giovedì 24 marzo 2016

Brodetto di branzino per l'MTC #55


Pesca forza tira pescatore 
pesca non ti fermare 
poco pesce nella rete 
lunghi giorni in mezzo al mare 
mare che non ti ha mai dato tanto 
mare che fa bestemmiare 
e si placa e tace senza resa 
e ti aspetta per ricominciare 
e ti aspetta per ricominciare...

Pierangelo Bertoli e Fiorella Mannoia


Eh si, mia cara Anna Maria, il mio povero pescatore non ha trovato molti pesci nella sua rete, il mare è stato avaro e quindi ha deciso di cambiare tecnica. Si è diretto a riva  e attraccata  la sua vecchia barca al molo, l'ha assicurata con le cime, si è diretto verso il pontile insieme alla sua canna da pesca e qualche manciata di bigattini che gli saranno  utili come esca. Il sole oramai sta tramontando, ma è proprio questo il momento giusto per la pesca Ha preparato il tutto  con cura, ha steso la sua lenza con la  bolognese ed ha atteso paziente che qualche pesce affamato  adocchiasse il suo bigattino giallo.
Ha aspettato, ha rilanciato, ha cambiato  l'esca che alcuni pesciolini troppo ingordi avevano iniziato a spiluccare e finalmente ecco che il galleggiante ha un piccolo cenno di discesa e scatta la ferrata.
La lotta è dura, il branzino cerca  di guadagnare il largo, ma il pescatore ha la meglio e nel suo retino, dopo alcune ore di pesca notturna, fanno bella mostra di se, due bei branzini che  presto diverranno il pranzo di domani.

Il pesce lo ha catturato, in casa non mancano mai ne gli odori ne i pomodori, e poi ha quell'origano così profumato, che sicuramente darà un'aroma particolare al suo brodetto...




Questa piccolissima intro, per introdurre il tema della sfida dell'MTC n°55 che per questo mese vede come protagonista il brodetto di pesce, sfida lanciata da quella donna carica di fascino, classe, carisma, e "persino brava ai fornelli", dal nome di Anna Maria Pellegrino, del blog La cucina di qb

Alla prima lettura del post, ho pensato subito di preparare un bel cacciucco alla livornese, poi come mio solito ho avuto mille ripensamenti, fino a che non sono arrivata a questa ricetta qua, trovata tra le pagine di un libro di Petroni, dove facevano bella mostra di se tutti i brodetti, zuppe, cacciucchi di quasi tutta Italia, ma lei con la sua semplicità, mi è apparsa perfetta.
Manca la nota acida del vino, perdonatemi, ma in questo brodetto secondo me non ci va, è perfetto così con il suo profumo di origano e pomodoro, che insieme danno un anticipo dell'estate e poi il branzino è un pesce dalla polpa delicata e gentile  e non ho voluto fargli uno sgarbo.

Premetto che prima di fare la ricetta, ne ho parlato con mio marito, che è il palato difficile della famiglia, il Cracco de noialtri che ti guarda, mastica, rimastica e poi dopo un silenzio lungo un mese, si lancia nella diatriba del manca il sale, oppure io avrei messo questo o quello, oppure un mugugno breve e conciso, che indica il suo gradimento. Insomma, ritornando alla ricetta, dopo che gli avevo spiegato cosa volevo cucinare e dopo il suo ormai noto scetticismo verso tutto quello che si mangia armati di cucchiaio, entra in cucina proprio mentre i branzini stavano riposando nel loro brodo e appena li ha visti ha esclamato ."Nooooo, così li rovini!!!!" Giuro che me lo sono immaginato basso, gnudo e pelato come Gollum del Signore degli anelli!!!
Dopo che "gentilmente" gli ho chiesto di uscire dalla cucina, e chi mi conosce bene sa, come posso essere gentile alle volte, la sera a cena il signor Calamai ha avuto modo  di assaggiare il brodetto e prima ha guardato nostra figlia con fare mesto e rassegnato poi ha sospirato e finalmente ha infilato in bocca quel cucchiaio, assaporando il primo boccone, per poi farne seguire un secondo, un terzo, finendo la sua scodella e riprendendone un'altra porzione!!
E se questo brodetto, ha passato l'esame del signor Calamai, vuol dire che è veramente buono.

Ah, il pane di accompagnamento, è semplicissimo pane toscano leggermente abbrustolito, che è servito per fare una fantastica scarpetta.






Per 4 persone
2 branzini ( spigole) da 500 g l'una
1 cipolla media dorata
1 carota
1 costola di sedano
aglio
1 foglia d'alloro
prezzemolo fresco
una scatola di pomodorini conservati
origano siciliano o calabrese
sale
 pepe
olio extra vergine d'oliva fruttato medio



Squamate i branzini, poi sventrateli ed eviscerateli e metteteli in un tegame che li possa contenere comodamente, poi copriteli con 1 litro e mezzo d'acqua fredda aggiungete una foglia d'alloro e portate ad ebollizione. L'acqua deve fremere delicatamente e non bollire troppo violentemente per non rischiare di sciupare la polpa del pesce.Fate sobbollire per 15 minuti, poi spegnete il fuoco e la sciate intiepidire i pesci dentro al loro brodo.
Una volta intiepiditi, spellateli, e spolpateli, togliendo tutte le lische e lasciando che la polpa non si spezzetti troppo.






Filtrate il brodo di pesce e lasciatelo da parte.
Fate un battuto con gli odori.
In un tegame mettete qualche cucchiaio di olio extra vergine d'oliva e aggiungete il trito che avete preparato in precedenza e fatelo appassire a fuoco moderato, unite i pomodorini , il prezzemolo tritato e un pizzico d'origano; salate e pepate e fate cuocere per una decina di minuti.
Unite la polpa del branzino e coprite con il brodo di pesce.
Fate cuocere  per pochi minuti e servite il brodetto  insieme a delle fette di pane abbrustolito


giovedì 17 marzo 2016

Guinness Chocolate Cake per festeggiare San Patrizio



E' una vita che volevo provare a fare questa torta, ma ho sempre rimandato, un po' per pigrizia, un po' perché avevo paura di fare una ciofeca e di dover buttare via tutto e in effetti al primo esperimento è andata proprio così.
Un pomeriggio mi sono chiusa in cucina decisa che era arrivato il momento di mettermi definitivamente alla prova, bottiglia di Guinnes accanto all'impastatrice e via, sembravo quasi una barista di qualche pub, sperduto in Irlanda. Giuro che mi sono impegnata ed ho seguito alla lettera la ricetta che avevo trovato in rete, ho sfornato la torta, l'ho raffreddata e questa volta come un bravo muratore ho iniziato a spalmarci sopra la glassa, ovviamente non con la cazzuola ma con la spatola per dolci.
Ho preso la torta in mano, per metterla in frigo e un pensiero fugace mi è passato per la testa ." Ammazza quanto pesa, sembra un piombo..." e già li, la cosa mi doveva insospettire, ma come sempre sono una persona che ripongo molta fiducia nel prossimo e come tale, anche con chi pubblica ricette in rete, ma al momento del taglio e dell'assaggio, i dubbi sono svaniti lasciando il posto a una mattonella dura e gnicca che per prima cosa non aveva  minimamente profumo di birra e secondo, non andava giù, nemmeno deglutendo a più riprese!
Quindi esperimento numero uno, fallito miserabilmente e un sacchetto dell'umido da portare giù, che pesava terribilmente.

Il secondo esperimento invece è andato alla grande!
Premetto che se siete di quelle persone che non amano la birra, allora questa torta non fa per voi, perché qua si sente, eccome se si sente, ma mescolata al cacao il connubio è perfetto, e poi è leggera, morbida e umida al punto giusto, certo una fetta risolve il problema del pranzo e della cena, però ogni tanto uno sfizio  possiamo togliercelo, no?

Ho aspettato oggi per pubblicarla, perché oggi in Irlanda si festeggia San Patrizio patrono dell'isola e questa torta, ha origine proprio nel Paese più verde che esista!Non per niente oggi tutti gli irlandesi si vestiranno con almeno un capo verde, si ciberanno di cibo del medesimo colore e adorneranno i loro capi di abbigliamento con l'immancabile trifoglio, io invece approfitto di questo post, per fare gli auguri di Buon Onomastico a tutte le Patrizia e Patrizio, che conosco e anche a quelle, che si fermeranno a leggere questo post!
Buon Onomastico!




Per una tortiera di 25 cm di diametro ( 10/12 porzioni)
ricetta di Gary Rhodes 



  •  400 ml di birra Guinnes
  • 350 g di zucchero di canna
  • 225g di burro morbido
  • 225 g di farina
  • 100 g di cacao amaro
  • 4 uova
  • 2 cucchiaini di bicarbonato
  • 1/2 cucchiaino di lievito per dolci

per la glassa ( ricetta di Nigella Lawson)
300 g di mascarpone
150  g di panna fresca
125 g di zucchero a velo





Montate bene il burro morbido e lo zucchero con la frusta, potete farlo sia a mano sia usando la planetaria, e poi aggiungete un uovo alla volta.Setacciate la farina con il lievito e il bicarbonato di sodio. In una ciotola, mescolate la Guinness con il cacao.

Ora alternando i due composti, unite la farina e la birra, al burro, e mescolate perfettamente per amalgamare in maniera perfetta i vari composti.Otterrete un impasto abbastanza morbido.
Imburrate la teglia e rivestitela di carta forno ( questa operazione vi impedirà di veder scivolare la carta da tutte le parti ed eviterà il formarsi delle antiestetiche pieghe), poi versate l'impasto e cuocete in forno già caldo a 180° per circa un'ora.

Sfornate e lasciate raffreddare.

Preparate la glassa, mescolando i tre ingredienti, e poi ricoprite la torta.

Mettete in frigo per circa un'ora e poi servitela.









martedì 15 marzo 2016

La Mortadella di Prato, finalmente IGP





Si è svolta il 9 Marzo scorso, una serata speciale presso l'auditorium della Camera di Commercio di Prato, che ha celebrato la Mortadella di Prato, divenuta IGP, i primi giorni di Marzo.
Il percorso per avere questo riconoscimento così importante, non è stato affatto facile, ma grazie alla caparbietà dei 5 produttori di questo salume, che sono il Salumificio Mannori,Salumificio Conti, Salumificio Marini, Salumificio Roma, e il Salumificio Tradizioni Salumi e dall'appoggio anche economico della Camera di Commercio di Prato, potranno far conoscere anche al resto d'Italia, un prodotto che parla pratese e racconta tanto del nostro territorio.

Io nel mio piccolo, già diversi anni fa, mi sono messa sulle tracce di questo salume e sono andata alla ricerca di informazioni, direttamente da due produttori, il Salumificio Conti e il Salumificio Mannori, ed ho anche prodotto due ricette che potete leggere qua ed anche qua, quindi forse anche io, in qualche modo  ho contribuito al raggiungimento di questo importante traguardo.

Per l'occasione sono stati invitati a interpretare questo salume, 4 famosi chef, che hanno valorizzato al massimo la Mortadella di Prato.
Ha aperto la serata Marco Stabile, una stella Michelin, del ristorante Ora D'Aria di Firenze, con il suo Farrotto con asparagi, mortadella di Prato e liquirizia, dove il farro viene insaporito  in un brodo a cui sono stati aggiunti alcuni degli aromi  usati per la Mortadella, quindi Alkermes e macis, per poi essere unito man mano agli altri ingredienti, lasciando il salume per ultimo, perché come ha ricordato lo chef  i salumi non devono mai avere cotture prolungate per non alterarne i sapori.

Lo chef Marco Stabile 






Farrotto con asparagi, Mortadella di Prato e liquirizia.



Il piatto a seguire è stato eseguito da Angiolo Barni, dell'Enoteca Barni, che ha servito una buonissima zuppetta di cime di rapa con quenelle di Patate della Val di Bisenzio e Mortadella di Prato grigliata, dove il carattere deciso delle rape è stato smorzato sapientemente dalla delicatezza delle patate montate con olio extra vergine d'oliva, e dalla sapidità della Mortadella leggermente scottata. Veramente un ottimo piatto

Chef Angiolo Barni- Enoteca Barni


Zuppetta di cime di rapa, quenelle di patate della Val di Bisenzio e Mortadella di Prato grigliata





Paolo Gori, della Trattoria da Burde di Firenze, ha preparato delle buonissime polpettine di pane e Mortadella di Prato su salsa  di yogurt di pecora ed erbe aromatiche.

lo chef Paolo Gori


Polpettine di pane e Mortadella di Prato su salsa allo yogurt di pecora della Calvana ed erbe aromatiche




lo Chef Alessandro Frassica di 'Ino





Panino di Gran Prato con cavolo nero, ricotta di pecora della Calvana e Mortadella di Prato


Lo chef dei panini, Alessandro Frassica di 'Ino a Firenze ha preparato un panino utilizzando delle fette di pane Gran Prato, del cavolo nero saltato leggermente in padella e poi unito alla ricotta di pecora della Calvana e per completare il tutto una fetta di Mortadella di Prato, il tutto ricoperto da un'altra fetta di pane e un filo d'olio extra vergine.


Il dessert è stato affidato alle mani sapienti del Maestro Pasticcere Paolo Sacchetti, che ha realizzato un dolce appositamente, tra i cui ingredienti spiccava la Mortadella di Prato.
Il dolce era composto da una base di pasta frolla, su cui erano posati piccoli cubetti di mortadella e prugne secche, il tutto ricoperto da una mousse senza zucchero di panna e crema di pistacchi, una fettina essiccata del famoso salume a ricordare una farfalla e granella di pistacchi ed aceto balsamico, a completare il tutto.


Il Maestro Pasticcere Paolo Sacchetti della Pasticceria Nuovo Mondo di Prato








Enrico Conti  e il suo maialino ripieno con fichi, Mortadella di Prato e pistacchi.




Gli eccellenti vini di Carmignano, hanno accompagnato i piatti della serata, e per finire in bellezza non poteva mancare l'immancabile foto di gruppo dei produttori di questo salume.



Se foste interessati a vedere lo svolgimento della serata, sintonizzatevi su TVPtato sabato 20 Marzo 2016 alle ore 21.00


lunedì 14 marzo 2016

Trieste Olio Capitale 2016. La fiera più importante dell'Olio Extra Vergine d'Oliva.



Si è appena conclusa a Trieste, Olio Capitale, la più importante fiera  che vede come protagonista l'olio extra vergine d'oliva proveniente non solo dall'Italia, ma anche da Paesi che si affacciano sul bacino del  Mediterraneo con oltre 300 espositori che hanno portato negli stand il meglio della loro produzione.
Portavoce di queste piccole realtà è l'Associazione Città dell'Olio, che dal 1994 promuove e valorizza quei territori dove la produzione olivicola è presente, e che prestano particolare attenzione al territorio, alla loro storia e rientrano nella Denominazione d'Origine, e fa conoscere le varie cultivar che caratterizzano la varietà dell'olio extra vergine italiano.

Dal 5- all'8 Marzo, le sale della Stazione Marittima, si sono riempite di visitatori provenienti non solo dall'Italia, ma anche dai Paesi confinanti, e  tra uno stand hanno potuto assaggiare le varie tipologie degli oli extra vergine, ed acquistarli direttamente dai produttori.

Enrico Lupi Presidente dell'Associazione Città dell'Olio



All'inaugurazione ufficiale erano presenti oltre al Presidente di ANCO  Enrico Lupi, anche i rappresentanti del Governo e del Parlamento, nelle figure del Vice Ministro Andrea Olivero e l'On. Colomba Mangiello e durante i loro interventi hanno elogiato il lavoro svolto fino ad ora dall'Associazione Città dell'Olio e hanno rimarcato l'importanza di produrre prodotto di qualità e l'impegno di educare fin da piccoli i bambini. all'uso dell'olio extra vergine d'oliva, perché saranno i consumatori consapevoli di domani.




L'intervento di Enrico Lupi, dopo quello dell'On. Colomba Mongiello che ha annunciato l'impegno di fare una proposta di legge, perché ANCO, possa avere a breve il riconoscimento giuridico delle Città di Identità. con l'appoggio anche del Vice Ministro Olivero  è stato particolarmente interessante ed  ha esordito con queste parole.


“Voglio ringraziare l’on. Colomba Mongiello e il vice ministro Andrea Olivero che sono sempre stati al nostro fianco perché se la legge andasse in porto, si tratterebbe di un traguardo storico per noi, che premia il lavoro che abbiamo fatto in tutti questi anni nella promozione del prodotto e del territorio - ha dichiarato Enrico Lupi presidente delle Città dell’Olio -  Ad oggi le Città di identità non hanno alcuna regolamentazione. Noi crediamo che un riconoscimento come questo possa tradursi in un sistema di regole condivise che non deve tradursi in una richiesta di risorse ma in una serie di opportunità concrete. Per esempio riteniamo possa essere propedeutico alla realizzazione di sinergie che nel nostro caso daranno un respiro più ampio alle attività che abbiamo portato avanti finora”. "Non dobbiamo mai dimenticare che l'olio rappresenta la colonna portante della Dieta Mediterranea - ha detto Lupi nel suo intervento - ma per conquistare nuovi mercati produrre di più non basta. Bisogna dare valore alle nostre radici e alle tante identità territoriali di cui le nostre cultivar e i nostri extra vergine sono l’espressione. Per questo la proposta di legge Lodolini non ci convince: i Comuni anche i più piccoli sono e devono restare un valore aggiunto. Non si recuperano risorse annullando le identità seppure in una logica giusta di economia di scala. Dobbiamo puntare, invece, a creare nuove alleanze prima di tutto quella con i consumatori partendo dall'educazione alimentare dei bambini. Leggi e risorse sono fondamentali ma abbiamo anche bisogno di più cultura dell'olio”.

Enrico Lupi e l'On Colomba Mongiello

Grande soddisfazione anche per l'intervento di Anna Maria Pellegrino, Presidente dell'Associazione Italiana Food Blogger , che ha sottolineato l'impegno da parte dell'associazione a fornire  a i propri associati gli strumenti necessari per far crescere la loro conoscenza in materia di territorio, prodotti, e tradizioni, per poter parlare di cibo e non di food  e dell'importanza della divulgazione mediante lo strumento di internet di importanti informazioni, che possono influenzare i  lettori che seguono i nostri blog, facendo loro capire l'importanza di usare prodotti a km 0 ed il rispetto del territorio.
Anche il Vice Ministro Olivero, durante il suo intervento ha dichiarato di essere stato piacevolmente colpito dall'impegno di Aifb, e dell'importanza che hanno ad oggi i food blogger, come divulgatori di una sana e corretta alimentazione. attraverso i loro canali di comunicazione.

Anna Maria Pellegrino Presidente Associazione Italiana Food Blogger




Durante la manifestazione, i soci Aifb, hanno potuto partecipare a dei corsi di mini assaggio, per un approccio più mirato verso l'olio extra vergine d'oliva.
Abbiamo iniziato presto, alle 9.30 eravamo già sedute al nostro banco e ascoltavamo interessate la lezione tenuta da Duccio Morozzo della Rocca , direttore di Olive Bureau , per poi seguire più tardi l'intervento di Marco Oreggia giornalista e direttore della guida Flos Oleil.

Una cosa che mi piace ricordare, di quello che ho ascoltato durante queste mini lezioni, è stato un intervento di Marco Oreggia, che ha sottolineato l'importanza di un acquisto consapevole e ragionato dell'olio extra vergine d'oliva. Se quando siete al supermercato e sullo scaffale vedete un olio extra vergine d'oliva ad un costo irrisorio di 3-4 Euro, oltre alla dubbia provenienza dovete pensare anche in termini salutistici, perché oli di così basso costo, hanno anche un basso contenuto di polifenoli che sono importantissimi per il nostro organismo. Più un olio extra vergine ne possiede e più è un olio di qualità, quindi meglio spenderne qualcuno in più, ad esempio un olio extra vergine pugliese varia dai 6 agli 8 euro al kg e contiene quantità importanti di polifenoli e quindi è anche più sano.

Marco Oreggia

Duccio Morozzo Della Rocca


Anche la visita ai vari stand è stata molto interessante e ci ha dato modo di conoscere tanti produttori provenienti da tutta Italia, anche se a dire la verità la Puglia ha fatto veramente da padrona.




Come questi due ragazzi, Katia e Carlo  Coracciolo , due fratelli  che dopo le rispettive lauree in Marketing e comunicazione  ed in Agraria , si occupano della tenuta di famiglia Lama dei Fichi e producono un olio extra vergine di nicchia, utilizzando la varietà "Coratina", famosa per la quantità di polifenoli che ha nei suoi frutti.
Le olive, dopo essere state raccolte a mano, nel giro di 8 ore vengono spremute a freddo nella macina a pietra e il prodotto non viene filtrato, per mantenere intatte tutte le sue qualità organolettiche.
Sono sincera, quando vedo due ragazzi così giovani che si sono fatti carico di un impegno così importante, non posso fare a meno di rimanere piacevolmente colpita, della loro passione e dall'amore verso la propria terra.






Ai fornelli di Cucina Olio Capitale, si sono susseguiti chef anche stellati, che ribadito l'importanza dell'uso dell'extravergine in cucina, per esaltare la qualità dei piatti.




Sabato 5 Marzo, abbiamo potuto seguire lo chef Sandro Besotto, del ristorante Tre Merli, di Trieste, che ha preparato un risotto al nero, con tartare di seppia e pomodori confit.




Anche Emanuele Scarello, due stelle Michelin e chef del ristorante "Agli Amici" di Godia,  Udine, ha partecipato alla scuola di cucina, proponendo due piatti, ma quello che ha colpito più dello chef è la sua qualità indiscussa di gran comunicatore, che ha coinvolto tutta la sala, pendendo in silenzio assoluto, dalle sue labbra.
Lo chef ha presentato due piatti, una zuppa d'olio extra vergine, erbe di primavera e mou d'uovo e un gelato d'olio d'oliva con cake di cioccolato e frutti di bosco all'aceto balsamico.







Ringrazio ANCO e la Camera di Commercio di Trieste, per l'opportunità regalataci, ma soprattutto ringrazio AIFB per darmi l'opportunità di poter partecipare a eventi come questo, che accrescono la mia cultura e la mia formazione, che condivido volentieri, con voi che mi leggete.



lunedì 7 marzo 2016

Gli zuccherini di Vernio, per il Calendario del Cibo Italiano






Ci sono piatti che identificano la Nazione da cui provengono, poi ci sono i piatti che ne  identificano la  regione, ed infine ci sono i piatti che appartengono ad una determinata città o paese e che spesso vengono affiancati al nome stesso.
Facendo una ricerca per preparare questo post, ho scoperto tantissimi piatti che sono legati a Prato e alla sua Provincia e devo dire che ne sono rimasta piacevolmente sorpresa, tanto da aver adocchiato alcune ricette da provare, di cui ignoravo l'esistenza, Quelli che vengono in mente per primi,sono  i famosi biscotti di Prato,seguiti a ruota   dai sedani ripieni alla pratese, la mantovana di Prato, le pesche di Prato, gli amaretti di Carmignano, la bozza di Prato, le polpette di Carnevale, i Sassi della Calvana, i tortelli di patate di Vernio e per finire in dolcezza gli zuccherini sempre di Vernio.
Visto che oggi,  per il Calendario del Cibo Italiano, prende il via la Settimana della Cucina del Campanile la cui ambasciatrice è Stefania Mulè autrice del blog BigShade , e dopo aver effettuato la ricerca di cui vi parlavo sopra per trovare un piatto a cui sono veramente legata, la scelta è caduta  ovvero ricaduta sui zuccherini di Vernio, dei biscotti  famosi soprattutto per il loro aspetto bitorzoluto e per il loro profumo delicato di anice.
Ne avevo già parlato qua, ma visto che sono sempre alla ricerca della ricetta perfetta ho pensato di provare questa versione, della chef Lucia Antonelli del ristorante  Taverna del Cacciatore di Castiglione dei Pepoli.
Leggendo Castiglione dei Pepoli, potreste dirmi   che allora non sono di Vernio, come si vuol far credere ( la distanza che li separa, sono 18 km...così per dire) e qui sta il bello... gli zuccherini si trovano in tutta la fascia dell'Appennino Tosco-Romagnolo, partendo da Vernio, passando da Castiglione dei Pepoli, per arrivare a Porretta Terme, luogo dove in estate faccio incetta di zuccherini montanari in una famosa  pasticceria del Corso Roma, la pasticceria Bruschi, ogni volta che "scendo in città", per fare la spesa.

Ma vediamo di raccontare qualcosa di più di questi dolci.
Gli zuccherini di Vernio, sono delle piccole ciambelle in cui spicca il profumo di anice e una volta preparati e cotti in forno, vengono glassati con uno sciroppo di zucchero, acqua e liquore all'anice, che consolidandosi si aggrappa al biscotto, creando un guscio goloso. Venivano preparati nei paesini di montagna, soprattutto per i matrimoni, ma anche per le Cresime e le Comunioni e la loro forma ricorda la fede nuziale e per formare lo sciroppo, venivano usati i paioli di rame, dove venivano tuffati i biscotti, per essere glassati.
E ora passiamo alla ricetta vera e propria.





Per 1,2 kg di biscotti:
  • 600 g di farina 00
  • 150 g di zucchero 
  • 5 uova medie ( 4 se sono grandi)
  • la scorza grattugiata di un limone biologico
  • 12 g  di semi di anice
  • mezzo bicchierino di liquore all'anice
  • mezza bacca di vaniglia
  • 150 g di burro
  • un pizzico di sale
  • una bustina di lievito per dolci

Per la glassa:
  • 500 g di zucchero
  • mezzo bicchierino di liquore all'anice
  • 200 ml d'acqua 



Mettete i semi d'anice dentro ad una piccola ciotola,  bagnateli con un goccio d'acqua e lasciateli riposare per 20 minuti circa, poi scolateli e teneteli da parte.
Sulla spianatoia o nella planetaria, a vostra scelta, mettete prima tutte le polveri e poi aggiungete le uova, il burro fuso e pian piano tutti gli altri ingredienti, impastate velocemente finché non avrete ottenuto un impasto sodo ed elastico.



Dividete la pasta in porzioni di circa 30 g se volete degli zuccherini belli corposi, oppure fate delle pezzature di circa 10 g per avere dei piccoli anelli, formate dei filoncini e chiudeteli ad anello, poi sistematele sopra ad una teglia antiaderente e cuoceteli nel forno caldo a 200°per circa 10-15 minuti.

Estraeteli dal forno e fateli raffreddare.

Preparate la glassa mettendo in un tegame lo zucchero e l'acqua e portateli ad una temperatura di circa 108°- 110° ( se non avete il termometro digitale vedrete che lo sciroppo inizierà a fare delle bolle bianche, provate ad immergere una forchetta e poi sollevatela. Se si formerà un filo allora lo sciroppo è pronto)  poi togliete la pentola dal fuoco ed aggiungete il mezzo bicchierino di liquore all'anice.

Versate la glassa sui biscotti che avrete lasciato nella teglia antiaderente ricoperta da carta da forno e aiutandovi con due spatole  mescolate la glassa ed i biscotti finché non diverranno bianchi candidi e si glasseranno. Ci vorranno circa 10 -15 minuti, quindi armatevi di santa pazienza.

Gli zuccherini si conservano in scatole di latta per svariati giorni.

lunedì 29 febbraio 2016

Torta di semolino e cioccolato





Tra poco meno di un mese sarà Pasqua, e già inizio a pensare seriamente al menù. Per adesso la cosa certa, è che molto probabilmente preparerò questo dolce, che ho scoperto per caso essere di origine toscana e che viene preparato prevalentemente nel periodo pasquale. Quindi direi, praticamente perfetto!
Si tratta di una base di pasta frolla, ripiena di una delicata crema di semolino aromatizzata al vin santo ed il tutto ricoperto da una ganache al cioccolato, che la rende veramente speciale.

Per presentarla in tavola, ho utilizzato un porta torta di Vetri delle Venezie, un negozio di shop online specializzato nella vendita di articoli per la casa e per la tavola, tutto interamente dedicato ai manufatti in vetro.
Il porta torta che ho utilizzato si chiama Rialto ed è veramente comodo, perché praticamente sono due oggetti in uno. Da una parte è composto da 5 vani che ne fanno una comoda antipastiera, mentre dall'altra è un porta torta, molto comodo da portare in tavola grazie alle maniglie che sono ai lati e per proteggere dall'aria che potrebbe seccare e deteriorare velocemente la pasticceria in generale, ho utilizzato una campana di vetro, che si chiama Banquet San Marco.




L'idea del vassoio double face, mi è piaciuta subito, soprattutto per il risparmio di spazio che ne deriva. Non so voi, ma io non so mai, dove sistemare tutti i vassoi e gli oggetti che utilizzo per servire in tavola, il posto è sempre risicato e tiranno, ed ogni volta che apro uno sportello ho il terrore che mi frani tutto in terra, quindi un oggetto come questo, può essere utile, quando non si ha tanto spazio a disposizione, ma si vuole far bella figura, con i nostri ospiti.






Ma torniamo alla nostra torta... La settimana scorsa, ho scomodato la cucina greca, per un dolce al semolino,  il galaktoboureko e dopo pochi giorni ho preparato questa crostata, quindi devo dire che i dolci al semolino, mi piacciono proprio.
La ricetta è della mitica Jul's Kitchen, mia nipote virtuale e musa ispiratrice di tante ricette toscane e fidandomi di lei, ciecamente, non ho esitato un attimo a preparare questo dolce.

Promosso a pieni voti!




 Per una teglia di 26 cm di diametro

Per la pasta frolla

  • 225 g di farina 00
  • 25 g di fecola di patate
  • 125 g di burro
  • 75 g di zucchero a velo non vanigliato
  • 1 uovo
  • 1 pizzico di sale
  • Scorza grattata di mezzo limone

Per la crema al semolino

  • 500 ml di latte intero
  • 125 g di semola
  • 6 cucchiai di zucchero
  • 2 uova
  • 5 cucchiai di vin santo

Per la ganache al cioccolato

  • 250 g di cioccolato fondente
  • 250 ml di panna




Mettete le farine ed il sale, dentro la ciotola del mixer e fatelo girare lentamente per pochi secondi,, aggiungendo il burro a pezzettini,
Unite lo zucchero, le uova e la scorza del limone grattugiata e impastate ancora per qualche secondo. Quando vedrete che si formerà una massa,  fermate il mixer e  togliete la frolla.
Mettete la pasta tra due fogli di carta forno e stendetela dandole una forma circolare, del diametro della teglia che andrete ad usare, poi imburrate ed infarinate lo stampo, e posizionate la pasta dentro di esso.
Mettete in frigo a riposare per un'ora.

Preparate la crema di semolino

Mettete il latte dentro ad un pentolino e posizionatelo sul fuoco. Portatelo quasi ad ebollizione, poi versatevi il semolino a pioggia e mescolate bene, per evitare la formazione di grumi, poi togliete la pentola dal fuoco e lasciatelo raffreddare, mescolandolo spesso.
Unite ora le uova, lo zucchero e il vin santo, mescolate e versate la crema dentro al guscio di pasta frolla.

Mettete nel forno caldo a 180° e cuocete per circa 30 minuti.
Fatela raffreddare

Ora preparate la ganache.
Mettete la panna sul fuoco e prima che raggiunga il bollore, spezzettateci dentro il cioccolato fondente, mescolate bene e vedrete che inizierà a rapprendersi.
Versate lentamente la ganache sulla torta, e mettete in frigo a raffreddare.
Prima di servirla, toglietela dal frigo e tenetela a temperatura ambiente per circa un'ora.


venerdì 26 febbraio 2016

Merluzzo e patate in vasocottura e ci vediamo a Trieste a Olio Capitale







Ho lasciato  trascorrere un po' di tempo, dall'ultimo tour che ho fatto, ma è arrivato il momento di preparare di nuovo la valigia.
L'occasione si è proposta  grazie ad Aifb e al partner oramai ufficiale, che collabora assiduamente con l'associazione, offrendo sempre occasioni di crescita.
Sto parlando di A.N.C.O, acronimo di Associazione Nazionale Città dell'Olio e dell'invito a partecipare alla prestigiosa fiera  che si terrà a Trieste dal 5 - 8 Marzo 2016,ovvero  Olio Capitale , che vedrà esposte le migliori produzioni di olio extra vergine d'oliva italiane  e non solo.

Tutti noi sappiamo l'importanza del conoscere ed usare al meglio l'olio extra vergine d'oliva, quella preziosa spremuta, orgoglio dei popoli del Mediterraneo, che è divenuto patrimonio dell'umanità insieme alla dieta mediterranea e così indispensabile per la nostra salute.



Aiuta a combattere il colesterolo cattivo, ed è  un potente antiossidante, contiene le vitamine E, D, K e provitamina A che preservano i nostri organi e i nostri tessuti, aiuta a prevenire l'arteriosclerosi rendendo più fluido il sangue, tiene sotto controllo la pressione arteriosa e nei paesi dove è utilizzato in cucina, i casi di obesità sono nettamente inferiori agli altri paesi dove non è utilizzato, aiuta la digestione, è prezioso nell'alimentazione dei bambini fin da piccoli, aiuta ad assorbire meglio il calcio, per la presenza della  vitamina D,  protegge il cervello e riduce il rischio del morbo  Alzheimer, e per le malattie della pelle come psoriasi e eczemi ed acne, è un validissimo aiuto.

In cucina poi da il meglio di se, esaltando i sapori dei piatti e per essere sicuri dei risultati, vige la famosa regola dell'abbinare un olio extra vergine delicato a piatti delicati, e usare un olio extra vergine con più carattere a piatti strutturati e complessi.

Useremo un olio fruttato leggero, per i piatti di pesce,crostacei bolliti, per condire verdure delicate, per preparare dolci al posto del burro, per fare le nostre salse e la maionese, ed anche per cuocere le uova.
Un olio fruttato medio invece, lo useremo per i carpacci di pesce, per i sughi e risotti di pesce, per le grigliate di mare,per le carni bianche, per i sughi e i risotti con le carni bianche, nelle zuppe di verdure, nelle grigliate di verdure, con il formaggio fresco ed i sughi di pomodoro.
Infine, un buon fruttato intenso, è indicato con il tonno ed il pesce spada, con la carne rossa, con la selvaggina, con risotti e sughi di carne rossa, nelle zuppe di verdura, con rucola  e radicchi amari, e ovviamente con le bruschette.
Ricordatevi anche che per friggere è l'olio più indicato, perché raggiunge il punto di fumo a 220°, contro i 160°190° degli oli di semi e il risultato della frittura, sarà croccante e leggero.

E ora veniamo alla ricetta di oggi, filetti di merluzzo e patate, cotti in vasocottura, una tecnica antica e riscoperta negli ultimi anni, che esalta il gusto ed il  sapore degli ingredienti, utilizzati.
Ho messo tutti gli ingredienti a crudo, tranne le patate che avevo cotto a vapore, ho insaporito con aromi e grani di pepe, ed ho coperto il tutto con dell'olio extra vergine  fruttato leggero, che non ha coperto il sapore delicato del pesce.







Per 4 persone


  • 4 tranci di filetto di merluzzo
  • 4 patate medie
  • 16 pomodorini
  • 16 olive taggiasche denocciolate
  • capperi dissalati di Pantelleria q.b
  • qualche anello di cipolla bianca
  • olio extra vergine d'oliva fruttato leggero ( del Garda o Pugliese)
  • timo,
  • basilico 
  • pepe nero di Sichuan in grani
  • sale












Cuocete a vapore le patate, lasciatele raffreddare qualche minuto, poi sbucciatele e schiacciatele con una forchetta  dentro ad una ciotola.Salatele, pepatele e dividetele equamente dentro ai 4 vasetti.
Togliete eventuali lische al merluzzo ed anche la pelle, poi adagiate il pesce sopra alle patate.
Mettete a bollire dell'acqua dentro ad un pentolino, tuffateci i pomodorini e lasciateceli per circa 15 secondi, poi raffreddateli dentro ad una ciotola con dell' acqua fredda, e spellateli.
Aggiungete tutti gli altri ingredienti, le erbe aromatiche, i grani di pepe e coprite con l'olio extra vergine. 
Chiudete con il tappo e mettete i vasetti dentro ad una teglia da forno, con acqua calda al suo interno, che arrivi oltre alla metà del vaso, poi inserite tutto nel forno già caldo a 160°, e cuocete per 20 minuti.
Lasciate riposare per qualche minuto e servite.