lunedì 18 maggio 2015

#EtnaKalatour. Alla scoperta della Sicilia rurale. Occhiolà,Grammichele, e Mazzarrone.



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Un nuovo blog tour, che mi ha portata lontana, su di un'isola dall'intenso profumo di zagara, baciata dal sole, e con un gigante buono che la osserva dall'alto, e che incute, a chi non lo conosce ancora, una leggera ansia.
Io e un gruppo di wine blogger, Lizzy ,e  Giampiero, una  travel blogger come Giada, e del mio ormai inseparabile amico di blog tour Fabio accompagnato anche dalla dolcissima Annalù, siamo stati invitati dalle Soat di Catania e del Calatino, per scoprire alcune zone della Sicilia e nello specifico, la zona dell'Etna.

Non vi parlerò di cucina e di ricette, almeno non in questi post, ma vi assicuro che ho già diverse ricette pronte, che ho assaggiato durante il tour, e replicato subito a casa, pronte per essere postate, ma posso assicurarvi che la cucina siciliana, è un tripudio di profumi e colori, che coccolano, sia gli occhi che il palato.
Vi parlerò invece dei siciliani, ma sopratutto delle "donne" siciliane, quelle che come Valeria Calastro, il nostro supporto organizzativo, che amano la loro terra in maniera viscerale e profonda, e lo riescono a trasmettere anche solo da uno sguardo, mentre osservano una vigna, oppure come Alessandra, che trasforma il suo raccolto in conserve favolose, oppure Federica e il suo Zash, insomma di cose da raccontare ne ho tantissime, visto che i giorni di tour, sono stati veramente tanti.
Poi vi parlerò di "lei",  a muntagna, il MOngibeddu, come lo chiamano i catanesi, ovverò l'Etna, che mi ha accolto con uno sbuffo, come una promessa d'amore, per una futura eruzione, ed ha aspettato che partissi, per mettersi in mostra e dare spettacolo.


Sono stati giorni intensi, che hanno preso vita al nostro arrivo a Catania, per poi proseguire presso l'agriturismo Valle dei Margi, dove abbiamo soggiornato due notti, ed è stato la nostra base per la visita che ha riguardato la zona del Calatino.


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Il nostro tour, alla scoperta della zona del Calatino, inizia con una visita al sito archeologico di Occhiolà, che risale al' XI secolo a.c, e fu  completamente distrutto in un terribile terremoto, nel 1693, che uccise quasi tutta popolazione, e dalle sue macerie, il Principe Carlo Maria Carafa Branciforte, dopo solo tre mesi dal disastro, iniziò a costruire a pochi km da Occhiolà, la nuova città che prese il nome di Grammichele, e che fu edificata seguendo canoni antisismici all'avanguardia.
 Occhiolà, fu fondata, molto probabilmente da una popolazione di origine peninsulare, proveniente dalla bassa Calabria e dalla Campania, e i reperti ritrovati e studiati in questi anni, fanno pensare ad una società matriarcale.
Molti reperti archeologici, sono custoditi presso il Museo Civico di Grammichele, ed il sito archeologico, momentaneamente è usato soprattutto per il Presepe Vivente, durante il periodo natalizio, e per farlo visitare al nostro gruppo, è stata fatta un'apertura straordinaria.
Sinceramente un luogo come questo, andrebbe valorizzato di più e non usato solo una volta all'anno, perché merita veramente una visita, e vedere zone che potrebbero aiutare anche l'economia di un paese, lasciate in disuso, lascia a dir poco  perplessi.

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Percorsi pochi km, arriviamo a Grammichele e alla Macelleria Barone, dove assistiamo alla preparazione della sazizza (salsiccia) al ceppo.
La preparazione si effettua su di un ceppo di legno, dove due persone, girano intorno e tagliano la carne, "armati" di lame affilate, ed una volta che la carne ha raggiunto la giusta calibratura, vengono aggiunti sale e pepe, e insaccata in budello naturale.
Questa tipica preparazione, oggi non viene più usata, per ovvie ragioni igieniche legate  all'Haccp, ma ci hanno assicurato che presto la macelleria, verrà dotata di un ceppo a norma, e che l'antica pratica, potrà essere di nuovo messa in pratica.
Per adesso si prepara usando moderni, macina carne.



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Continuiamo la nostra visita per le aziende, e incontriamo il Pastificio Sfillas, azienda nata dalla passione di cinque giovanissimi cugini, che usano grani antichi  siciliani, come il timila, per la loro produzione di pasta, pane e biscotti.
I grani, sono coltivati direttamente dai loro genitori, usando una coltivazione biologica, e vengono macinati a pietra, in un vecchio mulino.


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Continua il nostro incontro con giovani, giovanissimi produttori, anzi produttrici, come Alessandra Coppoletta, 23 anni, che insieme alla sorella e ai suoi genitori che coltivano la terra, da dove nascono i frutti e le verdure che trasforma in conserve e confetture, gestisce l'azienda Coppoletta.
Alessandra, ha deciso di scommettere sulla sua terra e nella sua Sicilia, invece di abbandonare tutto e di partire per la Svizzera o la Germania, e se vi capita, vi consiglio vivamente di provare i suoi carciofi, la confettura di pesche tabacchiere e la confettura di olive e zucca.


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E' la volta di scoprire Grammichele , con la sua pianta esagonale, studiata e voluta dal  Principe Carlo Maria Carafa Branciforte, con strade ampie  e grandi spazi aperti, dove la popolazione, si sarebbe dovuta rifugiare, nel caso di un nuovo e terribile terremoto, come quello del 1693.


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Nella  piazza principale della città, si trova la Chiesa Madre di San Michele Arcangelo, dove venne postata la prima pietra, della città di Grammichele.
Veniamo accolti da uno gran scampanio, e alzando gli occhi al campanile, vediamo che le campane, sono ancora suonate a mano, tramite robuste corde da tre bravi campanari.


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E dopo la Chiesa di San Michele, è la volta del Municipio e del piccolo Museo Civico, dove sono conservati  alcuni reperti del sito di Occhiolà.


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Arriva l'ora di pranzo, salutiamo Grammichele e ci dirigiamo verso Mazzarrone, una delle zone più ricche della Sicilia, grazie alla coltivazione dell'uva da tavola.
Veniamo accolti presso l'agriturismo "Il Casale dei Consoli", da Giuseppe Accetta Presidente del Consorzio dell'uva da tavola di Mazzarrone, da alcuni produttori e da un rappresentante del SOAT .


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Visitiamo il Feudo Silvestri, a Granieri, e rimaniamo subito affascinati per la sua bellezza.
La vecchia cantina, lascia quasi senza fiato, per la sua bellezza, e quando l'ammiro, mi sembra quasi una cattedrale gotica, dalla sua maestosità.
Qua l'uva veniva pigiata  e poi pressata usando dei torchi a vite, ed il succo ottenuto, scorreva  attraverso dei canali, veniva indirizzato direttamente nelle botti, dove fermentava e si trasformava in vino.



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La vecchia  cantina, non viene più utilizzata, e nel 2005 ne è stata costruita una più moderna e funzionale, dove vengono prodotti, il Cerasuolo di Vittoria Classico, il Frappato, il Nero d'Avola e  il Marubè.

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Il nostro tour, continua con varie visite presso aziende dove viene coltivata l'uva da tavola, dove ci vengono spiegate le tecniche di produzione, di raccolta e di stoccaggio, visitando anche un centro atto proprio a questo scopo, che dal momento della raccolta dell'uva, che va da Giugno fino a Dicembre, si preoccupa di conservare e commercializzare il raccolto, che raggiunge tutta Italia e gran parte dell'Europa.
Non sto a spiegarvi tutte le tecniche, visto che questo è un blog di cucina, ma vi assicuro che sono state interessanti.





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Stanchi ma non affamati, siamo tornati all'agriturismo che ci ha ospitato, per riposarci in attesa della seconda giornata di tour, che ci avrebbe visto alla scoperta di Caltagirone e il ritorno verso Catania.

4 commenti:

  1. storia, cultura, colori, profumi, sapori: Sicilia!

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    1. Si Milady, hai trovato tutti gli aggettivi giusti, che la possono descrivere, al meglio :)
      Un abbraccio
      Aurelia

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  2. Stupenda la tua Sicilia, vivi in un bellissimo paradiso complimenti.
    Buon pomeriggio
    Mandi

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    1. Rosetta, io non vivo in Sicilia, ma in Toscana.
      L'ho solo visitata, durante un blog tour :)
      Mandi anche a te

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Ti ringrazio per essermi venuto a trovare, e per aver trovato tempo e voglia per commentare.
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