasto e poi unite l'olio di semi a filo.
Impastate bene, poi prendete l'impasto e mettetelo sulla spianatoia e aggiungete man mano  la farina che avevate tenuto da parte, impastate fino ad ottenere una palla liscia e soda.

Mettete l'impasto dentro ad una ciotola unta d'olio, coprite con della pellicola  sigillando bene e fate lievitare fino al raddoppio dell'impasto.
Ci vorranno dall'ora alle due ore, a seconda della quantità di lievito che avrete usato.





Prendete l'impasto e dividetelo in 30 piccole porzioni, dello stesso peso  formate delle palline, pirlatele bene e mettetele in fila per 6 su di una teglia da forno. Otterrete 5 file con 6 palline.
Ora ricoprite di nuovo il tutto e lasciate lievitare per 45 minuti circa.
Accendete il forno a 170°, spennellate d'uovo sbattuto le palline e spolverizzatele di zucchero.
Infornate e lasciate cuocere per 25 minuti.
Sfornate e fate raffreddare su  una gratella.

Si conservano per qualche giorno, chiusi dentro a dei sacchetti per alimenti.

martedì 20 dicembre 2016

Panforte di Siena





Dopo il pandoro, il panettone, i ricciarelli, il panforte di Siena è uno di quei dolci che maggiormente rispecchia la tradizione italiana dei dolci che saranno presenti sulla tavola di Natale.
Nato come la maggior parte dei dolci tradizionali italiani, tra le mura dei monasteri dove le spezie si trovavano in abbondanza, il panforte margherita ha origini antichissime che risalgono al Medioevo.
In un'antica pergamena risalente ai primi dell'Ottocento, sono elencati tutti gli ingredienti necessari per la preparazione del panforte, che erano in tutto 17, come le contrade della città di Siena che erano rimaste dal 1675: miele, farina, zucchero, noci, nocciole, mandorle, popone candito, cedro candito, arance candite, scorza di limone candite, cannella, coriandolo, pepe, chiodi di garofano, noce moscata, acqua ed infine il fuoco.
Negli anni la ricetta ha subito alcune variazioni, fino ad arrivare al prodotto che tutti conosciamo solo nel 1879, quando a Siena arrivarono la regina Margherita con il suo consorte  re Umberto I, e per fare un omaggio alla moglie del re Enrico Righi che era il titolare del Panforte Parenti, ideò una versione più delicata miscelando noce moscata, vaniglia e cannella, alla quale aggiunse mandorle, zucchero bianco, miele e una dose di marzapane, il tutto spolverato da zucchero a velo.




E' un dolce che non richiede particolare abilità, basta avere tutti gli ingredienti giusti a disposizione, come la miscela di spezie che potete provare a fare da voi, comprarla direttamente online oppure se siete vicini a Pistoia, la potete trovare alla D.M.P, insieme alle mandorle, ai canditi e ai fogli di ostia.
Esiste anche il disciplinare di produzione del Panforte di Siena, dove sono trascritte tutte le caratteristiche principali di questo dolce e dove sono elencati anche gli ingredienti del mix di spezie:   macis, pepe, pimento, coriandolo, e chiodi di garofano.
Mancano pochissimi giorni a Natale, quindi se vorrete prepararlo siete ancora in tempo. Vi garantisco che anche chi non ama questo tipo di dolce, se assaggia questo ne rimane entusiasta ed il bis è assicurato, anche perché la ricetta è quella del corso dei dolci natalizi, del mio carissimo amico chef Filippo Saporito e di sua moglie Ombretta, che vi avevo raccontato qua.
Comunque se volete saperne di più, vi invito a leggere il post che troverete sul sito di Aifb, per il Calendario del Cibo Italiano, scritto da Cecilia Mazzei.




 Panforte di Siena


dosi per 2 panforti di 16 cm di diametro

  • 900 g di canditi
  • 525 g di mandorle
  • 170 g di miele millefiori
  • 35 g di acqua
  • 130 g di farina
  • 170 g di zucchero
  • 12 g di spezie per panforte 
  • un pizzico di sale
  • un foglio di ostia
  • zucchero a velo






  • Preparate gli stampi, mettendo prima una striscia di carta forno e poi quella di ostia
  • Tostate le mandorle in forno.
  • In un pentolino mettete l'acqua, il miele e lo zucchero e portate ad una temperatura di 120° ( se non possedete un termometro per misurare la temperatura, calcolate che la temperatura sarà raggiunta quando si formeranno delle grosse bolle bianche).
  • In un tegame mettete i canditi e fateli scaldare, poi unite le mandorle e di seguito la farina alla quale avrete unito le spezie e un pizzico di sale  e per ultimo lo sciroppo. Mescolate bene, finché non sarà tutto amalgamato.
  • Versare il composto negli stampi e pressare bene con il dorso di n cucchiaio.
  • In una teglia mettete un foglio di ostia e appoggiateci sopra gli anelli e infornate a 170° per 10 minuti.
  • Una volta freddi, ritagliare l'eccesso di ostia e sformare e cospargere di zucchero a velo


  • mercoledì 30 novembre 2016

    Gnocchi di ricotta e farina di castagne con ragù di coniglio


    Vi è mai capitato di fare una passeggiata in un castagneto e di imbattervi in piccole casette in pietra, in posti dove mai vi sareste sognati di trovarle?
    Se si  molto probabilmente sono dei vecchi seccatoi, che venivano usati molti anni fa per seccare le castagne e ricavarne la preziosa farina, che sarebbe servita nel corso dei mesi a sfamare il popolo della montagna.
    Venivano costruiti con le pietre ed il legname ricavati dal territorio stesso, solo la parte metallica  veniva presa altrove, ed erano edifici a due piani con due ingressi distinti; si accedeva al primo piano per stendere le castagne sulle assi che formavano il pavimento, mentre al piano inferiore veniva acceso il fuoco che essiccava lentamente le castagne, per 40 lunghi giorni.
    Una volta essiccate venivano "bacchiate" nell'aia con bastoni di legno, per separare la buccia dalla parte edibile e una volta insaccate in sacchi di iuta venivano portate al molino, per essere macinate ed ottenere la farina.
    Anche oggi si segue lo stesso procedimento, e fortunatamente dallo scorso anno si è avuta una netta ripresa della produzione delle castagne, che aveva subito un brusco arresto a causa di un insetto originario della Cina che aveva infestato la maggioranza dei castagneti della mia zona. Grazie ad una lotta biologica ad oggi  sembra totalmente debellato  e la farina di castagne, che era stata impossibile da produrre se non in minime quantità e venduta a prezzi esorbitanti, sembra che inizi ad essere più presente sul mercato ad un prezzo "umano".

    Qua in Toscana i piatti che vengono preparati con questo tipo di farina sono tanti, basta pensare al castagnaccio, alle frittelle, i necci con la ricotta, che hanno contribuito a sfamare la gente di montagna con i prodotti che avevano a disposizione.

    In chiave più moderna, la farina di castane è abbinata anche ad altri tipi di farina, per ottenere pani, biscotti ed anche paste e gnocchi fatti in casa, proprio come quelli che vi presento oggi, con gli  gli stessi ingredienti che potevano trovare anche le nostre nonne nelle loro case di campagna: farina di castagne, ricotta di pecora e la carne di coniglio.

    Un piatto semplice, delicato e saporito, che penso vi piacerà!




    Gnocchi di ricotta e farina di castagne con ragù di coniglio



    per 4 persone ( ricetta tratta da  Sale & Pepe)




    • 500 g di ricotta di pecora
    • 250 g di farina di castagne
    • 2 cosce di coniglio
    • 1 uovo
    • 1 cipolla dorata
    • 1 carota
    • 1 costola di sedano
    • 1 pomodoro maturo o pomodoro pelato
    • 1/2 bicchiere di vino bianco
    • rosmarino
    • salvia
    • brodo di carne q.b
    • 1 spicchio d'aglio
    • olio extra vergine d'oliva fruttato medio








    In una boule setacciate la farina di castagne e la ricotta sgocciolata dal siero, poi aggiungete l'uovo sbattuto il sale ed il pepe. Mescolate bene e  versate l'impasto  sulla la spianatoia, leggermente infarinata. Impastate, fate una palla, mettetela dentro ad un sacchetto per alimenti e fatela riposare in frigo per un'ora.
    Intanto preparate il sugo di coniglio.
    Fate un battuto con gli odori e le erbe aromatiche, poi soffriggetelo delicatamente insieme a 2-3 cucchiai d'olio extra vergine, aggiungete le cosce di coniglio, fatele rosolare e poi sfumate con il vino bianco.Unite i pomodori e salate e pepate. Cuocete per circa 45-50 minuti, aggiungendo del brodo caldo all'occorrenza.
    Disossate le cosce e rimettete la polpa nel sugo.
    Ora formate gli gnocchi. Formate dei cordoncini, poi tagliateli a pezzetti e passateli man mano sui rebbi della forchetta.
    Buttate gli gnocchi, dentro ad una pentola di acqua bollente salata, scolateli appena saliranno in superficie e saltateli nella padella con il sugo di coniglio caldo.
    Serviteli con un giro d'olio crudo e una macinata di pepe.



    Credits:
    Edifici rurali 
    La farina di castagne

    lunedì 21 novembre 2016

    Orecchiette con le cime di rapa



    Spesso mi metto in gioco con me stessa, sopratutto per quello che riguarda la cucina, cercando di alzare quell'asticella della difficoltà, che spesso mi ha fatto molta paura.
    Quando ero una giovane sposina e decisi con mio marito di abbandonare il mio lavoro per accudire al meglio i nostri figli, una persona che conoscevo mi disse che la scelta che stavo per fare era quella giusta e che avrei avuto tanto, tantissimo tempo da dedicare alla cucina, preparando minestroni, ragù, dolci per i ragazzi  tutto fatto in casa, che avrebbe giovato sicuramente anche al nostro budget.
    Ecco, io a quelle parole ebbi un sussulto!
    Lavorando in ospedale ed avendo poco tempo da dedicare alla preparazione dei pasti, sopratutto con due figli con una differenza di età di soli due anni, ero solita approvvigionare le mie scorte utilizzando il servizio settimanale della famosa Bo Frost, oppure passando molto spesso dal reparto surgelati del supermercato.
    Penso che questo sia stato l'input che ha fatto scattare in me la voglia di provarci a farlo da sola, ovviamente gli insuccessi e le schifezze preparate, sono state molte, ma ogni volta che riuscivo ad alzare quell'asticella, la soddisfazione me la potevate leggere in viso.

    Da qualche tempo, sentivo la voglia di cimentarmi nella preparazione delle orecchiette pugliesi, ma per una cosa o per l'altra ho sempre rimandato, fino a qualche giorno fa, quando mi sono armata del coltello giusto e di un po' di tempo a disposizione e mi sono messa alla prova.

    Ecco, ora immaginatemi nelle vesti del compianto Gene Wilder in Frankestain Junior, quando esclama:
    " Si può fareeeeeeee..."
    Si, le orecchiette si possono fare tranquillamente in casa, sopratutto in questo periodo in cui le brassicaceae fanno da padrone, e al mercato è un tripudio di cime di rapa, broccoli e cavolfiori vari e abbinandoli insieme, vengono fuori dei piatti fantastici.
    Basta una buona semola di grano duro, dell'acqua tiepida, un coltello a punta tonda e un po' di tempo a disposizione, tutto qui.

    Vi ho aggiunto anche un mio video, dove si vedono i passaggi fondamentali da seguire per ottenere le orecchiette, spero che vi possa essere utile.

    P.S= una mia carissima amica pugliese, Anna The Nice, mi ha assicurato che le orecchiette sono ottime anche servite con il ragù di carne, quindi dobbiamo provarci, non credete?


    Orecchiette con le cime di rapa



    Ingredienti per 4 persone


    400 g di orecchiette
    1  kg di cime di rape
    2 filetti di acciughe sottolio
    3 spicchi d'aglio
    peperoncino
    4 cucchiai di olio extra vergine
    pangrattato o mollica di pane raffermo q.b



    per le orecchiette

    500 g di farina di semola di grano duro (NO semola rimacinata)
    200 g circa di acqua tiepida










    Procedimento per fare le orecchiette

    Sulla spianatoia mettete la semola di grano duro e formate la  fontana, poi aggiungete una piccola quantità di acqua tiepida e iniziate a mescolare  ruotando la mano.
    Aggiungete man mano l'acqua, sempre mescolando  poi iniziate ad impastare, allungando la massa e riportandola via via, verso di voi.
    Vi occorreranno circa dai 10 ai 15 minuti, finché l'impasto non sarà liscio, poi avvolgetelo l in un sacchetto per alimenti  e lasciatelo riposare per un tempo che va da mezz'ora ad un'ora

    Prendete una porzione di pasta e fate un cordoncino del diametro  di circa un mignolo, poi mettetelo di fronte a voi e iniziate a tagliarlo in tocchetti.
    Prendete il coltello dalla punta tonda e trascinate il pezzetto di pasta  verso di voi,   appoggiatelo sulla punta del vostro pollice e rivoltate l'orecchietta.
    Man mano che le preparate, appoggiatele su un vassoio coperto da un canovaccio leggermente cosparso di semola.
    Se le volete consumare subito, potete procedere alla cottura, altrimenti potete essiccarle e utilizzarle al momento opportuno.

    Vi aggiungo un video e spero che sia più esaustivo della mia spiegazione.







    Lavate e pulite le rape, eliminando le foglie e le coste  dure.
    Portate ad ebollizione l'acqua salata e immergetevi le rape.
    Appena riprende il bollore, buttateci anche le orecchiette.
    Intanto in una padella, preparate il condimento, versando l'olio extra vergine ed aggiungendo il peperoncino e gli spicchi d'aglio schiacciati e con la loro buccia.
    Appena iniziano a sfrigolare è il momento di aggiungere i filetti di acciuga; fateli sciogliere, mescolando con delicatezza con una forchetta.
    In una padella, mettete il pangrattato e fatelo dorare.
    Quando le orecchiette saranno cotte, scolatele e versatele nella padella, facendole insaporire.
    Unite anche il pangrattato e servite in tavola


    venerdì 18 novembre 2016

    Bradley, sorridimi e io mi tiro su! Tiramisù al Rum e savoiardi al cacao e peperoncino, per l'MTC#61



    Legare un Tiramisù, ad un'icona o ad un film sexy, questa è stata la richiesta di Susy May, vincitrice della sfida #60 dell'Mtchallenge!
    Si  perché se non fosse già complicato di suo trovare una ricetta adatta al gioco, adesso ci viene chiesto anche di trovare un filo conduttore; così, quei due neuroni ancora freschi che mi son rimasti, si devono mettere ogni volta all'opera.
    Le  4.30 dopo il primo  pip-stop della giornata,  è il momento più adatto per questo scopo.  Sdraiata nel letto, con gli occhi rivolti al soffitto, penso alla ricetta per la sfida e così il poco sonno rimasto, svanisce del tutto!

    Le difficoltà non sono solo queste. Gira e rigira, abbiamo tutte quante le stesse idee e intuizioni... così che anche questa volta, mi sono vista sfilare sotto il naso  Johnny Deep e Chocolat, ed ho visto un'impressionante quantità di savoiardi al cacao utilizzati  nelle ricette delle altre blogger, tanto da farmi venire la voglia di prendere il sac a poche e ingoiarmi tutto l'impasto crudo, per affogare la mia delusione.

    Ma ho resistito ed ho pensato seriamente a chi ultimamente riesce a smuovermi l'ormone e la mia scelta è ricaduta su Bradley Cooper, ai suoi occhi, al suo sorriso ( e non solo quello) e all'ultimo film che ho visto, con lui come protagonista.


    origine della foto qua 






    Nel 2015 è uscito nelle sale cinematografiche Il Sapore del Successo, dove Bradley è Adam Jones, uno chef che dopo aver conquistato a Parigi due stelle Michelin, per dei colpi di testa e delle scelte sbagliate butta tutto alle ortiche e deve rimettersi in gioco, per poter riaprire un nuovo ristorante e poter acquisire la tanto agognata terza stella. Nel film c'è tanta passione, sia per quella che usa ai fornelli sia  per la sua sous chef Helen, interpretata da Sienna Miller, ma è sopratutto la voglia di rimettersi in gioco per conquistare quello che aveva perduto, che risalta agli occhi.

    Sarà che l'uomo ai fornelli ha il suo perché, sarà che Bradley è un figo da paura con quegli occhi così chiari e quel sorriso da sturbo, sarà che quando dice nel film " ...cucinare esprime chi siamo, dovremmo creare orgasmi culinari..." ecco  che mi arriva quel fremito e quel lampo di genio, che mi ha aiutata a trovare la ricetta adatta alla sfida!
    Veramente l'input me lo ha dato anche un trailer che ho trovato in rete, digitando la chiave di ricerca " Bradley Cooper, scene sexy...". Non vi dico qual'è per non passare da depravata, però diciamo che il mio ormone in quel minuto e mezzo, ha avuto un bel picco e faceva pure la ola!!







    Il mio  tiramisù al Rum  è un po' come Bradley: delicato, sensuale, con quella nota piccante che ti arriva  solo se lo scopri fino in fondo, come quando affondando il cucchiaino nella crema soffice, incontri i savoiardi al cacao e peperoncino, che ti danno quel brivido e quel calore che non ti aspetti.


    P.S: mi auguro che  non siano le prime caldane...



    Per la crema di mascarpone

    • 500 g di mascarpone di ottima qualità oppure di vostra produzione
    •      zucchero 
    •     2 tuorli
    •     2 albumi
    •      2 cucchiai di Rum


    Per il mascarpone Homemade
    • 500 g di panna fresca al 35% di grassi
    • un cucchiaio di succo di limone oppure la punta di un cucchiaino di acido citrico


    Per i savoiardi al cacao e peperoncino
    per circa 30 biscotti

    • 90 g farina 00
    • 20 g di cacao amaro
    • 50 g fecola di patate
    • 125 g di zucchero
    • 100 g di albume
    • 80 g di tuorlo
    • 25 g miele d'acacia
    • 1 cucchiaino di essenza di vaniglia o i semi di mezza bacca
    • peperoncino in polvere q.b
    • zucchero a velo q.b


    Per la bagna al rum
    • 150 g di acqua
    • 110 g di zucchero
    • 50 g di rum


    Preparazione del mascarpone

    Con questa dose, otterrete circa 350 g di mascarpone.

    • Mettete la panna dentro ad una ciotola di vetro o di acciaio e mettetela dentro ad una pentola in cui avrete versato due o tre dita di acqua. La boule non deve toccare il fondo e procedete alla cottura a bagnomaria portando la panna ad una temperatura di 85°C, poi unite il succo di limone o l'acido citrico e iniziate a mescolare.
    • La panna inizierà a coagularsi, quindi continuate la cottura per 5 minuti.
    • Togliete la ciotola dal fuoco, lasciate raffreddare, poi ricopritela con della pellicola  e riponete il tutto in frigo per circa 12 ore.
    • Versate il composto dentro ad un colino che avrete rivestito con della garza oppure un telo di cotone che non profumi di detersivo, chiudetelo legandolo stretto e poi  appendetelo sopra ad una pentola ( potete aiutarvi con un mestolo di legno) e lasciatelo in frigo per altre 24 ore.
    • Una volta pronto, mettete il mascarpone dentro ad un barattolo sterilizzato e conservatelo in frigo per un massimo di tre giorni.



    Savoiardi al cacao e peperoncino

    • Preriscaldate il forno a 180°C  in modalità statico.
    • Separate gli albumi dai tuorli  e montate gli albumi con le fruste elettriche oppure  nella planetaria, a neve ferma aggiungendo lo zucchero in due o tre volte, aumentando pian piano la velocità. Vi occorreranno dai 10 ai 15 minuti.
    • Sbattete i tuorli con il miele e uniteli agli albumi montati, utilizzando una spatola e mescolando delicatamente dal basso verso l'alto e ruotando di volta in volta la ciotola.
    • Unite la farina, il cacao, la fecola, la polvere di peperoncino nella quantità che desiderate, i semi della vaniglia, e mescolate come avete fatto prima con movimenti rapidi ma delicati.
    • Riempite un sac a poche con una bocchetta liscia di 10-14 mm, e formate dei bastoncini di circa 8 cm, su di una teglia rivestita di carta forno.
    • Cospargete di zucchero a velo, aspettate che si sia assorbito e poi spolverate ancora una volta, attendendo ancora l'assorbimento.
    • Infornate per i primi 3 minuti con lo sportello chiuso, poi inserite un cucchiaio di legno e lasciate cuocere per altri 4-5 minuti, favorendo così la fuoriuscita del vapore.
    • Sfornate e attendete che siano ben freddi, prima di staccarli dalla teglia.

    Bagna al rum

    • Fate scaldare l'acqua a circa 50-60°C, poi unite lo zucchero e lasciate sciogliere.
    • Togliete dal fuoco, fate raffreddare  e unite il Rum.
    • Se lo lasciate riposare qualche ora, il preparato sarà molto più aromatico.



    Per la crema di mascarpone aromatizzata al Rum

    Premessa
    Per il Tiramisù, ormai da tanto tempo, utilizzo una sorta di pastorizzazione delle uova  per evitare di incorrere in spiacevoli  conseguenze per la salute di chi si appresta a consumare i miei dolci che prevedono l'utilizzo delle uova crude. Sono piccoli accorgimenti che non richiedono dispendio di energie, ma che ci danno una certa tranquillità, scongiurando il problema della salmonella e non mi sembra poco! 


    • Mettete i tuorli dentro ad una ciotola ed aggiungete pari peso di zucchero, poi poggiate il tutto su di un pentolino in cui avrete messo due dita d'acqua, accendete il fuoco e iniziate a montare  i tuorli con le fruste elettriche.
    • Controllate la temperatura con un termometro e quando la massa raggiungerà i 70°C, toglietela da sopra l'imboccatura della pentola e fatela raffreddare immergendola in una ciotola che contenga acqua fredda, mescolando con una spatola. Una volta fredda, riponetela in frigo.
    • Fate la stessa operazione con gli albumi, e metteteli da parte.
    • Mescolate  il mascarpone e unite i tuorli pastorizzati, poi unite anche gli albumi e i 2 cucchiai di Rum

    Montaggio del Tiramisù

    Bagnate un savoiardo o due  nella bagna al Rum e inseritelo sul fondo del bicchiere, coprite con qualche cucchiaio di crema, poi un altro strato di savoiardi imbevuti e di nuovo la crema, fino al raggiungimento del bordo.
    Mettete in frigo e al momento del servizio, cospargete di ottimo cacao amaro.



    Con questo Tiramisù,  partecipo alla sfida n° 61 dell'Mtchallenge.










    giovedì 3 novembre 2016

    Vade...Dietro La Lasagna, Il nuovo libro dell'Mtchallenge!



    I libri dell'Mtchallenge, non finiscono mai di stupire!

    Ecco il nuovo arrivato, Dietro La Lasagna, 160 pagine di ricette golose del piatto più amato dagli italiani, quello che sa interpretare meglio di tutti  il concetto di tavola in festa e di famiglia, quello goloso grazie ai suoi strati di pasta, che racchiudono golose e goduriose farce, con la sua crosta croccante che inevitabilmente ci troviamo a staccare con le dita dagli angoli della teglia.
    Nel libro troverete tantissime ricette e consigli, dal come si prepara la sfoglia e tante idee su come farcirle, partendo dalla classica besciamella  per finire anche a quelle dei "senza", per gli intolleranti o allergici.

    La comunità dell'Mtchallenge è sempre in fermento, sopratutto grazie a quella  mente diabolica della sua fondatrice, la An Old fashion Lady del web Alessandra Gennaro, che come sempre si è occupata  dei testi e di tutto il lavoro immane che c'è nella nascita di un libro, aiutata da due collaboratori d'eccezione come Paolo Picciotto che ha curato la fotografia, e Mai Esteve maga delle illustrazioni e dello styling. 



    Il libro esce proprio oggi, 3 Novembre 2016 e lo potrete trovare in tutte le librerie ed anche online su Amazon, ed è edito da Gribaudo.
    Come sempre tutti i proventi, saranno donati alla Piazza dei Mestieri, il progetto che aiuta i ragazzi a poter scegliere un mestiere e a diventare "grandi"!


    Volete fare un master sulla lasagna??? 
    E allora acquistate il libro!



    DIETRO LA LASAGNA
    Foto di Paolo Picciotto
    Illustrazioni e Styling di Mai Esteve
    Casa Editrice Gribaudo (Gruppo Feltrinelli)

    martedì 4 ottobre 2016

    Tagliatelle al tartufo estivo



    Avete mai provato ad andare in cerca di tartufi?
    Io sono figlia di due grandi fungaioli e nel mio dna oltre ai vari cromosomi, sicuramente si celano anche le spore dei porcini! Sono cresciuta seguendo mamma nelle selve di castagni, ci alzavamo alle 5 del mattino  per essere nel bosco quando il sole avrebbe fatto capolino, mi ha insegnato tutti i trucchi del mestiere e fino a qualche anno fa  li ho sfruttati al meglio in compagnia di mio marito  riportando a casa discrete quantità di funghi, ma da qualche anno a questa parte la natura sembra che ci sia rivoltata contro; nonostante le copiose piogge, il susseguirsi delle giornate ventose asciuga di nuovo il terreno e dei preziosi porcini nemmeno l'ombra.
    Ma i tartufi no! Nonostante la mia casa di montagna, si trovi al confine con l'Emilia e in quella zona si trovino i preziosi tuberi ( con tanto di cartelli raccolta funghi e tartufi lungo il bordo strada), non ho mai trovato un tartufo, se non per caso.Si per caso! Il classico  colpo di fortuna inaspettato, durante una passeggiata in un parco insieme al mio fidanzato ora marito, razzolando con un piede stile gallina è affiorata una piccola pallina dal terreno dal profumo inconfondibile, e dopo il primo attimo di stupore  l'ho lasciata dove l'avevo trovata perché a 16 anni, m'importava un tubo dei tartufi, mi intrigavano di più i baci di più del signor Calamai!
    Poi con il passare degli anni  e  l'apertura del blog, ho avuto la fortuna  di incontrare tantissime persone interessanti e di fare esperienze che mai mi sarei sognata di fare, come questa truffle experience, in compagnia di Giotto e di Cristiano  tra i boschi di Forcoli, in una fredda mattina di Gennaio di qualche anno fa dove ho potuto vedere dal vivo la vera "caccia" al tartufo, una cosa che se non avete mai provato vi consiglio di fare. E' talmente emozionante vedere la sinergia che si crea tra uomo e cane, il grande rispetto e amore dell'uno verso l'altro, che se anche correrete dietro a quei due scalmanati, sarete certamente ripagati per tutto lo sforzo quando vi fermerete ad osservare due zampe bianche che scavano come forsennate, per liberare dalla terra il tesoro che si cela la sotto.





    I tartufi che ho usato per questa ricetta, sono tartufi scorzoni, chiamati così per la loro scorza ruvida, che si trovano nei boschi nel periodo estivo che va da Agosto a Settembre, meno nobili del più regale tartufo bianco, ma se saputi trattare regalano anche loro un buon profumo e un ottimo sapore al piatto che prepareremo, e poi diciamolo sono anche molto economici.

    Se vi capita di acquistarne molti e non potete consumarli subito, vi consiglio di avvolgerli uno per uno nella carta da cucina che assorbirà l'umidità e di inserirli  in un contenitore di vetro per alimenti;  li potrete conservare in frigo per un massimo di 7 giorni cambiando la carta ogni giorno.


    Tagliatelle al tartufo estivo




    • 320 g di tagliatelle fresche
    • 200 g di tartufo scorzone
    • 12 cucchiai circa di olio extravergine d'oliva
    • 2 spicchi d'aglio
    • sale 




    Pulite bene il tartufo, spazzolandolo sotto  un getto leggero di acqua fredda, utilizzando uno spazzolino a setole medio dure.

    Prendete una larga padella, versatevi l'olio, e unite anche gli spicchi d'aglio leggermente schiacciati e non sbucciati.
    Fatelo scaldare a  fuoco basso, attenzione perché l'aglio non deve assolutamente colorire, poi togliete la padella dal fuoco e lasciate per qualche minuto che l'olio e l'aglio si insaporiscano.
    Grattugiate il tartufo e versatelo nella padella insieme all'olio e lasciatene un pezzetto intero, per poi affettarlo sottile al momento in cui  servirete il piatto.
    Rimettete la padella sul fuoco, salate leggermente e fate insaporire per un paio di minuti.
    Cuocete le tagliatelle, poi scolatele e ancora umide fatele saltare nella padella.
    Affettate  il tartufo rimanente e servite

    martedì 20 settembre 2016

    Plumcake soffice allo yogurt





    Quando ero una bambina  i dolci per la colazione erano prettamente i ciambelloni che sfornava mamma , oppure il classico pane burro e marmellata, intervallati da dell'ottima schiacciata toscana all'olio, bella unta, che veniva inzuppata nel latte caldo ( se non avete mai provato questo abbinamento, vi siete persi una delle cose più buone della vita).

    I biscotti e le merendine confezionate, sono apparsi verso la fine degli anni 70, ma erano pochissime varietà e chi produceva le "pastine" erano una o due  aziende  al massimo, e quella più famosa pubblicizzava i suoi prodotti con una famiglia sempre felice e sorridente che viveva dentro ad un mulino!

    Sarà stato il mio metabolismo supersonico, ma mi ricordo molto bene che una pastina non mi bastava mai; aprivo il sacchettino di cellophane ravanavo dentro alla scatola e tiravo fuori tre o quattro pastine, che ingurgitavo in un nanosecondo, tanto ancora il mio lato B era alquanto insignificante, ed ero ancora ignara del fatto, che sarebbe cresciuto in maniera esponenziale, solo  molti anni dopo! 


    Fortunatamente mamma, non è che fosse molto propensa nell'acquistare certe cose, e quindi  la colazione casalinga era quella che andava per la maggiore!

    In fondo con un po' di farina, uova,  zucchero e una bustina di lievito, mescolati  a volte con le  mele, oppure le mandorle o nocciole, da che mondo e mondo, il risultato che uscirà dal forno sarà sempre una torta di quelle buone, sane e che profumano di casa.

    Certo è, che non sempre è così facile e semplice ottenere dei dolci soffici e friabili;  ci vogliono mille accortezze e mille trucchi, che si imparano nel corso del tempo, tramandandoli da madre e figlia, oppure  ci vengono  svelati dalle amiche, quando gli "rubiamo" le loro preziose ricette di famiglia.
    La Paneangeli, che tutte noi conosciamo, ha pensato di venire incontro a chi non ha bel chiaro le tecniche ed i segreti per ottenere dolci praticamente perfetti; andando sul sito  potrete scaricare l' e-book Paneangeli sui  trucchi e segreti in cucina, che spaziano dalla preparazione ai consigli  per la decorazione, che sicuramente potranno esservi utile, sopratutto se siete  alle prime armi e volete dilettarvi in cucina.

    Sapete che...

    "Per gli impasti lievitati che prevedono l’utilizzo di patate, è consigliabile scegliere la qualità per “gnocchi”. Questa varietà a pasta bianca è ricca di amido e contribuisce a dare la giusta consistenza agli impasti sia dolci, sia salati amalgamandosi perfettamente alla farina, senza lasciare grumi, oppure per chi non gradisce il liquore, può bagnare il pan di spagna con la stessa quantità di succo di frutta (qualsiasi gusto), di caffè per un gusto più aromatico, o di latte per un sapore neutro..."
    Ecco, questi sono solo due semplici esempi di quello che potrete imparare scaricando l'e-book.


    E ora torniamo alla ricetta di oggi.

    E' un plumcake estremamente soffice, adatto per essere consumato a colazione, che rimane morbido ed umido, proprio come quelli "famosi" della famiglia felice che vi dicevo prima, ed è perfetto inzuppato nel latte, oppure spalmato con dell'ottima confettura casalinga.
    Se per caso vi avanzasse, ricordatevi che lo potete mantenere fragrante per qualche giorno avendo l'accortezza di sigillarlo dentro ad un sacchetto per alimenti.



    Plumcake soffice allo yogurt

    La ricetta originale la trovate qua, su Tavola Arte e Gusto

          1 stampo da plumcake  di 25 x 10 cm
    • 150 g di farina 00
    •   50 g di fecola di patate
    • 200 g di yogurt greco bianco
    • 100 ml di olio di semi di girasole
    • 3 uova biologiche
    • 150 g di zucchero semolato
    • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
    • 1 bustina di lievito per dolci
    • scorza di arancia o di limone non trattati


    Montate le uova con lo zucchero, una presa di sale, la vaniglia e la scorza di limone, finché la massa non sarà spumosa e chiara; ci vorranno circa 6-7 minuti, poi unite a filo l'olio, facendolo scorrere sulla parete della ciotola della planetaria.

    Setacciate la farina con la fecola e il lievito e aggiungetene due cucchiai al composto che state montando a velocità non troppo sostenuta, unite anche lo yogurt ed infine il resto della farina, sempre a velocità bassa.



    Versate il composto nello  stampo da plumcake, imburrato ed infarinato e cuocere in forno statico a 170° per circa 45'.
    Prima di sfornarlo provate con uno stecchino se il plumcake è cotto; se ne  uscirà pulito ed asciutto è il momento di sfornare il vostro dolce.
    Una volta intiepidito, estraetelo dallo stampo e lasciatelo raffreddare su una gratella.