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martedì 19 marzo 2019

Frittelle di riso di San Giuseppe





 Questa è una delle poche ricette che cucino solo ed esclusivamente per San Giuseppe  o come viene definita dai più, la festa del babbo per chi è toscano e del papà per il resto d'Italia.
Nemmeno a carnevale cedo alla tentazione di prepararle, nonostante siano un dolce fritto  e mio figlio Riccardo me le chieda con insistenza. Le frittelle di riso si preparano il 19 Marzo, punto!
In Toscana il riso è un ingrediente che viene spesso usato nelle preparazioni dei dolci; la torta di riso carrarina, i budini di riso golosissimi con il loro guscio di pasta frolla, oppure la torta di riso che preparava sempre la mia mamma e che adesso  preparo  io  quando la sua  nostalgia si fa troppo insistente.

Anche le frittelle di riso sono legate ad un ricordo; erano le preferite di mio padre e qualche anno fa ho postato la ricetta delle frittelle che preparava la mia mamma per lui. Non è mai facile quando un genitore ci lascia quando siamo poco più che adolescenti; la sua mancanza si farà sentire anche a distanza di tanti anni.

Questa versione invece l'ho presa in prestito da una cara amica, quasi vicina di casa. Sara ha un bellissimo blog con ricette che rimandano alla tradizione toscana e altrettante innovative e moderne ed è una garanzia. Queste sono le frittelle che preparava la nonna Lilia e per me, le ricette di famiglia sono una garanzia a prescindere.
Potevo non fidarmi?



Frittelle di San Giuseppe

Ingredienti per circa 40 frittelle

  • 1 litro di latte
  • 1 baccello di vaniglia o in alternativa un goccio di estratto
  • 300 g di riso Originario
  • 3 uova
  • 3 cucchiai di zucchero semolato
  • 30 g di burro
  • la scorza di un limone biologico
  • 15 g di lievito per dolci
  • sale un pizzico
  • 3 cucchiai di Vin Santo o Rum
  • olio di arachide per friggere





Scaldate il latte unendo la bacca di vaniglia aperta a metà; dopo circa 5 minuti unite il riso e dopo qualche minuto anche il pizzico di sale, lo zucchero la scorza di limone ed il burro e cuocete per circa 20 minuti mescolando spesso. Quando il composto sarà abbastanza cremoso togliete dal fuoco,  eliminate la scorza d'arancia e se avete utilizzato la bacca di vaniglia questo è il momento per raschiare i semi ed aggiungerli al resto del composto.
Coprite con un coperchio e fate riposare  per circa 40 minuti mescolando ogni tanto.
Trascorso questo tempo unite le uova una alla volta, poi il Vin Santo o il Rum e per ultimo il lievito per dolci.
Lasciate riposare per altri 15 minuti
Scaldate l'olio d'arachide nella padella e poi formate le frittelle aiutandovi con due cucchiai; cuocetele fino a doratura poi scolatele e eliminate l'olio in eccesso e cospargetele di zucchero semolato.

lunedì 7 marzo 2016

Gli zuccherini di Vernio, per il Calendario del Cibo Italiano






Ci sono piatti che identificano la Nazione da cui provengono, poi ci sono i piatti che ne  identificano la  regione, ed infine ci sono i piatti che appartengono ad una determinata città o paese e che spesso vengono affiancati al nome stesso.
Facendo una ricerca per preparare questo post, ho scoperto tantissimi piatti che sono legati a Prato e alla sua Provincia e devo dire che ne sono rimasta piacevolmente sorpresa, tanto da aver adocchiato alcune ricette da provare, di cui ignoravo l'esistenza, Quelli che vengono in mente per primi,sono  i famosi biscotti di Prato,seguiti a ruota   dai sedani ripieni alla pratese, la mantovana di Prato, le pesche di Prato, gli amaretti di Carmignano, la bozza di Prato, le polpette di Carnevale, i Sassi della Calvana, i tortelli di patate di Vernio e per finire in dolcezza gli zuccherini sempre di Vernio.
Visto che oggi,  per il Calendario del Cibo Italiano, prende il via la Settimana della Cucina del Campanile la cui ambasciatrice è Stefania Mulè autrice del blog BigShade , e dopo aver effettuato la ricerca di cui vi parlavo sopra per trovare un piatto a cui sono veramente legata, la scelta è caduta  ovvero ricaduta sui zuccherini di Vernio, dei biscotti  famosi soprattutto per il loro aspetto bitorzoluto e per il loro profumo delicato di anice.
Ne avevo già parlato qua, ma visto che sono sempre alla ricerca della ricetta perfetta ho pensato di provare questa versione, della chef Lucia Antonelli del ristorante  Taverna del Cacciatore di Castiglione dei Pepoli.
Leggendo Castiglione dei Pepoli, potreste dirmi   che allora non sono di Vernio, come si vuol far credere ( la distanza che li separa, sono 18 km...così per dire) e qui sta il bello... gli zuccherini si trovano in tutta la fascia dell'Appennino Tosco-Romagnolo, partendo da Vernio, passando da Castiglione dei Pepoli, per arrivare a Porretta Terme, luogo dove in estate faccio incetta di zuccherini montanari in una famosa  pasticceria del Corso Roma, la pasticceria Bruschi, ogni volta che "scendo in città", per fare la spesa.

Ma vediamo di raccontare qualcosa di più di questi dolci.
Gli zuccherini di Vernio, sono delle piccole ciambelle in cui spicca il profumo di anice e una volta preparati e cotti in forno, vengono glassati con uno sciroppo di zucchero, acqua e liquore all'anice, che consolidandosi si aggrappa al biscotto, creando un guscio goloso. Venivano preparati nei paesini di montagna, soprattutto per i matrimoni, ma anche per le Cresime e le Comunioni e la loro forma ricorda la fede nuziale e per formare lo sciroppo, venivano usati i paioli di rame, dove venivano tuffati i biscotti, per essere glassati.
E ora passiamo alla ricetta vera e propria.





Per 1,2 kg di biscotti:
  • 600 g di farina 00
  • 150 g di zucchero 
  • 5 uova medie ( 4 se sono grandi)
  • la scorza grattugiata di un limone biologico
  • 12 g  di semi di anice
  • mezzo bicchierino di liquore all'anice
  • mezza bacca di vaniglia
  • 150 g di burro
  • un pizzico di sale
  • una bustina di lievito per dolci

Per la glassa:
  • 500 g di zucchero
  • mezzo bicchierino di liquore all'anice
  • 200 ml d'acqua 



Mettete i semi d'anice dentro ad una piccola ciotola,  bagnateli con un goccio d'acqua e lasciateli riposare per 20 minuti circa, poi scolateli e teneteli da parte.
Sulla spianatoia o nella planetaria, a vostra scelta, mettete prima tutte le polveri e poi aggiungete le uova, il burro fuso e pian piano tutti gli altri ingredienti, impastate velocemente finché non avrete ottenuto un impasto sodo ed elastico.



Dividete la pasta in porzioni di circa 30 g se volete degli zuccherini belli corposi, oppure fate delle pezzature di circa 10 g per avere dei piccoli anelli, formate dei filoncini e chiudeteli ad anello, poi sistematele sopra ad una teglia antiaderente e cuoceteli nel forno caldo a 200°per circa 10-15 minuti.

Estraeteli dal forno e fateli raffreddare.

Preparate la glassa mettendo in un tegame lo zucchero e l'acqua e portateli ad una temperatura di circa 108°- 110° ( se non avete il termometro digitale vedrete che lo sciroppo inizierà a fare delle bolle bianche, provate ad immergere una forchetta e poi sollevatela. Se si formerà un filo allora lo sciroppo è pronto)  poi togliete la pentola dal fuoco ed aggiungete il mezzo bicchierino di liquore all'anice.

Versate la glassa sui biscotti che avrete lasciato nella teglia antiaderente ricoperta da carta da forno e aiutandovi con due spatole  mescolate la glassa ed i biscotti finché non diverranno bianchi candidi e si glasseranno. Ci vorranno circa 10 -15 minuti, quindi armatevi di santa pazienza.

Gli zuccherini si conservano in scatole di latta per svariati giorni.

lunedì 29 febbraio 2016

Torta di semolino e cioccolato





Tra poco meno di un mese sarà Pasqua, e già inizio a pensare seriamente al menù. Per adesso la cosa certa, è che molto probabilmente preparerò questo dolce, che ho scoperto per caso essere di origine toscana e che viene preparato prevalentemente nel periodo pasquale. Quindi direi, praticamente perfetto!
Si tratta di una base di pasta frolla, ripiena di una delicata crema di semolino aromatizzata al vin santo ed il tutto ricoperto da una ganache al cioccolato, che la rende veramente speciale.

Per presentarla in tavola, ho utilizzato un porta torta di Vetri delle Venezie, un negozio di shop online specializzato nella vendita di articoli per la casa e per la tavola, tutto interamente dedicato ai manufatti in vetro.
Il porta torta che ho utilizzato si chiama Rialto ed è veramente comodo, perché praticamente sono due oggetti in uno. Da una parte è composto da 5 vani che ne fanno una comoda antipastiera, mentre dall'altra è un porta torta, molto comodo da portare in tavola grazie alle maniglie che sono ai lati e per proteggere dall'aria che potrebbe seccare e deteriorare velocemente la pasticceria in generale, ho utilizzato una campana di vetro, che si chiama Banquet San Marco.




L'idea del vassoio double face, mi è piaciuta subito, soprattutto per il risparmio di spazio che ne deriva. Non so voi, ma io non so mai, dove sistemare tutti i vassoi e gli oggetti che utilizzo per servire in tavola, il posto è sempre risicato e tiranno, ed ogni volta che apro uno sportello ho il terrore che mi frani tutto in terra, quindi un oggetto come questo, può essere utile, quando non si ha tanto spazio a disposizione, ma si vuole far bella figura, con i nostri ospiti.






Ma torniamo alla nostra torta... La settimana scorsa, ho scomodato la cucina greca, per un dolce al semolino,  il galaktoboureko e dopo pochi giorni ho preparato questa crostata, quindi devo dire che i dolci al semolino, mi piacciono proprio.
La ricetta è della mitica Jul's Kitchen, mia nipote virtuale e musa ispiratrice di tante ricette toscane e fidandomi di lei, ciecamente, non ho esitato un attimo a preparare questo dolce.

Promosso a pieni voti!




 Per una teglia di 26 cm di diametro

Per la pasta frolla

  • 225 g di farina 00
  • 25 g di fecola di patate
  • 125 g di burro
  • 75 g di zucchero a velo non vanigliato
  • 1 uovo
  • 1 pizzico di sale
  • Scorza grattata di mezzo limone

Per la crema al semolino

  • 500 ml di latte intero
  • 125 g di semola
  • 6 cucchiai di zucchero
  • 2 uova
  • 5 cucchiai di vin santo

Per la ganache al cioccolato

  • 250 g di cioccolato fondente
  • 250 ml di panna




Mettete le farine ed il sale, dentro la ciotola del mixer e fatelo girare lentamente per pochi secondi,, aggiungendo il burro a pezzettini,
Unite lo zucchero, le uova e la scorza del limone grattugiata e impastate ancora per qualche secondo. Quando vedrete che si formerà una massa,  fermate il mixer e  togliete la frolla.
Mettete la pasta tra due fogli di carta forno e stendetela dandole una forma circolare, del diametro della teglia che andrete ad usare, poi imburrate ed infarinate lo stampo, e posizionate la pasta dentro di esso.
Mettete in frigo a riposare per un'ora.

Preparate la crema di semolino

Mettete il latte dentro ad un pentolino e posizionatelo sul fuoco. Portatelo quasi ad ebollizione, poi versatevi il semolino a pioggia e mescolate bene, per evitare la formazione di grumi, poi togliete la pentola dal fuoco e lasciatelo raffreddare, mescolandolo spesso.
Unite ora le uova, lo zucchero e il vin santo, mescolate e versate la crema dentro al guscio di pasta frolla.

Mettete nel forno caldo a 180° e cuocete per circa 30 minuti.
Fatela raffreddare

Ora preparate la ganache.
Mettete la panna sul fuoco e prima che raggiunga il bollore, spezzettateci dentro il cioccolato fondente, mescolate bene e vedrete che inizierà a rapprendersi.
Versate lentamente la ganache sulla torta, e mettete in frigo a raffreddare.
Prima di servirla, toglietela dal frigo e tenetela a temperatura ambiente per circa un'ora.


giovedì 29 agosto 2013

Torta di riso carrarina



Sono cresciuta, a ciambelloni, crostate, chicco bello e torte di riso ... ( se vi chiedete cosa sia il chicco bello, dovremmo chiederlo a mio cugino Adriano, che da piccolo, chiamava con quel nomignolo, una sorta di zuppa inglese che faceva mia mamma, molto, ma molto rivisitata, sulla cui superficie gocciolava in maniera "quasi artistica" sia la crema con l'alrchemes, sia quella con la cioccolata, conferendole un aspetto alquanto chic ...)
Ma è la torta di riso, quella che più mi è rimasta "appiccicata" addosso, quella che mi piace ancora adesso, e che immancabilmente collego all'estate, come quando la preparava mamma, per tutta la tribù :)

Questa non è la ricetta di casa mia ...quella che facciamo noi, è diversa, più compatta, e la ricetta proviene dall'appennino pistoiese.
La torta di riso carrarina  o massese, è di origine versiliese, infatti il suo nome, richiama in maniera chiara sia Carrara che Massa, e si presenta con una striscia sottile di riso, dal sapore caramellato, ricoperto da uno strato generoso, di crema compatta, che profuma di Sambuca.

Un dolce fresco, goloso, morbido, di quelli che difficilmente si riesce a resistere, al suo richiamo ... 
So per certo, che in casa vi manca la Sambuca ... e voi, siete ancora seduti a leggere la ricetta ...
Io invece,  farei un salto al supermercato, che ne dite??






Per una teglia di 20 x 20

  • 80 g di riso originario
  • 500 ml di latte intero
  • 5 uova biologiche
  • 180 g di zucchero
  • scorza di limone biologico
  • liquore Sambuca q.b ( mezzo bicchierino circa)

  • burro e zucchero per caramellare la teglia
La prima cosa che dovete fare, è lessare il riso in acqua bollente salata, poi lo scolate e lo mettete da parte a raffreddare.
Scaldate il latte, senza farlo bollire.
Sbattete leggermente le uova con lo zucchero, aggiungete il mezzo bicchierino di liquore Sambuca,  il latte a filo, e per ultimo, grattugiateci la scorza del limone.

Prendete la teglia, cospargetela con circa 3 cucchiai di zucchero, e fatelo caramellare sul fuoco.
Una volta caramellato, fate raffreddare, e passateci sopra con un pezzetto di burro, imburrando bene il tutto.

Nella teglia, fate uno strato con il riso, e sopra versateci il composto di latte zucchero e uova.

Infornate nel forno già caldo, e cuocete la torta a 180° per 30 minuti circa, oppure quando vedrete che il composto liquido, si sarà trasformato in un goloso budino dorato.

Sfornatela, fatela raffreddare, e conservatela in frigo.

martedì 19 febbraio 2013

Budini di riso




Quando da piccola, mamma mi portava a fare i prelievi del sangue, alla Mutua di via Gheradi, prima di tornare a casa ci fermavamo sempre a fare colazione, ad una famosa pasticceria li vicino, e la mia scelta ricadeva sempre sullo stesso pasticcino, il budino di riso.

Se poi si pensa, che soffrivo di tonsilliti, avevo febbroni da cavallo, le punture di pennicellina mi  accompagnavano fedeli, come un orsacchiotto di peluche, quindi per un sacco di anni, prelievi del sangue, e budini di riso,andavano a braccetto!
Non che mi lamentassi eh, ossia ...per farmi la puntura dovevano bloccarmi, altrimenti col cavolo che me la sarei fatta fare, ma per un budino di riso, ero disposta a tutto :)

Poi sono cresciuta, e il budino di riso, è andata un po' nel dimenticatoio ( le tonsilliti no, quelle ogni tanto riappaiono...)   finchè non ho trovato la ricetta perfetta, nel libro I Love Toscana, della mia carissima amica Giulia Scarpaleggia, edito da FOOD editore.

E' un dolcetto tipico della Toscana, una friabile pasta frolla, che  avvolge un ripieno di riso morbido, profumato di vaniglia e di limone ...
 Un fantastico confort food!




  • 1 l di latte
  • 300 g di riso originario
  •  1 stecca di vaniglia
  • scorza di un limone non trattato
  • 6 cucchiai di zucchero
  • ½ bustina di lievito ( 8 g)
  • 2 uova
Per la frolla:
  • 200 g di farina 00
  • 100 g di farina di riso
  • 150 g di zucchero
  • 150 g di burro
  • ½ bustina di lievito ( 8 g)
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 uovo  
Per prima cosa ho preparato la frolla, ho mescolato le due farine, lo zucchero, il lievito, un pizzico di sale, e il burro a cubetti, ho fatto delle briciole ed ho aggiunto l'uovo leggermente sbattuto, una mescolata veloce, ho formato un panetto, l'ho appiattito, sigillato con la pellicola, e l'ho messo in frigo per un'oretta circa.

Intanto che la pasta frolla si riposava, ho messo a scaldare il latte, ho aggiunto la scorza del limone, e la bacca di vaniglia, e l'ho portato ad ebollizione.
Ho versato il riso, e mescolando con un cucchiaio di legno, l'ho portato a cottura, finchè il riso non ha assorbito gran parte  del latte, ed era cotto, diciamo un 20 minuti circa.
Ho aggiunto 3 cucchiai di zucchero, e l'ho lasciato raffreddare.

E' il momento di aggiungere i tuorli, il lievito, e altri 3 cucchiai di zucchero, quindi ho mescolato, ed ho aggiunto gli albumi montati a neve,unendoli molto delicatamente.

Ho steso la frolla, con uno spessore di mezzo cm, ho imburrato ed infarinato gli stampini da muffin, li ho foderati con la frolla, e li ho riempiti di riso, ho infornato a 170° per circa 40 minuti, e una volta sfornati e raffreddati, li ho cosparsi di zucchero a velo.

Sono ottimi sia tiepidi che freddi.

mercoledì 6 febbraio 2013

Tagliatelle con l'anatra





Ogni tanto, arrivano delle richieste di piatti, anche da parte di mio marito, più che richieste esplicite, sono continui lanci di messaggi sublimali, del tipo.

" Sai, al lago dove vado a pescare, si... sai li alla trattoria, e si mangia alla bona, ma e m'hanno detto che fanno un sugo  con l'anatra fenomenale...Mamma mia, è una vita che non lo mangio ... te e un me la fai mai ... sempre piatti complicati ..."

Già un ristorante che si chiama, Ikke c'è c'è, ha tutta la mia stima, della serie ikke c'ho ni frigo, e ikke ti preparo!!

Insomma per farla breve, mi sono mossa a compassione, non posso mica far finta di nulla, e non cedere a queste richieste innocenti, di cucina ruspante, e così ho acquistato una bella anatra, ho sfogliato il mio libro preferito di cucina toscana, ovvero "Il libro della vera cucina fiorentina" di Paolo Petroni, e ho accontentato anche il marito!





per 4 persone

  • tagliatelle ( o pappardelle se le avete) circa 400 g
  •  un'anatra
  • 50 g circa di pancetta
  • 400 g  di pomodori pelati oppure pomodori maturi, se è la stagione giusta
  • una cipolla
  • una carota
  • un gambo di sedano
  • prezzemolo
  • un bicchiere di vino bianco
  • olio d'oliva
  • sale e pepe

Fate il classico battuto, uniteci anche la pancetta, e fate rosolare con dell'olio d'oliva, molto dolcemente.
Prima che sia rosolato del tutto, unite l'anatra tagliata in pezzi, e fatela insaporire, poi sfumate con il vino bianco, e fatelo evaporare completamente.

Unite i pelati schiacciati, aggiustate con il sale e con il pepe, incoperchiate, e fate cuocere piano piano, per circa un'ora, aggiungendo del brodo di carne o di pollo, se ce ne fosse il bisogno.

Una volta cotta, togliete i pezzi d'anatra dal tegame, eliminate la pelle, e sfilacciatela con le dita, rimettendo la carne dentro al sugo, e lasciatela insaporire per qualche minuto.

Non vi resta che cuocere la vostra pasta, e condirla con il saporitissimo sugo d'anatra, e godervi il sorriso soddisfatto, del vostro uomo :))

giovedì 14 giugno 2012

Opera 22





Quando varchi quel cancello, sei consapevole di essere in un posto speciale, per tanti motivi ...
Il primo motivo, è che Opera 22, è uno dei pochi ristoranti che oltre a far star bene i propri ospiti, fa anche del "bene"aiutando  in maniera concreta ed assidua, i ragazzi  della Fondazione di Santa Rita,  ragazzi con cui la vita, non è stata proprio facile e  felice , ma che grazie alla Fondazione e  all'Opera sono riusciti a crescere , ad avere un'istruzione  e a diventare i magnifici ragazzi, che lavorano presso il ristorante, in maniera molto, ma molto professionale.



Il secondo motivo, è il magnifico giardino a ridosso del bastione di Santa Chiara , dove è possibile godere di un venticello leggero  sempre presente, che rende ancora più piacevole lo stare a tavola.



 E ultima, ma non per merito ... la magnifica cucina dell'Opera 22, affidata alle giovani mani di Marco Mengoni, giovani solo per età anagrafica, perché in fatto di esperienza, il "nostro"chef se l'è  costruita, giorno dopo giorno, lavorando fianco a fianco, con chef del calibro di Marco Stabile  dell'Ora D'aria, e di Antonio Guida de  Il Pellicano, a Porto Ercole.

            
                             Marco Mengoni e Diana Marcantuono  Foto di Marco Badiani per Opera 22

A volere che il sogno di Opera 22 , divenisse in pochi anni una solida realtà, e uno dei migliori  ristoranti Pratesi, presenti nella  Guida dell'Espresso, sono stati Simone Bartolozzi che incarna il ruolo di responsabile di sala, nonchè quello di sommelier , e sua moglie Diana Marcantuono che crea e cucina, piatti straordinari  insieme a Marco Mengoni.


Simone Bartolozzi e Loretta Fanella Foto di Marco Badiani per Opera 22

Per festeggiare il concretizzarsi di un favoloso progetto, come l'inserimento di 3 nuovi  ragazzi nello staff del ristorante e il progetto L'Opera 22 cresce, nato con l'intento di far conoscere il ristorante didattico  sul territorio, ma anche l'idea di raccogliere in un ricettario, le ricette tipiche toscane, andandole a cercare in mezzo alla gente comune,è stata organizzata una serata fantastica, all'insegna dell'ottimo cibo, della musica, e della presenza della più grande pastry chef nazionale, Loretta Fanella, che ha prestato la sua bravura e la sua tecnica, nella realizzazione della parte "dolce" della serata.






A farmi compagnia, la  amica food blogger e  concittadina, la mitica Simona's Kitchen, e insieme a lei ed a altri nuovi amici conosciuti al tavolo, abbiamo trascorso una serata fantastica, all'insegna della degustazione di prodotti tipici , e  di una cucina che richiama si la tradizione toscana, ma sicuramente riletta in chiave contemporanea, adattissima ai gusti più moderni  ed ai palati più esigenti.

 



Non per niente il menù, aveva un titolo molto esplicito..."Tradizione ai giorni nostri" e il buffet che ne è seguito, ne è stato la conferma.






I salumi dell'Azienda Falaschi di San Miniato
I  pecorini dell'Azienda Brancaleoni 
Pasta e fagioli orient express
Mini sedani alla pratese...oggi  ( e qua andrebbe detto, che sono semplicemente divini,  ...)
Patats bravas made in Prato
Pappa al pomodoro in spuma di patate ... ( fantastica ...)
Tonno sottolio fatto in casa e cipollotti ... mi ripeto, ma fantastico anche questo!
Castagnaccio lievitato e ricotta ... una sorta di macarons, morbidi, che profumano di farina di castagne e  con al loro interno una crema delicatissima.
Tataki di manzo e acciugata  ( la carne è così morbida e saporita, da sciogliersi in bocca )
Finto pachino ripeno d'aringa
Piccole ficattole alla lavanda e the ...  deliziose
Tartare di manzo e gelato di panzanella ... la prossima volta ne prendo una porzione :)
Cecina e zafferano di San Giminiano 
Pinzimonio
Piselli alla fiorentina
Lecca lecca di pollo al limone
Fettunta di pane a lievitazione naturale




Poi è stata la volta del riso ...



                                      Giro della Toscana attraverso il riso 








                                Costa ...            Risotto e baccalà alla livornese
                                Entroterra ...    Risotto come un crostino toscano
                                Montagna ...    Risotto di sottobosco e gelato alla nepitella.


Tra chiacchiere, degustazioni, e buona musica , è arrivato anche il momento del dolce, affidato alla bravissima Loretta Fanella ...

Momento dolce firmato da Loretta Fanella



Delizia di Fragole

 Muffin al cioccolato bianco e fragola, panna cotta alla fragola, toffee alla fragola, salsa di fragole fresche e petali di rosa cristallizzati





Finger food dolci


Sfera di cioccolato al latte e liquirizia
Mini caprese al limone
Mini caprese al cioccolato fondente

Caramelle di ciliegia

                

                                               Giulio, Loretta ...and me  foto di Marco Badiani per Opera 22





Ringrazio tutto lo staff dell'Opera 22, per la magnifica serata e per avermi fatto apprezzare dei piatti che reputavo, "troppo tradizionali" per i miei gusti, ma che rielaborati da voi, sono divenuti favolosi!!

P.S = Scusate per la qualità delle foto, ma per motivi "tecnici e di memoria ...in tutti i sensi ", le foto le ho realizzate con l'Ipad!!
Ringrazio ancora Marco Badiani, per avermi dato la possibilità di poter attingere ad alcune delle sue foto :))


Opera 22
via Pomeria 64 Prato
info@opera22.it
Tel.  0574606812
       366 1799766



lunedì 20 febbraio 2012

Frittelle di mele



Frittelle di mele alla Toscana




Un'altra ricetta della tradizione Toscana, una ricetta semplice e veloce, un dolce diverso ma altrettanto buono, della campagna toscana.
Pensate alle mele, alle uova, al vino bianco... sono tutti ingredienti che si trovavano nelle dispense delle case dei contadini,quelle con le cucine grandi con il pavimento in cotto, le travi sul soffitto, e la stufa a legna accesa. Pensate a quella cucina, a un grande tavolo in legno, e vicino a quel tavolo, una donna.Immaginate le  mani di quella donna, delle mani  rustiche, forti, intente a sbucciare delle mele, pensate a quelle stesse mani, che dentro a una ciotola mescolano farina, uovo e zucchero, aiutandosi con una semplice mestolo di legno.Pochi gesti  di una semplicità unica, semplici come gli ingredienti che vengono utilizzati, e semplici come queste frittelle






Ingredienti per 8 persone
 4 mele renette o golden
100 g di farina 00
1 uovo intero
100 g di zucchero
1/2 bustina di lievito per dolci
1/2 bicchiere di vino bianco
sale
olio d'oliva
olio d'arachide per friggere
zucchero a velo

Intanto prepariamo la pastella, mescolando la farina, l'uovo, 2 cucchiai d'olio d'oliva, il lievito e un pizzico di sale, poi aggiungiamo il mezzo bicchiere di vino, e un po' d'acqua, quel tanto che basta ad ottenere una pastella abbastanza fluida, e lasciamo riposare il tutto per almeno  mezz'ora o anche di più.
Sbucciamo le mele, con il levatorsoli togliamo il torsolo, e le tagliamo a fette alte circa mezzo centimetro, ottenendo così degli anelli.
Aggiungiamo gli anelli di mela, alla pastella, e lasciamoli riposare per qualche minuto, intanto portiamo a temperatura l'olio di semi, in una padella.
Una volta che l'olio sarà caldo, friggiamo le mele, dorandole da tutte e due le parti, poi le facciamo asciugare con della carta da cucina, le spolveriamo con dello zucchero a velo,e le nostre frittelle sono pronte per essere servite.



mercoledì 25 gennaio 2012

Fegatelli di maiale




Oggi voglio ritornare alle origini, alla parte ruspante che c’è in me … alla toscanaccia “quasi” pura, che cerca di riscoprire i sapori della sua Toscana. La mia regione, è ricca di tanti profumi e piatti, che pur chiamandosi nello stesso modo,  sono diversi   da provincia a provincia. come questi fegatelli di maiale! Io li ho sempre mangiati, con il fegato di maiale tritato … ma le volte che mi è capitato di assaggiare quelli della provincia di Pistoia  o di Arezzo, il fegato è sempre a pezzi abbastanza grossi, e per i miei gusti il sapore è decisamente, un po’ troppo forte!

Fegatelli di maiale


500 g di fegato di maiale
200 g di rete di maiale
una salsiccia
salvia
aglio
alloro
pangrattato
olio d’oliva
sale e pepe





Iniziate con il  fare un trito con le erbe aromatiche  e l’aglio, aggiungete un cucchiaio circa di pangrattato, del sale e del pepe.
Nel robot da cucina, mettete il fegato tagliato a cubetti e fategli fare qualche giro … mi raccomando, non dovete spappolarlo, ma tritarlo leggermente, poi lo mettete in una ciotola , e aggiungete la salsiccia e il trito con il pangrattato che avevate preparato.
Prendete la rete di maiale, lasciatela immersa qualche attimo nell’acqua calda,a  e poi aiutandovi con un cucchiaio, mettete una cucchiaiata circa di composto,e avvolgete il tutto,  dandogli la forma di una grossa polpetta.
Qua sta a voi scegliere … o preparate degli spiedini alternando i fegatelli, con dei crostini di pane e foglie d’alloro, oppure li lasciate così come sono,come ho fatto io ... con una semplice foglia di alloro  e in ambedue i casi   li adagiate in una teglia e li irrorate con un filo d’olio, un pizzico di sale, una spolverata di pepe e li cuocete in forno, a 170°/180° per circa 45 minuti.

sabato 23 aprile 2011

Pan di ramerino




pan di ramerino

Ogni volta, che devo trovare qualche cibo o piatto, che parli della mia regione, entro immancabilmente in crisi…

Le miei radici, si stanno consolidando adesso…sto riscoprendo la mia regione, la mia città, i piatti famosi, e le tradizioni che non conoscevo, è un lavoro lungo e certosino, ma pian piano ci sto riuscendo.

Babbo, che era il “toscano”in casa, se ne è andato troppo presto, per potermi insegnare qualche piatto tipico… di lui mi sono rimaste le sue polente, i suoi castagnacci, il suo baccalà con le patate, la sua pasta con i ceci… ed anche la pasta troppo scotta,quando ritornavo a casa da scuola… ma Dio se era buona lo stesso!!!

Ma devo dire grazie anche a  mio marito, la parte pratese della nostra famiglia  se pian piano sto imparando ad essere una vera toscana, ma sopratutto una vera pratese.


Ho fatto appello alla mia memoria, e al mio fidato libro di cucina toscana…(oh, uno si arrangia come può … ) e mi sono venuti in mente questi panini morbidi, profumati di rosmarino, e di buona e dolcissima uvetta…Sono panini che qua in Toscana, ormai si trovano quasi quotidianamente, ma nella tradizione , erano panini che si consumavano nel periodo quaresimale, per l’esattezza nel Giovedì Santo.

Con mia grande sorpresa, questa  ricetta è stata scelta dal sito Spadellandia.it, per essere inserita  nella sezione dedicata ai blog stellati. Che dire, se non grazie per la fiducia!


Pan di ramerino

dose per circa 10 panini da 90 g

  • tempo di preparazione 10 minuti 
  • tempo di lievitazione 3-4 ore circa ( a seconda della temperatura di casa)
  • tempo di cottura 20-30 minuti



  • 500 g di farina 0
  • 240 g di acqua
  • 3 g di lievito di birra disidratato o 9 g dilievito di birra compresso
  • 50 g di zucchero
  • 150 g di uvetta
  • 5 g di sale
  • un rametto di rosmarino, o ramerino detto alla toscana…
  • olio di oliva circa 50 ml



Scaldate leggermente l'olio, poi unite il rosmarino e lasciatelo rosolare a fuoco dolce per qualche minuto. Togliete il tegame dal fuoco e lasciate insaporire per circa un'ora, poi eliminate le foglie di rosmarino.

Ammorbidite l'uvetta mettendola a bagno in acqua tiepida per circa 15 minuti, poi toglietela, lasciatela scolare bene e fatela asciugare sopra a della carta da cucina.


Mettete la farina nella ciotola della planetaria ( chi non ha la planetaria, può impastare tranquillamente a mano), unite il lievito e date una prima mescolata a bassa velocità, poi iniziate ad aggiungere l'acqua, diciamo circa 240 g  poca alla volta finché non sentirete l'impasto morbido ma consistente.
Unite  il sale ed infine lo zucchero.
Iniziate a versare l'olio  facendolo scendere lungo il bordo della ciotola, lasciate che ne venga assorbito una parte, prima di aggiungere il resto.
Lavorate la massa con il gancio a spirale finché non sarà liscia e morbida, poi unite anche l'uvetta e con la velocità al minimo, fatela incorporare bene all'impasto.
Lasciate lievitare coprendo l'impasto fino al raddoppio. Ci vorranno circa  dalle 2-3 ore a secondo della temperatura dell'ambiente
Sgonfiate la massa e dividete in tanti pezzetti di circa 90 g e formate dei piccoli panini tondi.
Schiacciate leggermente la superfice con il palmo della mano e incidetela con una lama formando 4 tagli a graticola, spennellateli d'olio e lasciateli lievitare ancora, coperti con della pellicola fino al raddoppio. 
Cuoceteli nel forno caldo a 190° finché non saranno dorati, ci vorranno dai 20 ai 30 minuti sfornateli e spennellateli con uno sciroppo di acqua e zucchero che avrete preparato sciogliendo sul fuoco 2 cucchiai di zucchero in 4 cucchiai d'acqua.





mercoledì 16 marzo 2011

Cucinando in…Toscana Fusilli lunghi , con cavolo nero e salsiccia della Val di Bisenzio

bandiera italiana2

Ho accolto con gioia, l’invito di Riccardo, Valentina e Lory, di Cucinando , che ci proponevano la realizzazione di una ricetta tipica della nostra regione, in onore dell’ Unità d’Italia.

L'italia unita a tavola

La mia non è proprio una ricetta tipica toscana, ma è fatta quasi esclusivamente con prodotti della mia terra…il cavolo nero, la salsiccia di maiale della val di Bisenzio, il pecorino Marzolino delle terre senesi!

Ma per la pasta ho preferito usare una pasta di grano duro, originaria di Gragnano, vicino Napoli… sono i fusilli lunghi, del pastificio Garofalo, che ben si sono amalgamati al sugo che ho preparato.

In fondo l’Unità d’Italia si fa anche a tavola…La Toscana e la Campania, unite in un bel piatto di pasta, come questo!!

Fusilli lunghi, con cavolo nero e salsiccia della Val di Bisenzio

Fusilli lunghi con cavolo nero e salsiccia toscana.1jpg

Per 4 persone

Fusilli lunghi Pasta Garofalo

2 piccoli mazzetti di cavolo nero

2 salsicce di maiale, possibilmente toscane

peperoncino

uno o due spicchi d’aglio

pecorino toscano

un po’ di brodo vegetale

olio extra vergine d’oliva

Inizia pulendo il cavolo nero, sfilando le foglie, se la costola è molto dura, oppure lasciandole intere se le foglie sono piccole e tenere, e mettile a bagno nell’acqua fresca, sciacquandole molto bene.

In una padella, versa l’olio d’oliva, metti l’aglio ancora “vestito”, ma schiacciato leggermente con il palmo della mano, ed un pizzico di peperoncino per dargli un leggero tocco piccante, che con il cavolo nero, ci sta veramente bene.

Fai dorare leggermente l’aglio, poi trita le foglie più grandi del cavolo, a strisce di un cm circa…e spezzetta leggermente quelle più piccole, e le unisci nella padella.

Lasciale cuocere leggermente a fiamma abbastanza dolce, unisci un po’ di brodo vegetale, se si dovesse asciugare troppo, e porta piano piano a cottura il cavolo nero.

In una padella antiaderente, scaldata sul fuoco vivace, metti la salsiccia spellata e schiacciata , e cerca di sgranarla con i rebbi della forchetta…falla sfrigolare, rosola per bene, ed infine aggiungila con il suo grasso che avrà rilasciato, durante la cottura, alle foglie di cavolo che stanno ancora cuocendo.

Mescola con cura, spolvera con un pizzico di sale, e una generosa macinata di pepe, porta a cottura nel frattempo la pasta, scolala e falla saltare nella padella, insieme al cavolo nero ed alla salsiccia.

Una grattata di pecorino toscano…e…

Buon appetito!!

Fusilli lunghi con cavolo nero e salsiccia toscana

venerdì 5 febbraio 2010

Baccalà alla livornese

baccalà alla livornese3


Io, sinceramente non so come mangino i livornesi... ma il baccalà lo fanno di molto bono!!!

Scherzi a parte, ecco un'altra ricetta tipicamente toscana, con i suoi ingredienti semplici e genuini, un'altra ricetta del grande Paolo Petroni, che mi aiuta con il suo libro, nel ritrovare i vecchi sapori di una volta.

Il baccalà alla livornese è un sapore di questi, un piatto che mi fa ricordare quando ero bambina, ed intorno al tavolo sedevano tanti miei cari, che adesso non ci sono più!

Non disdegno i sapori nuovi, ma penso che ogni tanto, rimanere attaccati alle nostre tradizioni, anche se sono solo dei piatti della "vecchia" cucina, faccia bene al nostro cuore e alla nostra memoria...


Baccalà alla livornese

dal libro "il libro della vera cucina marinara" di Paolo Petroni

Per 4 persone

800 g di baccalà bagnato ( mi raccomando se lo acquistate salato,tenetelo almeno 48 ore a bagno in acqua fresca, pena il sembrare un beduino nel deserto, senza una goccia d'acqua...dopo poche ore dall'averlo mangiato)
500 g di pomodori pelati
2 o 3 spicchi d'aglio
prezzemolo
farina
olio di arachide per la frittura
olio d'oliva
sale e pepe

Diliscare il baccalà, e tagliatelo a pezzi abbastanza grossi, circa 3 dita per 4, infarinatelo e friggete in olio d'arachide finché i pezzi non sono belli croccanti da ambedue le parti.
Man mano che sono pronti, metteteli ad asciugare dall'olio sulla carta assorbente.

Nel frattempo preparate il sugo, rosolando un trito di aglio e prezzemolo, appena accenna a colorire, unite i pomodori, salate pepate e lasciate cuocere per circa un quarto d'ora.

Appena il sugo sarà pronto è il momento di aggiungerci i pezzetti di baccalà, in un solo strato, e di lasciarli insaporire per 5 minuti, a fuoco moderato.

Cospargere di altro prezzemolo fresco e servite

martedì 26 gennaio 2010

La ribollita

ribollita 4


Voglia di zuppa, voglia di una bella ribollita... ecco la scorsa settimana mi è presa così, sarà che il frigo traboccava di verdure fresche appena acquistate al mercatino della filiera corta, sarà che la temperatura era abbastanza rigida, sarà che era una vita che non la mangiavo... insomma mi sono tirata su le maniche ed ho iniziato a preparare questa bontà toscana.

Anche questa volta mi sono affidata alla ricetta di Paolo Petroni, il suo libro “Il libro della vera cucina fiorentina”è la mia Bibbia delle ricette toscane.

Come dice Petroni, è un piatto della tradizione contadina, veniva preparata il venerdì, con le verdure che i contadini avevano a disposizione, e visto che ne preparavano quantità industriali, il giorno dopo veniva riscaldata e mangiata anche “a colazione”

E’ da qui che prende il nome di ribollita, perchè la vera zuppa si riscalda due volte, altrimenti sarebbe una banalissima zuppa di pane e verdure.


ribollita



La ribollita

Per 6 persone

400 g di cannellini secchi o 1 kg freschi
un ciuffo di cavolo nero
mezzo cavolo verza
3 mazzetti di bietola
3 pomodori maturi (o passata di pomodoro)
2 gambi di sedano
2 carote
una cipolla
un porro
3 patate piccole
2 spicchi d’aglio
pane toscano del giorno prima
olio d’oliva
sale pepe
Io ho aggiunto anche delle striscioline di cotenna di maiale...

Si parte cuocendo i fagioli, e conservando tutta l’acqua che ci servirà a cuocere la nostra ribollita.
Prendiamo circa i 3/4 dei fagioli e li passiamo al passaverdura, la purea la facciamo ricadere nella loro acqua, e mettiamo da una parte i fagioli interi che ci sono avanzati.

Rosoliamo dolcemente la cipolla tritata e l’aglio, nell'olio d’oliva, se avete intenzione di usare qualche cotenna, è questo il momento di aggiungerle tagliate a strisce sottili, e lasciatele insaporire per 5 minuti, poi unite il sedano, le carote ed il porro tagliati a rondelle.

Lasciate insaporire, poi aggiungete la passata di pomodoro, la bietola, il cavolo nero, il cavolo verza, tutto lavato bene e tagliuzzato a striscioline, il sale ed il pepe.

Date una bella mescolata, lasciate appassire leggermente le verdure, aggiungete tutto il liquido dei fagioli e lasciate cuocere per circa un’ora, aggiungendo se fosse necessario dell’acqua tiepida.
A metà cottura unite la patata tagliata a spicchi, e a pochi minuti dalla fine aggiungete i fagioli interi che avevamo lasciato da parte.
Sul fondo della ciotola o della pirofila, mettete le fette di pane e coprite con la metà della zuppa, poi un’altro strato di pane, e l’altra metà della zuppa.

Prima di servirla, lasciarla intiepidire per almeno mezz’ora e servitela con un filo di olio extra vergine d'oliva.

Io l’ho preparata la mattina, e la sera a cena ho riscaldato le profile in forno, coperte con l’alluminio finché la zuppa non era ben calda.




mercoledì 2 dicembre 2009

La torta Mantovana di Prato ...di Pellegrino Artusi

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Una settimana fa circa la mitica Milla,aveva postato la ricetta della Mantovana di Prato
chiamandomi in causa e chiedendomi se era quella "giusta",visto che sono di queste parti e abito a Prato.


Io avevo già postato un'altra ricetta tempo fa...precisamente questa
...decisamente buona ma!!
Si c'è un ma,nella mia mente avevo ancora il sapore della Mantovana del Mattei,il leggendario forno che ha inventato i biscotti di Prato,quella che mia mamma mi dava per merenda quando andavo a scuola.
Ed in effetti quella, aveva tutto un altro sapore...

Se poi, come ho scoperto in questi giorni,il signor Mattei era amico del mitico signor Pellegrino Artusi, e che questo caro amico, era riuscito a carpire la ricetta di questo dolce...perché non provare la ricetta dell'Artusi?

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Già solo leggere la ricetta scritta da lui, sembra pura poesia...elegante,quasi signorile,un andar indietro nel tempo che fu.

Farina, grammi 170.
Zucchero, grammi 170.
Burro, grammi 150.
Mandorle dolci e pinoli, grammi 50 (
Consiglio vivamente di mettere molte più mandorle e pinoli )


Uova intere, n. l.
Rossi d'uovo, n. 4.
Odore di scorza di limone.

Si lavorano prima per bene col mestolo, entro una catinella, le uova collo zucchero; poi vi si versa a poco per volta la farina, lavorandola ancora, e per ultimo il burro liquefatto a bagno-maria. Si mette il composto in una teglia di rame unta col burro e spolverizzata di zucchero a velo e farina o di pangrattato e si rifiorisce al disopra con le mandorle e i pinoli. I pinoli tagliateli in due pel traverso e le mandorle, dopo averle sbucciate coll'acqua calda e spaccate per il lungo, tagliatele di traverso, facendone d'ogni metà quattro o cinque pezzetti. Badate che questa torta non riesca più grossa di un dito e mezzo o due al più onde abbia modo di rasciugarsi bene nel forno, che va tenuto a moderato calore.
Spolverizzatela di zucchero a velo e servitela diaccia, che sarà molto aggradita.


Questa è la versione originale...
La mia versione, molto meno poetica,vi dice di...

Sbattere le uova con lo zucchero, e montarle finché non sono bianche,poi unite la farina un cucchiaio alla volta,la scorza del limone grattugiata...infine unite il burro sciolto a bagnomaria.
Si versa il tutto in uno stampo di 24 cm imburrato ed infarinato,e si ricopre la superficie del dolce,proprio come dice l'Artusi...con le mandorle tagliuzzate a mano ed i pinoli tagliati a metà!
Si inforna a 180° per circa 30 minuti,per essere sicure della cottura,fate la prova stecchino...poi una volta cotta,sfornatela,lasciatela raffreddare bene e copritela con abbondante zucchero a velo.

Non vi spaventate se è bassina...l'Artusi diceva che doveva essere alta un dito e mezzo,massimo due.

Ecco Milla...mi chiedevi cosa ne penso...beh penso che questa è la vera Mantovana di Prato!!

lunedì 7 settembre 2009

Schiacciata con l'uva...o come si dice a Firenze...la "stiacciata coll'uva"



L'è coll'olio, l'è coll'uva, l'è coll'olio!!

Chi è abituato a venire su questa pagina  per leggere la ricetta della schiacciata con l'uva, si sarà sicuramente accorto che qualcosa è cambiato. Foto completamente diverse e intro che non esiste più, tutto questo dovuto ad un mio errore tecnologico, che con un semplice click ha cancellato il testo di uno dei mie  post più letti e cercati sul web, e con lui le foto di questo meraviglioso lievitato, quelle più "rubate" e prese in "prestito" spacciandole per proprie, da infinità di forni, articoli e persino b&b.
E' stato proprio questo che mi ha spinta a modificare l'articolo, foto nuove e via... peccato per quel click di troppo!

Per chi non conoscesse la schiacciata con l'uva, dico subito che è il dolce più venduto e preparato nel periodo della vendemmia da tutti i forni e pasticcerie della zona di Firenze e non solo. Una schiacciata rustica, preparata con l'impasto del pane, al quale sono aggiunti zucchero e olio e che racchiude tra i due strati una generosa quantità di uva canaiolo e zucchero, che cuocendo impregna con il suo succo l' interno.

La ricetta è di Paolo Petroni, guru della cucina toscana e non solo. Quando scrissi questo post, usavo la quantità di lievito che a quei tempi era canonica per tutti i lievitati, 25 g di lievito di birra fresco, oggi uso quello disidratato e ne metto solo 3 g.



Schiacciata con l'uva


Ingredienti per una teglia di 30x40 cm

  • 400 g di farina 0
  • 1 kg di uva da vino ( canaiolo)
  • 200 g di zucchero semolato
  • 25 g di lievito di birra fresco o 3 g disidratato
  • 4 cucchiai d'olio extravergine d'oliva
  • 1 bicchiere circa di acqua
  • 1 cucchiaino di sale




Impasto con lievito di birra fresco

Nella ciotola della planetaria versate la farina, il bicchiere di acqua in cui avete sciolto il lievito fresco, 4 cucchiai di zucchero e 4 cucchiai di olio. fate girare l'impasto per pochi secondi, quindi unite il sale e impastate con il gancio a spirale.
Se l'impasto lo richiede aggiungete ancora qualche goccio d'acqua e nel caso fosse troppo morbido e appiccicoso, potete unire piccolissime quantità di farina, che vi aiuteranno ad ottenere un impasto morbido, tipo quello del pane.

Nel caso usiate il lievito di birra disidratato, unitelo alla farina e al resto degli ingredienti, versando poi il bicchiere d'acqua e procedete come scritto sopra.



Mettete l'impasto in una ciotola unta leggermente d'olio, coprite con della pellicola per alimenti e mettete a lievitare in un luogo tiepido, fino al raddoppio, oppure fate lievitare nell'abbattitore in modalità funzione di lievitazione.

Una volta che l'impasto sarà raddoppiato, prendetene circa 1/3 e stendetelo nella teglia unta d'olio, lasciando che superi leggermente i bordi. Cospargete con 700 g di chicchi d'uva, 3 cucchiai di zucchero e fate scendere un filo d'olio su tutta la superficie del ripieno.
Stendete la parte di pasta che vi era avanzata e ricoprite l'uva, ripiegando i bordi avanzati, verso l'interno e sigillate bene.
Prendete l'uva che vi era avanzata e mettetela sulla superficie, spolverate di zucchero e fate dei giri con l'olio.
Cuocete nel forno già caldo a 180° in modalità statica  per circa 60 minuti, o fino a che non sarà dorata.
Fate raffreddare e servite.


sabato 23 maggio 2009

Carciofi fritti

Carciofi fritti

per 4 persone


4 carciofi

2 uova

farina

sale

2 limoni

olio di semi di arachide



Pulite i carciofi, togliendo le foglie più dure, spuntateli e tagliateli in spicchi molto piccoli.

Via via che sono pronti, buttateli in acqua fredda acidulata con il succo di limone.

Scolateli, asciugateli... e passateli nella farina, un attimo prima di friggerli...passateli nelle uova sbattute e leggermente salate, ed infine tuffateli pochi alla volta nell'olio non troppo bollente.

Via via che sono dorati e croccanti, metteteli ad asciugare su della carta gialla, se l'avete...oppure della carta da cucina andrà bene lo stesso.

Salateli leggermente, e serviteli caldissimi...

martedì 24 febbraio 2009

Schiacciata alla fiorentina




Qualche giorno fa una mia cara amica,vicina di casa...Lina ti riconosci?!?!?mi ha chiesto se avevo la ricetta della schiacciata alla fiorentina,postata sul blog!
Ops...niente schiacciata,e quella sul libro della cucina toscana,era troppo laboriosa...
Questo dolce è tipico di Firenze, consumato di norma nel periodo carnevalesco,ed io dovevo colmare questa grave lacuna
Così,questa mattina,mi sono messa alla ricerca e sul sito di cookaround
sono riuscita a trovare questa di Marble.
Marble è fiorentina D.O.C...se non la sa fare lei,mi sono detta?!?!

Ingredienti
Ingredienti:

250 g farina
150 g zucchero
1 uovo
1 arancia (succo e buccia grattata)
10 cucchiai di latte
4 cucchiai di olio
1 bustina di lievito per dolci
1 bustina di vanillina
zucchero a velo per la copertura


Montare l'uovo intero con lo zucchero,quando è ben montato si aggiungano l'olio,il latte,e diamo una bella mescolata.
Poi è la volta del succo di arancia e della sua scorza grattugiata,ed infine farina,lievito e vanillina.
Mettiamo il nostro impasto in una teglia rettangolare,di circa 20 x 30,e mettiamo in forno già caldo a 180°,per 20/25 minuti o finché non sarà ben dorata.
Una volta sfornata e raffreddata,si cosparge di zucchero a velo.

mercoledì 28 gennaio 2009

Mantovana di Prato


Eccomi qua, a postare un dolce della mia città...

La Mantovana di Prato, che con la sua disarmante semplicità nel farla, racchiude in se il profumo delle cose buone e semplici.

Da bambina, mamma andava spesso ad acquistarla al biscottificio Mattei, quello famoso in tutto il mondo per i suoi cantuccini, ma un giorno....di tantissimi anni fa, la mia amica Elisabetta mi ha fatto assaggiare la "sua" Mantovana, splendidamente identica a quella del Mattei.

Che dire ...da quel giorno non ne abbiamo acquistate più!
Grazie Betti!
Mantovana di Prato

5 uova
200 g di zucchero
100 g di farina
100 g di maizena
200 g di burro
1 limone
2 cucchiaini di lievito per torte
un pizzico di sale
scorza grattata di un limone
granella di mandorla, oppure mandorle a scaglie.
zucchero a velo

Si dividono le uova mettendole in due ciotole separate. Gli albumi li monteremo a neve ben ferma aggiungendoci un pizzico di sale, mentre i tuorli li monteremo con lo zucchero, rendendo i tuorli ben spumosi.
Nel frattempo accendiamo il forno a 160° e sciogliamo il burro a bagnomaria, quando sarà sciolto, possiamo usarne una piccola quantità per ungere la tortiera, che infarineremo leggermente, scuotendone l'eccesso.
Quando i rossi d'uovo saranno ben spumosi, ci aggiungeremo la farina setacciata, la maizena, il lievito, il burro sciolto e la buccia grattugiata del limone, mescolando.
Uniamo all'impasto gli albumi montati, mescolando molto delicatamente dal basso verso l'alto.
Versiamo il tutto nella tortiera e cospargiamo la superficie di granella di mandorle oppure con le scaglie.
Mettiamo il tutto in forno, cuociamo per 30/40 minuti, prima di sfornare provare con lo stecchino se la torta è cotta, altrimenti prolungare la cottura per qualche minuto.
Una volta sfornata, lasciarla raffreddare e spolverarla con dello zucchero a velo.