giovedì 23 maggio 2013

Spiedini di pollo al sesamo e lemon grass con verdure profumate all'origano ... e la Cucina al Sacco.







I miei primi pranzi al sacco, risalgono alle gite scolastiche! Zaino sulle spalle, pieno zeppo di succhi di frutta, pastine varie, biscotti, e gli immancabili panini con l'affettato, come diciamo qua in Toscana! Mortadella, salame, prosciutto, che se per caso non riuscivi a trovare un bar o una fontanella ( a quei tempi le bottigliette di plastica, mica c'erano ...) rischiavi di morire di sete, per l'arsione che ti avevano procurato!
Poi via via che il tempo passava,  niente più gite scolastiche, ma pic nic con la famiglia, e allora via con pasta fredda, riso freddo, tramezzini, tutto immancabilmente "freddo"... che se per caso andava via il sole e faceva più freschetto, rischiavamo la congestione ;)

Così, quando Cuki e Cannamela, mi hanno chiesto, se volevo partecipare alla loro iniziativa, La Cucina al Sacco, con una ricetta saporita, ma leggera, cucinata nell'apposito sacchetto Cuki, ed insaporita con le spezie Cannamela, e comoda per essere gustata all'aria aperta, ho pensato a questi spiedini, ed a queste verdure colorate e saporite.






  • 8 sovraccosce di pollo senza pelle
  • cipolle fresche di Tropea
  • pangrattato
  • semi di sesamo tostati in padella
  • zenzero in polvere Cannamela
  • lemon grass Cannamela
  • peperoncino in polvere Cannamela
  • uno spicchio d'aglio schiacciato
  • sale
  • pepe
  • succo di limone
  • oli extra vergine d'oliva
  • 4 spiedini di legno
  • Sacchetti forno Cuki
Per le verdure
  • 2 cipolle fresche di Tropea
  • 5 zucchine chiare
  • 1  peperone grande , o due piccoli
  • una manciata di pomodorini
  •  4 patate medie
  • aglio
  • pangrattato
  • origano Cannamela
  • peperoncino in polvere Cannamela
  • sale pepe
  • olio extra vergine d'oliva
  • sacchetto forno Cuki


Disossate le sovraccosce di pollo, tagliatele in tre strisce , nel senso della larghezza , e mettetele dentro ad una boule.
Aggiungete una generosa spolverata di lemon grass, zenzero, peperoncino, sale e pepe, lo spicchio d’aglio schiacciato, ed infine il succo del limone spremuto, date una bella mescolata, e mettete a riposare in frigo per un paio d’ore circa.
In un piatto, mescolate il pangrattato, con i semi di sesamo tostato, e passateci le strisce di pollo. Arrotolatele su se stesse, e iniziate ad infilzarle sugli spiedini di legno, alternandoli agli spicchi di cipolla di Tropea.
Salate e pepate leggermente , e mettete dentro ai sacchetti Cuki, chiudendoli con l’apposito laccetto.




A questo punto, prepariamo le verdure, lavandole e tagliandole a cubetti o rondelle, a seconda del tipo.
Mettetele in una ciotola, cospargetele di sale, di pepe, unite l’aglio tritato, un pizzico di peperoncino, l’origano, il sale il pepe, ed infine il pangrattato.
Date una bella mescolata, irrorate con un filo d’olio, ed inserite il tutto nel vostro sacchetto Cuki, chiudendo con l’apposito laccetto.

Scaldate il forno a 180°, mettete i sacchetti sulla placca del forno, e cuocete sia la carne, che le verdure, per circa 40/45 minuti, poi con cura ed attenzione, tagliate con le forbici, un angolo dei sacchetti, lasciate uscire il vapore, e continuate la cottura per circa 10 minuti.
Ottimi serviti tiepidi o addirittura freddi, per gli spiedini non servono nemmeno le posate, e le verdure, possono essere trasportate, nei comodissimi contenitori ermetici Cuki.



venerdì 17 maggio 2013

Piatti,bicchieri e stoviglie sporchi ... meno male che c'è Pril!!


Adoro cucinare, preparare piatti succulenti, divertirmi ai fornelli per preparare i piatti per il blog, e presa dall’euforia, non mi accorgo mai, di quanti piatti, piattini, teglie, vassoi e pentolame vario, utilizzi per un semplice piatto.
Poi è la volta del set fotografico, impiatto, scatto, controllo la foto,e tiro un sospiro di sollievo, vedendo che i miei sforzi culinari, hanno dato degli ottimi risultati.
Ma di solito, il mio sorriso sparisce, appena rimetto piede in cucina, e vedo il disastro che ho lasciato in giro! A parte la confusione, sono la marea di stoviglie da lavare asciugare e riporre, che mi mettono un attimo di ansia, ma fortunatamente c’è la mia amica lavastoviglie, sempre pronta a darmi una mano, per rimettere in ordine, il mio personale tsunami cuciniero!
Cosa di più facile, che aprire un semplice sportello, tirare fuori due carrelli che ti aspettano volenterosi, riempirli di tutte quelle stoviglie, inserire il detersivo, richiudere e premere il tasto start!
Però, se voglio che le mie stoviglie siano brillanti e super pulite, devo pensare a tenere pulita anche la mia amica che tanto silenziosamente e umilmente, mi da una mano, e quindi per lei esistono dei prodotti specifici che fanno , che sia sempre perfetta e funzionante.
Pril, ha pensato ad una gamma di prodotti, che fanno , che la nostra lavastoviglie, sia sempre perfetta!
Sto parlando di Pril Cura- Lavastoviglie azione 3 x, che ha una forza straordinaria, penetra  nelle parti meccaniche, ed elimina il grasso ed il calcare, che si sono depositati nel tempo, e pulisce in profondità anche il filtro, dove notoriamente gli accumuli di sporco e grasso, sono più presenti.
Poi arriva Pril Brillantante, che aiuta a far scivolare l’acqua più facilmente, e le stoviglie acquistano quella brillantezza, che tanto piace a noi donne.
E per ultimo, ma non per merito, ovviamente, il Deo-Perls, il deodorante che grazie alle sue perle, rilascia gradualmente il suo profumo, eliminando quell’odore fastidioso, che a volte può essere presente nel lavastoviglie, lasciandola fresca e profumata.
E adesso che tutte le stoviglie sono pulite, rimettiamoci ai fornelli!!


giovedì 16 maggio 2013

Carote glassate e la nuova collaborazione con Vega







Vi siete mai trovati a guardare la foto in qualche blog di cucina, e di colpo, innamorarvi di un piatto, di un vassoio, di un'alzatina,  e domandarvi  "Chissà mai dove l'avrà acquistata? "...
Ecco, se almeno una volta, vi siete fatti questa domanda, appartenete alla mia categoria, cioè a quella dei food blogger che sono sempre alla ricerca del piatto adatto, che aiuti a mettere in risalto, il frutto del duro lavoro dietro ai fornelli.
Perché diciamocelo, anche l'occhio vuole la sua parte, e se il nostro arrosto o la nostro piatto di pasta, lo serviamo in una bella porcellana, sarà sicuramente un bel vedere, e una delizia in tutti i sensi

Mi è stato chiesto di   collaborare con una  famosa azienda di Bolzano, la Vega,  che si occupa principalmente di attrezzature alberghiere, e al momento di sfogliare il loro catalogo, sono rimasta impressionata dalla varietà e scelta, degli articoli, che offrono ai loro clienti.
Praticamente per i food blogger, e non solo, ma anche a chi piace semplicemente circondarsi di cose belle è una specie di piccolo Paradiso, un grande negozio virtuale, dove gli amanti del bello si perderanno volentieri, tra le tante pagine dei vari articoli  che vengono proposti.
Come dicevo Vega, si rivolge soprattutto ai professionisti del settore alberghiero e della ristorazione, ed oltre alle attrezzature, gli operatori del settore, possono trovare tutto ciò che è loro utile per il loro vestiario, proprio nella sezione di abbigliamento professionale. 
Diciamocelo pure, ma come  sono affascinanti gli chef, nelle  loro giacche ...   :)
 
E allora, dopo aver passato ore, tra le pagine del catalogo, sfogliando, sognando e scegliendo,tra piatti, bicchieri, posate,  ecco qua, una delle cose che mi ha rubato il cuore ...
Una piccola cocotte in  ghisa, adattissima per le cotture lente come quelle degli stufati e dei brasati, ma bellissima ed utilissima, anche per presentare delle piccole porzioni di dessert.
Nei prossimi post, vi farò vedere le altre cose, di cui mi sono innamorata ... 

E appena arrivata a casa, ecco qua, la mia cocottina all'opera ...

Questa  ricetta è di Dauliana, della serie, vista e innamorata ...
So che ci sono tante persone, che non amano le carote cotte, ma queste, sono veramente buone ... croccantine al punto giusto, e di una delicatezza infinita.






Carote glassate al timo e miele d'arancia.

  • 500gr di carote
  • una noce di burro
  • 1 cucchiaino di miele d'arancio
  • 1 cucchiaio di succo di limone
  • sale
  • timo fresco
  • qualche seme di cumino
Pulite le carote, e tagliatele leggermente di sbieco.
Mettetele in un pentolino, con la noce di burro, qualche foglia di timo fresco, un pizzico di sale, e cuocetele finché non sono una via di mezzo, tra il tenero, ma ancora leggermente croccanti...
Ecco, a questo punto sciogliete il miele in un goccio d'acqua, e versatelo sulle carote.
Il tempo di caramellare, e il vostro contorno è pronto.
 
 





giovedì 9 maggio 2013

Cookies al cioccolato bianco e fragole



Il motivo che mi ha tenuta lontana dal blog, è finalmente al suo posto.
Sto parlando di una bella siepe di Photinia, con le sue foglie verdi e rosse, che spero nel giro di qualche mese, si possa trasformare in una bella barriera anti sguardo indiscreto, da parte della mia "simpatica" vicina!
Abbiamo un bellissimo terrazzo, vivibile, calpestabile, ci potrei anche fare ginnastica, se solo lo volessi, con i suoi quasi 50 mq di superficie, ma ci sono loro, quegli occhi indiscreti, che si piazzano a osservare ogni tua mossa, e ti fanno odiare il fatto di non poter vivere la tua vita privata, come vorresti!
E allora, ecco che scatta l'operazione pollice verde,  vasche, terriccio, concime, palette, piante e tanta pazienza, e l'inevitabile trasloco degli agrumi già esistenti, che sembrava di giocare ai quattro cantoni...
Gli occhi indiscreti, continuano a scrutare, ma non potendo vedere bene dalla sua prospettiva, adesso si fa ospitare al terzo piano, per vedere meglio ... ma è già un passo in avanti, una grande vittoria, e la soddisfazione di non vederla più seduta vicino al confine, con la "gislonga" rivolta verso casa tua è grande!!!
 E come diceva una canzone del Grande Renato Rascel , che voglio cantare a squarciagola, a nome della mia siepe un po' spelacchiata ...

" Noi siamo piccoliiii,
ma cresceremooooo,
e allora virgolaaaa,
ce la faremooo, 
chiusa parentesiii,
riporto seiiii ...

Caraaa vicinaaaa, non pensareee
piùùù, ai fattiii mieiiii ...


 

E dopo la parentesi canora e di sfogo, passiamo alla ricetta.
Biscottoni grandi, dolci e profumati, con fragole e cioccolato bianco, un piccolo peccato di gola, per risollevare il fisico, dalla fatica del giardinaggio :)

  • 200 g di farina Petra 5 oppure farina 00
  • 100 g di cioccolato bianco
  • 50 g di fragole
  • 140 g di burro
  • 1 uovo intero bio
  • 100 g di zucchero semolato
  • 100 g di zucchero di canna
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • un pizzico di sale

            

Lavate le fragole, asciugatele, e tagliatele a cubetti, e tritate il cioccolato bianco, utilizzando un coltello robusto.
Fate sciogliere il burro e fatelo intiepidire.

Sbattete le uova con lo zucchero, sia di canna che quello semolato, e l'estratto di vaniglia, quindi aggiungete il burro fuso ormai intiepidito, un pizzico di sale , e la farina setacciata con il lievito.
Amalgamate bene il tutto, coprite con la pellicola per alimenti, e mettete in frigo a riposare per circa un'ora.
Riscaldate il forno a 210°, foderate con la carta da forno una teglia, e con l'aiuto di un cucchiaio, distribuitevi sopra l'impasto, avendo cura di distanziarli gli uni dagli altri, e schiacciate leggermente la superficie.

Ricoprite la superficie con il cioccolato e le fragole, e cuocete per circa 10 minuti.
Quando li sfornerete saranno ancora abbastanza pallidi e morbidi, ma va bene così... lasciateli leggermente intiepidire, e poi staccateli con delicatezza dalla carta forno.
E i vostri cookies alle fragole, sono pronti :)













lunedì 6 maggio 2013

Focaccine di farina di ceci y Jamon Joselito



Un incontro casuale e fortuito, con Joselito e il suo jamon, l'ho avuto qualche mese fa, a Taste ... La Spagna è stata l'ospite d'onore alla manifestazione, e il suo famosissimo prosciutto, è stata la prima cosa che ho notato! Una ressa umana, per accaparrarsi una fettina del prezioso salume, e il signore che era vicino a me, che diceva  sottovoce,  alla signora che lo accompagnava:
" Lo dobbiamo per forza assaggiare, è il prosciutto, più buono del mondo!"
Un po' per pigrizia, perché in effetti, non amo molto fare a spintonate, per poter assaggiare  le cose, un po' per i vari impegni di quei giorni, non mi sono più fermata presso lo stand di Joselito, se non lunedì poco prima della chiusura della manifestazione, ed ho visto una distesa di zampetti e di ossa di prosciutto, ripuliti fino quasi a farli brillare, e li ho pensato:
"Ecco, ho perso un'occasione..."



Ma come si suol dire, la speranza è l'ultima a morire, e dopo qualche settimana, ecco che ho l'opportunità di poter assaggiare il famoso jamon  a casa mia, in tutta tranquillità!

Un prosciutto che proviene da maiali iberici, allevati all'aperto in prati sconfinati, all'ombra di grandi querce, e proprio da questi alberi, proviene il cibo che nutre questi possenti animali, le ghiande o bellotas.
Ecco allora che anche la denominazione ha un senso, Jamon Iberico de bellotas ...Prosciutto iberico di ghianda!
Un prosciutto dopo essere stato salato con sale marino, stagiona per un lungo, lunghissimo tempo, che va dai due, tre anni minimi, fino ai sei, sette o anche otto anni.
Non sono semplici prosciutti, diciamo che sono gioielli della gastronomia, e come tali, vanno trattati.

Ho preferito non aggredirlo con la  una cottura, per poterlo assaggiare in naturalezza .
Ho preparato queste focaccine di farina di ceci, e una parte di jamon, l'ho servito alla classica maniera catalana, con del pane leggermente abbrustolito ed agliato, una fetta di pomodoro ( a Barcellona il pomodoro maturo, viene strofinato sopra...), e una fetta di jamon Joselito.


                    crostini di jamon joselito e pomodoro scritta


Per 18 focaccine
  • 150 g di farina di ceci
  • 200 g di farina 00
  • 140 g circa di acqua
  • 1 bustina di lievito per torte salate
  • 100 g di prosciutto Joselito
  • 2 rametti di rosmarino
  • 1 dl d'olio extra vergine d'oliva
  • sale fino
  • fiocchi di sale o sale grosso
  • pepe o un pizzico di peperoncino in polvere
Mettete le farine in una ciotola, aggiungete il lievito, date una mescolata, e poi unite l'olio ( tenetene un paio di cucchiai da parte ), un pizzico di sale, un pizzico di peperoncino in polvere, oppure una macinata di pepe, e l'acqua necessaria per ottenere un composto omogeneo, e abbastanza morbido.

Stendete l'impasto in una sfoglia di circa mezzo cm, e con un coppa pasta, ritagliate tanti dischetti di circa 7 cm di diametro.

Mettete le focaccine, sulla placca del forno, ricoperta di carta, e spennellate la superficie della pasta, con una emulsione di olio e acqua, e  cospargete di fiocchi di sale oppure sale grosso, e gli aghi di rosmarino, tritati sottili.

Cuocete nel forno caldo, 220° per 10/15 minuti circa.

Sfornate le focaccine, e servitele con le fettine di jamon Joselito.

lunedì 22 aprile 2013

Salsa verde


Ci sono ricette, che spesso diamo per  scontate, ricette semplici, quelle che si fanno ad occhio, quelle dove, in ogni casa, esiste la propria versione, quelle che non ti sogneresti mai, di scrivere in un post.
E poi pensi, ma se invece glielo dedicassi davvero un post, alla mia adorata salsa verde?

La salsa verde mi piace da matti,sarà che è legata ai ricordi che ho di mio padre, quando mamma la preparava per accompagnare il bollito, anzi il lesso, come lo chiamiamo qua in toscana, e io e babbo, ne mangiavamo a quantità industriali, tanto ero piccola, e non dovevo baciare nessuno, e l'aglio con il suo profumo e sapore persistente, non era un problema...

Mi piace la salsa verde, e mi piace il profumo dell'aglio e del prezzemolo tritati, quando li trito con buona lena, aiutandomi con la mezzaluna o con la punta del coltello, il movimento ritmico, quello che ho imparato da mamma, quello che è perfetto senza usare il più moderno mixer.

E' una salsa perfetta, per accompagnare il lesso, il lampredotto, per farcire i panini o sandwich, o anche per del pesce lesso o arrosto, insomma una salsa tipo tailleur, adatta in ogni occasione :)


  • abbondante prezzemolo
  • 1 uovo sodo
  • 1 pugno di capperi sott’aceto
  • 2 fette di pane imbevuto nell’aceto
  • 1 spicchio d'aglio,
  • olio extra vergine di oliva
  • sale
Iniziate con il mettere il pane a bagno nell'acqua e aceto, poi toglietelo e strizzatelo bene, e fate lessare  l'uovo.
Sul tagliere, iniziate a tritare il prezzemolo e l'aglio, poi aggiungete la mollica di pane, i capperi, l'aglio a vostro gusto, e l'uovo sodo, finché il tutto non sarà ben fine e omogeneo.

Mettete il composto nella ciotola, unite un pizzico di sale,una macinata di pepe, abbondante olio extra vergine d'oliva, e  mescolate bene.

lunedì 15 aprile 2013

Pane a fisarmonica al pesto di pomodorini e capperi




Faccio outing, sono una donna compulsiva!
Si lo ammetto, spesso mi lascio trasportare dall'istinto, non ragiono molto sulle cose, e se una cosa mi passa per la mente, che sia un cambiamento in casa, una ricetta, o anche uno sfogo con qualcuno che mi sta davanti, apro la bocca, la mente, metto in moto le mani, ma la devo fare subito!

A volte mi chiedo dove voglio arrivare, mi pongo degli obbiettivi, e una volta che sono quasi arrivata alla conquista del mio agognato desiderio, già mi vengono in mente, altre mille idee e cose da fare.

Mi succede con tutto, e con tutto, intendo anche le ricette.
Molto tempo fa, avevo visto in rete questo pane, mi aveva affascinato la sua forma, e la possibilità, di poterlo personalizzare con mille varianti, cambiando ogni volta gli ingredienti per farcirlo, un pane dalle mille versioni, carino da mettere in tavola, con quel suo modo unico di essere servito, visto che le fette, sono praticamente già porzionate.
Un pane morbido, che tale rimane fino al giorno dopo, saporito a seconda degli ingredienti che vorrete aggiungervi, e che sicuramente vi darà grandi soddisfazioni.
Io l'ho farcito con del pesto di pomodori secchi e capperi, e poi con una bella spolverata di origano siciliano, il risultato è stato fantastico!

E per tornare al discorso che facevo all'inizio del post, ho già la mente in fermento, che pensa alla prossima versione ... mi vengono in mente cipolle bianche stufate, e formaggio pecorino grattugiato, magari un buon marzolino, e magari...

per questo pane, vi servirà uno stampo da pan carré di circa 
11x25 cm
  •  500 g di farina 0
  • 250/300 g di latte tiepido
  • 1 cucchiaino di zucchero o di malto d'orzo
  • 12g di lievito di birra
  • 1 cucchiaino di sale
  • 30 g di  olio extra vergine di oliva
  •  
Per la farcitura

  • 3 cucchiai di Pesto di pomodorini e capperi La Nicchia
  • origano 

Sciogliete il lievito in un goccio di  latte tiepido, mettete la farina nella planetaria, aggiungete il lievito ormai sciolto, il resto del latte, il cucchiaino di malto o di zucchero, e iniziate ad impastare. Dopo un minuto circa, aggiungete anche  l'olio, fatelo assorbire, e per ultimo aggiungete il sale.
Impastate finché non avrete un impasto liscio e morbido, e mettete l'impasto a riposare in una ciotola oleata, per circa 1 ora e mezza, o almeno finché l'impasto non sarà raddoppiato.

Prendete l'impasto, e mettetelo su di un ripiano infarinato, e spianatelo in un quadrato di circa 40 cm per lato.

Spennellate la superficie con dell'olio extra vergine, e a questo punto ricoprite la superficie dell'impasto, con quello che più vi piace ... io ho cosparso il tutto con del pesto di pomodori secchi e capperi e una bella spolverata di origano, poi tagliate nel senso della lunghezza in 6 strisce, impilatele una sopra l'altra, e tagliatele in 6 quadrati.

Prendete lo stampo e ricopritelo con della carta forno bagnata e strizzata, e iniziate ad inserire i quadrati di pane, se per caso vi avanza dello spazio, fate una pallottola con della carta forno, e mettetela  riempire lo spazio vuoto, ricordandovi di toglierla, quando il pane, inizierà a lievitare per bene, e vorrà occupare tutto lo spazio disponibile.
Coprite con un canovaccio, e fate lievitare per un'ora circa.

Fate scaldare il forno a 180°, e cuocete il pane per circa 30 o 40 minuti, poi sfornatelo, e fatelo raffreddare, prima di servirlo.

Un grazie alle mie fonti di ispirazione, che sono state

Cindy Star, con il suo pane aromatico ...
Antonella Facchini, e il suo pane a fisarmonica
Natalia Cattellani e il suo pane a fisarmonica farcito

mercoledì 3 aprile 2013

Budino di riso all'arancia






Ci sono delle ricette che sono dei veri e propri colpi di fulmine, e ce ne sono alcune che potrebbero sfuggire alla tua attenzione, se non fosse, che la tua amica Milva, la commessa del negozio sotto casa, quella simpatica, quella con cui parli sempre di cucina, o di quello che hai postato, o di quello che stai per postare, un sabato pomeriggio ti dica :

" Ma hai visto che spettacolo di ricetta, hanno postato le tue amiche, le Pellegrine Artusi?"

e io con quasi un senso di colpa ...

"Ehm, veramente non mi ricordo, cosa hanno postato?"

E Milva ...

" Un dolcino con il riso e l'arancia, che deve essere una libidine ..."

E mentre lei te lo racconta, tu sei già lì con la testa, che pensi ...

"Ora vado su, leggo la ricetta, e lo preparo subito..."



E così è stato, gli ingredienti li avevo tutti a portata di mano, e nella cassetta di legno, avevo ancora qualche arancia  dei miei amici Contadini per Passione, quindi il passo da leggere la ricetta, ad avere i budini pronti, è stato veramente un attimo ... merito delle amiche vicine ( Milva) e lontane ( Claudia e Simona, le più belle Pellegrine del web )


  • 100 gr di riso originario
  • 700 ml di latte intero fresco
  • un baccello di vaniglia
  • scorza di arancia biologica
  • 50 gr di burro
  • 90 gr di zucchero
  • 4 tuorli di uovo
  • 1 pizzico di sale
  • zucchero di canna per caramellare



Mettete a scaldare il latte  insieme alla scorza di arancia e il sale, e quando raggiunge l’ebollizione versateci il riso a pioggia e fatelo  cuocere finché il latte, non sarà assorbito del tutto.  Un paio di minuti prima di spegnere unite i semi  del baccello di vaniglia, lo zucchero, i tuorli ed il burro. Amalgamare bene e infine con un frullatore ad immersione riducete tutto in crema.

Mettete la crema in dei piccoli contenitori monoporzione, e fateli raffreddare bene, prima di metterli in frigo.



 Prima di servire i budini di riso, mettete sopra un velo di zucchero di canna e caramellate con un cannello.

lunedì 25 marzo 2013

Arista arrosto al miele e prugne


L'arrosto della domenica, quello buono, che se ci impegna un po' di più in cucina, ci fa quasi piacere. Un taglio economico quello dell'arista, e se lo trovate, con attaccato un pezzetto di capocollo, sarà ancora meglio, molto più morbido e saporito.

Ho voluto sperimentare un'altra ricetta di Gabriella Ganugi, tratta dal suo libro, La bambina che contava le formiche, dopo questo paté , un tortino di carciofi, e un'arrosto all'arancia che ho preparato in questi giorni.
Questo arrosto, mi era rimasto nel cuore, dopo averlo assaggiato da Ganzo, la volta che Gabriella ci ha ospitate per la presentazione del suo libro.
Qua, devono piacere il contrasto tra dolce e salato, e deve essere forte la voglia di sperimentare, e io modestamente, posseggo tutti e due :))

Oggi, io e altre blogger che hanno partecipato alla presentazione del libro, capitanate da Silvia Polepole, abbiamo deciso di fare una piccola sorpresa a Gabriella, e qua su ZeBuk, potete trovare anche altre ricette provate e postate, tutte tratte dal suo libro ... buona lettura, e buona sperimentazione :)

La ricette di ...
Juls Sugo finto
Ilaria Pollo all'arancia
Andante con Gusto Pollo fritto alla fiorentina
Peperoni e Patate  Zuppa di calamari
Ricette di Stagione Chocolate Poun ... ma di vaniglia




Arista arrosto al miele e prugne
  • per 6 persone

  • un'arista disossata da 1,5 kg
  • 2 mele golden
  • 8 prugne secche senza nocciolo
  • 3 cucchiai di miele
  • 30 g di burro
  • un bicchiere di vino bianco
  • rosmarino salvia e aglio tritati
  • olio extra vergine d'oliva
  • 3 patate
  • spicchi d'aglio e ciuffi di rosmarino

Fate 4 tagli nella carne, (dalla parte superiore, verso quella inferiore, distanziandoli equamente sulla superficie ) di circa 2 com di larghezza, e dentro ai tagli inserite del sale, del pepe, il trito fine delle aromatiche, e 2 prugne per taglio.Rotolate la carne, in un piatto, dove avrete messo del sale e del pepe, e legatela con dello spago da cucina.Rosolatela in una casseruola dove avrete aggiunto dell'olio d'oliva, e una volta rosolata da tutti i lati, sfumate con il vino bianco, lasciatelo evaporare, e spengete il fuoco.

Sbucciate le mele, tagliatele a cubetti, metteteli dentro ad una piccola teglia, con un cucchiaio di miele, e il burro tagliato a cubetti.

Sbucciate le patate, tagliatele a tocchetti, mettetele in una teglia, che possa contenere anche la carne, salatele, pepatele, e conditele con l'olio, poi allargatele verso i lati della teglia, e nel centro aggiungete l'arista,  3 spicchi d'aglio vestiti e qualche ciuffo di rosmarino.

Nel sugo della carne, sciogliete i 2 cucchiai di miele che vi erano rimasti, e spennellate la carne.

Mettete nel forno caldo  a 200°, la teglia con la carne e le patate, e quella delle mele, e lasciate cuocere per circa 15 minuti, poi togliete le mele, ed abbassate la temperatura a circa 180°.
Spennellate la carne ogni 15 minuti, e una volta che le patate e la carne sono quasi cotte, aggiungete nella teglia, anche le mele, e lasciate tutto in forno, per altri 5 minuti.

Le mele, si possono sostituire con i fichi, o con dell'uva.

martedì 19 marzo 2013

Zeppole di San Giuseppe




Ogni giorno nella Savana quando sorge il sole una gazzella sa che per non venir mangiata dovrà correre. Ogni giorno nella Savana quando sorge il sole un leone sa che per mangiare dovrà correre. Non importa che tu sia leone o gazzella, se vuoi vivere devi correre!

Ogni giorno a casa mia, quando sorge il sole, so che se non farò presto e non mi darò una mossa, qualcuno di cui non faccio il nome. ma dico solo l'età, 91 anni, potrebbe entrare in possesso della cucina e con la velocità che la contraddistingue, potrebbe tenermi fuori dal mio regno, per svariate ore!
Non importa se sono le 8.30, tu entra in cucina, e datti una mossa!!!

Ecco, questa mattina, è successa una cosa del genere, la mia idea di mettermi a preparare, appena alzata, le zeppole di San Giuseppe, ha avuto uno stop forzato, quando alle 8.30 ho trovato mia mamma, armata di un carciofo,davanti ai fornelli. Premetto, che non ho una cucina all'americana, enorme ...anzi il mio è un piccolo cucinotto, moderno e funzionale si, ma pur sempre un cucinotto, ed è  per una sola "regina della cucina" :)

La pausa forzata, mi ha dato modo, di togliermi i dubbi che mi attanagliavano, da quando ieri pomeriggio, avevo deciso che per questa festa del papà, invece delle mie frittelle di riso, avrei preparato le zeppole, ricetta di origine campana, quindi lontana dalle mie conoscenze gastronomiche. Chi dice che il web è un grande aiuto in cucina, ha ragione al 50%, perché a me, da ieri, non ha fatto altro che mandarmi in confusione, con le migliaia di ricette che ho trovato sparse per la rete.
A parte la ricetta, che altro non è che una quasi pasta choux, è il metodo di cottura , che mi ha mandato in paranoia! E chi le frigge, e chi le cuoce in forno, e chi le cuoce in forno e poi le frigge!!! Aiutoooo, e io come le preparo????

Se internet, mi ha creato confusione, facebook invece mi ha dissolto ogni dubbio, quando Lydia Capasso, mi è venuta in aiuto, spiegandomi che le zeppole a Napoli, sono rigorosamente fritte, e quindi, che fritto sia!

Chiedo scusa ai campani e ai puristi, le mie zeppole, mancano della dolcissima amarena, che fa bella mostra di se, al centro della crema pasticcera, ma qualcuno qua a casa, mi ha minacciata, se mai ne avessi messa una, e quindi ho desistito, ma vi assicuro, che sono buonissime lo stesso! 



Per circa 25 zeppole 
ricetta presa dal blog di Elisabetta Cuomo



  • 300 gr di acqua, 
  • 270 gr di farina
  • 90 gr di burro
  • 6 uova (se sono grandi ne bastano 5)
  • un pizzico  di sale  
  • scorza di limone biologico grattugiata

 
Per la crema pasticcera

  • 400 gr di latte
  • 3 tuorli 
  • 50 gr di farina 
  • 130gr di zucchero
  • scorza di limone biologico


olio di semi di arachide per friggere

 
amarene sciroppate per decorare


In una pentola, mettete l'acqua, il burro a tocchetti, una grattugiata di scorza di limone, e il sale, portate ad ebollizione, e aggiungete tutta la farina setacciata, in un colpo solo. Con un mestolo di legno, mescolate bene la massa, e fatela  asciugare, cercando di allargare l'impasto verso le pareti della pentola. Togliete la pentola dal fuoco e mettetela da una parte.

Intanto che aspettate, che la massa si raffreddi, preparate la crema pasticcera. Mettete a scaldare il latte, con la scorza di limone, e in un pentolino mescolate le uova con lo zucchero, poi aggiungete la farina, mescolate bene, ed aggiungete il latte a filo.
Mettete la crema sul fuoco, e sempre mescolando, fatela cuocere, finché non inizierà ad addensare, a questo punto toglietela dal fornello, e mettetela a raffreddare.

Ora prendete l'impasto, e iniziate ad unire i tuorli, uno alla volta, mescolando bene, e aggiungendo il seguente, solo quando il primo, sarà ben amalgamato.

Con un sac a poche, con la bocchetta a stella, fate dei piccoli cerchi di pasta su dei quadrati di carta forno.






Mettete a scaldare l'olio  in una padella, o in un wok, deve essere caldo ma non bollente, mettere nell'olio le zeppole, insieme alla carta, e appena si staccherà, eliminatela e continuate la cottura girando con cura le vostre zeppole.
Man mano che sono pronte, scolatele eliminando l'olio in eccesso, e lasciatele asciugare su carta assorbente.





Spolverizzatele di zucchero a velo, copritele con la crema pasticcera, e se le avete e vi piacciono, decoratele con una piccola amarena sciroppata.
 


lunedì 18 marzo 2013

Bavarese al Vin Santo e cantuccini


Sto aspettando la primavera, mentre guardo fuori dalla finestra, le gocce di pioggia che si rincorrono sul vetro, so che deve arrivare, si sarà fermata da qualche parte a chiacchierare con l'inverno, ed ha perso la cognizione del tempo, ma prima o poi arriverà!
Sono talmente abbacchiata, che mi sono abbassate anche le difese immunitarie, e il raffreddore che se ne era stato lontano  per tutta la stagione, ha avuto il sopravvento, e il mio fisico ha ceduto al suo passaggio, ma io per fargli dispetto, mi sono preparata questa bavarese al vin santo  e cantuccini di Siena, il raffreddore ce l'ho sempre, ma sono leggermente più felice!
E continuo a guardare fuori, perché come ha scritto qualcuno ... "se sai aspettare, le cose, prima o poi accadono ..."

Per 6 persone

 per la base 
  • 200 g di cantuccini  Sapori alla mandorla
  • 100 g di burro sciolto

per la bavarese
  • 250 ml di latte
  • 300 ml di panna fresca
  • 60 g di zucchero
  • 4 tuorli
  • 8 g di gelatina in fogli
  • 1 baccello di vaniglia
  • 4 cucchiai di vin santo
 Tritate i cantuccini nel mixer, e unite il burro sciolto, mescolate bene e versate l'impasto, o dentro a dei piccoli coppapasta, oppure scegliete una piccola tortiera di 20/24 cm di diametro, e con un cucchiaio compattate bene. Mettete in frigo per circa 30 minuti.

Mettete a bagno la gelatina in acqua fredda, e intanto portate ad ebollizione il latte, con dentro il baccello di vaniglia. In una casseruola, sbattete i tuorli con lo zucchero, e unite a filo, il latte bollente, eliminate la vaniglia e rimettete sul fuoco, mescolate in continuazione e portate quasi ad ebollizione.
Togliete la pentola dal fuoco, aggiungete la gelatina strizzata,  mescolate bene e lasciate raffreddare.

Una volta che il composto sarà raffreddato, aggiungete il vin santo, e la panna montata, togliete lo stampo, o gli stampi dal frigo, e versateci delicatamente il composto, poi rimettete tutto in frigo a rassodare, diciamo per circa 3 o 4 ore.

Servite la bavarese, cosparsa di cantucci sbriciolati.

mercoledì 13 marzo 2013

Le Golden Delicius e la mia infallibile torta di mele.


Adoro le mele,quelle dolci  succose croccanti, mi piace usarle  per preparare piatti sia dolci che salati, perché da quando ho il blog, ho capito che in cucina, si deve sempre provare e sperimentare, e nel corso di questi anni, le ricette di dolci con le mele, si sono intervallate tranquillamente con quelle dei piatti salati, avendo sempre un grande  successo.
Ho cucinato torte di mele, risotti, ravioli, e persino insalate, e ogni piatto è stato sempre un successo, e oggi ho voluto provare la Golden Delicius, una mela prodotta in Val Venosta con il suo colore giallo, e la sferzata di rosso, che mette allegria, solo a guardarla.
E che dire della coccinella stampata sopra ogni mela, come simbolo della sua naturalezza, e della mancanza di pesticidi, durante la coltivazione?
Ho pensato di preparare una torta di mele, quella con cui ho iniziato a prendere confidenza, con il forno di casa quando ero ancora una ragazzina, una di quelle torte che profumano di cose buone e semplici, talmente semplice, da essere praticamente  infallibile.
E allora forza, iniziate a sbucciare le mele Golden Delicious, e mettevi all'opera!




Torta di mele
  • 100 g di zucchero
  • 100 g di burro
  • 2 uova
  • 150 g di farina
  • 1 cucchiaino di lievito
  • un pizzico di sale

Per ricoprire la torta
  • 1 kg di mele
  • 50 g di burro
  • 50 g di zucchero di canna
Fate fondere il 100 g di burro  e mescolatelo  con i 100 g  di zucchero, poi aggiungete  le uova intere, continuate a mescolare, ed infine incorporate la farina con il lievito e un pizzico di sale.
L’impasto deve essere piuttosto fluido e se occorre aggiungete un po’ di latte.
Imburrate la teglia, versare l’impasto e adagiatevi sopra le mele a fettine.
Sciogliete il burro rimasto e versatelo sulle mele, quindi cospargete la superficie con lo zucchero di canna.
Cuocere in forno a 180° per un’ora circa.
Articolo sponsorizzato

martedì 12 marzo 2013

Pane alle noci


Sono tornata a postare, dopo quasi una settimana di silenzio, ma non sono stata con le mani in mano, ho creato alcune ricette niente male, che prossimamente vedrete sul blog, e poi ho partecipato alla più bella manifestazione enogastronomica, che Firenze ospita da ormai 8 anni, sto parlando di Taste. 
Tre giorni full immertion, tra profumi, sapori, consistenze, e ogni tipo di golosità, per scoprire nuovi prodotti da poter condividere anche con voi. Quindi aspettate il post, per scoprire questi tesori, tutti Made in Italy :)

Ma veniamo a questo pane, se vi ricordate, la settimana scorsa, ho postato un paté di fegatini di pollo, e lo avevo accompagnato con un pane alle noci, ecco il pane che ho usato, è proprio questo, una ricetta semplicissima, facile per tutti, e sentirete la bontà.



  • 750 g di farina zero
  • 10 noci sgusciate
  • un cucchiaino di miele d'arancia, o miele d'acacia, o malto d'orzo
  • un cucchiaino di sale
  • una bustina di lievito di birra  disidratato
  • 10 g di olio extra vergine d'oliva
  • acqua q.b.
Ho messo un po' d'acqua tiepida nella ciotola della planetaria,  ho unito il cucchiaino di miele e la bustina di lievito disidratato, ho mescolato bene, ed ho atteso che sulla superficie si formassero le bollicine,  a questo punto, ho aggiunto la farina setacciata, ho unito le noci tritate in maniera grossolana, ed ho iniziato ad impastare, aggiungendo pian piano l'acqua tiepida necessaria, per ottenere un impasto morbido.

Ho unito  l'olio extra vergine d'oliva, eper ultimo  il sale, e quando l'impasto è diventato morbido e ben lavorato, l'ho tolto dalla ciotola, ho dato qualche piega, e l'ho messo a lievitare per circa 3 ore, in un angolino della cucina tiepido, dentro ad una ciotola leggermente unta, e coperto con un canovaccio.
Trascorse le 3 ore, ho ripreso l'impasto, ho dato altre pieghe di rinforzo, e ho formato il mio filone. Ho messo la massa, su una teglia da forno, ed ho aspettato che raddoppiasse il suo volume, sempre coperto e al riparo dagli spifferi.

A questo punto, ho acceso il forno, ho atteso che raggiungesse la temperatura di 250°, ho messo un pentolino con un po' d'acqua sulla parte bassa ( occhio che sia un pentolino adatto da poter essere inserito in un forno), ed ho infornato il pane.
Dopo circa 5 minuti, ho abbassato a 200° ed ho portato a cottura.
Per essere sicuri che sia cotto, bussate sotto la base del pane, se sentite un suono "a vuoto" il pane è pronto, non vi resta che toglierlo dal forno, avvolgerlo in un canovaccio che non abbia profumi  di detersivo, e lasciatelo  raffreddare in posizione verticale.



giovedì 7 marzo 2013

Gabriella Ganugi, La bambina che contava le formiche, e il privilegio di poter sognare!



... Lavoro, lavoro, lavoro! Ma non basta, quello che guadagno per pagare il mutuo, per mangiar, per pagare le bollette, Sono una Direttrice, una che comanda, una dirigente, Perché allora devo fare le torte la notte per una pasticceria del centro, per arrivare alla fine mese? Perché il mio stipendio è così basso? Perché sono una donna.
Io ho una ricchezza: me stessa. Ogni tanto la perdo, la lascio sola, se ne va per strade strette della mente e inciampa nei ciottoli del dolore, arranca e grida.
Ma poi ritorna, non mi abbandona.
Io mi licenzio, mi licenzio da questo padre padrone, da quest'uomo che somiglia tanto a mio padre, che mi dice: " Tu sai guidare, ma io ti ho dato una Ferrari, non ce la farai da sola. Tu sei fragile, non ce la farai, sei una donna ..."
Io cucino, so fare da mangiare, colleziono ricette, cucino per tutti. Io voglio creare una scuola di cucina, lo voglio con tutta me stessa, voglio insegnare cucina italiana a questi ragazzi che vengono a Firenze, perché ci amano, perché sono affascinati dalla nostra cultura, dal nostro paese.
Voglio insegnare loro quanto l'odore del castagnaccio e della ribollita che fuma in tavola siano parte di noi, della nostra vita, di quello che siamo oggi. Noi siamo la storia, ma possiamo costruire una storia migliore, aprendo le porte e condividendo la nostra conoscenza e i nostri valori.
Sono povera, poverissima.
Non ho niente, solo me stessa, e qualche volta nemmeno quello.
Ho visto un posto bellissimo, in via Guelfa 85.
E' un volume unico, con la luce che entra da un giardino a sud. Costa 400 milioni di lire. Il cuore mi batte così forte, ho paura che lo sentano anche i mediatori. Ho una visione, vedo cucine, sento l'odore della pasta fresca e del ragù, vedo studenti con le divise, vedo sorrisi e gioia.
Non ci penso nemmeno un secondo, e faccio una proposta d'acquisto. Lo dico a mia madre, a mia sorella, alla mia famiglia: mi licenzio, inizio una scuola.
Non lo fare, hai un lavoro sicuro, non ti buttare, ti farai male.
Non mi posso fare da sola più male di quello che mi hanno fatto gli altri. 

Credits Andante Con Gusto che ringrazio di cuore per le foto.


Questo era il sogno di Gabriella Ganugi, architetto fiorentino, nata a Firenze e con la passione sviscerata per la cucina, e la sua famiglia.
Questa è Gabriella, Gabri per gli amici, che riesce a trasformare il suo sogno, in una splendida realtà, tutto raccontato nel suo libro, La bambina che contava le formiche, Meditazioni in cucina, un percorso che inizia da bambina, nell'orto della nonna tanto amata, mentre conta le formiche che le fanno compagnia, passando dalla tragedia dell'alluvione di Firenze, il suo matrimonio andato storto, la voglia di rinascere mettendo in gioco se stessa  e le poche certezze che le erano rimaste,  per realizzare il sogno della sua vita, una scuola di cucina internazionale.
Un percorso che tocca nel profondo, che segna anche chi è semplicemente un lettore, che soffre con Gabriella nei momenti di sconforto, ed esulta nel momento della rivincita.
Con le stesse fasi, è composto anche il ricettario che troviamo alla fine del libro, le ricette della Nonna, quelle sicure, della tradizione toscana, senza tanti fronzoli, e che spesso tra gli ingredienti contemplavano gli avanzi del pranzo o della cena;  le ricette della Mamma, classiche, severe, perfette, un po' come lei, che ha dedicato la sua vita, al suo lavoro di sarta, e al suo ruolo di mamma e di moglie impeccabile; quelle della Brava Moglie, come dice Gabriella un po' noiose perché è solo all'inizio; le ricette della Tristezza, quelle che segnano la fine del suo matrimonio e la voglia di rinascita, ed infine  le ricette della Nuova Vita, dove la creatività e la voglia di cucinare cose nuove, fanno da padrone.

Vi domanderete se il suo sogno si è finalmente avverato...
Gabriella dal 1996, ha fondato Apicius, The Culinary Istitute of Florence, una scuola internazionale di cucina, divisa in vari dipartimenti, gastronomia, enologia, comunicazione ed editoria, poi è stata la volta di FUA, la Florence University of the Arts, e poi tantissimi altri progetti, che potrete vedere qua , che hanno portato alla nascita di ben 9 scuole.

Abbiamo visto il suo sogno realizzato, siamo state in via Guelfa 85,  e abbiamo visto Apicius, una scuola  con aule attrezzate da tecnologie che mai e poi mai  vedreste in una scuola pubblica, volti sorridenti sia degli alunni, sia dei docenti ... abbiamo visto le cucine, i ragazzi in divisa, e sentito il profumo del cibo!

Accanto ad Apicius, c'è un piccolissimo regno della pasticceria, si chiama Fedora, ed è l'ultimo dei gioielli di Gabriella. Una piccolissima pasticceria, dove i prodotti che escono dal forno, sono prodotti dagli allievi del corso, sotto gli occhi attenti e la guida di Simone De Castro il famoso Pastry Chef .


Credits David Weiss Apicius


Il nostro percorso goloso, è continuato da Ganzo, il ristorante anche questo gestito dagli allievi, che si sono divertiti nel prepararci un menù completo, con le ricette che Gabriella ha scritto nel suo libro. Anche questo è stato un percorso che ha unito lo scritto, la pancia e gola, in una cosa sola e indivisibile!

E poi il clou della giornata, la presentazione del libro di Gabriella, con le letture dei brani da parte dei suoi amici più cari, la figura di sua mamma e di sua sorella, sedute vicino a noi, e "vederle" tra le pagine di quel libro.
E poi di nuovo un percorso goloso, questa volta con alcuni dolci presi sempre dalle pagine del libro, che tra
profumi, vini e letture, ha scritto la parola fine, su questa giornata fantastica.



Gabriella da tanta forza, è come un faro in mezzo ad una tempesta, emana luce e sicurezza, e tanti suoi allievi, e amici, vedono in lei molto di più di una semplice Presidente e Fondatrice. Gabriella, è quella che ti allunga una mano, e ti aiuta quando ce n'è bisogno, è quella donna, che contando le formiche, ha realizzato il suo sogno, e ha dato forza e speranza anche a chi la conosce da poco!
E come dice lei...

" se avete un sogno nel cassetto, qualcosa a cui tenete, fatelo... perché le cose,m succedono davvero!"


Qua, potrete trovare una ricetta di Gabriella, già sperimentata ... vedrete che a breve, ne arriveranno tantissime, ma se non avete pazienza di aspettare, vi consiglio di acquistare il libro :)

lunedì 4 marzo 2013

Potere e salumi, e la rivincita del buono!



    All’estero e non solo, siamo considerati il paese del magna magna, di mani pulite e delle mazzette facili. Diciamo pure, non solo all’estero: basta guardare un qualsiasi telegiornale che ogni giorno siamo messi di fronte a casi come questi. Si parla di soldi, di scambi di favori, tra gente di potere, pur di arricchirsi o aggirare la giustizia.


     Ma all’estero, non siamo conosciuti solo per questo lato oscuro del nostro bel paese, siamo conosciuti soprattutto per la nostra tradizione culinaria, e il nostro buon cibo!

    Ecco perché Fiorucci, in questi giorni, ha iniziato una campagna commerciale, usando come spot questo filmato, sia sui maggiori canali televisivi, sia utilizzando i social media come Facebook, o Twitter e creando un sito internet dal titolo più che eloquente Potere e salumi.


    I soldi, che erano usati come fonte di scambio, hanno lasciato spazio a fette di salami, prosciutti e grosse mortadelle che sono serviti per acquistare voti di scambio, partite e chissà quante altre cose losche, fino a che un bel giorno, il popolo italiano si ribella e inizia una mega azione contro tutta questa Italia corrotta, e quello che prima era solo merce di scambio, per pochi, diventa un diritto per tutte le persone.

    Uno specchio dell’Italia di oggi, con una gran voglia di rivincita? Chissà!


    Anni fa, a Milano e in tutta Italia, si parlava di mani pulite, e oggi, come le potremmo definire, dopo aver visto questo spot, e dopo che tra le mani, son passate infinite fette di salame e mortadella? Una campagna che forse farà discutere, certamente non possiamo dire che non sia veritiera: è quello che è successo alla nostra Italia, fino a poco tempo fa, ma come in ogni storia a lieto fine, speriamo che questo brutto periodo sia finito, e che possiamo goderci la nostra bella Italia, anche solo mangiando un buon panino con la mortadella!

    E voi cosa ne pensate di questo video?


   

   

    Articolo sponsorizzato

                               

LUPP, la birra un1ca, e un paté per accompagnarla



 Grazie all'esperienza del blog, oltre che farmi una cultura su tutto quello che ruota intorno alla cucina, mi sto facendo anche una cultura sui vini e sulle birre artigianali, anche se lo ammetto, di essere ancora abbastanza "ignorante" in materia.

Non so se avete notato che da circa due mesi, sulla barra laterale, campeggia una bella scritta bianca, su sfondo blu, con su scritto Lupp! Ecco quel link riporta alla pagina di una birra artigianale, che viene prodotta qua a Prato, ed è la nuova sfida che due giovani imprenditori, Sara Giannatempo e Christian Mannelli, hanno deciso di percorrere, abbandonando il lavoro "sicuro", per questa nuova avventura!
Diciamo che Sara, la conosco "abbastanza bene, anzi molto bene", e so che se scommette su qualcosa, lo fa solo se ne è perfettamente sicura, e così, dopo aver  scoperto che era diventata una appassionata produttrice di questa bevanda, ho deciso di aiutarla nel elaborare qualche ricetta, che potesse essere consumata, sorseggiando  una bella bionda, o una spumeggiante rossa!

Di Lupp, so che è prodotta da materie prime biologiche, che non è filtrata e non è pastorizzata, e che non ha ne additivi ne conservanti , e che il suo gusto cambia a secondo del suo tempo di permanenza in bottiglia, sia per come è stata conservata e servita.
Ci sono 3 tipi di Lupp:

 - Bionda Pale Ale
·  Bionda Belgian Pale Ale
·  Rossa Strong Ale

Sul sito che Sara e Christian, hanno creato per la loro birra, troverete tantissime informazioni interessanti, sia sul modo di conservazione, sia sul come consumarla al meglio ... frigo 12 ore, colpetto sul fondo per risvegliare i fermenti, aspettate dai 15 ai 30 secondi, aprite la bottiglia e versatela lentamente inclinando il bicchiere, e poi andate giu più decisi, vedrete svilupparsi, almeno due dita di schiuma!


E ora veniamo alla ricetta ...
Ho pensato di abbinare alla Lupp Rossa Strong Ale, un patè di fegatini di pollo al moscato e fichi, spalmato su fettine di pane alle noci,e secondo me, l'abbianamento è riuscito alla grande :)





Patè di fegatini di pollo al moscato e fichi

dal libro di Gabriella Ganugi

La Bambina che contava le formiche ( a breve un post)

per 6 persone
500 g di fegatini di pollo
5 foglie di alloro
1/2 tazza di Moscato di Pantelleria
6 scalogni affettati finemente
sale, pepe
olio extra vergine d'oliva
1 bicchiere di aceto di vino bianco
2 cucchiai di pinoli
fichi freschi o confettura di fichi
pane alle noci tostato 
125 g di burro
cognac per fiammeggiare



Ho lavato i fegatini, e li ho messi a bagno per 30 minuti, in una ciotola con acqua e aceto.Intanto ho scaldato 3 cucchiai d'olio, ho aggiunto gli scalogni e li ho fatti imbiondire a fuoco basso, facendo attenzione, che non bruciassero, poi ho aggiunto anche le foglie d'alloro, e i fegatini lavati ed asciugati.
Li ho lasciati cuocere finché non erano rosolati, li ho salati, pepati, ho sfumato con il moscato, ho coperto il tegame, ed ho lasciato cuocere per circa 20 minuti, a fuoco basso.
Alla fine della cottura, ho fiammeggiato con il cognac, ho tolto dal fuoco, ed ho lasciato raffreddare.

Ho tolto le foglie d'alloro, e in un mixer, ho tritato il fegato con il burro, finché il composto non è diventato un vero e proprio paté.
Ho messo negli stampi, l'ho coperto con la pellicola, e l'ho messo in frigo per circa 6 ore.

Io l'ho servito, semplicemente spalmandolo sulle fettine di pane croccanti, e cospargendolo di confettura di fichi, ma Gabriella, ne fa una vera e propria mattonella, che taglia in piccoli rettangoli, pinoli tostati sopra, e la serve accompagnandola con fichi caramellati e pane alle noci. 


 



 
 






lunedì 25 febbraio 2013

Cinnamon rolls


Dopo il post del panbrioche senza impasto, fatto, rifatto e piaciuto tantissimo,  ecco qua i cinnamon rolls di Sara che ha postato qualche tempo  fa sul suo blog.
L'impasto è quasi lo stesso, vige la regola, dell'impasto semplice  e pratico, e del riposo in frigo, per almeno 24 ore, massimo 5 giorni, ma vi assicuro, che il risultato che otterrete è fantastico.

I cinnamon rolls, sono perfetti per la colazione, con questa dose, ne otterrete circa 20 pezzi, e se non siete dei golosi persi, quelli che vi avanzeranno, potrete metterli in un sacchettino, e surgelarli in tutta tranquillità, togliendoli con un certo anticipo, per la colazione del mattino dopo.

Se per caso, non vi piace il profumo della cannella, potete cospargere la pasta, anche con lo zucchero di canna, oppure dell zucchero semolato, profumato alla vaniglia.







per l'impasto

  • 85 ml di acqua tiepida
  • 4 g di lievito di birra secco
  • una punta di cucchiaino di sale
  • 2 uova
  • 2 cucchiai di miele
  • 85 g di burro fuso a temperatura ambiente
  • 260 g di farina Petra 1

per lo zucchero alla cannella:
  • 90 g di zucchero semolato
  • 1 cucchiaino di cannella

per la glassa:
  • 125 g di zucchero a velo
  • 3 cucchiai di acqua



In una ciotola, ho versato  l’acqua tiepida e il lievito di birra, ho mescolato, ed ho aspettato 10 minuti.Ho aggiunto le uova leggermente sbattute, il burro fuso a temperatura ambiente, il miele, la farina e da ultimo il sale.Ho mescolatato semplicemente con una forchetta, finché l'impasto non era ben liscio, ho coperto con un canovaccio, ed ho lasciato lievitare a temperatura ambiente, per circa 2 ore, poi ho preso il tutto e l'ho messo in frigo, per 24 ore ( massimo 5 giorni)

Trascorso questo tempo ho formato  una palla con l’impasto, l'ho stesa sulla spianatoia infarinata, e ne ho fatto un rettangolo di uno spessore di circa  1/2, che ho cosparso con una miscela di zucchero e cannella, lasciando libero un cm dal bordo, per tutto il perimetro. 
Ho arrotolato partendo dal lato più  lungo ed ho sigillato il bordo con un goccio  d'acqua. Con un coltello affilato ho tagliato  delle fette di circa  1,5 cm  e le ho adagiate su due teglie coperte di carta forno, distanziandole l'una dall'altra e le ho lasciate lievitare per circa 40 minuti.

Le ho cotte nel forno già caldo, a 190° per circa 15/20 minuti, poi le ho sfornate e lasciate raffreddare su di una  griglia.
Ho preparato la glassa, mescolando l'acqua con lo zucchero a velo setacciato, ed l'ho fatta colare con un cucchiaino, sui cinnamon rolls.


giovedì 21 febbraio 2013

Polpette di tacchino con verdure speziate e riso pilaf


Adoro la "ciccia" la mangerei in continuazione, se potessi. Pensate che mio babbo, quando ero piccina e mi vedeva mangiare con gusto la mia braciola, anzi le mie braciole, mi sorrideva e mi faceva il verso della mucca, un "MUUUU" lunghissimo, e mi diceva sempre, diventerai una mucca anche te, un giorno o l'altro, con tutta la ciccia che riesci a mangiare :)

Non faccio distinzioni, mangio manzo, maiale,pollo, tacchino, anatra, coniglio, e a volte anche la selvaggina, basta che sia ciccia, e io sono felice.

Qualche giorno fa, sono stata invitata a partecipare ad un concorso, da parte di Amadori, e a casa mi sono vista recapitare un bel pacco con dentro tante cose buone, un po' sono andate a finire nel congelatore, e queste polpettine di tacchino, ce le siamo mangiate ieri a pranzo, io e mia figlia.

Le ho semplicemente rosolate in un po' d'olio, ah ... prima le avevo chiaramente infarinate, e le ho accompagnate con delle verdure profumate dalle spezie che ho aggiunto durante la loro cottura, e dal riso pilaf che ha degnamente completato il nostro piatto!

Se ci è piaciuto? Si, tantissimo!



Per 2 persone


Per le polpettine di tacchino
  • una confezione di polpettine di tacchino Amadori
  • farina per infarinare
  • olio extra vergine d'oliva

Per le verdure speziate
  • 1 carota
  • 1 zucchina
  • 1 cipollotto
  • 1 vasetto di yogurt naturale
  • mezzo cucchiaino di zenzero in polvere, o grattugiato fresco
  • mezzo cucchiaino di coriandolo
  • mezzo cucchiaino di curcuma
  •  Olio extra vergine d'oliva
  • sale e pepe
  • brodo vegetale q.b


Per il riso pilaf

  • 180 g di riso Basmati
  • 360 g di brodo vegetale
  • 1/2 cipolla bianca
  • 25 g di burro









Preparazione
Scaldate il brodo vegetale, sciogliete il burro in un tegame che possa andare nel forno, rosolate delicatamente la cipolla , ed aggiungete il riso basmati, che avrete precedentemente lavato e lasciato scolare, poi fatelo brillare fino a che i chicchi non sono lucidi e trasparenti.A questo punto aggiungete il brodo, incoperchiate e mettete in forno caldo a 180° per 20 minuti. Una volta cotto, toglietelo dal forno, e sgranate i chicchi con una forchetta.

Nel frattempo tagliate il cipollotto, e fatelo dorare in una padella antiaderente, insieme a qualche cucchiaio di olio, aggiungete la carota tagliata a julienne e lasciate cuocere per circa 8 minuti, aggiungendo qualche cucchiaio di brodo vegetale, al bisogno. Aggiungete anche la zucchina tagliata a julienne, lasciate cuocere qualche minuto, poi unite lo yogurt, le spezie, aggiustate di sale e di pepe, e lasciate cuocere per 2 minuti. Togliete dal fuoco e mantenete al caldo.

In una padella antiaderente, riscaldate 3 cucchiai d'olio extra vergine d'oliva, infarinate le polpette di tacchino, eliminate la farina in eccesso, e aggiungetele al suo interno. Lasciate cuocere per pochi minuti, scuotendole delicatamente, e facendole rosolare da tutti i lati. Servite le polpettine, con le verdure speziate e il riso pilaf.