venerdì 6 febbraio 2015

La Sardegna che non ti aspetti. Seconda parte. L'agriturismo dei F.lli Muzzu e una cena tipica Sassarese.


Nell'altro post vi  avevo lasciato , con i piatti  preparati e gustati all'agriturismo Pedru Caddu,
ma il nostro giro gastro culturale, della Sardegna meno conosciuta, era solo all'inizio.
Ricaricati da un buon sonno ristorare, siamo ripartiti da  Sassari, verso la provincia di Olbia, precisamente a Padru, per un nuovo full immertion nella cucina sarda, questa volta ospitati, dall'agriturismo dei F.lli Muzzu.
Durante i primi due giorni di tour, nella Sardegna del Nord,ci ha fatto  compagnia e da cicerone, Giovanni Facello, noto  esperto e conoscitore della tradizione sarda, che con la sua grandissima cultura, ci ha regalato tantissimi aneddoti, sulla cucina sarda. Se volete scoprirlo meglio, basta che vi colleghiate alla sua pagina, In Coghina, dove potrete leggere tanti articoli interessanti, e chi è più fisionomista, potrà anche esclamare, ma io l'ho già visto da qualche parte... Si, lo avete visto in tv, ma non ha mai fatto una soap opera, come lui sostiene, ma ha partecipato a varie puntate della Prova del Cuoco, e collabora anche con la Rai :))
Ad aspettarci all'agriturismo, abbiamo trovato Maria Antonietta Mazzone, autrice del libro I Sapori della Memoria, la cucina tradizionale della Gallura, un viaggio nella memoria gastronomica di 26 municipi galluresi, anche lei grandissima conoscitrice della cucina sarda.





Anche dai F.lli Muzzu, abbiamo messo subito le mani in pasta.
Io mi sono fatta avanti con Giovanna, che al primo saluto, ovvero appena mi ha detto cosa dovevo fare, ho capito, che proprio sarda,sarda non era... "Ecco, ora mo te prendi n'arancia, la sbucci e me la tagli fina, fina!Oh,  me raccomando, nun ce mette la parte bianca, che è amara!! Giovanna, romana doc, una donna che si fa adorare appena la vedi all'opera e che per amore, ha lasciato la sua regione, per andare a vivere in Sardegna.
Come vi dicevo, io non ho mollato mai un attimo Giovanna, anche perché dovevamo preparare i Sos Pinos, ovvero dei dolcetti cotti nel miele, con aggiunta di scorza d'arancio e lamelle di mandorle, e poi serviti su foglie di limone.















Questa è la ricetta, tramandata dala suocera di Giovanna, che non prevede la frittura della pasta, prima di essere cosparsa dal miele e dagli altri ingredienti.

La ricetta di Giovanna è questa...

Sos Pinos

Per l'impasto
  • 2 kg di farina 
  • 5 uova
  • 5 tuorli
  • 300 g di zucchero

Per la cottura
  • arance biologiche q.b
  • mandorle tagliate a filetti q.b
  • olio d'oliva

Si impasta il tutto  e si lascia riposare, poi si stende e si fa uno spessore di circa 1cm, si tagliano delle strisce e si fanno dei cilindri lunghi e sottili, come quelli della foto.



Intanto  si  toglie la buccia alle arance, aiutandosi con un pelapatate, e si taglia la scorza a filetti sottili.


A questo punto, si tagliano di sbieco, come nella foto che ho messo sopra.




Su un kg di pasta, si mettono circa 1.200 g di miele millefiori, che va scaldato dentro ad una pentola capiente.
Si aggiunge la pasta e si mescola vigorosamente, fino a raggiungere un bel color bronzo, poi si aggiungono i filetti di mandorle, si mescola ancora, si aggiunge un po' di zucchero semolato, la scorza delle arance tagliate sottili, e un goccio di olio d'oliva, che darà un aspetto lucido.




Si versa l'impasto sulla spianatoia, si cerca di formare un quadrato aiutandosi con le mani bagnate, e creando uno strato di circa 2 cm, e poi si taglia a losanghe, con o sene si può decidere se aggiungere le codette colorate, oppure no.

Mentre alcune di noi erano alle prese con questi dolcetti, altri si dilettavano nell'esecuzione di queste delizie...



Francesca, Candida e Maria Antonietta, alle prese con i carciofi ripieni






Carciofi ripieni... pangrattato, aglio, mentuccia e pecorino



Giulia e Ignazia alle prese con i sos pinos

Maria Antonietta Mazzone e il suo impanadone

Impanadones




Marina e Francesca, all'assaggio

formaggelle ... formaggio di mucca, scorza d'arancia e uova


Durante il pranzo, abbiamo gustato  i piatti preparati durante la mattina, una vera degustazione dei piatti Galluresi...







Abbiamo avuto anche una deliziosa sorpresa, regalataci da Maria Antonietta, ovvero l'arrivo dei Tenores de Padru, che con il loro canto, hanno accompagnato, gran parte del pranzo.

Forse non sapete, che il canto a tenore, è diventato Patrimonio dell'Unesco  nel 2006 e  si pensa, che i pastori, per questo tipo di canto, si  siano ispirati alla imitazione della voce della natura ...il muggito del bue, il belato della pecora, la voce del vento e quella dell'uomo stesso.




Vedere dei ragazzi così giovani, cantare in quel modo, fa veramente emozionare



Dopo pranzo, abbiamo assistito, da parte dei F.lli Muzzu  alla suddivisione e alla preparazione,  di un mezzo maiale, che è stato trasformato in prosciutto, nell'impasto per la salsiccia sarda, e in un lunghissimo carré.




E poi, finalmente, abbiamo visto, la cottura del pane carasau
Qua sono sincera, mi sarebbe piaciuto, poter vedere anche le fasi della preparazione, ma il viaggio da Sassari verso Padru, è stato veramente lungo, e quando siamo arrivati questo passaggio, era già stato eseguito.Però è sempre affascinante, vedere una semplice sfoglia, prendere vita grazie al calore del forno a legna, e gonfiarsi come un soffice cuscino.










Nel tardo pomeriggio, siamo ripartiti alla volta di Sassari, dove ci attendeva una cena tipica Sassarere, presso il ristorante dei FratelliTola, in pieno centro storico.
Ammetto, che prima di partireda casa, mi ero fatta un'idea della cucina tipica di Sassari, quindi un pochino mi aspettavo, quello che durante la serata, ci avrebbero servito. Sfatiamo il mito, che in Sardegna si mangi frittura di paranza, spaghetti allo scoglio, e altre menate varie, solo perché è un'isola.La sua identità non è dovuta al mare, che l'ha tenuta isolata dal resto del mondo per così tanto tempo. La Sardegna è terra soprattutto di pastori, quindi la sua cucina, non sarà mai indirizzata, verso una cucina di mare, ma sarà una cucina povera, una cucina contadina.


Quindi non mi sono sorpresa, quando al tavolo sono arrivate le manzette, ovvero le lumachine di terra condite con pane grattugiato aglio e prezzemolo, oppure il tattareu in agrodolce, che non è altro che la coratella, ma quello che mi ha veramente incuriosita, è stata la cordula con i piselli, interiora di agnello, avvolte nell'intestino  e cotte con i piselli e la salsa di pomodoro.



Le melanzane arrosto, Sassari e i suoi orti




Monzette alla Sassarese

Tattareu in agrodolce

Cordula con piselli

Ricotta e saba
E anche il secondo giorno, lo abbiamo concluso. Tutti a dormire, perchè domani ci attende un lungo viaggio...

2 commenti:

  1. E' stata una bellissima giornata all'insegna delle ricette tipiche sarde! Una fortuna aver condiviso tutto questo.

    Fabio

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  2. ma che bello questo post, ricco di belle foto, passione e tradizione....
    A presto!

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