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mercoledì 21 gennaio 2015

La Sardegna che non ti aspetti. Parte Prima, Alghero e Sassari, e la ricetta delle Panadas

La Sardegna, come le due  facce di una medaglia.
Da una parte, quella conosciuta sulle pagine patinate dei cataloghi delle agenzie, con le sue spiagge immacolate, i suoi porticcioli   con gli yatch ipertecnologici, il lusso a volte gridato con voce troppo alta, tanto da poter dar quasi fastidio,!
E poi c'è l'altra, quella che piace a me, quella delle calette nascoste, della terra aspra ancora incontaminata, quella dei silenzi, del vento che ti scompiglia i capelli, delle gole dei fiumi  che se le percorri ti portano al mare, quel mare turchese, cristallino, che difficilmente trovi, in altri luoghi.

Come si può capire, sono un tipo un po' selvaggio  a cui piace poter scoprire quelle spiagge lontane dalla calca e dal sovraffollamento, e di cui la Sardegna per fortuna  ne è ancora ricca, ma non disdegno nemmeno di scoprire anche le zone lontane dal mare, perché anche loro hanno il loro fascino, per fortuna ancora incontaminato.


Ecco perché, quando  l'Associazione Italiana Food Blogger, di cui faccio parte ha comunicato che c'era la possibilità per i soci Aifb, di fare un blogtour  nella Sardegna sconosciuta, mi sono subito candidata. Le Camere di Commercio, di Sassari, Oristano, Cagliari e Nuoro, hanno organizzato un magnifico viaggio culturale e enogastronomico, che ci ha dato modo di conoscere realtà che altrimenti sarebbero rimaste nascoste, solo a chi ha la fortuna di vivere sull'isola.

Partiti da Roma, atterrati ad Alghero, il tempo di recuperare la valigia, ed in meno di 20 minuti, eravamo già nella prima azienda che avremmo visitato, L'accademia Olearia ad Ungias, della famiglia Fois.




Accompagnati dal Dott. Giuseppe Izza, agronomo e quindi profondo conoscitore sia dell'olio extravergine d'oliva  che del vino sardo, abbiamo iniziato il nostro percorso dentro al moderno frantoio della famiglia Fois, partendo dal momento in cui le olive vengono accolte, lavate ed asciugate, fino alla fine della lavorazione, e quindi all'estrazione delle prime gocce di olio.
Grazie alla vicinanza del mare, al clima mite, un suolo particolarmente adatto, e alla selezione del cultivar degli olivi, l'azienda vanta numerosissimi riconoscimenti in premi, per la qualità eccellente del suo olio extra vergine.
 
 
 
 
 

 


 

 



 

 


 Spostandoci di pochi km, siamo arrivati alle Tenute Deloghu, sulla S.S 291 a Sassari, per quella che sarebbe dovuta essere una semplice degustazione dei prodotti tipici locali.
 






Qua, abbiamo conosciuto Piero Delogu, che coltiva le sue vigne nella campagna che circonda Alghero, e miscelando sapientemente tre ingredienti fondamentali, l'uomo, la terra ed il  tempo, ed ovviamente l'aiuto di un  clima particolarmente favorevole,  riesce ad ottenere tre vini magnifici, come Ego, Geo e Die, i vini che hanno accompagnato la nostra degustazione guidata.


 
 
 
 
 
 
 
I salumi sardi, ottenuti dalla razza autoctona Sarda, saporiti e gustosi, e con l'accorgimento che ci hanno suggerito, e cioè quello di assaggiare, sempre partendo dal salume più chiaro, per finire a quello dal colore più scuro, suggerimento che abbiamo particolarmente apprezzato, ovviamente perché il più chiaro è meno stagionato e con un sapore più delicato, mentre quello più scuro, è molto più sapido e saporito.
 
 
 
 
 
Il carciofo spinoso sardo, con le caratteristiche di essere morbido e saporito, tanto da poter essere gustato crudo, con dell'ottima bottarga di muggine,
 
 
 
 
 
 
 

 
 
Per la prima volta, ho potuto gustare ed apprezzare i ricci crudi, che sono  protetti da norme severe  che ne preservano la specie, semplicemente adagiati su del pane, ma con un sapore unico, che ricorda tantissimo il mare.
 
Visto che questo è un blog di cucina, vi lascio anche una ricetta al volo, che ci hanno suggerito, per fare dei spaghetti ai ricci di mare, strepitosi ...
 
Spaghetti ai ricci di mare
In una padella con dell'olio extravergine d'oliva, fate insaporire dell'aglio intero, si toglie l'aglio, si fanno saltare gli spaghetti al dente, si unisce la polpa di riccio cruda, una spolverata di prezzemolo, ed il piatto è pronto.
 
 
 
 




 
 
 
 
 




 







 I formaggi sardi, pecorini a Denominazione di Origine, come il Pecorino Sardo,   Il Pecorino Fiore Sardo, dal gusto dolce, e il Pecorino Romano, ingrediente indispensabile, per fare un'ottima carbonara.






 
 
 
 

 E poi finiamo il nostro pranzo, con i dolci fantastici sardi, semplici, schietti, senza troppi fronzoli, che ti catturano semplicemente per il loro sapore di buono.




Una menzione speciale va a questi dolci, che si chiamano Tabaccheras, e sono tipici della zona di Alghero. Sono dei dolcetti, con un involucro di pasta ottenuto da farina 00 e farina di semola, strutto, uova zucchero ed acqua, e al loro interno, nascondono una crema deliziosa di biancomangiare. Non sono fritti, ma cotti in forno, e posso assicurarvi che sono deliziosi.





Le Tiricche, con all'interno la sapa, anche loro dolcetti tipici del nord della Sardegna.



 
 
Il nostro primo giorno, in terra sarda, non si è ancora concluso...ci attende una vera e propria lezione di cucina, presso l'Agriturismo Pedru Caddu, a Tula.
 
L'agriturismo è situato in un posto bellissimo, praticamente affacciato sul lago Coghinas, meta indiscussa da chi pratica la pesca ai bass...( si nota molto che sono una moglie di un pescatore? )
 
Pensate che bello...voi potreste seguire i corsi di cucina tipica sarda, e vostro marito, potrebbe dedicarsi alla pesca :))
 
 
 
 
L'agriturismo è gestito e curato da  due sorelle, Elena e Laura, che da 9 anni hanno deciso di cambiare vita e lavoro, per dedicarsi completamente a questa struttura. Laura si dedica principalmente alla cucina, e alle lezioni che si tengono tra quelle mura, mentre Elena si dedica all'organizzazione e alla gestione di tutto il resto.
 
 
 
 
 
 
 



Posso essere estremamente sincera? Volete far felice una food blogger, quando la invitate ad un blogtour? Insegnatele  le ricette tipiche della vostra regione e fatele  mettere le mani in pasta, e lei  ve ne sarà grata per tutta la vita!!

Questo importante particolare, ha fatto si che questo blogtour, sia stato uno dei più belli e completi di tutti questi anni di blog, senza nulla togliere agli altri, ma quando si tratta di imparare nuove ricette e segreti culinari, potrete vedere nei nostri occhi, una luce particolare, che ci illumina.

















Maccarones de unjias, panadas di carne di maiale, zuppa Logudorese, e infine i colungiones di ricotta e le orillettas, sono le ricette che Laura ci ha svelato in cucina, dove la sua timidezza ha lasciato spazio, alla sua bravura e alla sua manualità!


Ecco qua, dei video che spiegano i passaggi fondamentali, per l'esecuzione delle orillettas, delle panadas e della chiusura dei culurgiones








Maccarones de unjias





Orillettas







Dopo la lezione di cucina, ci siamo ritrovati con i nostri compagni di avventura, ed abbiamo potuto assaggiare i piatti che avevamo preparato con Laura, e molte altre pietanze fantastiche sempre preparate da lei.
Quello che conquista dei suoi piatti, anzi dei loro piatti, è la completa semplicità, valorizzata da un'esplosione di sapori, davvero unica. La nota del finocchio nella zuppa, la delicatezza delle frattaglie di agnello con la cipolla, i maccarones al sugo di pomodoro, la semplicità di una foglia di lattuga, accompagnata dal miele di lavanda, tutti piccoli aggorgimenti e particolari, che mi hanno conquistata.


Lattuga e miele di lavanda

Panadas e funghi ombrelle fritti


Zuppa Logudorese





Orillettas

Colungiones di ricotta


E ora vi lascio la ricetta delle panadas ripiene di carne di maiale, direttamente dalla cucina di Laura ed Elena.


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Un consiglio spassionato, sul modo di consumarle appena sfornate... lasciatele intiepidire e non usate assolutamente coltello e forchetta, ma mangiatele usando soltanto le vostre mani, e a piccoli morsi, e sentirete che bontà!


 Panadas di carne di maiale




Ingredienti per 20 /23 panadas
 
Per la pasta

 

  • 1 kg di farina di semola di grano duro
  • 270 g di strutto
  • 20 g di sale
  • 2 bicchieri di acqua tiepida

 
Per il ripieno

 
  • 1 kg di carne di maiale / o agnello tagliato in piccole pezzi
  • 1 spicchio di aglio
  • Prezzemolo tritato q. b
  • 23 g  di sale
  • Un pizzico di pepe nero
  • Lardo tritato q.b.

 
 
 
 


 

Versate la farina in una terrina ed unite il sale ,lo strutto e l’acqua tiepida lentamente; amalgamate bene tutti gli ingredienti così da ottenere un panetto che farete riposare per circa un’ora avvolto nella pellicola.

Trascorso questo tempo rilavorate l’impasto fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo ; spianatelo e stendetelo con l’ausilio di una sfogliatrice . Lo spessore della sfoglia ottenuta deve essere medio; da questa ricaverete in numero pari dei dischi di pasta di due misure differenti , che costituiranno la base e la copertura della panadas.

Preparate il ripieno unendo alla carne tutti gli ingredienti eccetto il lardo; il composto sarà più gustoso se preparato almeno 24 ore prima dell’utilizzo.

Posizionate  50 g circa di ripieno sulla base con diametro maggiore e ponetevi sopra un po’ di lardo tritato; disponete il disco più piccolo come coperchio ed iniziate ad avvicinare i bordi dei due dischi,procedendo alla formazione di un cordoncino.

Cucinate in forno a 180 gradi per circa 25/30 minuti.


giovedì 11 settembre 2014

Food Blogger in Corte da Ballotta! Una sfida a suon di mestoli e la ricetta dei Cantucci all'olio delle due A



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Dopo il post in cui vi ho raccontato  dell'esperienza mistica, presso le terme del GrandHotel Terme di Montegrotto, è giunto il momento clou della storia, ovvero il racconto della nostra esperienza culinaria, presso il ristorante dell'Antica Trattoria Ballotta.

 Un locale storico l'Antica Trattoria, e non solo per dire... Fu ceduto dai frati agostiniani  ad un privato che lo trasformò in trattoria! Correva l'anno 1605! Un locale storico, uno di quelli che per primo ha proposto la cucina a km zero, con prodotti tipici della zona. Formaggi, salumi, carni, vini, olio, latte, frutta e verdura, ecco gli ingredienti che vengono cucinati dagli chef, supervisionati da Cristina Legnaro per essere trasformati in piatti che catturano sia la vista, che il palato.


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 Noi, grazie all'Aifb e alla nostra Presidentessa Anna Maria Pellegrino, siamo state invitate presso la trattoria, per disputare una gara culinaria!


 10 food blogger, 5 squadre, 5 piatti, e 4 giudici severissimi e con nomi altisonanti!

 La giuria era composta da
 Fausto Arrighi, direttore emerito della Guida Michelin Marco Colognese della Guida ristoranti de L’Espresso, Daniele Gaudioso del Gambero Rosso e Lamberto Mazzotti, direttore di Gustando.



Mentre i piatti che erano stati pensati per la sfida, erano questi

 Per le pittule, dovete avere un poco di pazienza ... sono già state replicate e a breve le posterò, Anna the Nice è come sempre una garanzia in cucina!!


in cucina da Ballotta

Ecco qua una parte dell'allegra brigata, nella bellissima cucina di Cristina Legnaro.
Devo ringraziarla personalmente, per la sua professionalità, e per averci messo a disposizione "casa sua"! Non è semplice ospitare 10 persone, che non sono mai o quasi, state in una cucina di un ristorante, diciamo che la differenza tra la cucine di casa nostra e quelle professionali, c'è e si vede, ma siamo state talmente brave, da sentirci subito a nostro agio.




Antonella, Antonella, Aurora







Antonella Eberlin, la mia compagna di avventura e sfoglina di pregio! Ha impastato e steso con il mattarello, la sfoglia che abbiamo usato per il nostro piatto!
Nonostante Antonella me lo avesse suggerito  e io lo faccia sempre a casa quando preparo il piatto, non ho tagliato gli acini e non ho tolto i semini all'uva... Ho preso di "bischera" anche da mio marito, quando sono tornata a casa!



ragù faraona e uva







E questi  sono i cantucci all'olio d'oliva che hanno vinto la sfida!


Cantuccini all'olio evo



Per la ricetta originale e per leggere tutta la storia di questa ricetta, vi rimando alle pagine dei blog di Aurora e .Antonella



Cantucci all'olio extravergine di Aurora e Antonella



Ingredienti per 800 g di biscotti:



  • 450 g di farina + q.b. per la spianatoia
  • 220 g di mandorle sgusciate
  • 190 g di zucchero
  • 50 g di olio extravergine di oliva
  • 3 uova intere biologiche + 1 tuorlo
  • 3 cucchiai di marsala
  • 8 g di lievito per dolci
  • 1/2 cucchiaino di fleur de sel
 
Preparazione:



Preriscaldare il forno a 180°, disporre le mandorle su di una placca e tostarle per 5 minuti. Salarle con il fleur de sel, e lasciarle freddare. In una terrina sbattere 2 uova intere+1 tuorlo con lo zucchero, fino a renderle spumose. Unire a filo olio evo e marsala, quindi incorporare la farina setacciata con il lievito. Unire le mandorle salate all'impasto, badando di non perdere i fiocchi di sale durante la lavorazione. Formate dei filoncini larghi 3 cm, spennellarli con l'uovo rimasto, disporli su una teglia rivestita di carta da forno e cuocere a 180° per 25 minuti circa. Sfornare i filoncini e con un coltello a lama liscia tagliarli a fette leggermente diagonali di 1,5 cm circa di spessore. Disporre nuovamente nella teglia, quindi cuocere per 10-15 minuti, fino alla doratura, e lasciar raffreddare su di una gratella. Conservare i cantucci pronti in una scatola di latta a chiusura ermetica.



E anche questa seconda parte ve l'ho raccontata... 
Nel prossimo post vi racconterò dei colli euganei e della casa del Sommo Poeta.