Quando non ho molta voglia di stare ai fornelli, rifuggo sempre verso ricette estremamente veloci e questo accade sopratutto in estate. Sarà che la cucina è nella parte a sud dell'appartamento e dal terrazzo arriva aria calda che nemmeno nel deserto del Sahara, ma se posso trovare una scorciatoia a qualche buon piatto e rimanere accanto al fornello, il minimo sindacabile, ecco che sono già felice.
Il estate le verdure danno il meglio di se, tra colori brillanti e sapori eccezionali, e in casa non mancano mai, zucchine, pomodori, melanzane e qualche bella cipolla fresca e quindi tra caponate e ciaki ciuka, il contorno è assicurato.
Questo piatto arriva direttamente da Pantelleria, l'isola del vento, del sole e dei capperi, un'isola che non ho ancora avuto il piacere di scoprire, ma che immagino meravigliosa come tutta la terra siciliana; una ricetta semplice, che con gli ingredienti giusti sa regalare profumi intensi ed un contorno molto saporito.
Le verdure vengono aggiunte tutte insieme, dopo aver cotto leggermente la cipolla, e in poco più di 30 minuti il piatto è pronto e penso che sia una cosa da non sottovalutare, quando il termometro sfiora i 35°.
Questo piatto, come dicevo è tipico di Pantelleria, ma l'originale proviene dalla Tunisia e si chiama chakchouka, letteralmente "miscuglio"e gli ingredienti principali del piatto sono, peperoni, pomodori, aglio, la cipolla, il pepe nero, varie spezie come cumino, coriandolo e harissa e per completare il piatto, si usa aggiungere un uovo a testa quando la cottura è oramai ultimata e con il calore residuo e l'uso del coperchio, si porta a cottura l'albume. Viene servita accompagnata dalla pita, il tipico pane della Grecia e del Medio Oriente.
Mettete l'olio extravergine dentro ad un'ampia padella e fatevi soffriggere la cipolla che avrete tagliato a fette.
Nel frattempo tagliate tutte le altre verdure a cubetti, e unitele al soffritto.
Lasciate cuocere il tutto per circa 30 minuti, aggiungendo acqua calda se fosse necessario, e aggiustate di sale e di pepe.
Potete aggiungere alle verdure, del peperoncino tritato, origano e basilico, se volete dare un profumo mediterraneo al piatto.
Luglio, il caldo, la poca voglia di fare, la mia pigrizia che prende il sopravvento, voglia di andare in vacanza, di chiudere i battenti, la poca voglia di scrivere, di cucinare, di postare, il pc che uso è di nuovo fuori uso e questo con cui scrivo in questo momento, prende le iniziative e si spegne all'improvviso. Luglio, anniversari importanti, che scandiscono la mia vita di coppia, compleanno di mio marito e anniversario di matrimonio tutte e due da festeggiare lo stesso giorno, a scanso di memorie ballerine; Luglio, due anni che l'ho salutata, e mi manca da morire...
Mi sono buttata anima e corpo, nella sistemazione di casa nostra, perché è risaputo che se una persona è stanca, pensa meno e in questi giorni, meno penso e meglio è! Imbianchini, colori nuovi nelle stanze, il mobile per la parete del salotto che mancava da troppo tempo, la cernita delle cose da buttare che fanno respirare aria nuova e la voglia di cambiare anche qualcosa in me, che non sia solo un taglio drastico dei capelli come quello che mi sono appena fatta. Conoscendomi, so per certo che divido la mia vita in passioni, e le passioni in cicli, a volte possono essere lunghi a volte brevi, ma quando percepisco questo senso di insofferenza so che qualcosa sta per cambiare. Speriamo sia solo il caldo, e un po' di stanchezza, ma sto percependo una strana allergia anche per quello che riguarda il mondo del food e tutto quello che ci gira intorno e questa non è cosa buona!
Ho aperto questo spazio, quasi otto anni fa, solo con lo spirito di condividere le mie ricette, senza voglia di arrivare da nessuna parte, senza l'ossessione dei numeri, dei followers, di quante persone mi seguissero o di quanti commenti ricevessi, lo facevo e lo faccio tutt'oggi per la sola passione che mi regala il parlare di ricette e il mettermi ai fornelli, senza prendermi troppo sul serio. Di soddisfazioni personali ne sono arrivate tantissime, ma sono arrivate in questi lunghi otto anni, regalate dallo scandire del tempo, lente, come veri e propri doni desiderati.In giro, per i social, leggo di resoconti semestrali, tipo dal commercialista, in qui si contano followers, ci si pavoneggia per l'appartenenza a tutte le varie associazioni o gruppi, come se, l'essere arrivati a quei numeri in così poco tempo, facesse di noi, chissà chi o chissà che cosa.
C'è tanto sgomitare, c'è tanta voglia di protagonismo, c'è tanta voglia di apparire, ma sopratutto c'è tanto approssimatismo, che rischia di far crollare per sempre questo mondo, che fino a qualche anno fa sembrava perfetto.
E qua, mi sorge spontanea la domanda. Sono ancora fatta, per rimanere in questo calderone, per rimanere in tema di cucina, aggrappata a quella poca passione che mi è rimasta, oppure darla vinta a questi nuovi "cuochi-ragionieri" con la passione per i numeri e l'apparire?
Vedremo con il passare di questi mesi, se la passione avrà la meglio sull'apparenza!
Ma torniamo a parlare di ricette e di questo semifreddo dal nome così strano e un po' retrò; Coviglia.
La Coviglia è un semifreddo che veniva preparato nelle pasticcerie a Napoli e con il tempo ha perso un po' della sua notorietà e non si capisce il perché data la sua bontà.
Descritto da Matilde Serao nel suo libro, "Paese di cuccagna", la Coviglia può essere di svariati gusti, ma i più noti, sono al cioccolato, al caffè e alla nocciola.
Nella versione che ho preparato, ho pastorizzato le uova, come d'altronde faccio anche quando preparo il tiramisù ed ho aggiunto 100 g di cioccolato fondente, ma se volete preparare anche altre versioni, ricordatevi che dovete solo cambiare il gusto rimanendo invariata la proporzione dei 100 g.
Una volta pronta, mettetela a raffreddare in freezer, e lasciatela li fino al momento del servizio; l'unica cosa che dovrete ricordare è di tirarla fuori circa 15 minuti prima di servirla, per renderla cremosa e vellutata.
Per portare a tavola questo dessert, ho usato questi bicchieri da cocktail , che ho trovato sul sito di Ebarman;sarà che io e mio marito siamo un po' fissati su queste cose, a lui piace tantissimo sperimentare cocktail e aperitivi, tanto da farsi costruire un angolo bar in muratura nel nostro salotto, e ogni tanto si mette a shakerare, come un vero e proprio barman. Io invece, ho una passione vera e propria per tutto quello che somiglia ad un bicchiere, passione che fino a 15 giorni fa era un po' frenata causa mancanza di spazio, ma ora con il mobile nuovo del salotto, posso sbizzarrirmi come voglio.
Semimontate la panna e mettetela in frigo.
Sciogliete il cioccolato a bagnomaria e fatelo raffreddare.
Iniziate a sbattere le uova nella ciotola della planetaria, ed intanto preparate uno sciroppo con l'acqua e lo zucchero; al momento che arriverà alla temperatura di 120°, fatelo scendere a filo sulle uova e continuate a montare fino a che il composto non sarà spumoso e si sarà raffreddato.
Aggiungete il cioccolato fuso ed ormai freddo.
Unite la panna, mescolando delicatamente per non far smontare il composto.
Versate nei bicchieri, coprite con la pellicola e mettete nel congelatore, per 4 o 5 ore.
Se disponete di un abbattitore, abbattetelo in negativo per circa 45 minuti.
Che io ami preparare e mangiare una bella pizza calda e fumante è risaputo; se cercate in giro per il blog troverete altre ricette e sperimentazioni, ho provato la maturazione in frigo, l'impasto diretto, le varie miscele di farine, ho prodotto successi e insuccessi, partendo da una pizza che più che una pizza era un frisbee atto ad uccidere per arrivare a quelle di queste settimane di sperimentazioni, grazie a Antonella Golino del blog La Trappola Golosa, ovvero il terzo giudice della sfida n°58 dell'MTChallenge. Antonietta, con la professionalità e serietà che la contraddistingue, non ha elaborato solo una ricetta da seguire per questa sfida dal sapore tutto Partenopeo, ma ne ha prodotte addirittura tre, per soddisfare tutti i gusti della community; la pizza con l'impasto diretto secondo il disciplinare, la pizza in teglia con il metodo diretto e la maturazione in frigo ed infine la pizza con il lievito madre, che non ho nemmeno preso in considerazione, perché io sono una madre snaturata di quelle che se lo ha in frigo, difficilmente riesce a vivere sano e rigoglioso. Antonietta ha scritto un post meraviglioso su tutte le accortezze da seguire per ottenere una pizza perfetta, che vi invito ad andare a leggere, mentre qui da me, troverete le indicazioni e la ricetta che ho elaborato. Devo dire che con le farce vi potete sbizzarrire;
Misurate per prima cosa l'acqua che deve essere oligominerale, per evitare che possa contenere cloro che potrebbe rendere difficoltosa la lievitazione. Dal totale del liquido, prelevatene una piccola quantità e inseritela in due ciotole differenti in cui scioglierete il lievito di birra e nell'altra il sale. Versate il liquido contenete il lievito di birra in una boule di vetro e iniziate a versare a piccole dosi, la farina setacciata alternandola all'acqua, terminati i due ingredienti aggiungete l'acqua in cui avete sciolto il sale e iniziate ad impastare per circa 10 minuti, finché il tutto non sarà ancora leggermente appiccicoso, poi mettete l'impasto sul tavolo e lavoratelo per altri 20 minuti, piegandolo e schiacciandolo finché non sarà divenuta una palla liscia e setosa. Inserite la palla in una ciotola e copritela con la pellicola per alimenti, lasciatela lievitare per circa 2 ore o finché l'impasto non sarà raddoppiato ( dipende dalla stagione e dalla temperatura che abbiamo in casa).
Prendete il panetto e dividetelo in 4 pezzi, di circa 180 g oppure in 3 da 250 g, e formate i panetti pirlandoli ( mettete le mani quasi a coppa , leggermente discoste e fatevi ruotare la palla di pasta tenendo i palmi appoggiati sul piano di lavoro, noterete che diventerà sferica e che la parte inferiore si sigillerà). Mettete i panetti dentro ad una cassetta da lievitazione se l'avete, ricoprendoli con un telo di cotone che non abbia odori. Sigillate il tutto con una busta grande di plastica che eviterà alla pasta di seccarsi. Lasciate lievitare per 6 ore.
Portate il forno alla massima temperatura e scaldate anche la teglia che userete per la cottura ( io ho un fornetto elettrico che arriva a temperature elevate dotato di pietra refrattaria, che viene riscaldato sia dalla fiamma del fornello a gas per quanto riguarda la base inferiore, sia da una resistenza posta sulla parte superiore) Stendete i panetti, partendo dalla parte centrale, sulla tavola di legno spolverata di farina di semola, usando la punta delle dita e allargandolo pian piano. NON USATE IL MATTARELLO ma usate le mani chiuse a pugno, per evitare di bucare la superficie della pasta. Se optate per la cottura del forno tradizionale, estraete lo stampo inserite la pasta e conditela con gli ingredienti che più gradite, altrimenti se avete un fornetto, adagiate la pasta sulla pietra e farcitela direttamente li sopra.
Pizza con patate e salsiccia
Per 3 pizze da 250 g 3 patate novelle medie mozzarella fior di latte 240 g due salsicce toscane rosmarino fresco sale pepe olio extravergine d'oliva Lavate le patate e non sbucciatele e tagliatele a fette con la mandolina. Prendete una padella, versateci un filo d'olio e rosolateci le fette di patate , salandole e pepandole. Sulla base della pizza distribuite la mozzarella stracciandola con le dita, disponeteci sopra le fettine di patata, i pezzetti di salsiccia e alcuni aghi di rosmarino. Cuocete fino a che il cornicione non sarà dorato. Nel mio fornetto bastano 2/3 minuti. Un filo d'olio extravergine e servitela ben calda.
La stessa pizza l'ho preparata varie volte nel corso della settimana, riscuotendo ancora successo; questa volta ho preparato una semplice Margherita, con pomodori pelati schiacciati con le mani e conditi con un pizzico di sale, pepe e un filo d'olio. Ho aggiunto della mozzarella fior di latte ed ho grattugiato sulla superficie del pecorino fresco Sardo! Buonissime! Grazie ancora ad Antonietta, ma sopratutto grazie all'MTChallenge!
Una primavera bizzarra, quella che stiamo vivendo in questi giorni, al mattino un sole splendido e nel pomeriggio ecco che il cielo cambia decisamente colore, arrivano le nubi minacciose e dopo pochi minuti si aprano i rubinetti e l'acqua scende copiosa, accompagnata da sordi boati e lampi minacciosi!
Si, odio i temporali, mi mettono un'ansia pazzesca ed invece di rilassarmi contraggo i muscoli delle spalle, infosso la testa e chiudo gli occhi, ogni volta che vedo un lampo di luce, seguito da un lamento gutturale che solo io so emettere e che vale la presa in giro di tutta la famiglia che è presente a tale penoso spettacolo! Succede anche quando qualcuno stappa una bottiglia di prosecco, ma questo discorso lo affronteremo un'altra volta.
Insomma, diciamo che questo GiugNembre mi avrebbe rotto i cabasisi,non sono ancora riuscita a fare un pranzo o una cena in terrazza e sono sicura al 100% che quando terminerà questa stagione insolita, le temperature schizzeranno velocemente verso l'alto e allora non potremo sfruttare lo stesso la nostra terrazza per la bolla Africana che di solito si forma sul nostro gazebo!
Sarebbe la stagione giusta per iniziare a consumare piatti freschi, insalate di pasta, di riso, o quant'altro che dovrebbero aiutarci ad affrontare il caldo della stagione ed invece il menù di casa mia non si è discostato molto da quello invernale, ovviamente ho abolito ragù, polenta, e stracotti, ma per le insalate di pasta, da consumare in terrazza, dovrà passare ancora del tempo.
E' il tempo giusto invece per questa zuppa d'orzo con le zucchine e che profuma di spezie, che ho trovato molto delicata e saporita e visto che la stagione delle zucchine è già iniziata, è una pietanza adatta per questa stagione, sopratutto se la servirete leggermente tiepida con un filo d'olio extravergine sopra.
Procedimento Per il brodo vegetale Mettete le verdure lavate e tagliate a tocchetti grossi dentro ad una pentola e copritele con l'acqua fredda. Portate a bollore e cuocete a fuoco moderato, per circa un'ora. Togliete dal fuoco e filtrate con un colino a maglie fitte.
Ammollate i ceci per 12 ore, poi metteteli in una pentola capiente e copriteli con acqua fredda. Aggiungete uno spicchio d'aglio non sbucciato, un piccolo pomodoro, qualche foglia di salvia e granelli di pepe, e lasciate cuocere a fuoco basso, per le ore necessarie. Non affidatevi al tempo scritto sulla confezione, ma ogni tanto andate di assaggio.
Lavate le zucchine e tagliatele in 4 e poi a dadini.
Tritate la cipolla e mettetela in una pentola con l'olio, fatela dorare e aggiungete le spezie, i ceci, le zucchine e coprite con il brodo vegetale.
Salate e pepate, aggiungete l'orzo e fate cuocere finché la zuppa non sarà leggermente ridotta e l'orzo sarà cotto, ci vorranno circa 45 minuti. All'occorrenza, unite altro brodo vegetale se la zuppa si rapprendesse troppo durante la cottura.
E anche questa volta, per il rotto della cuffia e all'ultimo secondo, son qua a postare la ricetta per la sfida dell'Mtchallenge di questo mese di Maggio, che ha visto giudici due miei carissimi amici Anna Luisa e Fabio del blog Assaggi di Viaggio, lei una meraviglia di donna dalle mani d'oro che sforna dolci talmente belli da togliere il fiato,dolce, simpatica, spumeggiante, uno splendido Sagittario a cui sono veramente legata, poi c'è "Lui", Fabio, con il suo humour molto british, che ti fa cappottare dalle risate, l'uomo dalla doppia personalità, che non si ricorda che ti aveva già conosciuta in precedenza e che riesce a negare l'evidenza! Le sue doti sono ancora tante, ma non voglio elencarle altrimenti si monta troppo la testa... Si capisce che ho un debole per questi due? Penso proprio di si!
Insomma riprendiamo le fila del discorso e torniamo alla sfida dell'Mtc n°57, quella che vedeva come protagonista il barra le cheesecake, dolce tipico Americano sia nella versione classica e quindi dolce, sia nella versione salata.
Se spulciate nel ricettario troverete una versione diversa di quella che ho preparato per questa sfida, una/ un cheesecake con un solo tipo di formaggio cremoso che per anni ha spopolato in tv, ma che sinceramente rendeva il dolce abbastanza pesante. Questa volta mi sono affidata ad una ricetta di California Bakery e che vede l'utilizzo di formaggi diversi, dalla robiola, alla ricotta, passando dalla panna con yogurt greco annesso, che hanno dato al mio dolce una cremosità diversa, che calorie a parte, hanno regalato anche una sorta di leggerezza nel sapore.
Ho preferito non fare anche la versione salata, per evidenti problemi di digestione e di maniglioni antipanico che in questi anni di blog e di astinenza al fumo,si sono depositati inesorabilmente sui miei fianchi...anzi se tra chi mi legge, ci fosse il vincitore di questa sfida, chiedo in ginocchio una sfida light, o almeno dove non necessariamente siano richiesti la presenza di burro e formaggi e zuccheri! Grazie mille!
La barra il cheesecake, si può accompagnare con le composte di frutta e trovo che siano deliziose sia quella di fragole che quella di lamponi, io questa volta ho optato per una salsa al caramello salato, perché se uno deve farla sporca, deve farla fino in fondo, quindi con un po' di panna, burro e sale Maldon, ho tirato fuori una crema deliziosa e il tirato fuori ha un senso, perché se la fate, sono arcisicura che dopo il primo assaggio il cucchiaino finirà inesorabilmente dentro al barattolo, per capire bene se è buona oppure no, e poi ancora ed ancora, ed ancora...
Mi scuso in anticipo se non ho preparato una versione inedita di questo dolce, atta a stupire con effetti e ingredienti stratosferici, ma penso che la versione classica di questo dolce sia la cosa più buona e appagante che possa esistere in giro, cone le sue valangate di calorie e la sua disarmante dolcezza.
Frullate i biscotti insieme al burro, la cannella e il cucchiaino di miele.
Date una mescolata con le mani, poi iniziate a costruire il guscio dentro allo stampo, partite dal fondo pressando bene la base e poi procedete con i lati. Mettete lo stampo in frigo per circa 30 minuti.
Ora preparate la crema.
Mescolate la robiola con la ricotta che avrete precedentemente setacciato, poi unite lo yogurt, la scorza del limone, la vaniglia, le uova leggermente sbattute, la panna e il cucchiaino di farina.
Versate la crema nello stampo e infornate nel forno caldo, a 160° per 55 minuti, poi continuate la cottura per altri 5 minuti con la porta del forno aperta, in modo da far uscire il vapore.
Noterete che il dolce traballerà leggermente al centro, è normale, estraetelo dal forno e lasciatelo raffreddare a temperatura ambiente per circa 3 ore, poi mettetelo in frigo per almeno 3-4 ore.
Toglietelo dal frigo almeno 20 minuti prima di servirlo.
Preparate il caramello salato
In una pentola larga e con i bordi alti, mettete lo zucchero con i 2 cucchiai d'acqua e lasciate sciogliere a fuoco medio- basso.
Scaldate anche la panna e portatela quasi a bollore.
Non mescolate assolutamente lo zucchero e all'occorrenza ruotate solo la pentola.
Una volta che lo zucchero sarà sciolto e inizierà a diventare color nocciola chiaro, unite la panna a filo e mescolate in continuazione. Nel fare questa operazione, fate molta attenzione, perché la miscela tenderà a salive velocemente e produrrà molto vapore caldo, occhio a non ustionarvi.
Unite il burro lasciato a temperatura ambiente, il pizzico di fior di sale e mescolate ancora per sciogliere gli eventuali grumi.
Togliete dal fuoco e versate il caramello in un barattolo sterilizzato.
Se non lo utilizzate tutto, potete conservarlo in frigo e toglierlo con un leggero anticipo, prima di utilizzarlo.
Il dolce si conserva in frigo, per un massimo di 2 o 3 giorni, e vi consiglio di toglierlo fuori, almeno 20' prima di servirlo.
Quando una ricetta spopola sul web e viene riprodotta e pubblicata a tutto spiano, difficilmente passa inosservata, sopratutto se i contatti che uno ha su Facebook, sono la maggior parte foodblogger.
Lo scorso anno, tra settembre ed ottobre, è stato un vero bombardamento mediatico a suon di cruffin, talmente tanto che, seppur avessi provato a replicare la ricetta, ho deciso di tenerla in serbo per un tempo decisamente più lungo e così è stato.
Io in quel periodo avevo già preparato i miei croissant per la sfida dell'Mtchallenge, sia in versione dolce che in quella salata, ma la voglia di mettermi alla prova con questa nuova ricetta era stata talmente forte che in un attimo ero già in giro nel ciberspazio a cercare la ricetta perfetta.
I cruffin, sono una via di mezzo tra i croissant ed i muffin, un incrocio goloso con la friabilità ed il sapore di un croissant sfogliato e la forma del più morbido e rassicurante del muffin grazie alla tecnica di sfogliatura che vi ho documentato anche con le foto, sono delle ottime brioche da consumare al mattino insieme ad una tazza di tè o immersi nella schiuma di un bel cappuccino.
L'impasto non è assolutamente difficile da preparare e a parte i tempi di riposo un po' lunghi, ma che sono il segreto per avere qualsiasi tipo di lievitato digeribile e fragrante, e la tecnica di formatura, sono sicura che se vorrete mettervi alla prova, in una giornata in cui potrete dedicarvi con calma alla ricetta, la riuscita sarà perfetta e sfornerete qualcosa di veramente carino, per la colazione del giorno dopo.
Imburrate 8 stampini da muffin con il burro fuso e metteteli da parte.
Mescolate le due farine setacciatele e versatele dentro la ciotola della planetaria, unite il lievito disidratato e date una mescolata, poi aggiungete lo zucchero e il sale.
Azionate la planetaria a bassa velocità, e iniziate a versate pian piano l'acqua tiepida ( iniziate con i 130 g e poi se necessario, aggiungete pian piano il resto del liquido) lasciate che si formi un impasto morbido, poi aggiungete pian piano i pezzetti di burro , aumentate leggermente la velocità e impastate finché la massa non si staccherà dalle pareti.
Coprite la ciotola con una pellicola e lasciatela riposare la pasta per circa 40-45 minuti a temperatura ambiente.
Prendete la massa e mettetela sul piano infarinato, dividetela in 4 parti prendetene uno spicchio e ricoprite bene le altre tre.Infarinate leggermente la porzione di pasta che avete e iniziate a passarla tra i rulli della sfogliatrice, manuale o elettrica che sia, e partendo dallo spessore più grosso arrivate fino a quello più sottile.Durante i vari passaggi, spolverate di farina, sia la parte superiore che quella inferiore della striscia.
La striscia di pasta che avrete ottenuto sarà molto lunga, quindi dividetela in due e spennellatela con circa 20 g a striscia di burro morbido.A questo punto potete decidere se e come farcire i vostri cruffin...potreste coprire le strisce con zucchero e cannella, oppure una grattugiata di scorza di agrumi, insomma date sfogo alla vostra fantasia.
Arrotolate la striscia e prima che termini, attaccate l'estremità alla seconda striscia e continuate ad arrotolare.
Con un coltello estremamente affilato, tagliate il rotolo orizzontalmente per il senso della lunghezza e con la striscia di pasta, mantenendo il taglio verso l'esterno, fate una specie di nodo, ma senza annodare realmente la pasta e posizionate la pasta con la parte liscia e le punte sotto, dentro uno stampo da muffin precedentemente imburrato.
Puoi trovare lo stampo da muffin e tanti altri articoli utile per preparare i tuoi dolci sul portale Livingo
Fate questo passaggio anche per il resto delle strisce, poi coprite la teglia con della pellicola e decidete se farli lievitare per 12 ore nel frigo, oppure se volete tenerli a temperatura ambiente per 2-3 ore e infornarli in giornata.
Una volta lievitati, se li avete fatti riposare in frigo, tenete la teglia a temperatura ambiente per circa 2 ore o finché non noterete la pasta lievitata a dovere e poi spennellateli con un uovo sbattuto che avrete fatto passare attraverso un colino.
Mettete la teglia dentro al forno già portato a temperatura a 200° e fate cuocere per 10 minuti, poi abbassate il forno a 180° e continuate la cottura per altri 5 minuti o finché non li vedrete dorati.
Il mio stampo da muffin è arrivato decisamente al capolinea!
Era tanto tempo che volevo preparare la torta di riso, e quando ho visto che le era stata dedicata addirittura una giornata, sul Calendario del Cibo Italiano , la Giornata delle Torte di Riso Dolci e Salate e che l'ambasciatrice era la mia amica di blog e non solo, Laura Adani del blog Io, così come sono... ho pensato che era arrivato il momento giusto, per raccontarvi perché sono così legata a questo dolce.
La torta di riso è stato il dolce che ha accompagnato tutta la mia vita e da quasi due anni, questa dolce abitudine si è interrotta, da quando mia mamma ha deciso che il suo tempo qua con noi era terminato ed ha voluto riabbracciare mio padre.
Questo dolce rustico ma dal sapore dolcissimo, che sa di mamma e di nonna,è il filo indissolubile che ci lega a lei.
Mia mamma era famosa per la sua torta di riso, la preparava in ogni occasione, comunioni, cresime, matrimoni e sopratutto la preparava per la festa della Misericordia, che si teneva e si tiene nel mese di Agosto, nel paesino di montagna dove abbiamo la casa delle vacanze, ovvero Treppio. Dopo la Santa Messa, si andava tutti in processione al cimitero e dopo la processione, vicino la Chiesa di San Michele Arcangelo si teneva un rinfresco per cercare anche di ottenere delle offerte per la Confraternita della Misericordia. Ecco, proprio in una di quelle occasioni, mentre mamma stava andando al rinfresco, sentì due donne del paese che parlavano tra di se e dicevano:
" Forza, su dai movidi , che non possiamo miga fare tardi! Rita delle Selve l'ha preparado la torta di riso, che bona come l'ha fa lei, non la fa nesuno!!"
Mamma si era messa a ridere, un po' per il dialetto treppiese che se avete 5 minuti vi invito a cercare su internet, e un po' per quella fretta di accaparrarsi un rombo della sua torta di riso, da parte delle due donnine.
In effetti la sua torta era fantastica, nonna Maria, la mamma di mio padre le diceva sempre che la nostra torta era la più buona del paese, perché non lesinavamo ne sulla quantità di uova, ne con lo zucchero e neppure con l'anice e quelle che facevano le sue conoscenti, non erano al nostro livello!
Mitica nonna e mitica mamma! E io da chi avrò preso?
Questa tipo di torta non so da dove abbia preso i natali, visto che Treppio si trova proprio sull'Appennino Tosco-Emiliano, al confine con l'Emilia e se conoscete le torte di riso, saprete che ne esiste una proprio emiliana che si chiama Torta degli Addobbi e si serve tagliata a rombi, la forma con cui la serviva mamma, ma c'è anche un'altra zona a cui Treppio è legata, ed è la Garfagnana, visto che si presume che questo paesino fu proprio fondato da un gruppo di garfagnini che girovagavano per l'Appennino e sempre nella zona della Garfagnana,o almeno molto vicino, si prepara un'altra torta di riso, quella Massese o Carrarina e queste casualità, mi danno molto da pensare sull'origini di questo dolce.
Vagamente mi ricordo che nonna mi raccontava di una versione della torta, che si faceva creando un guscio di pasta sottile che foderava l'interno della tortiera di alluminio nel quale veniva versato il composto di riso; non penso di aver mai avuto l'occasione di assaggiarla, però questo particolare mi fa venire in mente la versione salata della torta di riso che viene fatta in Liguria, che ha un guscio di pasta simile e penso che a Treppio, dai suoi albori, ce ne sono passate tante di persone "forestiere" tra quei boschi di castagni!
Per prima cosa mettete a cuocere il riso dentro ad una pentola di acqua bollente e scolatelo dopo 5 minuti. Intanto avrete messo a scaldare il latte e una volta raggiunto il bollore, versateci il riso semicotto e fatelo cuocere fino a che non abbia assorbito quasi tutto il latte, diciamo 10 minuti circa.
Versate il composto di latte e riso in una ciotola, aggiungete lo zucchero e il liquore e lasciatelo raffreddare mescolandolo di tanto in tanto e lasciate riposare per qualche ora.
Una volta raffreddato unite le uova leggermente sbattute e mescolate bene.
Prendete una teglia, imburratela ,copritela con della carta da forno e versateci dentro il composto.
Cuocete nel forno già caldo a 200° per circa un'ora.
Oggi si commemora la morte di Caterina da Siena, Patrona d'Italia e d'Europa, la Santa che sentì la chiamata del Signore in tenerissima età e dedicò tutta la sua vita, all'assistenza dei malati e bisognosi.
Non visse mai in convento, nonostante avesse preso i voti, sorte che invece sorte che
invece subirono tantissime figlie di benestanti e nobili che a causa del
diritto di maggiorascato, ovvero il diritto del primogenito di ereditare il
patrimonio della famiglia ed escludendo il resto dei fratelli e sorelle, si
vedevano costrette a pronunciare i voti e a chiudersi nei conventi e nei
monasteri anche senza avere la vocazione necessaria. Per cercare di "sopravvivere" allo stato di clausura, molte di esse si dedicarono all'arte dolciaria e molto probabilmente i conventi sono stati i primi laboratori di pasticceria, dove sono stati preparati i dolci ed i pasticcini, che abitualmente prepariamo in casa o acquistiamo tutt'oggi. Sulle pagine di Aifb, oggi è ospitato un mio articolo sul Calendario del Cibo Italiano e sono l'ambasciatrice dei Dolci del Convento. Tra quelle righe, vi racconto della vita monastica e di alcuni dolci che sono nati tra le mura dei conventi italiani. Troverete anche la ricetta dei Mandorlati di San Clemente, una ricetta tipica di biscotti che venivano preparati in un convento proprio qua a Prato. Quindi vi invito ad andare a leggere e aspetto i vostri commenti.
Mi sono innamorata della Sicilia esattamente un anno fa, quando ho partecipato ad un blog tour a Catania e provincia, ma ad essere ancora più precisa il mio amore è scoppiato al primo assaggio di un delizioso cannolo in una famosa pasticceria di prodotti tipici siciliani, in pieno centro storico a Catania,al quale ho giurato amore eterno! Oggi sulle pagine Calendario del Cibo Italiano, si parla proprio della Giornata Nazionale dei Cannoli e l'ambasciatrice di questa dolce eccezionale è Tamara Giorgetti, che sul sito di Aifb ci racconta tutte le curiosità e la storia di questo dolce dalle radici antiche. Dolce dalle origini antichissime, sembra che comparvero per la prima volta a Kalt El Nissa, quella che oggi chiamiamo Caltanisetta, città che fu sotto il dominio arabo per lungo tempo e che alcune concubine dell'emiro, "inventarono" questo dolce traendone ispirazione da un altro antico dessert che veniva prodotto nel loro paese, con un ripieno di ricotta, mandorle e miele. Ma l'origine è discussa e ne esistono altre versioni, come quella in cui si racconta che sempre a Caltanissetta, tra le mura di un convento, alcune monache di clausura prepararono questo dolce, grazie alle indicazioni di alcune donne musulmane che si erano convertite al cristianesimo e che si erano ritirate in convento. Personalmente non so quale delle due ipotesi sia quella giusta, probabilmente la verità sta nel mezzo, però bisogna dire che da queste radici, è nato un dolce conosciuto in tutto il mondo per la sua infinita bontà. L'ingrediente principale, quello che fa la differenza è sicuramente la ricotta che deve essere rigorosamente di pecora e proprio in questo periodo, in cui i pascoli sono ancora verdi e l'erba è profumata, si ottiene il miglior prodotto. La ricotta va accuratamente messa a scolare dal siero e poi passata attraverso un setaccio, anche per alcune volte, per renderla soffice e cremosa e poi viene aggiunto lo zucchero. Le scorze sono molto semplici da preparare e si conservano a lungo, quindi se per caso ne preparaste più del necessario, basta che le conserviate dentro ad una scatola di latta e sono ottime anche da sgranocchiare tali e quali. Io ho decorato i miei cannoli con dellagranella di pistacchio che avevo precedentemente tostati e devo dire che somiglia più ad una polvere che a dei granelli, ma la prossima volta sono sicura che saprò quando fermarmi in tempo. Il pistacchio viene aggiunto ai cannoli che si preparano nella zona del catanese, mentre a Palermo vengono usate le scorze di arancia o ciliegie candite.
Per prima cosa mettete la ricotta a sgocciolare dentro ad un colino a maglie fitte ed inseritelo dentro ad una ciotola, coprendo il tutto con la pellicola alimentare. Rimettete tutto in frigo e attendete che la ricotta sia ben soda.
Mescolate la farina con il cacao, poi aggiungete lo strutto, lo zucchero, il cacao, il Marsala, i due cucchiai di aceto e aggiungete tanta acqua, quanta ne richiede l'impasto e lavorate bene fino ad ottenere un composto liscio e consistente.
Avvolgetelo nella pellicola per alimenti e fate riposare per circa 30 minuti, in frigorifero.
Tirate l'impasto aiutandovi con la sfogliatrice e fate delle strisce molto sottili, ritagliatele o con il coppa pasta rotondo di circa 10 cm di circonferenza , oppure fate dei quadrati di 12 cm ( arrotolateli a mo' di rombo) eavvolgeteli sopra gli appositi cilindri di alluminio che avrete leggermente unto con dello strutto. Sovrapponete leggermente i lati sigillandoli con una spennellata leggera di albume d'uovo, che avrete slegato sbattendolo leggermente con una forchetta.
Friggete le scorze nell'olio o nello strutto, non troppo caldi, finché non saranno dorate al punto giusto, poi scolatele bene e mettetele a perdere l'unto su della carta da cucina. Togliete il cannello solo quando sono intiepidite e cercate di ruotarlo leggermente, per non rompere la scorza.
Lasciate raffreddare bene.
Ora preparate la crema di ricotta.
Mettete la ricotta dentro ad un setaccio e passatela più volte aiutandovi con una spatola. Deve diventare estremamente soffice. Aggiungete lo zucchero e mescolate bene e se volete unite anche il cioccolato o la zuccata.
Lasciate riposare la crema di ricotta in frigo per qualche ora.
Riempite i cannoli, solo pochi minuti prima di consumarli, altrimenti le scorze si ammorbidiranno troppo, cospargeteli di zucchero a velo e decorateli con della granella di pistacchio oppure scorza d'arancio candita.
Mai sofferto tanto per fare qualche biscotto!! Questi mi hanno fatto sudare le cosiddette sette camicie e si sono fatti perdonare solo per la loro infinita bontà, anche se analizzando bene come sono andate le cose, la colpa non è tanto dei biscotti, ma piuttosto di tutte le condizioni avverse che mi si sono parate davanti durante la preparazione di questi frollini. Ma andiamo per ordine e mettetevi comodi che adesso vi racconto tutto. Allora, partiamo dall'inizio e quindi vi dico subito che Daniela e Juri di Acqua e Menta sono stati i bravissimi vincitori della sfida n°55 dell'Mtchallenge, con una zuppa di pesce e cuscus alla trapanese da applauso e per la sfida n° 56, hanno proposto un tema di quelli in cui ci si può sbizzarrire all'infinito, seguendo ovviamente delle regole ben precise, perché ragazzi miei, se si vogliono preparare degli ottimi biscotti di frolla non ci si può affidare al caso. Trovata la ricetta perfetta, mi sono affidata a quel gran maestro che è Iginio Massari, ho guardato bene in dispensa se avevo a portata di mano tutti gli ingredienti necessari e mi sono messa all'opera. Cellulare sul piano di lavoro, bilancia a portata di mano ed inizio con il pesare gli ingredienti: zucchero a velo pesato e messo nella ciotola, farina, pesata e versata sopra allo zucchero a velo, cacao...pesato e messo sopra alla farina e allo zucchero a velo. Riprendo in mano il cellulare e leggo. " Montare il burro con lo zucchero a velo..." ma porcamiseriazozza, il mio zucchero a velo era nella ciotola e sopra di esso c'era la farina e sopra ancora il cacao e nella boule di vetro riuscivo benissimo a vedere le varie stratificazioni, mentre sul piano di lavoro avevo un'altra ciotola inesorabilmente vuota, quella in cui avrei dovuto mettere farina e cacao. Va bene, via c'è di peggio nella vita! Armata di cucchiaio ho iniziato a versare con accuratezza infinita la farina ed il cacao nella ciotola giusta, sono riuscita a trovare lo zucchero a velo che si distingue per il suo bianco candito ed ho iniziato finalmente a montare sto benedetto burro con lo zucchero a velo. La ricetta è andata avanti senza intoppi, fino a che non mi è scoppiato il sac à poche, ma non uno dei tanti che si solito ho, ma l'unico presente nel cassetto dedicato alla pasticceria e qua tra una porca miseria e l'altra, ho pensato bene di usare un sacchetto da freezer, ma lo devo dire? Mi è venuto fuori un'altro "troiaio" come si dice qua in Toscana e ormai stremata ed abbastanza inca...volata, ho tirato fuori la spara biscotti ed ho usato quella. Guardavo la foto dei frollini del Maestro Massari e guardavo i miei "fiorellini" tristi e rachitici, buoni da Dio, ma brutti come il peccato e l'unica cosa che pensavo era quella di aspettare il giorno dopo, per andare a comprare dei sac à poche nuovi e così è stato. La seconda volta è andata meglio, molto meglio, a parte un piccolo buchetto nel sacchetto maledetto che mi faceva uscire un filo di impasto dove non sarebbe dovuto uscire, ma ce la stavo facendo! Cottura perfetta ne forno nuovo, ehhh si, ho il mio giocattolo nuovo, la Ferrari dei forni casalinghi che cuoce in maniera fantastica e sforno dei frollini da applauso!! Tiro fuori la mia marmellata di arance prodotta questo inverno, spalmo i biscotti e li accoppio, intanto metto il cioccolato in una ciotola e metto tutto in un pentolino con dell'acqua per scioglierlo a bagnomaria.Un attimo di distrazione, mentre mi mangiavo un biscotto per sentire se era buono veramente, perché con quello prima mica avevo capito bene e oplà, uno sbuffo d'acqua bollente che fa il triplo salto carpiato e mi infila dritta nella ciotola del cioccolato e come sapete bene, cioccolato e acqua col cavolo che vanno d'accordo!! Ho finito il cioccolato fondente!! Altra fila di porchamiseria, mi cambio e corro al supermercato! Riparto da capo, sciolgo il cioccolato, fin qua tutto bene... tempero, inzuppo, lascio raffreddare e mi si formano le strisce bianche di burro di cacao sui frollini, si lo ammetto non ho temperato bene, ma sapete cosa vi dico? Mi sono rotta le scatole!! Sventolo bandiera bianca e mi arrendo! Ho due scatole di biscotti da mangiare, dei fiorellini orribili e degli anelli di Giove belli come il sole ma con delle strisciate bianchicce di burro di cacao, che non ne pregiudicano il sapore ma solo la bellezza e allora vorrà dire che ci sacrificheremo e li mangeremo così come sono, perché io non sono Iginio Massari, ma una pasticcera assolutamente pasticciona!!
Procedimento Setacciate la farina il cacao ed il sale e mettete da parte. Nella planetaria mettete il burro morbido che avrete tenuto a temperatura ambiente e montatelo con la frusta; aggiungete lo zucchero e la vaniglia e continuate a montare finché il composto non sarà chiaro e spumoso, poi unite gli albumi leggermente sbattuti ed alternateli inserendo anche le polveri che avevate setacciato. Riempite con un terzo dell'impasto un sac à poche con un beccuccio dentellato e formate degli anelli di piccole dimensioni, sopra alle placche del forno che avrete preventivamente ricoperto con la carta forno.
Mettete le teglie in frigo per circa 30 minuti, per stabilizzare la forma dei biscotti. Infornate a 160°-170° per circa 10-13 minuti. Sfornate e fate raffreddare poi spalmate la marmellata di arance un anello e ricopritelo con l'altro. Temperate il cioccolato nel seguente modo: 1. Sciogliere a bagnomaria, nel forno a microonde o altro, portare il cioccolato a una temperatura di 45°/50°C fino a ottenere la completa fusione, mescolando lentamente e in continuazione. 2. Versare su un tavolo con piano in marmo o in acciaio 2/3 di copertura di cioccolato fuso e, con l’aiuto di una spatola, riportare in continuazione la massa esterna all'interno della medesima per ottenere uniformità di temperatura e non far attaccare il cioccolato sul tavolo. 3. Controllare la temperatura utilizzando un termometro digitale; una volta raggiunti i 27°C ricondurre la massa appena raffreddata nel precedente contenitore unendola al terzo di cioccolato ancora caldo. 4. Rimescolare con cura e controllare che la temperatura della massa sia a: 30°/31°C per la copertura di cioccolato fondente, 28°/29°C per il cioccolato al latte, 27°/28°C per il cioccolato bianco, 27°C per la gianduia o la tartufata. È importante mantenere il cioccolato a temperatura costante di tempera man mano che lo si utilizza, aiutandosi con il bagnomaria e con un termometro, oppure aggiungendo copertura sciolta e calda, bilanciando così la temperatura e la quantità di cioccolato utilizzato che si raffredda e consuma durante la lavorazione. - Fonte Il cioccolato dalla teoria alla pratica Immergete i frollini a metà nel cioccolato temperato, sgocciolate l'eccesso e fate asciugare su una gratella per dolci.