martedì 24 maggio 2016

Cheesecake al Caramello Salato per l'MTC #57


E anche questa volta, per il rotto della cuffia e all'ultimo secondo, son qua a postare la ricetta per la sfida dell'Mtchallenge di questo mese di Maggio, che ha visto giudici due miei carissimi amici Anna Luisa e Fabio del blog Assaggi di Viaggio, lei una meraviglia di donna dalle mani d'oro che sforna dolci talmente belli da togliere il fiato,dolce, simpatica, spumeggiante, uno splendido Sagittario a cui sono veramente legata, poi c'è "Lui", Fabio, con il suo humour molto british, che ti fa cappottare dalle risate, l'uomo dalla doppia personalità, che non si ricorda che ti aveva già conosciuta in precedenza e che riesce a negare l'evidenza! Le sue doti sono ancora tante, ma non voglio elencarle altrimenti si monta troppo la testa... Si capisce che ho un debole per questi due? Penso proprio di si!
Insomma riprendiamo le fila del discorso e torniamo alla sfida dell'Mtc n°57, quella che vedeva come protagonista il barra le cheesecake, dolce tipico Americano sia nella versione classica e quindi dolce, sia nella versione salata.
Se spulciate nel ricettario troverete una versione diversa di quella che ho preparato per questa sfida, una/ un cheesecake con un solo tipo di formaggio cremoso che per anni ha spopolato in tv, ma che sinceramente rendeva il dolce abbastanza pesante. Questa volta mi sono affidata ad una ricetta di California Bakery e che vede l'utilizzo di formaggi diversi, dalla robiola, alla ricotta, passando dalla panna con yogurt greco annesso, che hanno dato al mio dolce una cremosità diversa, che calorie a parte, hanno regalato anche una sorta di leggerezza nel sapore.
Ho preferito non fare anche la versione salata, per evidenti problemi di digestione e di maniglioni antipanico che in questi anni  di blog e di astinenza al fumo,si sono depositati inesorabilmente sui miei fianchi...anzi se tra chi mi legge, ci fosse il vincitore di questa sfida, chiedo in ginocchio una sfida light, o almeno dove non necessariamente siano richiesti la presenza di burro e formaggi e zuccheri! Grazie mille!

La barra il cheesecake, si può accompagnare con le composte di frutta e trovo che siano deliziose sia quella di fragole che quella di lamponi, io questa volta ho optato per una salsa al caramello salato, perché se uno deve farla sporca, deve farla fino in fondo, quindi con un po' di panna, burro e sale Maldon, ho tirato fuori una crema deliziosa e il tirato fuori ha un senso, perché se la fate, sono arcisicura che dopo il primo assaggio il cucchiaino finirà inesorabilmente dentro al barattolo, per capire bene se è buona oppure no, e poi ancora ed ancora, ed ancora...

Mi scuso in anticipo se non ho preparato una versione inedita di questo dolce, atta a stupire con effetti e ingredienti stratosferici, ma penso che la versione classica di questo dolce sia la cosa più buona e appagante che possa esistere in giro, cone le sue valangate di calorie e la sua disarmante dolcezza.




New York Cheesecake

dal libro California Bakery

per uno stampo di 20 cm di diametro
per 6/8 porzioni

per la crosta

  • 300 g di biscotti tipo Digestive
  • 80 g di burro sciolto
  • un pizzico di cannella
  • 1 cucchiaino di miele d'acacia
per la crema

  • 400 g di robiola
  • 300 g di ricotta di mucca
  • 200 g di zucchero semolato
  • 150 g di panna fresca
  • 40 g di yogurt greco
  • 4 uova biologiche intere leggermente sbattute
  • la scorza grattugiata di un limone
  • semi di bacca di vaniglia
  • 1 cucchiaino di farina 00

Per il caramello salato




  • 120 ml di panna fresca
  • 100 g di zucchero semolato
  •   50 g di burro
  • un pizzico di fior di sale
  • 2 cucchiai di acqua fredda


Frullate i biscotti insieme al burro, la cannella e il cucchiaino di miele.
Date una mescolata con le mani, poi iniziate a costruire il guscio dentro allo stampo, partite dal fondo pressando bene la base e poi procedete con i lati. Mettete lo stampo in frigo per circa 30 minuti.

Ora preparate la crema.
Mescolate la robiola con la ricotta che avrete precedentemente setacciato, poi unite lo yogurt, la scorza del limone, la vaniglia, le uova leggermente sbattute, la panna e il cucchiaino di farina.

Versate la crema nello stampo e infornate nel forno caldo, a 160° per 55 minuti, poi continuate la cottura per altri 5 minuti con la porta del forno aperta, in modo da far uscire il vapore.
Noterete che il dolce traballerà leggermente al centro, è normale, estraetelo dal forno e lasciatelo raffreddare a temperatura ambiente per circa 3 ore, poi mettetelo in frigo per almeno 3-4 ore.
Toglietelo dal frigo almeno 20 minuti prima di servirlo.







Preparate il caramello salato

In una pentola larga e con i bordi alti, mettete lo zucchero con i 2 cucchiai d'acqua e lasciate sciogliere a fuoco medio- basso.
Scaldate anche la panna e portatela quasi a bollore.
Non mescolate assolutamente lo zucchero e all'occorrenza ruotate solo la pentola.
Una volta che lo zucchero sarà sciolto e inizierà a diventare color nocciola chiaro, unite la panna a filo e mescolate in continuazione. Nel fare questa operazione, fate molta attenzione, perché la miscela tenderà a salive velocemente e produrrà molto vapore caldo, occhio a non ustionarvi.
Unite il burro lasciato a temperatura ambiente, il pizzico di fior di sale e mescolate ancora per sciogliere gli eventuali grumi.
Togliete dal fuoco e versate il caramello in un barattolo sterilizzato.
Se non lo utilizzate tutto, potete conservarlo in frigo e toglierlo con un leggero anticipo, prima di utilizzarlo.



Il dolce si conserva in frigo, per un massimo di 2 o 3 giorni, e vi consiglio di toglierlo fuori,  almeno 20' prima di servirlo. 



mercoledì 18 maggio 2016

Cruffin





Quando una ricetta spopola sul web e viene riprodotta e pubblicata a tutto spiano, difficilmente passa inosservata, sopratutto se i contatti che uno ha su Facebook, sono la maggior parte foodblogger.
Lo scorso anno, tra settembre ed ottobre, è stato un vero bombardamento mediatico a suon di cruffin, talmente tanto che, seppur avessi provato a replicare la ricetta, ho deciso di tenerla in serbo per un tempo decisamente più lungo e così è stato.
Io in quel periodo avevo già preparato i miei croissant per la sfida dell'Mtchallenge, sia in versione dolce che in quella salata, ma la voglia di mettermi alla prova con questa nuova ricetta era  stata talmente forte che in un attimo ero già in giro nel ciberspazio a cercare la ricetta perfetta.
I cruffin, sono una via di mezzo tra i croissant ed i muffin, un incrocio goloso con la friabilità ed il sapore  di un croissant sfogliato e la forma del più morbido e rassicurante del muffin   grazie alla tecnica di sfogliatura  che vi ho documentato anche con le foto, sono delle ottime brioche da consumare al mattino  insieme ad una tazza di tè o immersi nella schiuma di un bel cappuccino.
L'impasto non è assolutamente difficile da preparare e a parte i tempi di riposo un po' lunghi, ma che sono il segreto per avere qualsiasi tipo di lievitato digeribile e fragrante, e la tecnica di formatura, sono sicura che se vorrete mettervi alla prova, in una giornata in cui potrete dedicarvi con calma alla ricetta, la riuscita sarà perfetta e sfornerete qualcosa di veramente carino, per la colazione del giorno dopo.



Ingredienti per 8 cruffin

La ricetta originale la trovate qua

  • 210 g di farina w 320
  • 90 g  di farina 0
  •  6 grammi di lievito di birra liofilizzato 
  • 6 g di sale 
  • 30 g di zucchero semolato
  • da 130 a 190 g di g di acqua tiepida  
  • 50 grammi  di burro morbido a cubetti
  • 170 g  di burro morbido per sfogliare le strisce di pasta

        burro fuso per spennellare lo stampo da muffin






Imburrate 8 stampini da muffin con il burro fuso e metteteli da parte.
Mescolate le due farine setacciatele e versatele dentro la ciotola della planetaria, unite il lievito disidratato e date una mescolata, poi aggiungete lo zucchero e il sale.
Azionate la planetaria a bassa velocità, e iniziate a versate pian piano l'acqua tiepida ( iniziate con i 130 g e poi se necessario, aggiungete pian piano il resto del liquido)  lasciate che si formi un impasto morbido, poi aggiungete pian piano i pezzetti di burro , aumentate leggermente la velocità e impastate finché la massa non si staccherà dalle pareti.
Coprite la ciotola con una pellicola e lasciatela riposare la pasta per circa 40-45 minuti a temperatura ambiente.
 Prendete la massa e mettetela sul piano infarinato, dividetela in 4 parti prendetene uno spicchio e ricoprite bene le altre tre.Infarinate leggermente la porzione di pasta che avete e iniziate a passarla tra i rulli della sfogliatrice, manuale o elettrica che sia, e partendo dallo spessore più grosso arrivate fino a quello più sottile.Durante i vari passaggi, spolverate di farina, sia la parte superiore che quella inferiore della striscia.
La striscia di pasta che avrete ottenuto sarà molto lunga, quindi dividetela in due e spennellatela con circa 20 g a striscia di burro morbido.A questo punto potete decidere se e come farcire i vostri cruffin...potreste coprire le strisce con zucchero e cannella, oppure una grattugiata di scorza di agrumi, insomma date sfogo alla vostra fantasia.
Arrotolate la striscia e prima che termini, attaccate l'estremità alla seconda striscia e continuate ad arrotolare.





Con un coltello estremamente affilato, tagliate il rotolo orizzontalmente per il senso della lunghezza e con la striscia di pasta, mantenendo il taglio verso l'esterno,  fate una specie di nodo, ma senza annodare realmente la pasta e posizionate la pasta con la parte  liscia e le punte sotto, dentro uno stampo da muffin precedentemente imburrato.

Puoi trovare lo stampo da  muffin e tanti altri articoli utile per preparare i tuoi dolci sul portale Livingo

Fate questo passaggio  anche per il resto delle strisce, poi coprite la teglia con della pellicola e decidete se farli lievitare per 12 ore nel frigo, oppure se volete tenerli a temperatura ambiente per 2-3 ore e infornarli in giornata.
Una volta lievitati, se li avete fatti riposare in frigo, tenete la teglia a temperatura ambiente per circa 2 ore o finché non noterete  la pasta lievitata a dovere e poi spennellateli con un uovo sbattuto che avrete fatto passare attraverso un colino.
Mettete la teglia dentro al forno già portato a temperatura a 200° e fate cuocere per 10 minuti, poi abbassate il forno a 180° e continuate la cottura per altri 5 minuti o finché non li vedrete dorati.


Il mio stampo da muffin è arrivato decisamente al capolinea!

sabato 30 aprile 2016

Una torta di riso per sentirLa ancora vicino.




Era tanto tempo che volevo preparare la torta di riso, e quando ho visto che le era stata dedicata addirittura una giornata, sul Calendario del Cibo Italiano , la Giornata delle Torte di Riso Dolci e Salate e che l'ambasciatrice era la mia amica di blog e non solo, Laura Adani del blog Io, così come sono... ho pensato che era arrivato il momento giusto, per raccontarvi perché sono così legata a questo dolce.

La torta di riso è stato il dolce che ha accompagnato tutta la mia vita e da quasi due anni, questa dolce abitudine si è interrotta, da quando mia mamma ha deciso che il suo tempo qua con noi era terminato ed ha voluto riabbracciare mio padre.
Questo dolce rustico  ma dal sapore dolcissimo, che  sa di mamma e di nonna,è il  filo indissolubile che ci lega a lei.
Mia mamma era famosa per la sua torta di riso, la preparava in ogni occasione, comunioni, cresime, matrimoni e sopratutto la preparava per la festa della Misericordia, che si teneva e si tiene nel mese di Agosto, nel paesino di montagna dove abbiamo la casa delle vacanze, ovvero Treppio. Dopo la Santa Messa, si andava tutti in processione al cimitero e dopo la processione, vicino la Chiesa di San Michele Arcangelo si teneva un rinfresco per cercare anche di ottenere delle offerte per la Confraternita della Misericordia. Ecco, proprio in una di quelle occasioni, mentre mamma stava andando al rinfresco, sentì due donne del paese che parlavano tra di se e dicevano:

" Forza, su dai movidi , che non possiamo miga fare tardi!
Rita delle Selve l'ha  preparado la torta di riso, che bona come l'ha fa lei, non la fa nesuno!!"

Mamma si era messa a ridere, un po' per il dialetto treppiese che se avete 5 minuti vi invito a cercare su internet, e un po' per quella fretta di accaparrarsi un rombo della sua torta di riso, da parte delle due donnine.
In effetti la sua torta era fantastica, nonna Maria, la mamma di mio padre le diceva sempre che la nostra torta era la più buona del paese, perché  non lesinavamo ne sulla quantità di uova, ne con lo zucchero e neppure con l'anice e quelle che facevano le sue conoscenti, non erano al nostro livello!

Mitica nonna e mitica mamma! E io da chi avrò preso?

Questa tipo di torta non so da dove abbia preso i natali, visto che Treppio si trova proprio sull'Appennino Tosco-Emiliano, al confine con l'Emilia e se conoscete le torte di riso, saprete che ne esiste una proprio emiliana che si chiama Torta degli Addobbi e si serve tagliata a rombi, la forma con cui la serviva mamma, ma c'è anche un'altra zona a cui Treppio è legata, ed è la Garfagnana, visto che si presume che questo paesino fu proprio fondato da un gruppo di garfagnini che girovagavano per l'Appennino e sempre nella  zona della Garfagnana,o almeno molto vicino, si prepara un'altra torta di riso, quella Massese o Carrarina e queste casualità, mi danno molto da pensare sull'origini di questo dolce.

Vagamente mi ricordo che nonna mi raccontava di una versione della torta, che si faceva creando un guscio di pasta sottile che foderava l'interno della tortiera di alluminio nel quale  veniva versato il composto di riso; non penso di aver mai avuto l'occasione di  assaggiarla, però questo particolare  mi fa venire in mente  la versione salata della torta di riso che viene fatta in Liguria, che ha un guscio di pasta simile  e penso che a Treppio, dai suoi albori, ce ne sono  passate tante  di persone "forestiere" tra  quei boschi di castagni!









Per una teglia di 28 cm di diametro

  • 280 g di riso Arborio o Roma
  • 1 l di latte fresco intero
  • 240 g di zucchero
  • 5 uova grandi biologiche
  • 1 bicchierino  di liquore all'Anice




Per prima cosa mettete a cuocere il riso dentro ad una pentola di acqua bollente e scolatelo dopo 5 minuti. Intanto avrete messo a scaldare il latte e una volta raggiunto il bollore, versateci il riso semicotto e fatelo cuocere fino a che non abbia assorbito quasi tutto il latte, diciamo 10 minuti circa.
Versate il composto di latte e riso in una ciotola, aggiungete lo zucchero e il liquore  e lasciatelo raffreddare  mescolandolo di tanto in  tanto e lasciate riposare per qualche ora.
Una volta raffreddato unite le uova leggermente sbattute e mescolate bene.
Prendete una teglia, imburratela ,copritela con della carta da forno e versateci dentro il composto.
Cuocete nel forno già caldo a 200° per circa un'ora.


Fonti
Dialetto Treppiese

venerdì 29 aprile 2016

I Dolci del Convento



Oggi si commemora la morte di Caterina da Siena,  Patrona d'Italia e d'Europa, la Santa che sentì la chiamata del Signore in tenerissima età e dedicò tutta la sua vita, all'assistenza dei malati e bisognosi.
Non visse mai in convento, nonostante avesse preso i voti, sorte che invece sorte che invece subirono tantissime figlie di benestanti e nobili che a causa del diritto di maggiorascato, ovvero il diritto del primogenito di ereditare il patrimonio della famiglia ed escludendo il resto dei fratelli e sorelle, si vedevano costrette a pronunciare i voti e a chiudersi nei conventi e nei monasteri anche senza avere la vocazione necessaria.

Per cercare di "sopravvivere" allo stato di clausura, molte di esse si dedicarono all'arte dolciaria e molto probabilmente i conventi sono stati i primi laboratori di pasticceria, dove sono stati preparati i dolci ed i pasticcini, che abitualmente prepariamo in casa o acquistiamo tutt'oggi.

Sulle pagine di Aifb, oggi è ospitato un mio articolo sul Calendario del Cibo Italiano e sono l'ambasciatrice dei Dolci del Convento. Tra quelle righe, vi racconto della vita monastica e di alcuni dolci che sono nati tra le mura dei conventi italiani.
Troverete anche la ricetta dei Mandorlati di San Clemente, una ricetta tipica di biscotti che venivano preparati in un convento proprio qua a Prato.

Quindi vi invito ad andare a leggere e aspetto i vostri commenti.

giovedì 28 aprile 2016

Il Cannolo Siciliano


Mi sono innamorata della Sicilia esattamente un anno fa, quando ho partecipato ad un blog tour a Catania e provincia, ma ad essere ancora più precisa il mio amore è scoppiato al primo assaggio di un delizioso cannolo in una famosa pasticceria di prodotti tipici siciliani, in pieno centro storico a Catania,al quale ho giurato amore eterno!
Oggi  sulle pagine  Calendario del Cibo Italiano, si parla  proprio della Giornata Nazionale dei Cannoli e l'ambasciatrice di questa dolce eccezionale è Tamara Giorgetti, che sul sito di Aifb ci racconta tutte le curiosità e la storia di questo dolce dalle radici antiche.

Dolce dalle origini antichissime, sembra che comparvero per la prima volta a Kalt  El Nissa, quella che oggi chiamiamo Caltanisetta, città che fu sotto il dominio arabo per lungo tempo e che alcune concubine dell'emiro, "inventarono" questo dolce traendone  ispirazione da un altro  antico dessert che veniva prodotto nel loro paese, con un ripieno di ricotta, mandorle e miele. 
Ma l'origine è discussa e ne esistono altre versioni, come quella in cui si racconta che sempre a Caltanissetta, tra le mura di un convento, alcune monache di clausura prepararono questo dolce, grazie alle indicazioni di alcune donne musulmane che si erano convertite al cristianesimo e che si erano ritirate  in convento.

Personalmente non so quale delle due ipotesi sia quella giusta, probabilmente  la verità sta nel mezzo, però bisogna dire che da queste radici, è nato un dolce conosciuto in tutto il mondo per la sua infinita bontà.
L'ingrediente principale, quello che fa la differenza è sicuramente la ricotta che deve essere rigorosamente di pecora e proprio in questo periodo, in cui i pascoli sono ancora verdi e l'erba è profumata, si ottiene il miglior prodotto. La ricotta va accuratamente messa a scolare dal siero e poi passata attraverso un setaccio, anche per alcune volte, per renderla soffice e cremosa e poi viene aggiunto lo zucchero.
Le scorze sono molto semplici da preparare e si conservano a lungo, quindi se per caso ne preparaste più del necessario, basta che le conserviate dentro ad una scatola di latta e sono ottime anche da sgranocchiare tali e quali.

Io ho decorato i miei cannoli con della granella di pistacchio che avevo precedentemente tostati e devo dire che somiglia più ad una polvere che a dei granelli, ma la prossima volta sono sicura che saprò quando fermarmi in tempo. Il pistacchio viene aggiunto ai cannoli che si preparano nella zona del catanese, mentre a Palermo vengono usate le scorze di arancia o  ciliegie candite.






Per 15 cannoli

ingredienti per le scorze


  • 300 g di farina 00
  •   30 g di zucchero 
  •   50 g di strutto
  • 1 cucchiaio di Marsala 
  • 1 cucchiaino di cacao amaro
  • 2 cucchiai di aceto



per il ripieno

  • 1 kg di ricotta di pecora
  • 250 g di zucchero semolato
Per decorare 

  • Granella di pistacchio o scorze d'arancia candite

Se volete il ripieno più ricco

  • 80 g di cioccolato fontente
  • oppure
  • 80 g di zuccata
Olio di semi d'arachide o strutto, per friggere le scorze




Per prima cosa mettete la ricotta a sgocciolare dentro ad un colino a maglie fitte ed inseritelo dentro ad una ciotola, coprendo  il tutto con la pellicola alimentare. Rimettete tutto in frigo e attendete che la ricotta sia ben soda.

Mescolate  la farina con il cacao, poi aggiungete  lo strutto,  lo zucchero, il cacao, il Marsala, i due cucchiai di aceto e aggiungete tanta acqua, quanta ne richiede l'impasto e lavorate bene fino ad ottenere un composto liscio e consistente.
Avvolgetelo nella pellicola per alimenti e fate riposare per circa 30 minuti, in frigorifero.

Tirate l'impasto aiutandovi con la sfogliatrice e fate delle strisce molto sottili, ritagliatele o con il coppa pasta rotondo di circa 10 cm di circonferenza , oppure fate dei quadrati di 12 cm ( arrotolateli a mo' di rombo) eavvolgeteli sopra gli appositi cilindri di alluminio che avrete leggermente unto con dello strutto. Sovrapponete  leggermente i lati  sigillandoli con una spennellata leggera di albume d'uovo, che avrete slegato sbattendolo leggermente con una forchetta.

Friggete le scorze nell'olio o nello strutto, non troppo caldi, finché non saranno dorate al punto giusto, poi scolatele bene e mettetele a perdere l'unto su della carta da cucina. Togliete il cannello solo quando sono intiepidite e cercate di ruotarlo leggermente, per non rompere la scorza.

Lasciate raffreddare bene.

Ora preparate la crema di ricotta.

Mettete la ricotta dentro ad un setaccio e passatela più volte aiutandovi con una spatola. Deve diventare estremamente soffice. Aggiungete lo zucchero e mescolate bene e se volete unite anche il cioccolato o la zuccata.
Lasciate riposare la crema di ricotta in frigo per qualche ora.

Riempite i cannoli, solo pochi minuti prima di consumarli, altrimenti le scorze si ammorbidiranno troppo, cospargeteli di zucchero a velo e decorateli con della granella di pistacchio oppure scorza d'arancio candita.









giovedì 21 aprile 2016

Anelli di Giove, con Saturno contro per l'MTC #56






Mai sofferto tanto per fare qualche biscotto!! Questi mi hanno fatto sudare le cosiddette sette camicie e si sono fatti perdonare solo per la loro infinita bontà, anche se analizzando bene come sono andate le cose, la colpa non è tanto dei biscotti, ma piuttosto di tutte le condizioni avverse  che mi si sono parate davanti durante la preparazione di questi frollini. Ma andiamo per ordine e mettetevi comodi che adesso vi racconto tutto.
Allora, partiamo dall'inizio e quindi vi dico subito che Daniela e Juri di Acqua e Menta sono stati i bravissimi vincitori della sfida n°55 dell'Mtchallenge, con una zuppa di pesce e cuscus alla trapanese da applauso e per la  sfida n° 56, hanno proposto un tema di quelli in cui ci si può sbizzarrire all'infinito, seguendo ovviamente delle regole ben precise, perché ragazzi miei, se si vogliono preparare degli ottimi biscotti di frolla non ci si può affidare al caso.

Trovata la ricetta perfetta, mi sono affidata a quel gran maestro che è Iginio Massari, ho guardato bene in dispensa se avevo a portata di mano tutti gli ingredienti necessari e mi sono messa all'opera.
Cellulare sul piano di lavoro, bilancia a portata di mano ed inizio con il pesare gli ingredienti: zucchero a velo pesato e messo nella ciotola, farina, pesata e versata sopra allo zucchero a velo, cacao...pesato e messo sopra alla farina e allo zucchero a velo. Riprendo in mano il cellulare e leggo. " Montare il burro con lo zucchero a velo..." ma porcamiseriazozza, il mio zucchero a velo  era nella ciotola e sopra di esso c'era la farina e sopra ancora il cacao e nella boule di vetro riuscivo benissimo a vedere le varie stratificazioni, mentre sul piano di lavoro avevo un'altra ciotola inesorabilmente vuota, quella in cui avrei dovuto mettere farina e cacao.
Va bene, via c'è di peggio nella vita! Armata di cucchiaio ho iniziato a versare con accuratezza infinita la farina ed il cacao nella ciotola giusta, sono riuscita a trovare lo zucchero a velo che si distingue per il suo bianco candito ed ho iniziato finalmente a montare sto benedetto burro con lo zucchero a velo.
La ricetta è andata avanti senza intoppi, fino a che non mi è scoppiato il sac à poche, ma non uno dei tanti che si solito ho, ma l'unico presente nel cassetto dedicato alla pasticceria e qua tra una porca miseria e l'altra, ho pensato bene di usare un sacchetto da freezer, ma lo devo dire? Mi è venuto fuori un'altro "troiaio" come si dice qua in Toscana e ormai stremata ed abbastanza inca...volata, ho tirato fuori la spara biscotti ed ho usato quella.
Guardavo la foto dei frollini del Maestro Massari e guardavo i miei "fiorellini" tristi e rachitici, buoni da Dio, ma brutti come il peccato e l'unica cosa che pensavo era quella di aspettare il giorno dopo, per andare a comprare dei sac à poche nuovi e così è stato.

La seconda volta è andata meglio, molto meglio, a parte un piccolo buchetto nel sacchetto maledetto che mi faceva uscire un filo di impasto dove non sarebbe dovuto uscire, ma ce la stavo facendo!
Cottura perfetta ne forno nuovo, ehhh si, ho il mio giocattolo nuovo, la Ferrari dei forni casalinghi che cuoce in maniera fantastica e sforno dei frollini da applauso!!
Tiro fuori la mia marmellata di arance prodotta questo inverno, spalmo i biscotti e li accoppio, intanto metto il cioccolato in una ciotola e metto tutto in un pentolino con dell'acqua per scioglierlo a bagnomaria.Un attimo di distrazione, mentre mi mangiavo un biscotto per sentire se era buono veramente, perché con quello  prima mica avevo capito bene e oplà, uno sbuffo d'acqua bollente che fa il triplo salto carpiato e mi infila dritta nella ciotola del cioccolato e come sapete bene, cioccolato e acqua col cavolo che vanno d'accordo!!
Ho finito il cioccolato fondente!! Altra fila di porchamiseria, mi cambio e corro al supermercato!
Riparto da capo, sciolgo il cioccolato, fin qua tutto bene... tempero, inzuppo, lascio raffreddare e mi si formano le strisce bianche di burro di cacao sui frollini, si lo ammetto non ho temperato bene, ma sapete cosa vi dico?
Mi sono rotta le scatole!! Sventolo bandiera bianca e mi arrendo!
Ho due scatole di biscotti da mangiare, dei fiorellini orribili e degli anelli di Giove belli come il sole ma con delle strisciate bianchicce di burro di cacao, che non ne pregiudicano il sapore ma solo la bellezza e allora vorrà dire che ci sacrificheremo e li mangeremo così come sono, perché io non sono Iginio Massari, ma una pasticcera assolutamente pasticciona!!

Anelli di Giove
Per circa 40 biscotti finiti ( circa 80 da montare)
credits Laboratorio Massari


  • 250 g di burro
  • 120 g di zucchero a velo
  • un cucchiaino di estratto di vaniglia oppure  mezza bacca
  • 65 g di albumi
  • 300 g di farina 00
  • 45 g di cacao amaro di ottima qualità
  • un pizzico di sale

per il ripieno 
  • marmellata di arance

per la copertura 
 cioccolato fondente al 70%







Procedimento

Setacciate la farina il cacao ed il sale e mettete da parte.
Nella planetaria mettete il burro morbido che avrete tenuto a temperatura ambiente e montatelo con la frusta; aggiungete lo zucchero e la vaniglia e continuate a montare finché il composto non sarà chiaro e spumoso, poi unite gli albumi leggermente sbattuti ed alternateli inserendo anche le polveri che avevate setacciato.
Riempite con un terzo dell'impasto  un sac à  poche con un beccuccio dentellato e formate degli anelli di piccole dimensioni, sopra alle placche del forno che avrete preventivamente ricoperto con la carta forno.





Mettete le teglie in frigo per circa 30 minuti, per stabilizzare la forma dei biscotti.
Infornate a 160°-170° per circa 10-13 minuti.
Sfornate e fate raffreddare poi spalmate la marmellata di arance  un anello e ricopritelo con l'altro.
Temperate il cioccolato nel seguente modo:

1. Sciogliere a bagnomaria, nel forno a microonde o altro, portare il cioccolato a una temperatura di 45°/50°C fino a ottenere la completa fusione, mescolando lentamente e in continuazione.
 2. Versare su un tavolo con piano in marmo o in acciaio 2/3 di copertura di cioccolato fuso e, con l’aiuto di una spatola, riportare in continuazione la massa esterna  all'interno della medesima per ottenere uniformità di temperatura e non far attaccare il cioccolato sul tavolo.
 3. Controllare la temperatura utilizzando un termometro digitale; una volta raggiunti i 27°C ricondurre la massa appena raffreddata nel precedente contenitore unendola al terzo di cioccolato ancora caldo. 
4. Rimescolare con cura e controllare che la temperatura della massa sia a: 30°/31°C per la copertura di cioccolato fondente, 28°/29°C per il cioccolato al latte, 27°/28°C  per il cioccolato bianco, 27°C per la gianduia o la tartufata. È importante mantenere il cioccolato a temperatura costante di tempera man mano che lo si utilizza, aiutandosi con il bagnomaria e con un termometro, oppure aggiungendo copertura sciolta e calda, bilanciando così la temperatura e la quantità di cioccolato utilizzato che si raffredda e consuma durante la lavorazione. - 
Fonte Il cioccolato dalla teoria alla pratica


Immergete i frollini a metà nel cioccolato temperato, sgocciolate l'eccesso e fate asciugare su una gratella per dolci.










martedì 19 aprile 2016

I Dolci di Formaggio



Oggi, invece di pubblicare qua il mio post, vi rimando al sito di Aifb e alle pagine del Calendario del Cibo Italiano, per leggere il post che ho scritto  per celebrare la Giornata dei Dolci di Formaggio.
L'italia è ricca di pascoli e la pastorizia ci regala dei prodotti eccezionali, che possono essere usati per creare dei dolci strepitosi. 
Ci sono regioni che più di altre, usano ricotta e formaggio per queste creazioni, e nel mio piccolo tour, vi accompagnerò in questo girone dei golosi.
E allora vi aspetto sulle pagine di Aifb...

mercoledì 6 aprile 2016

Zuppa di gamberi al cocco di Martha Stewart



Ho la certezza matematica  che se oggi non posto questa ricetta, dovrò attendere il prossimo autunno e potrei non perdonarmelo.
Nel corso degli anni, la diffidenza che avevo per i piatti asiatici è andata letteralmente scomparendo, vuoi anche una facilità maggiore nel reperire gli ingredienti ma anche la diffusione di tanti testi che fanno della cucina orientale una cucina facilmente riproponibile anche nelle nostre cucine, ma grazie anche alla mia curiosità nello scoprire nuove alchimie di sapori che ogni tanto uso, per dare una svegliata alle mie papille gustative.
Questa zuppa di gamberi e cocco ne è l'esempio tipico. Trovata tra le pagine di un  libro di Martha Stewart, A Tavola in 30 Minuti, è stato amore al primo sguardo e amore eterno all'assaggio, per quel sapore particolare a metà del dolce del latte di cocco e l'acidulo del lime.
Martha la definisce una zuppa autunnale, ma l'abbiamo mangiata anche la settimana scorsa leggermente tiepida e ve lo giuro, che dopo la seconda scodella e la pentola vuota, lo sguardo che ci siamo scambiate io e mia figlia era di enorme tristezza, perché avremmo voluto e potuto fare tranquillamente il tris e udite udite è una zuppa che piace anche agli uomini un po' stucchi, leggasi marito, e quindi  se la preparate avrete il benestare di tutta quanta la famiglia.
Si prepara in 30 minuti, si avete letto bene, solo mezz'ora e la vostra cena sarà pronta quindi se arrivate tardi a casa oppure avete degli ospiti improvvisi, questa è uno di quei piatti che vi può risolvere la serata,








 Zuppa di gamberi al cocco 
- A Tavola in 30 minuti-

Per 4 persone

350 g di code di gambero pulite
450 g di carote
500 ml di latte di cocco
125 g di pasta tipo capelli d'angelo oppure spaghetti di riso
1 cucchiaio di olio di semi di mais
1 cucchiaio di zenzero grattugiato
2 spicchi d'aglio tritati
1/2 peperoncino rosso fresco
1 cucchiaio di maizena ( amido di mais)
4 cipollotti
il succo di un lime o di un limone
sale
cipollotti freschi q.b








Prendete una pentola capiente, versateci l'olio , accendete il fuoco a fiamma bassa e aggiungete lo zenzero  l'aglio tritato e il peperoncino tagliato ad anelli, e lasciate insaporire. Aggiungete le carote che avrete spellato e tagliate a julienne, il latte di cocco e 750 ml di acqua e unite anche la maizena precedentemente sciolta in un bicchierino d'acqua. Portate il tutto ad ebollizione
Controllate le code dei gamberi ed eliminate il filo intestinale se fosse presente, poi uniteli alla zuppa e lasciateli cuocere per 5 minuti. Aggiustate di sale
Spezzettate i capelli d'angelo ed uniteli al resto degli ingredienti e fateli cuocere per il tempo indicato sulla confezione.
Togliete la pentola dal fuoco ed aggiungete il succo di lime o di limone.
Versate la zuppa nelle ciotole ed unite i cipollotti.
Ottima sia calda che tiepida

giovedì 24 marzo 2016

Brodetto di branzino per l'MTC #55


Pesca forza tira pescatore 
pesca non ti fermare 
poco pesce nella rete 
lunghi giorni in mezzo al mare 
mare che non ti ha mai dato tanto 
mare che fa bestemmiare 
e si placa e tace senza resa 
e ti aspetta per ricominciare 
e ti aspetta per ricominciare...

Pierangelo Bertoli e Fiorella Mannoia


Eh si, mia cara Anna Maria, il mio povero pescatore non ha trovato molti pesci nella sua rete, il mare è stato avaro e quindi ha deciso di cambiare tecnica. Si è diretto a riva  e attraccata  la sua vecchia barca al molo, l'ha assicurata con le cime, si è diretto verso il pontile insieme alla sua canna da pesca e qualche manciata di bigattini che gli saranno  utili come esca. Il sole oramai sta tramontando, ma è proprio questo il momento giusto per la pesca Ha preparato il tutto  con cura, ha steso la sua lenza con la  bolognese ed ha atteso paziente che qualche pesce affamato  adocchiasse il suo bigattino giallo.
Ha aspettato, ha rilanciato, ha cambiato  l'esca che alcuni pesciolini troppo ingordi avevano iniziato a spiluccare e finalmente ecco che il galleggiante ha un piccolo cenno di discesa e scatta la ferrata.
La lotta è dura, il branzino cerca  di guadagnare il largo, ma il pescatore ha la meglio e nel suo retino, dopo alcune ore di pesca notturna, fanno bella mostra di se, due bei branzini che  presto diverranno il pranzo di domani.

Il pesce lo ha catturato, in casa non mancano mai ne gli odori ne i pomodori, e poi ha quell'origano così profumato, che sicuramente darà un'aroma particolare al suo brodetto...




Questa piccolissima intro, per introdurre il tema della sfida dell'MTC n°55 che per questo mese vede come protagonista il brodetto di pesce, sfida lanciata da quella donna carica di fascino, classe, carisma, e "persino brava ai fornelli", dal nome di Anna Maria Pellegrino, del blog La cucina di qb

Alla prima lettura del post, ho pensato subito di preparare un bel cacciucco alla livornese, poi come mio solito ho avuto mille ripensamenti, fino a che non sono arrivata a questa ricetta qua, trovata tra le pagine di un libro di Petroni, dove facevano bella mostra di se tutti i brodetti, zuppe, cacciucchi di quasi tutta Italia, ma lei con la sua semplicità, mi è apparsa perfetta.
Manca la nota acida del vino, perdonatemi, ma in questo brodetto secondo me non ci va, è perfetto così con il suo profumo di origano e pomodoro, che insieme danno un anticipo dell'estate e poi il branzino è un pesce dalla polpa delicata e gentile  e non ho voluto fargli uno sgarbo.

Premetto che prima di fare la ricetta, ne ho parlato con mio marito, che è il palato difficile della famiglia, il Cracco de noialtri che ti guarda, mastica, rimastica e poi dopo un silenzio lungo un mese, si lancia nella diatriba del manca il sale, oppure io avrei messo questo o quello, oppure un mugugno breve e conciso, che indica il suo gradimento. Insomma, ritornando alla ricetta, dopo che gli avevo spiegato cosa volevo cucinare e dopo il suo ormai noto scetticismo verso tutto quello che si mangia armati di cucchiaio, entra in cucina proprio mentre i branzini stavano riposando nel loro brodo e appena li ha visti ha esclamato ."Nooooo, così li rovini!!!!" Giuro che me lo sono immaginato basso, gnudo e pelato come Gollum del Signore degli anelli!!!
Dopo che "gentilmente" gli ho chiesto di uscire dalla cucina, e chi mi conosce bene sa, come posso essere gentile alle volte, la sera a cena il signor Calamai ha avuto modo  di assaggiare il brodetto e prima ha guardato nostra figlia con fare mesto e rassegnato poi ha sospirato e finalmente ha infilato in bocca quel cucchiaio, assaporando il primo boccone, per poi farne seguire un secondo, un terzo, finendo la sua scodella e riprendendone un'altra porzione!!
E se questo brodetto, ha passato l'esame del signor Calamai, vuol dire che è veramente buono.

Ah, il pane di accompagnamento, è semplicissimo pane toscano leggermente abbrustolito, che è servito per fare una fantastica scarpetta.






Per 4 persone
2 branzini ( spigole) da 500 g l'una
1 cipolla media dorata
1 carota
1 costola di sedano
aglio
1 foglia d'alloro
prezzemolo fresco
una scatola di pomodorini conservati
origano siciliano o calabrese
sale
 pepe
olio extra vergine d'oliva fruttato medio



Squamate i branzini, poi sventrateli ed eviscerateli e metteteli in un tegame che li possa contenere comodamente, poi copriteli con 1 litro e mezzo d'acqua fredda aggiungete una foglia d'alloro e portate ad ebollizione. L'acqua deve fremere delicatamente e non bollire troppo violentemente per non rischiare di sciupare la polpa del pesce.Fate sobbollire per 15 minuti, poi spegnete il fuoco e la sciate intiepidire i pesci dentro al loro brodo.
Una volta intiepiditi, spellateli, e spolpateli, togliendo tutte le lische e lasciando che la polpa non si spezzetti troppo.






Filtrate il brodo di pesce e lasciatelo da parte.
Fate un battuto con gli odori.
In un tegame mettete qualche cucchiaio di olio extra vergine d'oliva e aggiungete il trito che avete preparato in precedenza e fatelo appassire a fuoco moderato, unite i pomodorini , il prezzemolo tritato e un pizzico d'origano; salate e pepate e fate cuocere per una decina di minuti.
Unite la polpa del branzino e coprite con il brodo di pesce.
Fate cuocere  per pochi minuti e servite il brodetto  insieme a delle fette di pane abbrustolito


giovedì 17 marzo 2016

Guinness Chocolate Cake per festeggiare San Patrizio



E' una vita che volevo provare a fare questa torta, ma ho sempre rimandato, un po' per pigrizia, un po' perché avevo paura di fare una ciofeca e di dover buttare via tutto e in effetti al primo esperimento è andata proprio così.
Un pomeriggio mi sono chiusa in cucina decisa che era arrivato il momento di mettermi definitivamente alla prova, bottiglia di Guinnes accanto all'impastatrice e via, sembravo quasi una barista di qualche pub, sperduto in Irlanda. Giuro che mi sono impegnata ed ho seguito alla lettera la ricetta che avevo trovato in rete, ho sfornato la torta, l'ho raffreddata e questa volta come un bravo muratore ho iniziato a spalmarci sopra la glassa, ovviamente non con la cazzuola ma con la spatola per dolci.
Ho preso la torta in mano, per metterla in frigo e un pensiero fugace mi è passato per la testa ." Ammazza quanto pesa, sembra un piombo..." e già li, la cosa mi doveva insospettire, ma come sempre sono una persona che ripongo molta fiducia nel prossimo e come tale, anche con chi pubblica ricette in rete, ma al momento del taglio e dell'assaggio, i dubbi sono svaniti lasciando il posto a una mattonella dura e gnicca che per prima cosa non aveva  minimamente profumo di birra e secondo, non andava giù, nemmeno deglutendo a più riprese!
Quindi esperimento numero uno, fallito miserabilmente e un sacchetto dell'umido da portare giù, che pesava terribilmente.

Il secondo esperimento invece è andato alla grande!
Premetto che se siete di quelle persone che non amano la birra, allora questa torta non fa per voi, perché qua si sente, eccome se si sente, ma mescolata al cacao il connubio è perfetto, e poi è leggera, morbida e umida al punto giusto, certo una fetta risolve il problema del pranzo e della cena, però ogni tanto uno sfizio  possiamo togliercelo, no?

Ho aspettato oggi per pubblicarla, perché oggi in Irlanda si festeggia San Patrizio patrono dell'isola e questa torta, ha origine proprio nel Paese più verde che esista!Non per niente oggi tutti gli irlandesi si vestiranno con almeno un capo verde, si ciberanno di cibo del medesimo colore e adorneranno i loro capi di abbigliamento con l'immancabile trifoglio, io invece approfitto di questo post, per fare gli auguri di Buon Onomastico a tutte le Patrizia e Patrizio, che conosco e anche a quelle, che si fermeranno a leggere questo post!
Buon Onomastico!




Per una tortiera di 25 cm di diametro ( 10/12 porzioni)
ricetta di Gary Rhodes 



  •  400 ml di birra Guinnes
  • 350 g di zucchero di canna
  • 225g di burro morbido
  • 225 g di farina
  • 100 g di cacao amaro
  • 4 uova
  • 2 cucchiaini di bicarbonato
  • 1/2 cucchiaino di lievito per dolci

per la glassa ( ricetta di Nigella Lawson)
300 g di mascarpone
150  g di panna fresca
125 g di zucchero a velo





Montate bene il burro morbido e lo zucchero con la frusta, potete farlo sia a mano sia usando la planetaria, e poi aggiungete un uovo alla volta.Setacciate la farina con il lievito e il bicarbonato di sodio. In una ciotola, mescolate la Guinness con il cacao.

Ora alternando i due composti, unite la farina e la birra, al burro, e mescolate perfettamente per amalgamare in maniera perfetta i vari composti.Otterrete un impasto abbastanza morbido.
Imburrate la teglia e rivestitela di carta forno ( questa operazione vi impedirà di veder scivolare la carta da tutte le parti ed eviterà il formarsi delle antiestetiche pieghe), poi versate l'impasto e cuocete in forno già caldo a 180° per circa un'ora.

Sfornate e lasciate raffreddare.

Preparate la glassa, mescolando i tre ingredienti, e poi ricoprite la torta.

Mettete in frigo per circa un'ora e poi servitela.