mercoledì 21 giugno 2017

Torta di ciliegie e cioccolato




 Fin da bambina passavo tutti e tre i mesi di vacanze in quel di Treppio  e dopo i primi 15 giorni di entusiasmo subentrava una tristezza infinita perché i miei amici erano tutti in vacanza al mare e dovevo aspettare i primi di Agosto  fino a che non arrivavano tutti e formavamo la mitica compagnia delle Selve! 
Eravamo una bella banda, circa una quindicina di bambini, che con il tempo sono cresciuti e sono diventati adolescenti casinisti, poi uomini e donne  e adesso siamo tutti sposati con i figli oramai grandi.

I prati e i campi erano il nostro parco giochi, e la sera giocare a nascondino tra i castagni o rincorrere le lucciole erano i nostri passatempi preferiti. Andavamo anche a caccia di pipistrelli, con i secchi dell'acqua in testa per paura che si impigliassero tra i nostri capelli, ma questo è una di quelle cose che di cui non vado particolarmente fiera e che mi fa sentire ancora oggi abbastanza ridicola!!
Poi c'erano loro, i due enormi ciliegi duroni che erano cresciuti nei prati intorno casa mia; uno nel campo di sotto con i rami raggiungibili dal muretto dell'orto e uno nel campo di sopra, vicino vicino al muretto che delimitava la strada che porta nelle Selve. Dai loro tronchi usciva una resina dorata, dura al tatto e noi pensavamo che fosse qualcosa di enormemente prezioso! Passavamo interi pomeriggi a staccare quei gioielli che poi infilavamo in tasca dei jeans e li succedeva il patatrac! Se la resina non era ben secca ( e la parte dove era attaccata non lo era mai...) si impastrugnava all'interno delle tasche dei nostri pantaloni e le  mamme non è che fossero poi così contente!

Gli anni sono passati e i ciliegi hanno continuato a regalare i loro preziosi tesori, solo che invece di essere resina color ambra erano grossi, rossi e croccanti e buonissimi e io li apprezzavo forse anche  di più. Fino a che babbo era ancora con noi, ci pensava lui a raccogliere le ciliegie aiutato da mio fratello Aldo, che rimaneva sempre abbarbicato ai primi rami perché l'altezza lo ha sempre intimorito, poi dopo che babbo se ne è andato il compito è passato a mio fratello e a mio marito, solo che il terrore che provava mio fratello non è mai passato. 
Un sabato di tanti anni fa, Aldo e Gianluca erano intenti a raccogliere le ciliegie, mio marito con una certa nochalance, mentre mio fratello sembrava una cozza attaccata allo scoglio!! Nella strada che costeggiava il campo, stava passando la famosa Beppa delle Selve, una donnina minuta ingobbita dal tempo e dai dolori alle ossa che non le davano tregua. Si ferma, solleva la testa e saluta mio fratello e mio marito, in dialetto treppiose

Ragazzi che fade...cogliede le cileje?

E loro
Si Beppa!
E lei notando lo stato d'animo di mio fratello...
Oh Aldo, non t'avrai mia paura vero?
e mio fratello...abbarbicato al tronco
Un pochino si,  Beppa!
E lei
Oh viaaaa, ma non tu sarai mia matto?!?!

Dopo questo scambio di battute Beppa aveva ripreso il suo cammino, quando ad un certo punto si ferma, solleva la testa e rivolta a mio fratello dice

" Oddio, a dire il vero, al gazzettino toscano hanno detto, che c'era uno...che gojieva le cileje, jie casco di sotto al cilejio e jie morto!! Ma morto ehhh!!

Ecco, vedere mio fratello, sgranare gli occhi e  staccare immediatamente la mano destra dal tronco e toccarsi gli attributi maschili è stato un attimo!!! Giuro che tutte le volte che ci penso, muoio dalle risate e rivedo quel pezzettino di donna, con il  grembiule nero che le arrivava alle caviglie, che dopo aver detto questa perla si allontanava tranquillamente...

I due ciliegi sono diventati solo uno e forse anche lui inizia a sentire la stanchezza dei suoi anni, perché oramai non ci regala molti frutti e quando ce li regala noi siamo in città e gli unici che apprezzano la cosa, sono gli uccelli che si riempiono la pancia.
Così se voglio mangiare le ciliegie, l'unica soluzione è acquistarle e quest'anno devo dire che quelle comprate fino ad oggi sono state degli ottimi acquisti e oltre a mangiarle in purezza, le ho trasformate in confettura, ma soprattutto ho avuto la fortuna di incappare in questa ricetta meravigliosa, che oltre a trasformarsi in amore al primo assaggio, è stata preparata ben due volte in due giorni!

La ricetta l'ho scoperta da lei,la mia musa ispiratrice, la mia socia, la mia gemella separata dalla nascita, la mia bella Patrizia del blog Andante con Gusto; la ricetta originale proviene da un Sale & Pepe del 2014 e ieri rovistando fra le mie riviste di cucina ho trovato la copia ed ho letto la ricetta; posso dire che le variazioni che sono state apportate, la rendono una torta veramente fantastica, umida e golosa, una torta da fare e rifare, finché le ciliegie saranno ancora presenti sul mercato.

Non avendo uno stampo a ciambella di 18 cm, mi sono arrangiata inserendo un tubetto da cannolo di acciaio nel centro della teglia, che avevo imburrato ed infarinato  ( fate la stessa operazione anche al tubetto) ed ho aumentato l'altezza dello stampo con un giro di carta forno. Per rendere il tutto più carino, una volta sfornata e raffreddata ho tagliato leggermente la calotta e l'ho cosparsa di cacao amaro.
Patrizia nella sua ricetta ha usato lo cherry e l'olio extra vergine d'oliva del Garda, io invece olio di semi d'arachide e ho sostituito lo cherry con il Rum.

Torta ciliegie e cioccolato

per uno stampo da 18-20 cm di diametro


300 g di ciliegie lavate e denocciolate 
130 g di farina 00
3 cucchiai di Rum
150 g di zucchero semolato ( potete usare anche dello zucchero di canna )
60 g di cacao in polvere amaro di ottima qualità
120 g di olio di arachidi
120 g di acqua
100 g di cioccolato fondente tritato grossolanamente.
3 uova grandi biologiche 
1/2 cucchiaino di bicarbonato
1 cucchiaino di lievito in polvere per dolci
burro e farina per lo stampo.





  • Scaldate il forno a 180°
  • Mettete le ciliegie già lavate e denocciolate dentro ad una ciotola e unite il Rum e lo zucchero; lasciatele macerare fino al momento di usarle.
  • Tritate a coltello  il cioccolato fondente
  • Scaldate l'acqua in un pentolino, poi unite il cacao e mescolate bene, eliminate tutti i grumi e mettete da una parte

  • Nella planetaria, sbattete le uova con lo zucchero rimanente finché non saranno belle gonfie e chiare; vi ci vorranno circa 10 minuti.

  • Iniziate a versare l'olio sulla massa montata, cercando di non far smontare l'impasto.
  • Unite anche  il cacao e continuate a montare.
  • Togliete la ciotola dalla planetaria e iniziate ad unire la farina setacciata insieme al bicarbonato e il lievito. Mescolate delicatamente dal basso verso l'alto aiutandovi con una spatola.
  • Unite anche il cioccolato a scagli e le ciliegie con il loro liquido.
  • Versate il composto dentro allo stampo e infornate.
  • Cuocete per circa 50 minuti e per sincerarvi della cottura fate la prova stecchino, che dovrà uscire perfettamente asciutto.




sabato 10 giugno 2017

Crêpe is the new black!! Il nuovo libro dell'Mtchallenge




Ieri le pagine di facebook sono state prese d'assalto da centinaia di foto in bianco e nero ti tipe e tipi loschi, ( tra cui io) che si sono fotografati  con un cartello in mano con tanti punti interrogativi, mettendo in discussione le loro facoltà mentali e psichiche davanti alle centinaia di persone che le seguono.

No, non eravamo impazziti, quando facciamo queste cose strane noi dell'Mtchallenge state pure sicuri che qualcosa bolle in pentola e non si tratta di un ragù che pippa da ore, ma di qualcosa di ben più prezioso che va ad allungare ancora di più la meravigliosa collana di libri targata Mtc: dopo  L'ora del Paté, Insalata da Tiffany, Dolci Regali, Torte Salate e Dietro la Lasagna, siore e siori ecco a voi...rullo di tamburi!!!!



Crêpe is the new black, un giro del mondo tra cialde, crespelle, blini, pancake, waffle, e necci aggiungerei io, e se lo acquisterete capirete il perché!



La regia è sempre di quella pazza che si chiama Alessandra Gennaro, la Old Fashion Lady che vive tra Genova e Singapore, l'ideatrice della sfida più pazza del web che è l'Mtc, una sfida che si svolge tutti i mesi, ma più che un gioco è una scuola di cucina senza maestri che riesce ogni volta, anche senza premi a regalare emozioni e ad insegnare sempre qualcosa in più!!










«Facile da portare, capace di farsi plasmare dagli accessori ma, nel contempo, unico e immediatamente riconoscibile, il nero è diventato il simbolo di quella classe innata e disinvolta, propria di chi sa affrontare con stile tutte le occasioni. Mutatis mutandis, le crêpe sono l’equivalente di questo colore, in cucina: sono facili da preparare, sanno adattarsi ai vari complementi, senza mai perdere la loro identità.» Uova, latte e farina (oltre all’immancabile pizzico di sale): vi basteranno 3 ingredienti e pochi attrezzi per passare dalla pastella alla padella… Oltre 80 ricette e tante proposte per crespelle colorate, senza glutine, senza latticini… e anche senza padella! Il giro del mondo in 45 crêpe Dalle classiche Crêpe Suzette francesi ai Potato waffle dell’Irlanda, dagli italianissimi cialdoni di Pellegrino Artusi ai finlandesi Finnish Pancake, dai Dorayaki giapponesi ai Pikelet dell’Australia… La dispensa Burri aromatizzati, sciroppi, confetture, curd, pralinati e creme dolci e salate da spalmare… Le ricette creative Makicrêpe, crêpe ai gamberi con salsa all’arancia e zenzero, crespelle al radicchio e mirtillo con besciamella ai fiori e spezie, crêpe con asparagi e crema pasticciera salata Facili e veloci Proposte lampo per colazioni, pranzi, apericrêpe e cena»














Se abitate nelle zone dove arrivano La Nazione, Il Giorno ed Il Resto del Carlino, oggi 10 Giugno potete acquistare il libro in uscita insieme al quotidiano, per chi non fosse così fortunato dovete attendere il 15 Giugno 2017  per poterlo acquistare in tutte le altre librerie e sul web.



 Come sempre i proventi della vendita del libro, saranno donati alla Piazza dei Mestieri, di Torino e Catania,  il progetto che aiuta i ragazzi a poter scegliere un mestiere e a diventare "grandi"!


Foto di Paolo Picciotto
Illustrazioni e Styling di Mai Esteve

Casa Editrice Gribaudo (Gruppo Feltrinelli)

martedì 30 maggio 2017

Crostata alla frutta senza cottura




Antò fa caldo!!

Lo so, lo so, è brutto lamentarsi dei  fenomeni di stagione; è normale che piova, che nevichi che faccia caldo, ma diciamocela tutta 30° a Maggio  anche no perché sinceramente non ho idea di come potrò affrontare la prossima estate se le temperature rimarranno invariate come in questi giorni.

L'idea di andare a dormire la sera in un letto che già emana calore mi manda in bestia, perché la notte sarebbe fatta per riposare, ma quando ti sdrai e senti che il materasso è più caldo del tuo corpo, l'unico pensiero che mi viene in mente è quello di trasferirmi sul pavimento e sdraiarmi a mo di pelliccia d'orso tra il letto e l'armadio!L'unico pensiero che mi trattiene è che mio marito la notte qualche volta si alza e sentirmelo passeggiare sulla schiena, non credo che potrebbe essere  il massimo della libidine.

Un'altra opzione sarebbe il terrazzo con il suo gazebo! Quest'anno gli abbiamo messo anche le tende di un bel colore ecru per cercare di rimanere lontani da sguardi indiscreti ( nel mio palazzo la privacy è un optional) e l'idea che potrei rimanere a dormire li ogni tanto sinceramente mi sfiora, soprattutto quando inizia a tirare quella brezza leggera che mi trattiene dal rientrare in casa,ma poi la ragione ha la meglio e inizio a dirmi: e se poi arrivano i ladri? Sicuramente morirei di infarto se mi trovassi faccia a faccia con uno sconosciuto, ma la cosa peggiore è...e se iniziassi ad emettere quei suoni gutturali, abbastanza cadenzati e rumorosi, si insomma se mi mettessi involontariamente a  russare, cosa potrebbero pensare i miei vicini di casa!?

E allora rimango a rigirarmi nel letto!Ogni tanto alterno la testa al posto dei piedi e viceversa, ma non dormo tranquilla perché ho sempre paura di prendere a pedate quel santo di mio marito!!

Se il dormire con il caldo è un problema, diciamo che in cucina cerco di cavarmela alla meglio, evitando le lunghe cotture e mandando in pensione il forno fino a Settembre; no dai ho scritto una bugia, il forno lo uso lo stesso, sudo come pochi ma non riesco proprio a farne a meno, perché di verdure gratinate, pizze e schiacciate, non posso farne a meno.

Per i dolci è un discorso a parte, perché in estate prediligo i dolci al cucchiaio oppure delle belle e rinfrescanti macedonie di frutta, ma con la ricetta di oggi credo di aver trovato un buon compromesso e la giusta soluzione per questa lunga estate calda.
E' una crostata alla frutta che non necessita di cottura, ne per il guscio ne per la crema e potete decorarla con tutta la frutta che più vi piace, tranne quei tipi che si ossidano con il contatto con l'aria, come mele, pere e banane e la ricetta l'ho trovata da Simona Mirto , che come sempre è una garanzia in tutto quello che posta.

L'unica cosa che ho cambiato è stata l'aggiunta di un po' di scorza di limone nella crema, perché secondo me aggiunge una nota di freschezza e acidità che sta benissimo con il resto degli ingredienti e visto che la stagione che avanza sarà colma di ottima frutta di stagione, sono sicuro che sarà un dessert che concluderà con dolcezza e freschezza molte delle mie e delle vostre cene estive


Crostata alla frutta senza cottura

Per uno stampo rettangolare con il fondo removibile  35 x 10 
per circa 6-8 persone

per la base

  • 350 g di biscotti Digestive 
  • 150 g di burro sciolto
  • 2 cucchiai di miele d'acacia
Per la crema
  • 250 g di mascarpone
  • 200 g di panna fresca
  • 90 g di zucchero a velo
  • la scorza grattugiata di un limone biologico
Per la decorazione

Tutta la frutta che vi viene in mente, tranne che mele, pere e banane perché si ossidano con il contatto con l'aria


  • fragole
  • ciliegie
  • more
  • lamponi
  • mirtilli
  • ma anche pesche, albicocche, passion fruit, kiwi




Tritate i biscotti nel mixer, unite il burro sciolto ed il miele e mescolate con cura. Prendete lo stampo da crostata con il fondo removibile e posizionate sulla base una striscia di carta forno che toglierete al momento del servizio.Questo  vi aiuterà a separare il dolce dalla base di metallo che altrimenti rimarrebbe attaccata ed eviterete così di graffiarla con il coltello al momento del taglio.
Ricoprite la base ed i lati con il composto e premete bene, aiutandovi con il dorso di un cucchiaio oppure anche con le dita ed il palmo della mano.
Mettete la base in frigo per circa 30 minuti, ricordandovi dopo i primi 5 minuti di provare ad estrarre leggermente il guscio sollevandolo con delicatezza e riposizionatelo subito al suo posto; serve per non farlo aderire allo stampo.

Intanto preparate la crema di mascarpone  montandola con lo zucchero a velo e mettetela da parte. Sbattete con le fruste elettriche la panna fresca e montatela a bassa velocità evitando di farla cagliare, poi unitela alla crema di mascarpone. Grattugiate la scorza di limone, mescolate bene con una spatola in silicone dal basso verso l'alto e mettete la ciotola in frigo avendo l'accortezza di non coprirla per evitare che la crema si smonti.

Prendete la base della crostata, togliete la striscia di carta, mettetela sul vassoio e ricopritela con la crema; potete semplicemente livellarla oppure fare dei ciuffetti utilizzando una bocchetta larga e liscia ed un sac à poche.

Rimettete la crostata in frigo e dedicatevi alla preparazione della frutta.

Lavatela e tagliatela come più vi piace, oppure lasciate interi i piccoli frutti, denocciolate le ciliegie e affettate pesche ed albicocche aiutandovi con un coltello molto affilato. Riprendete la base e decoratela, poi rimettete in frigo fino al momento di servirla.
Si conserva bene fino al giorno dopo, sempre se ci arriva.

venerdì 26 maggio 2017

Torta alle fragole di Martha Stewart




Maggio è il mese delle rose, del profumo di tiglio e gelsomino che invadono le nostre case, è la voglia di poter finalmente cenare sotto il gazebo dopo mesi e mesi  rinchiusi in casa, ma sopratutto è il mese in cui sui banchi del mercato riappaiono i frutti più buoni e profumati che possono esistere, quelli che sono l'anticamera della frutta estiva e che si lasciano alle spalle i frutti "noiosi" dell'inverno, che possono essere salutari quanto volete, ma dopo un po' arance, mele e pere, iniziano sinceramente a stancarmi.
Facendo mea culpa, devo dire che proprio in inverno smetto quasi di mangiare la frutta, se non fosse per le arance, mandarini e litchi, credo che potrei fare un passo lungo e ben disteso ed arrivare direttamente alla  primavera, per fare una bella scorta delle vitamine che mi sono mancate durante il periodo invernale, e sicuramente la mia cura inizierebbe con quei frutti rossi e profumati che sono le  fragole!
Non solo ne sono ghiotta mangiandole al naturale o semplicemente con zucchero e limone, ma mi piace tantissimo trasformarle in qualcosa di ancora più ghiotto, come possono  essere una confettura oppure un dolce e devo dire che si prestano benissimo a questi piccoli esperimenti culinari.

Ultimamente ho preparato tantissima confettura, che ha riscosso un successo strepitoso tra chi frequenta assiduamente casa nostra, ma anche questa torta alle fragole è stata proposta e riproposta tantissime volte, con altrettanto successo, ed è divenuta la torta delle nostre colazioni mattutine, ma anche quella del dopocena.

E' una torta di Martha Stewart, la versione originale la potete trovare qua, ma io lo copiata spudoratamente da un'amica di vecchia data ( non per età anagrafica, ma di frequentazione di blog...) che non sbaglia mai un colpo e che posta solo ricette "furbissime"! Chi frequenta la rete, sa che sto parlando di Stefania, mentre per chi ancora non la conosce consiglio vivamente un giro tra le sue pagine.

E' una torta semplice e veloce, che rimane morbida ed umida e da il meglio di se, se viene consumata il giorno dopo averla preparata; si conserva a temperatura ambiente per 3 o 4 giorni, ma posso dire tranquillamente che la mia non ha mai superato la soglia del secondo giorno!!








Torta alle fragole di Martha Stewart

Per una torta di 24 cm di diametro

  • 85 g di burro
  • 180 g di farina
  • 150 g di zucchero
  • 125 ml di latte
  • un cucchiaino e mezzo di lievito per dolci
  • mezzo cucchiaino scarso di sale
  • un uovo intero grande
  • un cucchiaino di estratto di vaniglia
  • circa 300 g di fragole lavate e al netto dello scarto
  • 2 cucchiai di zucchero per la copertura



Scaldate il forno a 180°.
Imburrate la tortiera di 24 cm di diametro.
Setacciate la farina con il lievito ed il sale.

Sbattete con le fruste elettriche o con la planetaria il burro con lo zucchero per 3 minuti esatti, abbassate la velocità e unite l'uovo e infine il latte, incorporate bene e non preoccupatevi se il composto nel frattempo è diventato liquido.

Sempre a bassa velocità e unite la farina poca alla volta e mescolate con attenzione.
Versate il composto nella teglia imburrata, livellatelo bene e inserite le fragole tagliate a metà.
Cospargete con lo zucchero.
Infornate e cuocete per 10 minuti alla temperatura di 180°, poi abbassate la temperatura a 160° e terminate la cottura per altri 45-50 minuti, a secondo del forno che avete.
Sfornate e lasciate raffreddare completamente, prima di consumare la torta.





Altre ricette con le fragole

Cheesecake alle fragole
Confettura alle fragole e rabarbaro
Cookies al cioccolato bianco e fragole
Insalata di zucchine, gamberi e fragole
Risotto alle fragole
Tiramisù alle fragole
Macaron con ganache alla fragola
Mini fraisier

martedì 16 maggio 2017

Confettura di fragole di madame Ferber






Il segreto è l'attesa!
Questa frase me la ripeto come un mantra ogni anno, quando a fine Febbraio o ai primi di Marzo, vedo apparire sui banchi del mercato le prime fragole, che mi porterebbero subito al loro acquisto, visto che è un frutto di cui sono particolarmente golosa, ma aspetto...aspetto che quei meravigliosi frutti profumino di quel meraviglioso aroma che solo una fragola maturata al sole può regalare, e che soprattutto la loro provenienza sia italiana.
Quando finalmente arrivano sul mercato, l'appuntamento principale è con questa confettura che ormai da tanti anni è diventata il mio cavallo di battaglia; il colore rimane di un bel rosso rubino con  le fragole leggermente gelatificate, ma ancora  integre e morbide.
Le confetture con il metodo di Christine Ferber, permettono di ottenere un prodotto qualitativamente superiore alle classiche confetture che siamo abituati a preparare e consumare nelle nostre case; grazie ai vari step e tempi di attesa che di solito si aggirano ai due -tre giorni,, i tempi di cottura si abbassano notevolmente e il prodotto ottenuto sia all'occhio che al sapore è tutta un'altra storia.

Oltre che ad essere spalmata su di una bella fetta di pane casalingo, questa confettura è ottima anche per accompagnare gelati e dolci al cucchiaio e se la provate, sono sicura che il prossimo anno sarà di nuovo nella lista delle vostre confetture preferite.


Confettura di fragole


da Leçons de Confitures di Christine Ferber

per circa 7 vasetti da 220 g

  • 1 kg di fragole al netto dello scarto
  • 10 cl d'acqua
  • 900 g di zucchero semolato
  • il succo di mezzo limone





Primo giorno

Lavare velocemente le fragole sotto l'acqua corrente. Dividete in 2 le più grosse e lasciate intere le più piccole.
Mettetele in una ciotola capiente ed aggiungete l'acqua, il succo del limone e lo zucchero, mescolate e ricoprite con un foglio di carta forno. Lasciate macerare al freddo per una notte.

Secondo giorno

Versate le fragole in un tegame basso e largo, mettete sul fuoco e portate al bollore, mescolando delicatamente.
Rimettete il tutto dentro alla ciotola, coprite con la carta, lasciate raffreddare e riponete di nuovo al fresco per una notte.

Terzo Giorno

Versate le fragole dentro ad un colino che avrete appoggiato sopra al tegame basso e largo; mettete da parte le fragole che andranno usate in seguito.
Mettete il tegame sul fuoco e portate lo sciroppo ad una temperatura di 105°, controllate utilizzando un termometro, poi unite le fragole e lasciate che il tutto raggiunga di nuovo il bollore;fate  cuocere per circa 5 minuti mescolando delicatamente.

Verificate la consistenza facendo scendere qualche goccia su di un piattino che avrete raffreddato in freezer. La confettura deve scivolare lentamente per poi fermarsi quasi subito, se non fosse così prolungate la cottura per qualche altro minuto.

Invasate subito dentro ai barattoli sterilizzati, chiudete con tappi vuoti e capovolgete subito, per creare il sottovuoto.

Per una corretta sterilizzazione dei barattoli io procedo così.
Metto due dita d’acqua nel barattolo e li inserisco dentro al microonde; imposto la massima potenza, per circa 4 minuti. Poi li estraggo con attenzione, visto che sono caldi, li svuoto e li metto ad asciugare capovolti, sopra un telo pulito.
I tappi, che essendo di metallo, non possono essere inseriti nel micro  li sciacquo bene e visto che si tratta di confettura bollente , capovolgo il barattolo e non li tratto in alcun modo.

venerdì 28 aprile 2017

La torta Tenerina di Gino Fabbri


Da oggi in poi vi capiterà, spero, di notare delle differenze nelle foto dei miei piatti.
Non pensiate che ci siano due persone differenti che curano il blog, ma le foto che seguiranno da oggi in poi, saranno alcune scattate nei mesi scorsi e lasciate in archivio e alcune nuove di pacca e scattate con più cura.
Lo scorso fine settimana ho partecipato ad un corso bellissimo  di fotografia, tenutosi a Firenze con una maestra d'eccezione come Monique o Moniqu, come ha chiamato  il sito con il suo portfolio che vi invito ad andare a vedere  perché contiene degli scatti meravigliosi.
Come vi dicevo, nonostante le persone che conosco e che mi seguono, mi dicano che le mie foto sono molto belle, ho sentito forte la necessita di migliorarmi ancora, perché dopo tutti questi anni di blog ( a settembre saranno 9 anni che scrivo su queste pagine) la curiosità e la voglia di imparare, per fortuna non mi sono ancora passati  e sono sempre alla ricerca di  interessi nuovi, che stimolino la mia creatività.
 Così quando quasi 5 mesi fa Monique ha annunciato i nuovi corsi per il 2017, non ho esitato un attimo e mi sono subito iscritta aspettando con ansia il 22 ed il 23 Aprile.

Sicuramente non raggiungerò la perfezione, ma voglio almeno provarci, adesso sono dietro a preparare nuovi sfondi e  frantumando i cabasisi a mio marito, continuando a ripetere che devo acquistare un obiettivo da 50 mm, ma intanto spero dimettere in pratica le nozioni imparate sul campo, poi il resto verrà con il tempo.

Questa torta tenerina l'ho preparata lo scorso autunno, sono sincera, una torta al cioccolato proprio adatta per le giornate uggiose e grigie autunnali, ma se guardo fuori dalla finestra, nonostante oggi sia il 28 Aprile, vedo il cielo grigio, cupo, con le nuvole cariche di pioggia e scorrendo le bozze del blog é saltata  fuori lei che con la sua dolcezza e morbidezza, e mi sembra adatta a risollevare il morale e a spazzare via, quel filo di malinconia.

Anche se è Aprile, provatela... sa di casa e sa di buono e poi la ricetta l'ho trovata tra le pagine di Pinella che oltre ad essere una persona straordinaria, ha la particolarità di essere un'amante della pasticceria e le ricette che trovate da lei, non sono mai farlocche.

L'unica cosa che mi sento di suggerirvi, come sempre del resto, è di utilizzare ingredienti di qualità perché in una torta semplice come questa, sono loro che faranno la differenza.

Ah, un'ultima cosa: Gino Fabbri, Bologna, pasticcere, campione del mondo... non credo di dover aggiungere altro.






Torta Tenerina di Gino Fabbri



per una teglia di 22-24 cm di diametro


  • 200 g di burro
  • 200 g di cioccolato fondente al 61%
  • 200 g di zucchero al velo 
  • 40 g di fecola di patate
  • 5 tuorli 
  • 5 albumi


  • burro e zucchero semolato per la tortiera





Sciogliete sia il cioccolato che il burro ( prima l'uno e poi l'altro, non insieme) a bassa potenza nel micro-onde, poi uniteli in un'unica ciotola.
Montate gli albumi, ma non a neve soda, devono rimanere leggermente morbidie teneteli da parte.
Montate i tuorli con lo zucchero, finché non saranno belli spumosi, poi unite la fecola setacciata.
Iniziate ad aggiungere una parte di albumi al composto delle uova, poi unite il composto del burro e cioccolato in tre volte, mescolando con cura.
Finite con l'aggiungere il resto degli albumi, sempre mescolando con delicatezza.
Imburrate lo stampo e cospargetelo di zucchero semolato, poi versate l'impasto e infornate nel forno caldo.
Cuocete per 20-25 minuti a 180°
Fate raffreddare e cospargete di zucchero a velo.


mercoledì 26 aprile 2017

Sartù in bianco,con sugo alla salsiccia e funghi trombetta, per l'MTC#65







Una nuova sfida con me stessa, per un piatto che non conoscevo e detto sinceramente, se non fosse stato per l'Mtchallenge  e per quella fantastica donna che si chiama Mademoiselle  Marina che con la sua bravura aveva vinto la sfida precedente sulle terrine ed è stata l'ideatrice di questa nuova prova, col piffero che mi sarei mai messa ai fornelli per preparare questo piatto!!

Non tanto per la difficoltà, perché se si seguono tutte le dritte e i consigli che si trovano sia qua che qua, nel post meraviglioso che ha scritto Marina, il successo sarà assicurato, ma trovare la giusta ispirazione tra i mille casini che nell'ultimo periodo affollano la mia vita,  non è stato per niente facile, ed anche questa volta sono arrivata  sul filo di lana.

Lo stampo l'ho trovato con una botta di fortuna che la metà sarebbe bastata; in un negozio che vende dai detersivi ai saponi, passando dalle pentole ai piatti, su uno scaffale incasinato faceva bella mostra di se  lo stampo perfetto, dalle giuste dimensioni e con un prezzo fantastico... 2 euro e 90 centesimi! 
Porca paletta, la prima volta che non mi sono dovuta rivolgere ad Amazon per farmi arrivare qualcosa a casa, per la sfida!!

Poi dopo questa botta di fortuna, ci sono stati tutti i Saturno contro e tutto il resto, fino ad arrivare a sabato pomeriggio, quando mi sono resa conto che non ce l'avrei mai fatta a preparare la ricetta per la mia cara amica Marina e mi sono sentita veramente una brutta persona!

Ho guardato in giro in cucina, ho aperto il frigo, ho sbirciato in dispensa ed ho trovato un vasetto di funghi che avevo essiccato l'autunno scorso; da li, come una matassa di lana intricata, sono riuscita a trovare il filo e a srotolare le idee, che mi hanno portata a questo risultato.

Del sartù esistono due versioni, quello cotto con una piccola parte di sugo e quindi rosso e quello bianco, cotto come un comune risotto o semplicemente lessato in acqua o brodo.

Quando è uscita la sfida, ho annunciato la ricetta a mio marito e quando si è girato e mi ha esclamato " No...con i sugo no!" con uno sguardo che valeva più di mille parole, mi sono ricordata della sua avversione per il risotto con il pomodoro ed ho capito in un attimo, quale sarebbe stata la mia versione :)

Sartù in bianco con sugo alla salsiccia e funghi trombetta


Per 6 persone
uno stampo di alluminio di 20 cm di diametro e alto 12 cm


Per il riso

  • 600 g di riso Carnaroli
  • 1,5 litri di acqua
  • 4 cucchiai di olio extra vergine d'oliva
  • 50 g di burro
  • 60 g di parmigiano reggiano
  • 6 uova medie o 5 grandi

Per il sugo di salsiccia e funghi trombette dei morti

  • 50 g di cipolla dorata
  • 400 g di salsiccia toscana
  • 400 g di passata di pomodoro
  • 10 g di funghi trombette dei morti essiccati
  • 4 cucchiai di olio extra vergine d'oliva
  • vino bianco per sfumare q.b
  • sale e pepe

Per le polpette

  • 200 g di macinato di maiale
  • 50 g di pane toscano raffermo
  • 1 uovo medio
  • una grattugiata di parmigiano reggiano q.b
  • erba cipollina q.b
  • farina
  • olio di arachide
  • sale e pepe

Per i piselli stufati

  • 200 g di piselli freschi e già sgranati
  • 2 cipollotti
  • sale, pepe
  • un pizzico di zucchero

Per la vellutata ai funghi trombetta

  • 500 ml di brodo di carne
  • 25 g di burro
  • 25 g di farina
  • sale e pepe
  • 3 g di funghi trombetta secchi
  • una noce di burro

Per il ripieno

  • 200 g di mozzarella tagliata a cubetti e lasciata scolare per circa 4 ore
Per lo stampo

  • Burro e pangrattato





Per prima cosa cuocete il riso.


Fate tostare il riso con l'olio extra vergine d'oliva e dopo circa 4 minuti vedrete che i chicchi inizieranno a divenire traslucidi; è il momento di iniziare ad aggiungere l'acqua bollente, poca alla volta e fate cuocere per circa 12 minuti, dei 18 richiesti. Il riso deve rimanere al dente, perché terminerà di cuocere in forno.
Una volta terminata la cottura e stando bene attenti che il riso sia asciutto e tirato, aggiungete il burro ed il parmigiano, mescolate bene e lasciatelo raffreddare. 
Una volta ben freddo unite le uova una alla volta e mescolate.
Riponete in frigo per qualche ora ( io l'ho lasciato tutta la notte)

Preparate il sugo

Reidratate le trombette dei morti coprendole con acqua tiepida, per circa 30 minuti, poi strizzatele bene e tritatele a coltello. Non gettate via l'acqua, vi servirà per il sugo.
Fate un soffritto con la cipolla e l'olio extra vergine d'oliva, quando la vedrete trasparente aggiungete la salciccia sbriciolata e lasciatela rosolare, poi sfumate con il vino bianco lasciate evaporare bene per evitare che il sugo abbia quella nota di acido che darebbe fastidio, poi unite i funghi e lasciate insaporire per qualche minuto.
Unite la passata di pomodoro, mescolate e lasciate cuocere coperto, per circa 30 minuti.
Se il sugo si dovesse asciugare troppo, aggiungete un goccio d'acqua calda.
Salate e pepate solo verso la fine della cottura, ricordandovi che la salsiccia è già abbastanza saporita di suo.

Per le polpette

In una ciotola mescolate la carne macinata e  il pane strizzato e sbriciolato, aggiungete anche l'uovo il formaggio, il sale e il pepe. Mescolate con la mano, e formate delle polpettine della dimensione di una nocciola, poi infarinatele e friggetele per qualche minuto il olio profondo.
Scolatele, lasciatele asciugare e mettetele da parte.

Per i piselli

Fate stufare i cipollotti tritati nell'olio extra vergine, poi aggiungete i piselli e lasciateli cuocere a fiamma dolce, aggiungendo quasi a fine cottura il sale, il pepe e lo zucchero.
Se si dovessero asciugare troppo, bagnateli ogni tanto con dell'acqua calda.



Per la mozzarella

Scolatela dal liquido e tagliatela a cubetti. Mettetela in un colino e riponetelo sopra ad una ciotola; lasciatela sgocciolare in frigo per circa 4 ore, così non bagnerà eccessivamente il sartù durante la cottura.

Per la vellutata ai funghi 

Reidratate i funghi secchi e tritateli a coltello.
Fateli insaporire per qualche minuto con una noce di burro, poi metteteli da parte.

Scaldate il brodo e portatelo ad ebollizione. In un tegame sciogliete il burro aggiungete la farina  e fate un roux. Quando il composto sarà divenuto di un bel colore caldo, aggiungete il brodo e mescolate bene con la frusta.
Aggiungete i funghi senza il burro in cui li avete fatti cuocere, e fate cuocere per circa 10 minuti.
Aggiustate di sale e di pepe.

E ora componiamo il sartù

Imburrate perfettamente e abbondantemente  lo stampo e cospargetelo in maniera precisa di pangrattato.

Fate uno strato di circa 1 cm di riso e comprimetelo con il dorso del cucchiaio, poi iniziate a salire verso l'alto e formate i lati dello sformato. Cercate di essere precisi e se il riso è bello compatto non avrete problemi. Aiutatevi sempre con il cucchiaio
Iniziate a riempire il sartù con la metà dei piselli, poi la stessa quantità delle polpettine e la metà del sugo. Cospargete con la metà della mozzarella e proseguite gli strati, terminando con la mozzarella.
Ricoprite il tutto con il riso e comprimete per bene! Cospargete con il pangrattato e aggiungete qualche fiocchetto di burro.

Cuocete in forno a 180° per circa 40 minuti, vedrete che il sartù sarà cotto, quando si staccherà dai lati dello stampo. Lasciatelo raffreddare per circa 15 minuti e poi sformatelo, ruotandolo sul piatto di servizio.



Accompagnatelo con la vellutata ai funghi

Con questa ricetta partecipo alla sfida n° 65 dell'Mtchallenge.

   

martedì 18 aprile 2017

Risotto con asparagi selvatici.




Oggi voglio chiedere scusa a tutti quei risotti postati in questi anni sul blog che ho  rinchiuso in stretti cerchi d'acciaio per dar loro una forma perfetta, con la convinzione che fossero una gran figata da vedere! Colpa delle mode da seguire, colpa del voler fare ad ogni costo una bella foto da mostrare sul blog ed invece l'unico scopo raggiunto è che quando riguardo il tutto l'unica cosa che mi viene in mente è di preparare di nuovo il risotto, solo per scattare delle immagini decenti.
Si, perché  il risotto non deve essere una torretta compatta, ma si deve adagiare mollemente sul piatto, cremoso e morbido con i chicchi ancora ben visibili.

Comunque quando ci si accorge degli errori perpetrati, l'importante è la non reiterazione dell'accaduto e presa coscienza che un risotto è più bello e più vero senza costrizioni di sorta, l'attenzione ricade esclusivamente nella  ricerca di ottimi  ingredienti che saranno i veri  protagonisti di quel piatto.
E con il risotto di oggi, si tratta proprio di ricerca nel vero senso della parola!

Nel periodo tra Marzo ed Aprile, sopratutto se le piogge sono state abbondanti e poi seguite da giornate con un bel sole, non  è raro trovare i germogli delle piante di asparagina che sbucano fuori dai cespugli intrigati e pieni di spine e se ci armiamo di buona vista, pazienza e spirito di ricerca, ma sopratutto di mani bioniche o di un bel paio di guanti di gomma, sicuramente dopo tanto peregrinare per la campagna o per la collina, riporteremo a casa un bel mazzetto di asparagi selvatici. pronti per essere trasformati in una frittata saporita oppure da un delicato risotto.

Se per caso la ricerca risultasse particolarmente abbondante, potete conservare gli asparagi selvatici anche nel freezer, avendo l'accortezza di precedere prima ad una veloce bollitura in acqua salata ( 2 -3 minuti) e poi immergendo gli asparagi in una ciotola con acqua fredda e ghiaccio, per mantenere inalterato il colore. Poi non resta che asciugarli bene e procedere alla surgelazione e gli asparagi saranno pronti per essere conservati per qualche mese.


Risotto con asparagi selvatici



per 4 persone


  • 360 g di riso Carnaroli
  • 200 g di asparagi selvatici
  • 1 scalogno
  • brodo vegetale q.b ( un litro circa)
  • burro
  • parmigiano reggiano
  • olio extra vergine d'oliva
  • sale e pepe q.b





Per prima cosa sbianchite gli asparagi selvatici, immergendoli per pochi minuti in acqua bollente salata e poi tuffateli in acqua e ghiaccio, per preservare il loro colore. Tagliateli a tocchetti.

In un tegame mettete un filo di olio extra vergine e fate dorare lo scalogno tritato; unite il riso e fatelo tostare finché i chicchi non saranno translucidi e iniziate ad aggiungere il brodo bollente.
Bagnate gradualmente, facendo bene attenzione a tenere coperto il riso con il brodo  e a metà cottura unite  gli asparagi selvatici, lasciando qualche punta per guarnire il piatto.
Una volta che il risotto sarà cotto, spegnete il fuoco, attendete qualche istante  e poi mantecate con il burro e il parmigiano reggiano



venerdì 24 marzo 2017

Terrina d'anatra, alle nocciole e albicocche secche per l'mtc#64



Presto che è tardi, presto che è tardi!!
Non so cosa mi stia succedendo, ma ultimamente arrivo sempre sul filo di lana per quanto riguarda le scadenze, sia che siano le bollette da pagare, sia per le sfide dell'Mtc. 
Per le bollette non ho scuse, è che il fatto di venire depredata di centinaia e centinaia di euro che non equivalgono al vero consumo di acqua, gas e luce, mi fa alzare la pressione ed abbassare il conto in banca, mentre per la sfida la cosa è più complicata ed andrebbe analizzata meglio.

Diciamo che appena conosco il tema inizio con le elucubrazioni mentali della serie partecipo alla sfida oppure no, sarò capace di tirare fuori qualcosa di accettabile oppure ne verrà fuori una ciofeca talmente brutta da non trovare il coraggio di postarla?

Dopo aver deciso che partecipo alla sfida, anche perché si tratta principalmente di imparare cose che mai mi sarei sognata di fare e quindi il mettermi in gioco facendo  alzare la mia autostima ogni volta di un gradino più su, ecco che arrivano le piccole insidie che iniziano a far slittare i tempi per la realizzazione della ricetta.



Per la sfida n°64 sulle terrine, promossa da Giuliana che aveva vinto la sfida precedente sul pollo fritto, mi sono sentita subito sopraffatta da un senso di sfangoscia ( sfavamento con angoscia) che la metà sarebbe bastato!
Ho iniziato a leggere di terrine, di gelatine e la mente è andata a quando da adolescente, aspettavo a gloria il sabato, perché i miei genitori partivano per la casa in montagna ed io rimanevo a casa con nonna Maria che a quei tempi aveva quasi 100 anni e nessun dente in bocca e la cucina a disposizione per i miei esperimenti culinari!

Avevo adocchiato su un giornaletto di cucina, una ricetta molto chic che prevedeva l'uso della gelatina e di carne e verdure, e la foto che campeggiava mi strizzava l'occhio dicendomi, preparami...preparami!

A 5 metri da casa avevo un piccolo supermercato che vendeva di tutto e secondo voi, non sono andata a fare la spesa di tutti gli ingredienti necessari per la ricetta?
Dopo aver cucinato come una dannata ed aver messo in forma sta benedetta mattonella gelatinosa, verdurosa e carnosa, ecco che arriva il momento dell'assaggio!
Si l'assaggio!! Ricordo ancora con orrore il sapore e la consistenza schifosa di quel piatto!
Ho guardato nonna e le ho detto che avrei fatto subito due uova fritte, ma lei mi ha sorriso e ricordo che mi disse:
" No, ferma...che butti!! e sono senza denti, e questa roba mi va giù anche senza masticare... la mangio io, la mangio io, non ti preoccupare"

Capirete quindi che con ricordi simili, la scelta se partecipare alla sfida sia stata alquanto sofferta, ma dopo aver deciso che nella mia terrina non ci sarebbe stata traccia di gelatina, dopo aver setacciato Amazon alla ricerca di una terrina economica, della serie tanto la preparo una volta e ciao, dopo essermi studiata il post di Giuliana sulle terrine , dopo aver capito che se ne possono realizzare tantissime con varie combinazioni di ingredienti, dopo aver ricevuto la mia terrina da Amazon, dopo aver guardato in freezer che carne avessi, mi sono messa all'opera e il risultato è stato questo qua.





Terrina d'anatra alle nocciole e albicocche secche



Per una terrina da 700 g

  • 350 g di petto d'anatra senza pelle
  • 150 g di fegatini di pollo
  • 100 g di lonza di maiale
  • 20 g di nocciole del Piemonte
  • una noce di burro
  • 8 albicocche secche
  • 2 rametti di timo
  • 2 foglie di alloro
  • 1 uovo biologico
  • 2 scalogni
  • 2 fette di pancarré
  • 1 dl di panna fresca
  • 1 dl di marsala
  • noce moscata q.b
  • sale 
  • pepe in grani
  • rum per ammorbidire le albicocche q.b
  • pancetta toscana tagliata a fette sottili per foderare la terrina

Chutney di  zucca e albicocche secche

  • 500 g di zucca 
  • 1 cipolla
  • 10 albicocche secche
  • 150 ml di aceto di mele
  • 80 g di burro
  • 2 cm di zenzero fresco
  • 1 cucchiaino di curcuma
  • 4 cucchiai di zucchero di canna
  • sale e pepe

Pane alle noci

per uno stampo da plum cake di 28 x 10
  • 500 g di farina 0
  • 270 g di latte intero
  • 120 g di noci sgusciate
  • 12 g di lievito di birra oppure 150 gr di pasta madre
  • 1 cucchiaino di malto o miele
  • 10 g di sale
  • olio per ungere
  • 1 tuorlo d’uovo e qualche cucchiaio di latte per spennellare

Per la terrina

Tagliate la carne a cubetti e mettetela dentro ad una ciotola, bagnate con il marsala e aggiungete le erbe e i grani di pepe. Coprite e mettete in frigo a marinare per 24 ore.

Mettete le fette di pane a bagno nella panna.

Affettate gli scalogni e fateli dorare a fuoco basso insieme al burro. 

Fate sgocciolare la carne dalla marinata ( non gettate la marinata), eliminate i grani di pepe e le erbe aromatiche e tritatela  nel tritacarne con la trafila a grana media insieme agli scalogni.

Strizzate il pane ed unitelo alla carne.
Aggiungete l'uovo, un pizzico di noce moscata grattugiata, il sale il pepe e la marinata che avete tenuto da parte. Mescolate molto bene con le mani finché non otterrete un impasto perfettamente amalgamato.

Ammorbidite le albicocche nel rum, sgocciolatele e tagliatele a cubetti non troppo piccoli.

Tostate le nocciole in una padella.

Imburrate l'interno della terrina e foderatela con le fette di pancetta, accavallandole leggermente l'una sull'altra.

Versate circa un quarto di composto di carne e livellatelo bene, poi coprite la superficie di albicocche e nocciole.
Continuate a fare gli strati alternandoli alla frutta secca e terminate con il composto di carne.

Premete bene il composto con le mani  per far si che  non si formino sacche d'aria.

Ricoprite la superficie della terrina con le fette di rigatino e mettete qualche rametto di timo.

Chiudete la terrina con il suo coperchio e cuocete a bagnomaria nel forno già caldo, a 180° per circa 1h15 oppure finché la temperatura al cuore non raggiungerà i 78°-80°.

Una volta cotta estraetela dal forno e facendo molta attenzione versate nel lavello il liquido che si sarà formato durante la cottura.

Se avete acquistato una terrina con il pressino, non dovete far altro che mettere un altro peso su di esso ( vanno bene sacchetti di farina o di zucchero, oppure una pentola piena d'acqua) e lasciarla raffreddare a temperatura ambiente, ricordandovi di eliminare il liquido che si formerà di volta in volta.

Una volta fredda avvolgete la terrina nella pellicola e mettetela in frigo per 48 ore, prima di consumarla e lasciatela a temperatura ambiente per circa un'ora prima di consumarla.







Per il chutney alla zucca

Tagliate la zucca a cubetti e la affettate la cipolla. In una padella sciogliete il burro e rosolate la cipolla, poi unite la zucca lasciate insaporire per qualche minuto e aggiungete la curcuma. 

Sfumate con l'aceto unite anche lo zucchero di canna ed aggiungete lo zenzero tagliato a bastoncini sottili e le albicocche tagliate a cubetti.

Coprite con il coperchio e cuocete per circa 15 minuti mescolando ogni tanto.



Per il pane 


Sciogliete il lievito in 80 g di latte leggermente intiepidito  e unite 100 g di farina. Fate una pallina  e mettetela a lievitare per circa 40 minuti, dentro alla ciotola e coperta con un canovaccio, lontana da correnti d'aria.

Trascorso questo tempo  riprendete l'impasto, mettetelo insieme alla farina avanzata  unite il malto o il miele, il latte avanzato e il sale. Iniziate ad impastare  finché  l'impasto non sarà abbastanza compatto, unite le noci tritate  e continuate ad impastare  finché il panetto  non sarà morbido e ben amalgamato.
A questo punto, mettetelo in una ciotola unta d'olio e copritelo; lasciatelo lievitare per altri 40 minuti, o finché non sarà raddoppiato.Dividete l'impasto in 3 parti, allungatele e formate una treccia a 3 capi, poi mettete il tutto, dentro ad uno stampo da plum cake,rivestito di carta forno e lasciatelo lievitare in un luogo tiepido fino al raddoppio.



Spennellate la superficie, con il tuorlo sbattuto e diluito con un goccio di latte, e cuocete nel forno caldo a 180° per 50 minuti ( controllate la cottura, il mio ha cotto in minor tempo)
Togliete il pane dallo stampo, e fatelo raffreddare sopra una gratella.



Servite la terrina accompagnandola con una insalata  di stagione,  il pane alle noci leggermente tostato e con il chutney tiepido.




Con questa ricetta partecipo alla sfida n° 64 dell'Mtchallenge sulle terrine


giovedì 9 marzo 2017

Muffin al doppio cioccolato




Marzo è iniziato alternando giornate dal tiepido sole  che preannunciano la primavera oramai vicina, a giornate ventose e piovose che ci fanno ripiombare a capofitto in pieno inverno e il pulsante di accensione della mia  caldaia passa da  on e off come se non ci fosse un domani.
Questi periodi  di transizione mi fanno andare nei matti; la coperta di lana che fino a qualche giorno fa mi proteggeva durante il sonno notturno, adesso la prendo a pedate per poi ritornare  a cercarla a tastoni perché dopo pochi minuti inizio di nuovo a sentire freddo ( no, non sono le caldane...) avrei voglia di ricette primaverili ma la sera mi ritrovo a preparare ancora vellutate e piatti decisamente invernali caldi e corroboranti come piacciono a me, e poi diciamolo, anche fare la spesa non aiuta visto che sullo stesso banco del mercato troviamo sia le primizie sia tutte le varietà di cavoli e affini che ci siamo scofanati per tutto l'inverno, e tutto ciò mi manda ancora più in confusione!
Per la colazione invece ancora non sento il richiamo primaverile. Alterno torte di mele a ciambelloni e la voglia di cioccolata è ancora ben presente nella mia lista dei dolci.
Qualche giorno fa ho voluto preparare dei muffin per la colazione dei ragazzi e  la scelta è caduta su questa ricetta al doppio cioccolato, perché se uno deve peccare, secondo me,  lo deve far bene fino in fondo!
Come sicuramente saprete realizzare dei muffin non è assolutamente difficile, però ci sono degli accorgimenti che vanno seguiti per ottenere un risultato perfetto;
- per prima cosa la farina deve essere setacciata almeno un paio di volte così si amalgamerà perfettamente all'impasto
- gli ingredienti vanno sempre divisi in due ciotole, nella prima andranno quelli in polvere e nella seconda tutti quelli liquidi
-il terzo accorgimento è che quando unirete la massa umida in quella secca dovrete mescolare per il minimo sindacale, diciamo massimo una decina di volte  se non vorrete ottenere dei muffin gommosi.

Cercando in rete delle ricette che mi fossero fonte  di ispirazione per la colazione, mi sono fermata sulla pagina dei muffin al cioccolato della Galbani e da li ho capito quale sarebbe stato il dolce che avrebbe accompagnato il nostro risveglio mattutino.
Questi muffin si sono rivelati decisamente buoni. Umidi al punto giusto, al loro interno nascondono dei piccoli pezzetti di cioccolato fondente croccante, mentre sulla parte superiore dove il cioccolato si è fuso con il calore del forno, rimane una parte umida e golosa  di quelle che si appiccica alle dita e ti costringe tuo malgrado, a ritornare bambina e leccarti quel ben di Dio che ti è rimasto attaccato.





Muffin al doppio cioccolato

per 12 muffin

  • 300 g di farina 
  • 80 g di cacao amaro
  • 8 g di lievito per dolci
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato 
  • un pizzico di sale
  • 250 g di zucchero semolato
  • 100 g di burro fuso
  • 250 ml di latticello
  • 2 uova grandi biologiche
  • 150 g di cioccolato fondente al 70% tritato grossolano


per il latticello 
  • 125 g di yogurt magro
  • 125 g di latte parzialmente scremato
  • 5 ml di succo di limone filtrato





Per il latticello

Versate in una ciotola lo yogurt e il latte, mescolate bene ed unite il succo di limone.
Lasciate riposate a temperatura ambiente per 15-20 minuti

Per i muffin

In una ciotola inserite la farina setacciata, lo zucchero, il cacao, il lievito, il bicarbonato e il pizzico di sale, mescolate bene le poveri e mettete da parte.
In un'altra ciotola molto più capiente della prima, inserite il latticello, il burro fuso, le uova e mescolate accuratamente.
Aggiungete gli ingredienti secchi al composto liquido, mescolate finché non sarà tutto incorporato e alla fine aggiungete il cioccolato fondente tritato, lasciandone da parte circa un quarto per la decorazione dei muffin.
Riempite i pirottini di carta di circa 2/3 aiutandovi con un porziona gelato o un sac a poche e cospargete la superficie con il restante cioccolato fondente.
Mettete nel forno caldo e cuocete a 200° per circa 20-25 minuti o finché facendo la prova stecchino, non lo estrarrete asciutto.