sabato 23 settembre 2017

Spaghetti con calamaretti e salsa di pane per l' Mtc #67



Strano che posti una ricetta di sabato ma se la suddetta ricetta ha una scadenza specifica che si identifica con la mezzanotte di domani, allora tanto strano non è. 
Anche questa volta arrivo all'ultimo tuffo per la sfida dell'mtchallenge, oramai è divenuta una prassi consolidata e la cosa inizia a darmi enormemente fastidio; parto con l'entusiasmo di una ventenne e poi mi lascio sopraffare dai mille impegni che richiede una famiglia di 4 persone, 5 gatti e i  due spasimati dei miei figli; se poi contiamo  una vacanza a Lisbona e la casa e i panni da risistemare, ho la giustificazione belle che pronta!
Ma il problema non è solo questo: il fatto è che questo mese la sfida sulla pasta col pesce l'ha lanciata quella maestra pesciaiola pescivendola della Cristina Galliti, la super esperta di tutto quello che vive nel mare, che sia dotato di pinne, chele, gusci o sacchi che sparano inchiostro..portate un pesce nella sua cucina, specialmente il più povero e insignificante  e lei lo trasformerà in piatto da re! Chi sono io per competere con i miei semplici primi piatti di pesce, che sicuramente sono stati visti e rivisti?


Sono figlia di due montanari, il primo piatto di pesce che ricordo sono gli spaghetti con le vongole in barattolo che preparava la mia mamma; soffriggeva l'aglio tritato con il prezzemolo nell'olio, ci buttava le vongole, sfumava con il vino, pochi minuti di cottura e ci condiva gli spaghetti.
A 17 anni ho comprato il primo libro di cucina di mare scritto da Paolo Petroni! E' stata la svolta , la luce in fondo al tunnel; acquistavo il pesce surgelato del super o nel negozio specializzato in pesce congelato, ma finalmente la cucina di mare iniziava a prendere forma in casa Bartoletti.

Sono cresciuta con queste basi che piano piano si sono irrobustite e che ad oggi mi fanno sentire soddisfatta della mia crescita. Il pesce surgelato è solo un ricordo lontano così come le vongole in barattolo, il mio libro di Petroni oramai vecchio e usatissimo è sempre li in libreria pronto a darmi una mano e riesco anche a sfilettarmi il pesce senza tanti problemi.

Come dicevo i piatti che di solito preparo mi sembravano abbastanza banali anche se il loro sapore è ottimo, ma d'altro canto non volevo neanche strafare con gli effetti speciali perché non avevo ne il tempo materiale, ne la materia grigia per pensare a qualcosa di stupefacente, così sono ricorsa al piatto di un grande chef che ha fatto della semplicità il suo cavallo di battaglia, Antonino Cannavacciuolo.
Il trucco per ottenere effetti speciali in un piatto semplice è l'uso di ingredienti di prima qualità, che con il loro sapore esaltano la struttura del piatto: calamaretti freschi, pomodorini del piennolo, pane toscano e gli spaghetti che uso ogni giorno e che trovo perfetti sia nel formato più sottile come in questo caso, sia nel formato superiore che uso per piatti più tosti, come un'amatriciana, una carbonara o un bel sugo con il pomodoro piccante.
Ma torniamo a questi spaghetti con calamaretti e salsa di pane; trovo che sia un piatto perfetto, con la cottura velocissima dei calamaretti che vengono soltanto saltati per una manciata di secondi, la pasta che termina la sua cottura nel sugo rilasciato dai cefalopodi con l'aggiunta del fumettoeche crea una sorta di crema unendosi all'amido della pasta,  ed infine  la salsa di pane che acquista sapidità grazie al fumetto in cui viene cotta.

Spaghetti con calamaretti e salsa di pane



dosi per 4 persone



  • 400 g di spaghetti n°3 Rummo
  • 250 g di calamaretti piccoli
  • 500 ml circa di fumetto di pesce
  • 1 spicchio d'aglio
  • una manciata di pomodorini del piennolo
  • prezzemolo 
  • sale, pepe
  • olio extra vergine


Per la salsa di pane


  • 200 g di pane toscano
  • 500 ml di fumetto di pesce
  • 1 scalogno
  • 4 rametti di timo
  • qualche gheriglio di noce
  • due cucchaini di uvetta sultanina
  • sale, pepe
  • olio extra vergine






Premetto subito una cosa. Il mio fumetto era già pronto, conservato in freezer dopo che era lo avevo preparato per un altro piatto ( la fideuà della Mai). Trovo molto comodo averlo sempre a portata di mano all'occorrenza, ma se voi lo dovete preparare  vi consiglio di seguire questi ottimi consigli.

Sbianchite i pomodorini in acqua bolletente per qualche secondo, poi scolateli e tuffateli subito in acqua e ghiaccio. Spellateli e tagliateli in quarti eliminando i semi.



Preparate la salsa di pane.


Tagliate il pane a cubetti e mettetelo a tostare in forno; estraetelo quando lo vedrete bello croccante e lasciatelo raffreddare.
Tagliate a julienne lo scalogno e fatelo rosolare in un goccio d'olio, con il timo le noci e l'uvetta, aggiungete il pane mescolate e fatelo insaporire, poi  coprite con il fumetto di pesce
Continuate la cottura per circa 6 minuti, poi frullate il tutto e passate la salsa ad un colino a maglie fitte. Mettete da parte.

Pulite i calamari staccando la testa dal sacco, togliete le interiora e la piccola penna trasparente  che troverete nel sacco; eliminate il becco in mezzo ai tentacoli ed anche gli occhi. Sciacquateli bene e metteteli ad asciugare su carta assorbente.
In una padella scaldate un goccio d'olio e fateci imbiondire l'aglio schiacciato; unite i calamaretti  tagliati ad anelli e fateli saltare velocemente in padella. La cottura deve essere velocissima, perché essendo di piccole dimensioni i calamaretti cuociono in pochissimi minuti e se la cottura si protrae troppo tendono a diventare duri. Toglieteli dalla padella e teneteli da parte.



Portate a bollore l'acqua salata e cuocete gli spaghetti finché non saranno al dente.

Nella padella dove avete saltato i cefalopodi aggiungete il fumetto di pesce caldo e unite gli spaghetti. Portate a cottura saltando la pasta. Aggiungete i calamaretti, i pomodorini e spolverizzate con il prezzemolo tritato finemente.

Impiattate aiutandovi con una forchetta ed un mestolo formando un nido e completando il piatto con la salsa di pane.




Con questa ricetta partecipo alla sfida #67 dell'Mtchallenge


martedì 19 settembre 2017

Pastéis de nata e la saudade per Lisbona






Un sogno che si materializza dopo tanto tempo;un viaggio a Lisbona io e il capo per staccare dalla routine quotidiana e pensare per qualche giorno solo a noi due.
Era tanto tempo che volevamo partire alla volta del Portogallo, ma non si era mai prospettata l'occasione giusta, ed invece circa 10 giorni fa ci siamo imbarcati a Pisa per volare verso Lisboa.

Lisbona con il suo cielo color cobalto, con le sue azulejos che adornano le facciate delle case, con le sue salite che tolgono il fiato e le sue discese che ti fanno tirare il freno a mano delle tue gambe se mai ne avessi uno, con il suo Tago che scorre lento e scandisce lo scorrere del tempo, con il suo tram 28 sempre stracarico di turisti che fa su e giu per le strade tortuose della città, con il suo bacalhau cucinato in mille modi più uno  talmente buono che lo mangeresti dalla mattina alla sera e infine loro, il simbolo di tutte le confectionaries e padarias della città e non solo, i pasticcini più buoni in assoluto, quelli che ti fanno decidere di fare una fila di decine e decine di metri se pensi di provare quelli famosi di Belem, oppure se opti per una soluzione più comoda puoi fermarti in rua do Loreto, da Manteigaria e gustarti senza fretta una pastéis de nata appena sfornata!




Oppure puoi optare per un comodissimo take away, con le tue bustine di zucchero a velo o di cannella che completano il tuo goloso pacchetto e gustarti questa delizia, dalla finestra del tuo appartamento che si affaccia sui tetti di Lisboa e sul fiume Tago...


Questi pasticcini di pasta sfoglia ( probabilmente quelli di Belem sono fatti con la pasta phillo, ma non ci giurerei) racchiudono una crema deliziosa aromatizzata al limone e cannella e vengono serviti con una spolverata di zucchero a velo o cannella e mangiati ancora tiepidi. Una caratteristica che mi ha colpito appena me li sono trovati davanti è stata la loro superficie lucida e ora vi spiego il perché.

Se poteste accedere al mio hard disk, trovereste ben due cartelle con le foto di questi pasticcini, scattate nel corso di un anno. Le prime foto non gli rendevano giustizia  e nella seconda cartella invece le foto sono molto belle, anche perché le ho fatte poco prima di partire con qualche nozione fotografica in più dello scorso anno.
Ho anche preparato un post, anzi avevo scritto la lista degli ingredienti e il procedimento, tutta gasata con l'idea di postare la ricetta appena sbarcata dall'aereo, ma mi sono dovuta fermare e buttare tutto nel cestino del pc, perché quella crema e quei pasticcini, non somigliavano affatto a quelli che avevamo assaggiato io e mio marito.
Le ricette che girano nel web, se digidate pastéis de nata o di Belem, hanno tutte tra i loro ingredienti la panna mentre alla prova assaggio di quella originale la crema è molto più fluida e delicata e senti che non è particolarmente grassa; seconda cosa, la superficie lucida, che non ho trovato in quelle che avevo preparato e fotografato e quindi per rispetto per me, ma sopratutto per voi che mi seguite ho preferito aspettare qualche giorno e mettermi alla ricerca della ricetta che maggiormente si avvicina a questa delizia.
Non posso dire che le vere pastéis de nata sono queste, perché vi direi una bugia, ma sono loro al 98% e questo mi sembra un ottimo compromesso!
Ovviamente se preparerete da voi la pasta sfoglia, acquisteranno una marcia in più, però se ne userete una con una buona percentuale di grassi vedrete che non vi accorgerete della differenza.

Io vi confido che mi metterò ancora alla ricerca della ricetta perfetta al 100% e chissà che nel corso del tempo non vi sorprenda con una nuova versione, non tanto per la crema che è questa, ma per il guscio esterno per trovare quella croccantezza che la pasta sfoglia acquistata non mi ha regalato.

Non stupitevi per il procedimento della preparazione  della crema; è proprio quello che ha fatto la differenza!


Pastéis de nata


Per 12 pastéis

1 rotolo di pasta sfoglia rettangolare ( circa 300 g)
250 ml di latte fresco
150 g di zucchero
75 g di acqua
30 g di farina
4 tuorli
1 stecca di cannella
3 scorzette di limone

burro a pomata per gli stampi

zucchero a velo o cannella in polvere per servire




 Accendete il forno e impostate la temperatura a 250° o 280° se avete questa opportunità.

Scaldate il latte con la cannella e la scorza di limone

Sciogliete la farina aggiungendo una piccola quantità di latte caldo; mescolate bene con una piccola frusta per non avere eccessivi grumi.

Versate il composto nel latte caldo e allontanando la pentola dal fuoco, mescolate per circa 2 minuti. Otterrete una sorta di roux.

Mettete lo zucchero in un pentolino e aggiungete l'acqua. Portate a bollore e fate cuocere per 3 minuti  o se disponete di un termometro spegnete quando lo sciroppo raggiungerà i 100°.

Versate lo sciroppo a filo sul composto di latte e farina, mescolando bene con una piccola frusta.

Prendete una caraffa e metteteci sopra  un colino molto fitto; versateci  il vostro composto e mescolate con un cucchiaio. così facendo gli eventuali grumi non si mescoleranno alla crema.

Sbattete i tuorli con una forchetta e mescolateli bene al composto.

La crema è pronta.

Prendete 12 stampi e imburrateli bene; se non li avete, potete usare uno stampo da muffin anche se la forma non è proprio quella originale.




Prendete il rotolo di pasta sfoglia e cospargetelo con le dita con un po' di acqua. Arrotolatelo dalla parte più larga fino a che non otterrete un cilindro.

Tagliatelo a pezzi di circa 2 cm.

Prendete un pezzetto e mettetelo al centro dello stampo, poi bagnatevi leggermente le dita e iniziate a schiacciare la base con i pollici risalendo verso il lato superiore. Ricordate che la base dovrà risultare sottile, mentre i bordi dovranno essere più spessi.

Versate il composto senza arrivare al bordo ma fermandovi a circa 3/4.
Io non l'ho fatto e cuocendo il composto è fuoriuscito sporcandomi i bordi dei dolcetti e mi ha creato qualche difficoltà al momento dell'estrazione.

Infornate e cuocete per circa 10-12 minuti o finché i bordi non saranno marroni e la superficie della crema leggermente bruciacchiata.

Sfornate e lasciateli intiepidire. 

Potete servili sia tiepidi che freddi, cosparsi di zucchero a velo oppure di cannella.



lunedì 14 agosto 2017

Scallion Pancake. Crêpe is the new black



Da quando è uscito il nuovo libro  targato Mtc, Crêpe is the new black non so quante volte ho già preparato questi scallion pancake; è stato un amore a prima vista, sarà che adoro ogni sorta di bulbo che emana effluvi cipollosi, oppure sarà per il fatto che la ricetta è di quella gran donna di Mai Esteve e con le sue ricette non ho mai sbagliato un colpo, sta di fatto che questa semplice ricetta deve aver fatto breccia anche in tante altre cucine della grande famiglia  dell'Mtchallenge, perché è una delle ricette più riprodotte dall'uscita del libro!

Semplici da fare, sono pronti in una manciata di minuti  e la  sfogliatura croccante li rende veramente irresistibili. In Cina e a Taiwan dove vengono venduti in ogni angolo di strada e sono  preparati con un cipollotto chiamato scallion, dall'odore forte e penetrante che fortunatamente perde in cottura risultando molto più delicato dei nostri cipollotti.

Per la nuova sfida estiva, la Mtc Summer Edition, sono state riprodotte in maniera identica le ricette del libro e scegliere tra più di 40 ricette diciamo che non è stato facile, c'è veramente da perdersi tra crêpe dai nomi impronunciabili provenienti da ogni angolo del mondo e ricette più classiche che ormai fanno parte della nostra quotidianità.
Io apro le danze con questi scallion pancake, ma sicuramente non sarà l'unica ricetta del libro che farà la sua apparizione sulle pagine del blog...
E ora tutti in cucina!

Scallion Pancake


Per 6 pezzi del diametro di 12 cm


  • 180 g di farina
  • 100-120 ml di acqua 
  • la parte verde di 3 cipollotti freschi
  • 3 cucchiai di olio di semi di sesamo
  • 1 cucchiaino di sale 
  • olio di semi d'arachide per friggere


Tritate finemente  i cipollotti ( non come me che li ho tagliati a rondelle e poi mi "sguillavano" dal rotolo...).
Setacciate la farina con il sale dentro ad una ciotola e versatevi un po' alla volta, l'acqua che avrete scaldato fin quasi al bollore; unitela poco alla volta e mescolate con un cucchiaio di legno,per non bruciarvi le mani, poi versate il composto sul piano di lavoro leggermente infarinato e impastatelo fino a renderlo liscio e setoso.

Dividete l'impasto in 6 pezzi  e copriteli con la pellicola.
Prendete un pezzetto e stendetelo con il matterello in un cerchio dello spessore di 1-2 mm, poi spennellate la superficie con un pennello intriso di olio di semi di sesamo.
Arrotolate a sigaretta non troppo stretto, poi arrotolate a spirale.




Spianate di nuovo la chiocciola e cospargete la superficie con i cipollotti tritati (Come vi ho detto prima il cipollotto deve essere tritato, non tagliato a rondelle come nella foto qui sopra, altrimenti al momento della seconda stesura rischierà di uscirvi fuori).

Arrotolate di nuovo e formate la chiocciola che andrete a spianare per l'ultima volta.
Fate la stessa cosa con gli altri pezzi, coprendoli con la pellicola, via via che saranno pronti.





Scaldate in una padella 2 cucchiai di olio di semi di arachide e quando sarà ben caldo ma non bollente, friggetevi gli scallion pancake, prima da un lato e poi dall'altro finché non saranno dorati e croccanti.
Una volta asciugati dall'olio in eccesso serviteli subito, ma anche tiepidi hanno il loro perché.


martedì 8 agosto 2017

Paella mixta



Finalmente sono riuscita a fotografare la mia paella!!
Giuro che non è stato facile, visto che è un piatto che preparo principalmente per cena e soprattutto quando gli amici ci vengono a trovare e quindi, non trovando carino farli attendere per fotografare il piatto, le foto che riesco a rubare sono quelle fatte con il cellulare, prima che mani e bocche fameliche si avventino sul tegame.
Anche ieri sera è andata più o meno nello stesso modo, ma visto che alla tavola erano seduti mio marito, figli e fidanzati vari, sono riuscita a scattare qualche foto tra i commenti sarcastici e l'ansia  che mi hanno venire e tra un'occhiataccia mia e un ..."che la levi quella mano"il risultato è quello che vedete qui sopra, mentre la foto sotto è stata scattata dal cellulare, chissà mai perché!

Vi confesso che ho un po' di timore nello scrivere  ricette di altri paesi, perché nutro un profondo rispetto per tutte le ricette tradizionali che siano italiane o anche estere e il solo pensiero  di denigrarle o sbagliarle, mi fa salire quel filo d'ansia che mi mette sempre sugli attenti, sperando di non scrivere castronerie.

Per prima cosa, la paella non è un risotto e non si cuoce come un risotto, ovvero aggiungendo man mano l'acqua o il brodo e mescolando portando a cottura; è un piatto antico, povero,  che si preparava con la cucina degli avanzi, quindi ripensandoci il mio metodo di unire ingredienti cotti in precedenza non si discosta poi molto dalla ricetta originale, e qui tiro un sospiro di sollievo.
Questa pietanza  prende il nome proprio dalla padella  in cui viene cotta, la paella una padella molto  larga e bassa che favorisce l'evaporazione dei liquidi durante la cottura; la mia è di ferro con un diametro di 30 cm ed è perfetta per cuocere una paella mixta per 8 persone dall'appetito robusto.

Alla ricetta della paella mixta, ho aggiunto anche quella della salsa aioli che ho rinominato eretica per via della presenza del latte, ma cercando in rete ho capito che ne esistono varie versioni; quella classica che prevede l'utilizzo del mortaio dove vengono pestati gli spicchi d'aglio privati dell'anima  insieme al sale, poi si aggiunge il rosso d'uovo ed infine l'olio extra vergine d'oliva che aiuterà a montare la massa proprio come una maionese, e poi la mia versione ( anche questa  spagnola) che non prevede l'utilizzo dell'uovo, ma al suo posto viene usato il latte. Potrete preparare questa salsa dal gusto deciso e piccante, solo se siete dei veri  amanti dell'aglio e vi tornerà utile anche quando vorrete preparare un aperitivo a base di tapas, oppure per  accompagnare verdure, grigliate di carne o pesce.




Paella mixta


Per 8 persone (dal forum di Cookaround)



  • 640 g di riso bomba o carnaroli 
  • 600 g di sovracosce di pollo senza pelle
  • 450 g di scamerita di maiale a fette alte un paio di cm
  • 2 calamari
  • 300 g di vongole
  • 300 g di cozze
  • 300 g di gamberi
  • 8 mazzancolle
  • 1 peperone rosso
  • 1 peperone giallo
  • 150 g di piselli
  • 150 g di fagiolini
  • 3 pomodori pelati
  • 1 cucchiaino paprika dolce
  • zafferano in stimmi
  • 2 spicchi d'aglio
  • olio extra vergine
  • sale e pepe
  • acqua, una volta e mezza la quantità del riso ( 1 litro circa, o almeno la quantità che serve a coprire a filo tutta la superficie del riso)




per la salsa aioli "eretica" al latte



  • 1 tazzina da caffè di latte fresco
  • 2 tazzine di olio di semi di arachide
  • 1/2 spicchio d'aglio o uno intero
  • sale 





Disossate le sovracosce di pollo e tagliate a cubetti la carne, saltatela in padella con dell'olio extra vergine, salate leggermente e mettete da parte.

Tagliate la scamerita a cubetti e saltatela in padella come il pollo, mettendola da parte.

Pulite i calamari, spellateli e sciacquateli bene, tagliateli a anelli e fateli saltare brevemente in padella, con un pizzico di sale, appena cotti metteteli da parte.

Lessate i piselli e nella stessa acqua lessate anche i fagiolini; passateli nell'acqua fredda e ghiaccio per mantenere il colore, scolateli e metteteli da parte.

Prendete i peperoni e tagliateli a metà. Una parte tagliateli a cubetti e saltateli in padella come avete fatto per il resto degli ingredienti, l'altra parte tagliateli a strisce e cuocete anche loro. Mettete da parte, tenendo separati i cubetti dalle strisce.

Lavate le cozze, strappate il bisso spazzolatele bene, risciacquatele e mettetele in una padella e fatele aprire. Conservate l'acqua dei molluschi.

Sciacquate le vongole e mettetele a spurgare in acqua salata per un'ora, sciacquatele ancora e fatele aprire sul fuoco. Filtrate l'acqua e tenetela da parte.

Vi svelo un segreto...io faccio tutti questi passaggi alcune ore prima di preparare la paella, abbatto nell'abbattitore tutti gli ingredienti e metto tutto in frigo; la sera quando devo preparare la paella, tiro fuori tutti gli ingredienti e procedo in questo modo...






Fate scaldare l'acqua a cui avrete aggiunto anche l'acqua dei molluschi portandola quasi a bollore; prendetene una piccola  parte, versatela in una tazzina  e metteteci dentro gli stimmi di zafferano.

Prendete la paella metteteci dell'olio extra vergine d'oliva e gli spicchi d'aglio con la camicia, fate rosolare a fuoco  basso facendo attenzione che non bruci, poi aggiungete i pomodori pelati schiacciati e lasciate cuocere per 3-4 minuti.

Unite i peperoni a cubetti, la carne di pollo e di maiale, i calamari, i piselli, i fagiolini, i gamberi crudi ( non le mazzancolle ) qualche vongola sgusciata e anche qualche cozza sempre senza guscio, mescolate e portate tutto alla giusta temperatura, poi cospargete con la paprika, unite l'acqua con lo zafferano, il riso distribuito su tutta la superficie della paella,un pizzico di sale e coprite a filo con l'acqua calda.

Da questo momento la paella non si mescola più!
Distribuite sulla superficie le mazzancolle e le strisce di peperone, in modo armonico  e unite anche le cozze col guscio.
Fate cuocere finché l'acqua non sarà assorbita e si farà formata una sottile crosticina sul fondo della paella.
Lasciate riposare la paella per qualche minuto e servitela con gli spicchi di limone o con la salsa aioli se piace.

Salsa aioli  al latte

Mettete nel contenitore del mixer ad immersione, il latte e l'olio, fatelo addensare con qualche pulsazione, poi aggiungete l'aglio privato dell'anima e un pizzico di sale, frullate e la salsa è pronta.

venerdì 28 luglio 2017

Brioche col tuppo e granita di limoni



Mork e Mindy, Gianni e Pinotto, Orazio e Clarabella, Topolino e Minnie, Stanlio ed Ollio, Cesare e Cleopatra, pane e marmellata e ovviamente brioche col tuppo e granita di limoni!!
Tutte queste persone e cibi hanno una cosa in comune ed è essere la coppia perfetta, quella indissolubile, indistruttibile, indivisibile e soprattutto immortale!
Se avete avuto la fortuna di andare in Sicilia, sicuramente vi sarà capitato di sedervi ad uno dei  tavolini degli innumerevoli bar e di poter gustare questo connubio fantastico, dato da una morbida e profumata brioche e dalla fresca e dissetante granita, che può essere di more di gelso, di pesche, al cioccolato, oppure alla mandorla e con  un ciuffo enorme di candida panna montata adagiato sopra.
Durante un blog tour in Sicilia, precisamente ad Acireale ho avuto modo di assaggiare la granita di limoni  preparata da un famoso gelatiere di Pozzillo, che ci spiegò che per fare un'ottima granita ci vogliono i limoni verdelli, ottenuti dalla forzatura  della pianta che non viene annaffiata per circa 40 giorni, stimolando così un'abbondante fioritura che porterà a sua volta alla maturazione di tanti frutti succosi e profumati.





Nel mio piccolo  ossia nel mio terrazzo, io e mio marito abbiamo un piccolo agrumeto composto da piante di limoni, cedri, arance, un mandarino,  e da quest'anno hanno fatto la loro comparsa due mini piante di un agrume che non conoscevo ancora, il finger lime o caviale di limone.
Si tratta di una pianta, bassa, cespugliosa dotata di spine acuminate ( chiedete a mio marito come si è divertito a trasportarla in macchina una volta acquistata) che produce dei frutti oblunghi con  al loro interno, una polpa formata da tantissime minuscole palline che ricordano il caviale ( da qui il nome) usate in cucina per accompagnare i piatti di pesce.



Ora non lo so che questi frutti arriveranno mai a maturazione, però non vi nego di essere molto curiosa di provare questa novità e sicuramente se il processo di crescita  continuerà senza intoppi, vedrete i risultati del mio pollice verde, trasformati in ricetta.

Con i limoni che avevo sulle  mie piante ho preparato questa granita di limoni seguendo le indicazioni di quel mito di Elisa Baker, che ha fatto delle granite il suo cavallo di battaglia; il procedimento è talmente facile che vi garantisco personalmente la riuscita, basta avere degli ottimi limoni e un mixer ad immersione, tutto qua!
E ora tutti in cucina...

Brioche col tuppo e granita di limoni



 Brioche col tuppo ( da Sweet Sicily di Alessandra Dommone)


  • 500 g di farina forte
  • 3,5 g di lievito di birra disidratato
  • 80 g di zucchero
  • 80 g di latte
  • 180 g di uova biologiche
  • 180 g di burro a pomata
  • 15 g di miele
  • 8 g di Marsala
  • 8 g di sale

per lucidare

1 tuorlo e un po' di latte

Granita di limone ( ricetta di Elisa Baker )

  • 700 g di acqua
  • 300 g di zucchero
  • il succo di 5 limoni grandi o 7 medi
  • la scorza di un limone biologico



Brioche col tuppo

Nella ciotola della planetaria versate la farina, il lievito e lo zucchero, iniziate a mescolare a velocità bassa ed aggiungete il latte e le uova, una alla volta; lasciate che l'impasto inizi ad amalgamarsi e aggiungete il burro morbido, una cucchiaio alla volta, poi unite il miele e il liquore. Lasciate che l'impasto si ricomponga, poi unite il sale..
Lavorate bene l'impasto finché le pareti della ciotola non saranno perfettamente pulite, prendete l'impasto, fate una palla copritelo con la pellicola e mettetelo in frigo per un'ora.
Riprendete la ciotola e lasciatela a temperatura ambiente finché l'impasto non sarà tornato morbido e soffice.
Iniziate a staccare delle palline di circa 60 g e lavoratele roteandole sul piano infarinato, formando delle palline. Prendete dell'altro impasto e formate delle gocce di circa 20 g, poi allargate con il dito la pallina più grossa ed incastrateci dentro la goccia.
Coprite con la pellicola e fate lievitare fino al raddoppio.
Non vi metto il tempo, perché a seconda della stagione, potrebbe volercene meno od anche di più.
Mescolate il tuorlo con il latte e spennellate la superficie della brioche, poi infornate a 200° per circa 15 minuti.
Sfornate e lasciate raffreddare.




Granita di limoni

In un pentolino mettete l'acqua e lo zucchero e fatelo sciogliere, poi toglietelo dal fuoco e lasciatelo raffreddare.
Spremete i limoni e grattugiate la scorza di uno.
Unite allo sciroppo, il succo filtrato e la scorza, mettete tutto dentro ad una ciotola in acciaio e mescolate con il frullatore ad immersione per 4-5 minuti.
Coprite e mettete nel congelatore per 5-6 ore.
Togliete la ciotola e frullate  di nuovo per un paio di minuti.
La granita a questo punto è pronta  per essere gustata, oppure potete conservarla tranquillamente in freezer

mercoledì 26 luglio 2017

Crostata di riso e verdure estive



Una piccola tregua dal caldo che toglie il respiro, dopo i temporali di ieri pomeriggio che hanno rinfrescato leggermente  l'aria  e che hanno fatto si che il lenzuolo questa notte facesse il suo dovere, coprendomi il corpo  invece di rimanere stropicciato e inutilizzato ai piedi del letto. 
Quando ci sono questi cali  di temperatura la voglia di utilizzare il forno riaffiora all'improvviso e non vuoi sfornare almeno una torta o un po' di pane?
Se dicessi che questa crostata di riso con le verdure estive l'ho preparata ieri vi direi una bugia, visto che è da qualche settimana che aspetta di essere messa in bella mostra, però che ne dite di cedere a questa tregua di caldo e di girare finalmente  la manopola del forno e metterla sui 180°?
Se c'è una cosa che adoro sono le verdure estive, dai pomodori alle zucchine, passando dalle melanzane e cipolle fresche, non disdegnando assolutamente i cetrioli e faccio un triplo carpiato per i fiori di zucca; voi portatemi un cestino di verdure fresche e mi renderete una donna felice!!
Raratuia, ciaki ciuka, caponate e quant'altro, sono i contorni che preferisco  e questa crostata di riso accompagnata da melanzane, zucchine cipolla e pomodorini, può essere considerata un perfetto piatto unico adatto per una cena, visto la presenza del riso e della mozzarella di bufala.
La ricetta originale prevedeva della burrata, che oltretutto adoro, ma io ho optato per dei bocconcini di bufala e devo che è ottima anche così.
La cosa un po' più lunga da preparare sono i pomodorini confit, ma se fate pace con il forno, basta condirli e metterli sulla placca, per poi infornarli quasi dimenticandosene. Potete anche prepararne una maggiore quantità e poi conservarli in frigo dentro ad un barattolo precedentemente sterilizzato, alternando i pomodorini a un filo di olio extra vergine d'oliva, e terminando coprendoli con il condimento. In questo modo, potrete conservali per circa una settimana in frigorifero e li potrete utilizzare come contorno, oppure nelle insalate di pasta, sulla pizza insomma potrete davvero sbizzarrirvi.

E ora all'opera!

Crostata di riso e verdure estive


Per uno stampo rettangolare 35 x 10 ( da Sale & Pepe 2014)


Ingredienti


  • 210 g di riso Carnaroli
  • 70 g di Parmigiano Reggiano
  • 25 g di burro
  • 3 uova biologiche medie
  • sale, pepe.
Per aromatizzare la base potete usare tocchetti di olive verdi ( una decina circa), capperi tritati, oppure qualche stimma di  zafferano aggiunto all'acqua di cottura del riso, o anche erbe aromatiche come  l'origano.

Per il ripieno


  •  1 melanzana
  •  2 zucchine chiare
  • 1 cipolla fresca di Tropea
  • 5 o 6 pomodorini confit *
  • 5-6 bocconcini di mozzarella di bufala campana



Iniziate con il lessare il riso ( se lo volete aromatizzato allo zafferano unite qualche stimma nell'acqua) in acqua salata, poi scolatelo al dente e raffreddatelo sotto l'acqua del rubinetto.
Scolatelo bene e mettetelo in una ciotola, dove unirete del burro sciolto, le uova sbattute, il parmigiano reggiano, del sale, del pepe e gli aromi che avrete scelto, tra gli ingredienti che ho scritto sopra.
Imburrate uno stampo da crostata rettangolare ( se fosse con il fondo amovibile sarebbe perfetto) e versateci uno strato di riso; compattate bene sia sul fondo che sui lati, poi ricoprite con la carta forno  bagnata e strizzata e versateci sopra dei pesi di ceramica.
Cuocete nel forno caldo a 180° per 20 minuti, poi eliminate la carta e continuate la cottura per altri 10 minuti.



Intanto preparate le verdure
Lavate e tagliate a spicchi la melanzana, poi saltatela in padella con un filo d'olio extra vergine e un pizzico di sale; cuocetela per circa 6-7 minuti o finché non sarà tenera.
Togliete la melanzana, aggiungete dell'olio se occorre, e mettetevi le zucchine tagliate a fette insieme al cipollotto tagliato a spicchi abbastanza grossi. Cuocete per circa 5-6 minuti, poi unite i pomodorini confit e la melanzana. Aggiustate di sale e continuate la cottura per altri 4 minuti.

Togliete il riso dallo stampo, mettetelo su di un piatto da portata, riempitelo con le verdure intiepidite e terminate  con i bocconcini di bufala campana ed erbe aromatiche fresche.






* per i pomodorini confit: coprite una leccarda con la carta forno, poggiatevi sopra i pomodorini lavati e sgocciolati bene dall'acqua ed asciugati, conditeli con un filo d'olio extra vergine d'oliva, sale, zucchero di canna, una grattugiata  di scorza di limone e dei rametti di timo.
Cuocete in forno caldo a 150° per circa un'ora e mezza o finché non li vedrete abbastanza appassiti.

lunedì 24 luglio 2017

Insalata di fesa di tacchino ceci e pesto di rucola




Caldo, caldo e ancora caldo, e non venitemi a dire che è normale che sia caldo in estate, perché questo lo so, solo che da qualche anno a questa parte il classico caldo estivo ha lasciato il posto a questo caldo allucinate che non lascia dormire e che toglie l'appetito.
Ora su questa affermazione potrei anche dissentire, l'appetito grazie al cielo non mi è sparito, ovviamente non mangio cofanate di pasta al ragù o polenta e cinghiale, ma cerco di preparare piatti leggeri e freschi che riescono a solleticare le papille gustative di tutta la famiglia; Insalate di pasta e di riso, verdure in mille modi, couscous e insalate di bulgur ma quello in cui mi sbizzarrisco con più piacere sono le insalate composte da carne e verdura.

Le carni bianche di pollo, tacchino e coniglio son le migliori da utilizzare per questo scopo; sono leggere, facilmente digeribili ed hanno un costo contenuto, quindi ottime per essere utilizzate  in cucina. Di ricette che prevedano l'uso di queste carni se ne conoscono a decine, ma se per caso vi mancassero delle idee  potete  prendere ispirazione qua, dove troverete alcune gustose  ricette con il petto di pollo, che vi potranno tornare sempre utili.

Per questa insalata di  fesa di tacchino con un procedimento di cottura un po' diverso dal solito; evitando la classica cottura arrosto, che a volte può dare come risultato una carne troppo asciutta, ho seguito il procedimento dello chef Fabio Campoli , che consiglia di marinare la carne in un liquido molto profumato, composto da acqua, vino e aceto, e poi di cuocere la carne dentro a questa marinata. Il risultato mi è piaciuto molto, perché la consistenza della carne è morbida e anche molto profumata e penso di utilizzarla anche per altre insalate estive, oppure come suggerisce lo chef si può accompagnare con una saporita insalata di fagioli e cipolla fresca:
Come leggerete di seguito, ho  tolto la pellicina ai ceci, operazione che vi confesso può essere un tantino noiosa e lunga, ma questa piccola accortezza evita di avere in seguito sgradevoli gonfiori di pancia che spesso possono essere molto fastidiosi.
E ora che le idee ve le ho date, non vi resta che mettere a marinare la carne e domani per pranzo, potrete gustare questa fresca insalata estiva.



Insalata di fesa di tacchino, ceci e pesto di rucola

Per 4-6 persone

Per il tacchino ( ricetta dello chef Fabio Campoli )


  • 600 g di fesa di tacchino
  • 500 ml di acqua
  • 500 ml di vino bianco
  • 3 foglie di alloro
  • 50 g di aceto bianco
  • 25 g di sale grosso
  • 300 g di ceci già lessati

Per il resto dell'insalata

  • 400 g di ceci già lessati
  • 2 cetrioli

Per il pesto di rucola

  • due pugni di rucola
  • succo di mezzo limone
  • olio extra vergine d'oliva
  • una puntina d'aglio
  • sale





Da fare il giorno prima

Prendete la fesa di tacchino e mettetela in una ciotola capiente; aggiungete il sale grosso, il vino, l'acqua, l'aceto e date una mescolata.
Coprite e mettete in frigo per almeno 8 ore.
Riprendete la ciotola, versate tutto dentro ad una pentola, mettete sul fuoco e lasciate sobbollire dolcemente per 2 ore.
Lasciate raffreddare la carne dentro al suo brodo.

Quando preparerete l'insalata

Prendete i ceci e togliete tutte le pellicine e mettete da parte.

Sbucciate i cetrioli, affettateli fini e metteteli in un colino cosparsi di sale. Dopo circa 20 minuti sciacquateli sotto il getto dell'acqua corrente. Scolateli strizzateli e lasciateli da una parte.



Ora preparate il pesto di rucola.

Lavate la rucola sotto l'acqua corrente e lasciatela scolare. Fate bollire dell'acqua leggermente salata e tuffateci la rucola per 30 secondi, scolatela e fatela raffreddare in una ciotola di acqua e ghiaccio,
Scolatela e strizzatela bene.
Nel boccale del mixer mettete la rucola, l'aglio, un pizzico di sale, il succo di limone e frullate, aggiungendo a filo l'olio extra vergine d'oliva.

In una insalatiera mettete i ceci, il tacchino sfilacciato, le fettine di cetriolo salate e pepate, condite con un filo d'olio extra vergine ed infine cospargete con il pesto di rucola.

mercoledì 5 luglio 2017

Coscia di coniglio ripiena ai profumi toscani e salsa di mirtilli





Il contest Saranno Famosi di Inalpi è arrivato alla sua terza edizione ed anche quest'anno vede tra i suoi sostenitori Slow Food e Altissimo Ceto.
Sono stati selezionati 10 sous chef dalla guida 2017 di Slow Food sulle Osterie d'Italia che affiancati da 3 food blogger ciascuno, cercheranno di raccontare attraverso i loro piatti, le tradizioni ed i sapori di questa meravigliosa terra italica, mettendo in risalto il territorio a cui appartengono.

Inalpi ha voluto che questo contest fosse legato con i valori della sua azienda e quindi l'amore per il territorio e il rispetto della materia prima, sono stati i primi ingredienti che abbiamo cercato di usare nelle nostre ricette, uniti  a fettine di latte, burri e formaggi e mescolati sapientemente con le eccellenze delle nostre regioni.

Un menù completo, dall'antipasto al dolce, coerente con i valori di Inalpi con la genuinità come ingrediente principale, con portate equilibrate, appetibili e in linea con il primo piatto preparato dal sous-chef.

Il nostro capitano è Matteo Seriacopi,dell'Osteria del Teatro di Cortona, un giovane pieno di idee e di talento e di tanta voglia di fare che ha proposto la linea guida da seguire per il nostro menù: " Frutti e Sapori della Toscana."

Ad aprire le danze ci ha pensato Simona Cherubini, con i suoi Cantucci salati ai pinoli, con composta piccante di mele, fichi secchi di Carmignano e zenzero, un antipasto che richiama ai famosi cantucci di Prato, diventati simbolo della nostra città in tutto il mondo, ma che Simona ha saputo rendere innovativi, accompagnandoli con una composta di frutta che vede tra i suoi ingredienti i famosi fichi di Carmignano. Poi è stata la volta di Matteo Seriacopi con il suo primo ovvero Pannicelli all'anatra profumata all'arancia,susine e spuma di finocchietto, un primo piatto tipico della Val di Chiana, una pasta ripiena ottenuta con gli scarti della pasta fresca, dalla forma irregolare che riportano alla memoria i panni stesi ad asciugare al sole e con un ripieno che rimanda direttamente a Caterina dei Medici e alla sua anatra all'arancia che aveva portato con se, sulle tavole francesi.
A me è spettato il compito di preparare il secondo piatto che tra poco vi racconterò, mentre le sorelle Marta e Chiara Calugi del blog  La Cucina Spontanea, pubblicheranno il loro dessert la prossima settimana quindi dovete aspettare ancora un poco, per vedere il nostro menù completo.

Pensando al mio piatto ho cercato dei prodotti semplici, legati al territorio, che potessero essere esaltati ed accompagnati dai prodotti Inalpi e la mia scelta è ricaduta sulla carne di coniglio, un tipo di carne che spesso viene sottovalutato, per utilizzare carni più blasonate e spesso anche più costose.
Ha carne bianca magra e leggera, estremamente digeribile e per questa ricetta ho usato un coniglio della Val di Chiana, per rimanere in tema di territorialità, ed ho profumato la sua carne con i classici sentori di erbe aromatiche che potete ritrovare in ogni arrosto toscano: salvia, rosmarino ed aglio, e per rendere la carne ancora più morbida ho usato del lardo toscano, sia all'interno che all'esterno che mi hanno garantito la riuscita del piatto.
Dei prodotti Inalpi, ho usato la caciotta Kremina, cremosa, morbida e molto delicata; l'ho grattugiata sulla superficie della coscia prima di arrotolarla, con una grattugia dai fori larghi, e oltre a dare sapore e morbidezza, durante la cottura è rimasta saldamente al suo posto, senza fuoriuscire.
Per la salsa la cosa è stata un po' più lunga e "calda!"
Ho pensato di fare un fondo bruno, con le ossa di vitello, ma quando ho avuto questa "genialata"in cucina partivo già con 30° e la cottura della salsa, tra forno e pentolone sul fornello, è durata per circa 6 ore, ma devo dire che ne è valsa ampiamente la pena.
Con Matteo avevamo parlato della mia idea di una salsa ai mirtilli per accompagnare la carne e mi aveva proposto di unire a questi frutti dei funghi porcini saltati in padella. Peccato che non sono riuscita a trovare nemmeno un boletus sui banchi del mercato, quindi la mia scelta è ricaduta sui funghi essiccati lo scorso anno, che ho unito nel grande pentolone in cui cuoceva il fondo.
Il risultato è stato veramente soddisfacente, e la salsa ha un sapore veramente ottimo! Mirtilli e funghi, sono un'accoppiata vincente.

E ora dobbiamo solo aspettare che siano pubblicate tutte le ricette e che siano decretate le due squadre che si sfideranno all'Università del Gusto di Pollenzo, durante il Cheese Bra, per decretare la squadra vincitrice del conetst!
E' inutile dire...tiferete per noi, vero?



Coscia di coniglio ripiena ai profumi toscani e salsa di mirtilli


Ingredienti per 2 persone



  • 2 cosce di coniglio della Val di Chiana disossate
  • 120 g di lardo toscano
  • un trito di rosmarino, salvia e aglio
  • qualche cucchiaio di pangrattato
  • burro Inalpi 
  • Caciotta Kremina Inalpi
  • sale e pepe
  • aglio, rosmarino per la cottura in forno
  • olio extra vergine d'oliva




Per la salsa 

  • 125 g di mirtilli
  • 2 mestoli di fondo bruno
  • qualche cubetto di ghiaccio


Per il fondo bruno 

  • 2 kg di ossa di vitello tagliate in piccoli pezzi
  • 150 g di sedano
  • 150 g di cipolla
  • 150 g di carote
  • 150 g di pomodori maturi o pelati
  • 30 g di concentrato di pomodoro
  • un pugno di funghi secchi
  • una bottiglia da 750 ml di Barco Reale di Capezzana
  • 2 spicchi d'aglio
  • erbe aromatiche miste (timo, alloro, salvia e rosmarino)
  • bacche di ginepro e pepe in grani
  • olio extra vergine d'oliva


Per prima cosa preparate il fondo bruno


Ungete le ossa e mettetele a cuocere in forno a 200° per 50 minuti.
In una pentola capiente mettete dell'olio extra vergine, le verdure tagliate a tocchetti, le erbe aromatiche, l'aglio e i funghi secchi fatti rinvenire in un po' di acqua tiepida. Fate rosolare. 
Unite le ossa, il vino, il concentrato e i pomodori, coprite con acqua fredda e aggiungete le bacche e il pepe. NON aggiungete sale.
Lasciate cuocere a fuoco basso per circa 5-6  ore, poi passate tutto in un colino a maglie fitte e rimettete la parte liquida nella pentola. Fate ridurre ulteriormente finché la salsa non sarà abbastanza densa.
Mettete la salsa da parte. Quella che non usate, potrete congelarla e utilizzarla in seguito per insaporire arrosti, sughi e risotti.




Disossate le cosce di coniglio, aiutandovi con un coltellino a punta lungo e sottile.Mettete la parte interna, rivolta verso l'alto e incidete lungo l'osso dell'anca .Fate la stessa cosa con l'osso più corto, raschiate bene e disarticolate. La coscia adesso è libera dalle ossa.
Appiattitela leggermente con il batticarne e fate la stessa cosa con l'altra.
Fate fondere due cucchiai di burro Inalpi e spennellate ambedue le cosce.
Spolverate con il pangrattato, salate e pepate.
Mettete una fetta di lardo sulla superficie della carne, cospargete con il trito aromatico e grattugiate ci sopra, con una mandolina a fori larghi, la caciotta Kremina Inalpi.
Arrotolate bene la carne e fasciate con il lardo.
Mettete le due cosce in una teglia con un filo d'olio extra vergine, due spicchi d'aglio con la loro buccia e due rametti di rosmarino.
Cuocete in forno caldo per circa un'ora a 180°.
Sfornate e lasciate intiepidire prima di affettare la carne.

Preparate la salsa ai mirtilli


Mettete sul fuoco la salsa, portatela a bollore e ricopritela con del ghiaccio che aiuterà la salsa a diventare lucida. Fatela cuocere per circa 20 minuti, poi aggiungete i mirtilli e continuate la cottura per altri 15 minuti.

Affettate le cosce di coniglio e servitele con la salsa.


mercoledì 21 giugno 2017

Torta di ciliegie e cioccolato




 Fin da bambina passavo tutti e tre i mesi di vacanze in quel di Treppio  e dopo i primi 15 giorni di entusiasmo subentrava una tristezza infinita perché i miei amici erano tutti in vacanza al mare e dovevo aspettare i primi di Agosto  fino a che non arrivavano tutti e formavamo la mitica compagnia delle Selve! 
Eravamo una bella banda, circa una quindicina di bambini, che con il tempo sono cresciuti e sono diventati adolescenti casinisti, poi uomini e donne  e adesso siamo tutti sposati con i figli oramai grandi.

I prati e i campi erano il nostro parco giochi, e la sera giocare a nascondino tra i castagni o rincorrere le lucciole erano i nostri passatempi preferiti. Andavamo anche a caccia di pipistrelli, con i secchi dell'acqua in testa per paura che si impigliassero tra i nostri capelli, ma questo è una di quelle cose che di cui non vado particolarmente fiera e che mi fa sentire ancora oggi abbastanza ridicola!!
Poi c'erano loro, i due enormi ciliegi duroni che erano cresciuti nei prati intorno casa mia; uno nel campo di sotto con i rami raggiungibili dal muretto dell'orto e uno nel campo di sopra, vicino vicino al muretto che delimitava la strada che porta nelle Selve. Dai loro tronchi usciva una resina dorata, dura al tatto e noi pensavamo che fosse qualcosa di enormemente prezioso! Passavamo interi pomeriggi a staccare quei gioielli che poi infilavamo in tasca dei jeans e li succedeva il patatrac! Se la resina non era ben secca ( e la parte dove era attaccata non lo era mai...) si impastrugnava all'interno delle tasche dei nostri pantaloni e le  mamme non è che fossero poi così contente!

Gli anni sono passati e i ciliegi hanno continuato a regalare i loro preziosi tesori, solo che invece di essere resina color ambra erano grossi, rossi e croccanti e buonissimi e io li apprezzavo forse anche  di più. Fino a che babbo era ancora con noi, ci pensava lui a raccogliere le ciliegie aiutato da mio fratello Aldo, che rimaneva sempre abbarbicato ai primi rami perché l'altezza lo ha sempre intimorito, poi dopo che babbo se ne è andato il compito è passato a mio fratello e a mio marito, solo che il terrore che provava mio fratello non è mai passato. 
Un sabato di tanti anni fa, Aldo e Gianluca erano intenti a raccogliere le ciliegie, mio marito con una certa nochalance, mentre mio fratello sembrava una cozza attaccata allo scoglio!! Nella strada che costeggiava il campo, stava passando la famosa Beppa delle Selve, una donnina minuta ingobbita dal tempo e dai dolori alle ossa che non le davano tregua. Si ferma, solleva la testa e saluta mio fratello e mio marito, in dialetto treppiose

Ragazzi che fade...cogliede le cileje?

E loro
Si Beppa!
E lei notando lo stato d'animo di mio fratello...
Oh Aldo, non t'avrai mia paura vero?
e mio fratello...abbarbicato al tronco
Un pochino si,  Beppa!
E lei
Oh viaaaa, ma non tu sarai mia matto?!?!

Dopo questo scambio di battute Beppa aveva ripreso il suo cammino, quando ad un certo punto si ferma, solleva la testa e rivolta a mio fratello dice

" Oddio, a dire il vero, al gazzettino toscano hanno detto, che c'era uno...che gojieva le cileje, jie casco di sotto al cilejio e jie morto!! Ma morto ehhh!!

Ecco, vedere mio fratello, sgranare gli occhi e  staccare immediatamente la mano destra dal tronco e toccarsi gli attributi maschili è stato un attimo!!! Giuro che tutte le volte che ci penso, muoio dalle risate e rivedo quel pezzettino di donna, con il  grembiule nero che le arrivava alle caviglie, che dopo aver detto questa perla si allontanava tranquillamente...

I due ciliegi sono diventati solo uno e forse anche lui inizia a sentire la stanchezza dei suoi anni, perché oramai non ci regala molti frutti e quando ce li regala noi siamo in città e gli unici che apprezzano la cosa, sono gli uccelli che si riempiono la pancia.
Così se voglio mangiare le ciliegie, l'unica soluzione è acquistarle e quest'anno devo dire che quelle comprate fino ad oggi sono state degli ottimi acquisti e oltre a mangiarle in purezza, le ho trasformate in confettura, ma soprattutto ho avuto la fortuna di incappare in questa ricetta meravigliosa, che oltre a trasformarsi in amore al primo assaggio, è stata preparata ben due volte in due giorni!

La ricetta l'ho scoperta da lei,la mia musa ispiratrice, la mia socia, la mia gemella separata dalla nascita, la mia bella Patrizia del blog Andante con Gusto; la ricetta originale proviene da un Sale & Pepe del 2014 e ieri rovistando fra le mie riviste di cucina ho trovato la copia ed ho letto la ricetta; posso dire che le variazioni che sono state apportate, la rendono una torta veramente fantastica, umida e golosa, una torta da fare e rifare, finché le ciliegie saranno ancora presenti sul mercato.

Non avendo uno stampo a ciambella di 18 cm, mi sono arrangiata inserendo un tubetto da cannolo di acciaio nel centro della teglia, che avevo imburrato ed infarinato  ( fate la stessa operazione anche al tubetto) ed ho aumentato l'altezza dello stampo con un giro di carta forno. Per rendere il tutto più carino, una volta sfornata e raffreddata ho tagliato leggermente la calotta e l'ho cosparsa di cacao amaro.
Patrizia nella sua ricetta ha usato lo cherry e l'olio extra vergine d'oliva del Garda, io invece olio di semi d'arachide e ho sostituito lo cherry con il Rum.

Torta ciliegie e cioccolato

per uno stampo da 18-20 cm di diametro


300 g di ciliegie lavate e denocciolate 
130 g di farina 00
3 cucchiai di Rum
150 g di zucchero semolato ( potete usare anche dello zucchero di canna )
60 g di cacao in polvere amaro di ottima qualità
120 g di olio di arachidi
120 g di acqua
100 g di cioccolato fondente tritato grossolanamente.
3 uova grandi biologiche 
1/2 cucchiaino di bicarbonato
1 cucchiaino di lievito in polvere per dolci
burro e farina per lo stampo.





  • Scaldate il forno a 180°
  • Mettete le ciliegie già lavate e denocciolate dentro ad una ciotola e unite il Rum e lo zucchero; lasciatele macerare fino al momento di usarle.
  • Tritate a coltello  il cioccolato fondente
  • Scaldate l'acqua in un pentolino, poi unite il cacao e mescolate bene, eliminate tutti i grumi e mettete da una parte

  • Nella planetaria, sbattete le uova con lo zucchero rimanente finché non saranno belle gonfie e chiare; vi ci vorranno circa 10 minuti.

  • Iniziate a versare l'olio sulla massa montata, cercando di non far smontare l'impasto.
  • Unite anche  il cacao e continuate a montare.
  • Togliete la ciotola dalla planetaria e iniziate ad unire la farina setacciata insieme al bicarbonato e il lievito. Mescolate delicatamente dal basso verso l'alto aiutandovi con una spatola.
  • Unite anche il cioccolato a scagli e le ciliegie con il loro liquido.
  • Versate il composto dentro allo stampo e infornate.
  • Cuocete per circa 50 minuti e per sincerarvi della cottura fate la prova stecchino, che dovrà uscire perfettamente asciutto.




sabato 10 giugno 2017

Crêpe is the new black!! Il nuovo libro dell'Mtchallenge




Ieri le pagine di facebook sono state prese d'assalto da centinaia di foto in bianco e nero ti tipe e tipi loschi, ( tra cui io) che si sono fotografati  con un cartello in mano con tanti punti interrogativi, mettendo in discussione le loro facoltà mentali e psichiche davanti alle centinaia di persone che le seguono.

No, non eravamo impazziti, quando facciamo queste cose strane noi dell'Mtchallenge state pure sicuri che qualcosa bolle in pentola e non si tratta di un ragù che pippa da ore, ma di qualcosa di ben più prezioso che va ad allungare ancora di più la meravigliosa collana di libri targata Mtc: dopo  L'ora del Paté, Insalata da Tiffany, Dolci Regali, Torte Salate e Dietro la Lasagna, siore e siori ecco a voi...rullo di tamburi!!!!



Crêpe is the new black, un giro del mondo tra cialde, crespelle, blini, pancake, waffle, e necci aggiungerei io, e se lo acquisterete capirete il perché!



La regia è sempre di quella pazza che si chiama Alessandra Gennaro, la Old Fashion Lady che vive tra Genova e Singapore, l'ideatrice della sfida più pazza del web che è l'Mtc, una sfida che si svolge tutti i mesi, ma più che un gioco è una scuola di cucina senza maestri che riesce ogni volta, anche senza premi a regalare emozioni e ad insegnare sempre qualcosa in più!!










«Facile da portare, capace di farsi plasmare dagli accessori ma, nel contempo, unico e immediatamente riconoscibile, il nero è diventato il simbolo di quella classe innata e disinvolta, propria di chi sa affrontare con stile tutte le occasioni. Mutatis mutandis, le crêpe sono l’equivalente di questo colore, in cucina: sono facili da preparare, sanno adattarsi ai vari complementi, senza mai perdere la loro identità.» Uova, latte e farina (oltre all’immancabile pizzico di sale): vi basteranno 3 ingredienti e pochi attrezzi per passare dalla pastella alla padella… Oltre 80 ricette e tante proposte per crespelle colorate, senza glutine, senza latticini… e anche senza padella! Il giro del mondo in 45 crêpe Dalle classiche Crêpe Suzette francesi ai Potato waffle dell’Irlanda, dagli italianissimi cialdoni di Pellegrino Artusi ai finlandesi Finnish Pancake, dai Dorayaki giapponesi ai Pikelet dell’Australia… La dispensa Burri aromatizzati, sciroppi, confetture, curd, pralinati e creme dolci e salate da spalmare… Le ricette creative Makicrêpe, crêpe ai gamberi con salsa all’arancia e zenzero, crespelle al radicchio e mirtillo con besciamella ai fiori e spezie, crêpe con asparagi e crema pasticciera salata Facili e veloci Proposte lampo per colazioni, pranzi, apericrêpe e cena»














Se abitate nelle zone dove arrivano La Nazione, Il Giorno ed Il Resto del Carlino, oggi 10 Giugno potete acquistare il libro in uscita insieme al quotidiano, per chi non fosse così fortunato dovete attendere il 15 Giugno 2017  per poterlo acquistare in tutte le altre librerie e sul web.



 Come sempre i proventi della vendita del libro, saranno donati alla Piazza dei Mestieri, di Torino e Catania,  il progetto che aiuta i ragazzi a poter scegliere un mestiere e a diventare "grandi"!


Foto di Paolo Picciotto
Illustrazioni e Styling di Mai Esteve

Casa Editrice Gribaudo (Gruppo Feltrinelli)