martedì 19 marzo 2019
Frittelle di riso di San Giuseppe
lunedì 7 marzo 2016
Gli zuccherini di Vernio, per il Calendario del Cibo Italiano
Ci sono piatti che identificano la Nazione da cui provengono, poi ci sono i piatti che ne identificano la regione, ed infine ci sono i piatti che appartengono ad una determinata città o paese e che spesso vengono affiancati al nome stesso.
Facendo una ricerca per preparare questo post, ho scoperto tantissimi piatti che sono legati a Prato e alla sua Provincia e devo dire che ne sono rimasta piacevolmente sorpresa, tanto da aver adocchiato alcune ricette da provare, di cui ignoravo l'esistenza, Quelli che vengono in mente per primi,sono i famosi biscotti di Prato,seguiti a ruota dai sedani ripieni alla pratese, la mantovana di Prato, le pesche di Prato, gli amaretti di Carmignano, la bozza di Prato, le polpette di Carnevale, i Sassi della Calvana, i tortelli di patate di Vernio e per finire in dolcezza gli zuccherini sempre di Vernio.
Visto che oggi, per il Calendario del Cibo Italiano, prende il via la Settimana della Cucina del Campanile la cui ambasciatrice è Stefania Mulè autrice del blog BigShade , e dopo aver effettuato la ricerca di cui vi parlavo sopra per trovare un piatto a cui sono veramente legata, la scelta è
Ne avevo già parlato qua, ma visto che sono sempre alla ricerca della ricetta perfetta ho pensato di provare questa versione, della chef Lucia Antonelli del ristorante Taverna del Cacciatore di Castiglione dei Pepoli.
Leggendo Castiglione dei Pepoli, potreste dirmi che allora non sono di Vernio, come si vuol far credere ( la distanza che li separa, sono 18 km...così per dire) e qui sta il bello... gli zuccherini si trovano in tutta la fascia dell'Appennino Tosco-Romagnolo, partendo da Vernio, passando da Castiglione dei Pepoli, per arrivare a Porretta Terme, luogo dove in estate faccio incetta di zuccherini montanari in una famosa pasticceria del Corso Roma, la pasticceria Bruschi, ogni volta che "scendo in città", per fare la spesa.
Ma vediamo di raccontare qualcosa di più di questi dolci.
Gli zuccherini di Vernio, sono delle piccole ciambelle in cui spicca il profumo di anice e una volta preparati e cotti in forno, vengono glassati con uno sciroppo di zucchero, acqua e liquore all'anice, che consolidandosi si aggrappa al biscotto, creando un guscio goloso. Venivano preparati nei paesini di montagna, soprattutto per i matrimoni, ma anche per le Cresime e le Comunioni e la loro forma ricorda la fede nuziale e per formare lo sciroppo, venivano usati i paioli di rame, dove venivano tuffati i biscotti, per essere glassati.
E ora passiamo alla ricetta vera e propria.
Mettete i semi d'anice dentro ad una piccola ciotola, bagnateli con un goccio d'acqua e lasciateli riposare per 20 minuti circa, poi scolateli e teneteli da parte.
Sulla spianatoia o nella planetaria, a vostra scelta, mettete prima tutte le polveri e poi aggiungete le uova, il burro fuso e pian piano tutti gli altri ingredienti, impastate velocemente finché non avrete ottenuto un impasto sodo ed elastico.
Dividete la pasta in porzioni di circa 30 g se volete degli zuccherini belli corposi, oppure fate delle pezzature di circa 10 g per avere dei piccoli anelli, formate dei filoncini e chiudeteli ad anello, poi sistematele sopra ad una teglia antiaderente e cuoceteli nel forno caldo a 200°per circa 10-15 minuti.
Estraeteli dal forno e fateli raffreddare.
Preparate la glassa mettendo in un tegame lo zucchero e l'acqua e portateli ad una temperatura di circa 108°- 110° ( se non avete il termometro digitale vedrete che lo sciroppo inizierà a fare delle bolle bianche, provate ad immergere una forchetta e poi sollevatela. Se si formerà un filo allora lo sciroppo è pronto) poi togliete la pentola dal fuoco ed aggiungete il mezzo bicchierino di liquore all'anice.
Versate la glassa sui biscotti che avrete lasciato nella teglia antiaderente ricoperta da carta da forno e aiutandovi con due spatole mescolate la glassa ed i biscotti finché non diverranno bianchi candidi e si glasseranno. Ci vorranno circa 10 -15 minuti, quindi armatevi di santa pazienza.
Gli zuccherini si conservano in scatole di latta per svariati giorni.
lunedì 29 febbraio 2016
Torta di semolino e cioccolato
Tra poco meno di un mese sarà Pasqua, e già inizio a pensare seriamente al menù. Per adesso la cosa certa, è che molto probabilmente preparerò questo dolce, che ho scoperto per caso essere di origine toscana e che viene preparato prevalentemente nel periodo pasquale. Quindi direi, praticamente perfetto!
Si tratta di una base di pasta frolla, ripiena di una delicata crema di semolino aromatizzata al vin santo ed il tutto ricoperto da una ganache al cioccolato, che la rende veramente speciale.
Per presentarla in tavola, ho utilizzato un porta torta di Vetri delle Venezie, un negozio di shop online specializzato nella vendita di articoli per la casa e per la tavola, tutto interamente dedicato ai manufatti in vetro.
Il porta torta che ho utilizzato si chiama Rialto ed è veramente comodo, perché praticamente sono due oggetti in uno. Da una parte è composto da 5 vani che ne fanno una comoda antipastiera, mentre dall'altra è un porta torta, molto comodo da portare in tavola grazie alle maniglie che sono ai lati e per proteggere dall'aria che potrebbe seccare e deteriorare velocemente la pasticceria in generale, ho utilizzato una campana di vetro, che si chiama Banquet San Marco.
L'idea del vassoio double face, mi è piaciuta subito, soprattutto per il risparmio di spazio che ne deriva. Non so voi, ma io non so mai, dove sistemare tutti i vassoi e gli oggetti che utilizzo per servire in tavola, il posto è sempre risicato e tiranno, ed ogni volta che apro uno sportello ho il terrore che mi frani tutto in terra, quindi un oggetto come questo, può essere utile, quando non si ha tanto spazio a disposizione, ma si vuole far bella figura, con i nostri ospiti.
Ma torniamo alla nostra torta... La settimana scorsa, ho scomodato la cucina greca, per un dolce al semolino, il galaktoboureko e dopo pochi giorni ho preparato questa crostata, quindi devo dire che i dolci al semolino, mi piacciono proprio.
La ricetta è della mitica Jul's Kitchen, mia nipote virtuale e musa ispiratrice di tante ricette toscane e fidandomi di lei, ciecamente, non ho esitato un attimo a preparare questo dolce.
Promosso a pieni voti!
Mettete le farine ed il sale, dentro la ciotola del mixer e fatelo girare lentamente per pochi secondi,, aggiungendo il burro a pezzettini,
Unite lo zucchero, le uova e la scorza del limone grattugiata e impastate ancora per qualche secondo. Quando vedrete che si formerà una massa, fermate il mixer e togliete la frolla.
Mettete la pasta tra due fogli di carta forno e stendetela dandole una forma circolare, del diametro della teglia che andrete ad usare, poi imburrate ed infarinate lo stampo, e posizionate la pasta dentro di esso.
Mettete in frigo a riposare per un'ora.
Preparate la crema di semolino
Mettete il latte dentro ad un pentolino e posizionatelo sul fuoco. Portatelo quasi ad ebollizione, poi versatevi il semolino a pioggia e mescolate bene, per evitare la formazione di grumi, poi togliete la pentola dal fuoco e lasciatelo raffreddare, mescolandolo spesso.
Unite ora le uova, lo zucchero e il vin santo, mescolate e versate la crema dentro al guscio di pasta frolla.
Mettete nel forno caldo a 180° e cuocete per circa 30 minuti.
Fatela raffreddare
Ora preparate la ganache.
Mettete la panna sul fuoco e prima che raggiunga il bollore, spezzettateci dentro il cioccolato fondente, mescolate bene e vedrete che inizierà a rapprendersi.
Versate lentamente la ganache sulla torta, e mettete in frigo a raffreddare.
Prima di servirla, toglietela dal frigo e tenetela a temperatura ambiente per circa un'ora.
giovedì 29 agosto 2013
Torta di riso carrarina
- 80 g di riso originario
- 500 ml di latte intero
- 5 uova biologiche
- 180 g di zucchero
- scorza di limone biologico
- liquore Sambuca q.b ( mezzo bicchierino circa)
- burro e zucchero per caramellare la teglia
Scaldate il latte, senza farlo bollire.
Sbattete leggermente le uova con lo zucchero, aggiungete il mezzo bicchierino di liquore Sambuca, il latte a filo, e per ultimo, grattugiateci la scorza del limone.
Prendete la teglia, cospargetela con circa 3 cucchiai di zucchero, e fatelo caramellare sul fuoco.
Una volta caramellato, fate raffreddare, e passateci sopra con un pezzetto di burro, imburrando bene il tutto.
Nella teglia, fate uno strato con il riso, e sopra versateci il composto di latte zucchero e uova.
Infornate nel forno già caldo, e cuocete la torta a 180° per 30 minuti circa, oppure quando vedrete che il composto liquido, si sarà trasformato in un goloso budino dorato.
Sfornatela, fatela raffreddare, e conservatela in frigo.
martedì 19 febbraio 2013
Budini di riso
Quando da piccola, mamma mi portava a fare i prelievi del sangue, alla Mutua di via Gheradi, prima di tornare a casa ci fermavamo sempre a fare colazione, ad una famosa pasticceria li vicino, e la mia scelta ricadeva sempre sullo stesso pasticcino, il budino di riso.
Se poi si pensa, che soffrivo di tonsilliti, avevo febbroni da cavallo, le punture di pennicellina mi accompagnavano fedeli, come un orsacchiotto di peluche, quindi per un sacco di anni, prelievi del sangue, e budini di riso,andavano a braccetto!
Non che mi lamentassi eh, ossia ...per farmi la puntura dovevano bloccarmi, altrimenti col cavolo che me la sarei fatta fare, ma per un budino di riso, ero disposta a tutto :)
Poi sono cresciuta, e il budino di riso, è andata un po' nel dimenticatoio ( le tonsilliti no, quelle ogni tanto riappaiono...) finchè non ho trovato la ricetta perfetta, nel libro I Love Toscana, della mia carissima amica Giulia Scarpaleggia, edito da FOOD editore.
E' un dolcetto tipico della Toscana, una friabile pasta frolla, che avvolge un ripieno di riso morbido, profumato di vaniglia e di limone ...
Un fantastico confort food!
- 1 l di latte
- 300 g di riso originario
- 1 stecca di vaniglia
- scorza di un limone non trattato
- 6 cucchiai di zucchero
- ½ bustina di lievito ( 8 g)
- 2 uova
- 200 g di farina 00
- 100 g di farina di riso
- 150 g di zucchero
- 150 g di burro
- ½ bustina di lievito ( 8 g)
- 1 cucchiaino di sale
- 1 uovo
Intanto che la pasta frolla si riposava, ho messo a scaldare il latte, ho aggiunto la scorza del limone, e la bacca di vaniglia, e l'ho portato ad ebollizione.
Ho versato il riso, e mescolando con un cucchiaio di legno, l'ho portato a cottura, finchè il riso non ha assorbito gran parte del latte, ed era cotto, diciamo un 20 minuti circa.
Ho aggiunto 3 cucchiai di zucchero, e l'ho lasciato raffreddare.
E' il momento di aggiungere i tuorli, il lievito, e altri 3 cucchiai di zucchero, quindi ho mescolato, ed ho aggiunto gli albumi montati a neve,unendoli molto delicatamente.
Ho steso la frolla, con uno spessore di mezzo cm, ho imburrato ed infarinato gli stampini da muffin, li ho foderati con la frolla, e li ho riempiti di riso, ho infornato a 170° per circa 40 minuti, e una volta sfornati e raffreddati, li ho cosparsi di zucchero a velo.
Sono ottimi sia tiepidi che freddi.
mercoledì 6 febbraio 2013
Tagliatelle con l'anatra
Ogni tanto, arrivano delle richieste di piatti, anche da parte di mio marito, più che richieste esplicite, sono continui lanci di messaggi sublimali, del tipo.
" Sai, al lago dove vado a pescare, si... sai li alla trattoria, e si mangia alla bona, ma e m'hanno detto che fanno un sugo con l'anatra fenomenale...Mamma mia, è una vita che non lo mangio ... te e un me la fai mai ... sempre piatti complicati ..."
Già un ristorante che si chiama, Ikke c'è c'è, ha tutta la mia stima, della serie ikke c'ho ni frigo, e ikke ti preparo!!
Insomma per farla breve, mi sono mossa a compassione, non posso mica far finta di nulla, e non cedere a queste richieste innocenti, di cucina ruspante, e così ho acquistato una bella anatra, ho sfogliato il mio libro preferito di cucina toscana, ovvero "Il libro della vera cucina fiorentina" di Paolo Petroni, e ho accontentato anche il marito!
per 4 persone
- tagliatelle ( o pappardelle se le avete) circa 400 g
- un'anatra
- 50 g circa di pancetta
- 400 g di pomodori pelati oppure pomodori maturi, se è la stagione giusta
- una cipolla
- una carota
- un gambo di sedano
- prezzemolo
- un bicchiere di vino bianco
- olio d'oliva
- sale e pepe
Fate il classico battuto, uniteci anche la pancetta, e fate rosolare con dell'olio d'oliva, molto dolcemente.
Prima che sia rosolato del tutto, unite l'anatra tagliata in pezzi, e fatela insaporire, poi sfumate con il vino bianco, e fatelo evaporare completamente.
Unite i pelati schiacciati, aggiustate con il sale e con il pepe, incoperchiate, e fate cuocere piano piano, per circa un'ora, aggiungendo del brodo di carne o di pollo, se ce ne fosse il bisogno.
Una volta cotta, togliete i pezzi d'anatra dal tegame, eliminate la pelle, e sfilacciatela con le dita, rimettendo la carne dentro al sugo, e lasciatela insaporire per qualche minuto.
Non vi resta che cuocere la vostra pasta, e condirla con il saporitissimo sugo d'anatra, e godervi il sorriso soddisfatto, del vostro uomo :))
giovedì 14 giugno 2012
Opera 22
Quando varchi quel cancello, sei consapevole di essere in un posto speciale, per tanti motivi ...
Il primo motivo, è che Opera 22, è uno dei pochi ristoranti che oltre a far star bene i propri ospiti, fa anche del "bene"aiutando in maniera concreta ed assidua, i ragazzi della Fondazione di Santa Rita, ragazzi con cui la vita, non è stata proprio facile e felice , ma che grazie alla Fondazione e all'Opera sono riusciti a crescere , ad avere un'istruzione e a diventare i magnifici ragazzi, che lavorano presso il ristorante, in maniera molto, ma molto professionale.
Il secondo motivo, è il magnifico giardino a ridosso del bastione di Santa Chiara , dove è possibile godere di un venticello leggero sempre presente, che rende ancora più piacevole lo stare a tavola.
E ultima, ma non per merito ... la magnifica cucina dell'Opera 22, affidata alle giovani mani di Marco Mengoni, giovani solo per età anagrafica, perché in fatto di esperienza, il "nostro"chef se l'è costruita, giorno dopo giorno, lavorando fianco a fianco, con chef del calibro di Marco Stabile dell'Ora D'aria, e di Antonio Guida de Il Pellicano, a Porto Ercole.
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A volere che il sogno di Opera 22 , divenisse in pochi anni una solida realtà, e uno dei migliori ristoranti Pratesi, presenti nella Guida dell'Espresso, sono stati Simone Bartolozzi che incarna il ruolo di responsabile di sala, nonchè quello di sommelier , e sua moglie Diana Marcantuono che crea e cucina, piatti straordinari insieme a Marco Mengoni.
Per festeggiare il concretizzarsi di un favoloso progetto, come l'inserimento di 3 nuovi ragazzi nello staff del ristorante e il progetto L'Opera 22 cresce, nato con l'intento di far conoscere il ristorante didattico sul territorio, ma anche l'idea di raccogliere in un ricettario, le ricette tipiche toscane, andandole a cercare in mezzo alla gente comune,è stata organizzata una serata fantastica, all'insegna dell'ottimo cibo, della musica, e della presenza della più grande pastry chef nazionale, Loretta Fanella, che ha prestato la sua bravura e la sua tecnica, nella realizzazione della parte "dolce" della serata.
A farmi compagnia, la amica food blogger e concittadina, la mitica Simona's Kitchen, e insieme a lei ed a altri nuovi amici conosciuti al tavolo, abbiamo trascorso una serata fantastica, all'insegna della degustazione di prodotti tipici , e di una cucina che richiama si la tradizione toscana, ma sicuramente riletta in chiave contemporanea, adattissima ai gusti più moderni ed ai palati più esigenti.

Non per niente il menù, aveva un titolo molto esplicito..."Tradizione ai giorni nostri" e il buffet che ne è seguito, ne è stato la conferma.
Poi è stata la volta del riso ...
Giro della Toscana attraverso il riso
Costa ... Risotto e baccalà alla livornese
Tra chiacchiere, degustazioni, e buona musica , è arrivato anche il momento del dolce, affidato alla bravissima Loretta Fanella ...
Momento dolce firmato da Loretta Fanella
Delizia di Fragole
Muffin al cioccolato bianco e fragola, panna cotta alla fragola, toffee alla fragola, salsa di fragole fresche e petali di rosa cristallizzati
Finger food dolci
Ringrazio tutto lo staff dell'Opera 22, per la magnifica serata e per avermi fatto apprezzare dei piatti che reputavo, "troppo tradizionali" per i miei gusti, ma che rielaborati da voi, sono divenuti favolosi!!
P.S = Scusate per la qualità delle foto, ma per motivi "tecnici e di memoria ...in tutti i sensi ", le foto le ho realizzate con l'Ipad!!
Ringrazio ancora Marco Badiani, per avermi dato la possibilità di poter attingere ad alcune delle sue foto :))
Opera 22
via Pomeria 64 Prato
info@opera22.it
Tel. 0574606812
366 1799766
lunedì 20 febbraio 2012
Frittelle di mele
Pensate alle mele, alle uova, al vino bianco... sono tutti ingredienti che si trovavano nelle dispense delle case dei contadini,quelle con le cucine grandi con il pavimento in cotto, le travi sul soffitto, e la stufa a legna accesa. Pensate a quella cucina, a un grande tavolo in legno, e vicino a quel tavolo, una donna.Immaginate le mani di quella donna, delle mani rustiche, forti, intente a sbucciare delle mele, pensate a quelle stesse mani, che dentro a una ciotola mescolano farina, uovo e zucchero, aiutandosi con una semplice mestolo di legno.Pochi gesti di una semplicità unica, semplici come gli ingredienti che vengono utilizzati, e semplici come queste frittelle
4 mele renette o golden
100 g di farina 00
1 uovo intero
100 g di zucchero
1/2 bustina di lievito per dolci
1/2 bicchiere di vino bianco
sale
olio d'oliva
olio d'arachide per friggere
zucchero a velo
Intanto prepariamo la pastella, mescolando la farina, l'uovo, 2 cucchiai d'olio d'oliva, il lievito e un pizzico di sale, poi aggiungiamo il mezzo bicchiere di vino, e un po' d'acqua, quel tanto che basta ad ottenere una pastella abbastanza fluida, e lasciamo riposare il tutto per almeno mezz'ora o anche di più.
Sbucciamo le mele, con il levatorsoli togliamo il torsolo, e le tagliamo a fette alte circa mezzo centimetro, ottenendo così degli anelli.
Aggiungiamo gli anelli di mela, alla pastella, e lasciamoli riposare per qualche minuto, intanto portiamo a temperatura l'olio di semi, in una padella.
Una volta che l'olio sarà caldo, friggiamo le mele, dorandole da tutte e due le parti, poi le facciamo asciugare con della carta da cucina, le spolveriamo con dello zucchero a velo,e le nostre frittelle sono pronte per essere servite.
mercoledì 25 gennaio 2012
Fegatelli di maiale
Oggi voglio ritornare alle origini, alla parte ruspante che c’è in me … alla toscanaccia “quasi” pura, che cerca di riscoprire i sapori della sua Toscana. La mia regione, è ricca di tanti profumi e piatti, che pur chiamandosi nello stesso modo, sono diversi da provincia a provincia. come questi fegatelli di maiale! Io li ho sempre mangiati, con il fegato di maiale tritato … ma le volte che mi è capitato di assaggiare quelli della provincia di Pistoia o di Arezzo, il fegato è sempre a pezzi abbastanza grossi, e per i miei gusti il sapore è decisamente, un po’ troppo forte!
Fegatelli di maiale
500 g di fegato di maiale
200 g di rete di maiale
una salsiccia
salvia
aglio
alloro
pangrattato
olio d’oliva
sale e pepe
Nel robot da cucina, mettete il fegato tagliato a cubetti e fategli fare qualche giro … mi raccomando, non dovete spappolarlo, ma tritarlo leggermente, poi lo mettete in una ciotola , e aggiungete la salsiccia e il trito con il pangrattato che avevate preparato.
Prendete la rete di maiale, lasciatela immersa qualche attimo nell’acqua calda,a e poi aiutandovi con un cucchiaio, mettete una cucchiaiata circa di composto,e avvolgete il tutto, dandogli la forma di una grossa polpetta.
Qua sta a voi scegliere … o preparate degli spiedini alternando i fegatelli, con dei crostini di pane e foglie d’alloro, oppure li lasciate così come sono,come ho fatto io ... con una semplice foglia di alloro e in ambedue i casi li adagiate in una teglia e li irrorate con un filo d’olio, un pizzico di sale, una spolverata di pepe e li cuocete in forno, a 170°/180° per circa 45 minuti.
sabato 23 aprile 2011
Pan di ramerino
Ogni volta, che devo trovare qualche cibo o piatto, che parli della mia regione, entro immancabilmente in crisi…
Le miei radici, si stanno consolidando adesso…sto riscoprendo la mia regione, la mia città, i piatti famosi, e le tradizioni che non conoscevo, è un lavoro lungo e certosino, ma pian piano ci sto riuscendo.
Babbo, che era il “toscano”in casa, se ne è andato troppo presto, per potermi insegnare qualche piatto tipico… di lui mi sono rimaste le sue polente, i suoi castagnacci, il suo baccalà con le patate, la sua pasta con i ceci… ed anche la pasta troppo scotta,quando ritornavo a casa da scuola… ma Dio se era buona lo stesso!!!
Ma devo dire grazie anche a mio marito, la parte pratese della nostra famiglia se pian piano sto imparando ad essere una vera toscana, ma sopratutto una vera pratese.
Ho fatto appello alla mia memoria, e al mio fidato libro di cucina toscana…(oh, uno si arrangia come può … ) e mi sono venuti in mente questi panini morbidi, profumati di rosmarino, e di buona e dolcissima uvetta…Sono panini che qua in Toscana, ormai si trovano quasi quotidianamente, ma nella tradizione , erano panini che si consumavano nel periodo quaresimale, per l’esattezza nel Giovedì Santo.
Pan di ramerino
dose per circa 10 panini da 90 g
- tempo di preparazione 10 minuti
- tempo di lievitazione 3-4 ore circa ( a seconda della temperatura di casa)
- tempo di cottura 20-30 minuti
- 500 g di farina 0
- 240 g di acqua
- 3 g di lievito di birra disidratato o 9 g dilievito di birra compresso
- 50 g di zucchero
- 150 g di uvetta
- 5 g di sale
- un rametto di rosmarino, o ramerino detto alla toscana…
- olio di oliva circa 50 ml
mercoledì 16 marzo 2011
Cucinando in…Toscana Fusilli lunghi , con cavolo nero e salsiccia della Val di Bisenzio
Ho accolto con gioia, l’invito di Riccardo, Valentina e Lory, di Cucinando , che ci proponevano la realizzazione di una ricetta tipica della nostra regione, in onore dell’ Unità d’Italia.
La mia non è proprio una ricetta tipica toscana, ma è fatta quasi esclusivamente con prodotti della mia terra…il cavolo nero, la salsiccia di maiale della val di Bisenzio, il pecorino Marzolino delle terre senesi!
Ma per la pasta ho preferito usare una pasta di grano duro, originaria di Gragnano, vicino Napoli… sono i fusilli lunghi, del pastificio Garofalo, che ben si sono amalgamati al sugo che ho preparato.
In fondo l’Unità d’Italia si fa anche a tavola…La Toscana e la Campania, unite in un bel piatto di pasta, come questo!!
Fusilli lunghi, con cavolo nero e salsiccia della Val di Bisenzio
Per 4 persone
Fusilli lunghi Pasta Garofalo
2 piccoli mazzetti di cavolo nero
2 salsicce di maiale, possibilmente toscane
peperoncino
uno o due spicchi d’aglio
pecorino toscano
un po’ di brodo vegetale
olio extra vergine d’oliva
Inizia pulendo il cavolo nero, sfilando le foglie, se la costola è molto dura, oppure lasciandole intere se le foglie sono piccole e tenere, e mettile a bagno nell’acqua fresca, sciacquandole molto bene.
In una padella, versa l’olio d’oliva, metti l’aglio ancora “vestito”, ma schiacciato leggermente con il palmo della mano, ed un pizzico di peperoncino per dargli un leggero tocco piccante, che con il cavolo nero, ci sta veramente bene.
Fai dorare leggermente l’aglio, poi trita le foglie più grandi del cavolo, a strisce di un cm circa…e spezzetta leggermente quelle più piccole, e le unisci nella padella.
Lasciale cuocere leggermente a fiamma abbastanza dolce, unisci un po’ di brodo vegetale, se si dovesse asciugare troppo, e porta piano piano a cottura il cavolo nero.
In una padella antiaderente, scaldata sul fuoco vivace, metti la salsiccia spellata e schiacciata , e cerca di sgranarla con i rebbi della forchetta…falla sfrigolare, rosola per bene, ed infine aggiungila con il suo grasso che avrà rilasciato, durante la cottura, alle foglie di cavolo che stanno ancora cuocendo.
Mescola con cura, spolvera con un pizzico di sale, e una generosa macinata di pepe, porta a cottura nel frattempo la pasta, scolala e falla saltare nella padella, insieme al cavolo nero ed alla salsiccia.
Una grattata di pecorino toscano…e…
Buon appetito!!
venerdì 5 febbraio 2010
Baccalà alla livornese
Io, sinceramente non so come mangino i livornesi... ma il baccalà lo fanno di molto bono!!!
Scherzi a parte, ecco un'altra ricetta tipicamente toscana, con i suoi ingredienti semplici e genuini, un'altra ricetta del grande Paolo Petroni, che mi aiuta con il suo libro, nel ritrovare i vecchi sapori di una volta.
Il baccalà alla livornese è un sapore di questi, un piatto che mi fa ricordare quando ero bambina, ed intorno al tavolo sedevano tanti miei cari, che adesso non ci sono più!
Non disdegno i sapori nuovi, ma penso che ogni tanto, rimanere attaccati alle nostre tradizioni, anche se sono solo dei piatti della "vecchia" cucina, faccia bene al nostro cuore e alla nostra memoria...
Baccalà alla livornese
dal libro "il libro della vera cucina marinara" di Paolo Petroni
Per 4 persone
800 g di baccalà bagnato ( mi raccomando se lo acquistate salato,tenetelo almeno 48 ore a bagno in acqua fresca, pena il sembrare un beduino nel deserto, senza una goccia d'acqua...dopo poche ore dall'averlo mangiato)
500 g di pomodori pelati
2 o 3 spicchi d'aglio
prezzemolo
farina
olio di arachide per la frittura
olio d'oliva
sale e pepe
Diliscare il baccalà, e tagliatelo a pezzi abbastanza grossi, circa 3 dita per 4, infarinatelo e friggete in olio d'arachide finché i pezzi non sono belli croccanti da ambedue le parti.
Man mano che sono pronti, metteteli ad asciugare dall'olio sulla carta assorbente.
Nel frattempo preparate il sugo, rosolando un trito di aglio e prezzemolo, appena accenna a colorire, unite i pomodori, salate pepate e lasciate cuocere per circa un quarto d'ora.
Appena il sugo sarà pronto è il momento di aggiungerci i pezzetti di baccalà, in un solo strato, e di lasciarli insaporire per 5 minuti, a fuoco moderato.
Cospargere di altro prezzemolo fresco e servite
martedì 26 gennaio 2010
La ribollita
Voglia di zuppa, voglia di una bella ribollita... ecco la scorsa settimana mi è presa così, sarà che il frigo traboccava di verdure fresche appena acquistate al mercatino della filiera corta, sarà che la temperatura era abbastanza rigida, sarà che era una vita che non la mangiavo... insomma mi sono tirata su le maniche ed ho iniziato a preparare questa bontà toscana.
mercoledì 2 dicembre 2009
La torta Mantovana di Prato ...di Pellegrino Artusi
Una settimana fa circa la mitica Milla,aveva postato la ricetta della Mantovana di Prato
chiamandomi in causa e chiedendomi se era quella "giusta",visto che sono di queste parti e abito a Prato.
Io avevo già postato un'altra ricetta tempo fa...precisamente questa
...decisamente buona ma!!
Si c'è un ma,nella mia mente avevo ancora il sapore della Mantovana del Mattei,il leggendario forno che ha inventato i biscotti di Prato,quella che mia mamma mi dava per merenda quando andavo a scuola.
Ed in effetti quella, aveva tutto un altro sapore...
Se poi, come ho scoperto in questi giorni,il signor Mattei era amico del mitico signor Pellegrino Artusi, e che questo caro amico, era riuscito a carpire la ricetta di questo dolce...perché non provare la ricetta dell'Artusi?
Già solo leggere la ricetta scritta da lui, sembra pura poesia...elegante,quasi signorile,un andar indietro nel tempo che fu.
Farina, grammi 170.
Zucchero, grammi 170.
Burro, grammi 150.
Mandorle dolci e pinoli, grammi 50 ( Consiglio vivamente di mettere molte più mandorle e pinoli )
Uova intere, n. l.
Rossi d'uovo, n. 4.
Odore di scorza di limone.
Si lavorano prima per bene col mestolo, entro una catinella, le uova collo zucchero; poi vi si versa a poco per volta la farina, lavorandola ancora, e per ultimo il burro liquefatto a bagno-maria. Si mette il composto in una teglia di rame unta col burro e spolverizzata di zucchero a velo e farina o di pangrattato e si rifiorisce al disopra con le mandorle e i pinoli. I pinoli tagliateli in due pel traverso e le mandorle, dopo averle sbucciate coll'acqua calda e spaccate per il lungo, tagliatele di traverso, facendone d'ogni metà quattro o cinque pezzetti. Badate che questa torta non riesca più grossa di un dito e mezzo o due al più onde abbia modo di rasciugarsi bene nel forno, che va tenuto a moderato calore.
Spolverizzatela di zucchero a velo e servitela diaccia, che sarà molto aggradita.
Questa è la versione originale...
La mia versione, molto meno poetica,vi dice di...
Sbattere le uova con lo zucchero, e montarle finché non sono bianche,poi unite la farina un cucchiaio alla volta,la scorza del limone grattugiata...infine unite il burro sciolto a bagnomaria.
Si versa il tutto in uno stampo di 24 cm imburrato ed infarinato,e si ricopre la superficie del dolce,proprio come dice l'Artusi...con le mandorle tagliuzzate a mano ed i pinoli tagliati a metà!
Si inforna a 180° per circa 30 minuti,per essere sicure della cottura,fate la prova stecchino...poi una volta cotta,sfornatela,lasciatela raffreddare bene e copritela con abbondante zucchero a velo.
Non vi spaventate se è bassina...l'Artusi diceva che doveva essere alta un dito e mezzo,massimo due.
Ecco Milla...mi chiedevi cosa ne penso...beh penso che questa è la vera Mantovana di Prato!!
lunedì 7 settembre 2009
Schiacciata con l'uva...o come si dice a Firenze...la "stiacciata coll'uva"
L'è coll'olio, l'è coll'uva, l'è coll'olio!!
E' stato proprio questo che mi ha spinta a modificare l'articolo, foto nuove e via... peccato per quel click di troppo!
Per chi non conoscesse la schiacciata con l'uva, dico subito che è il dolce più venduto e preparato nel periodo della vendemmia da tutti i forni e pasticcerie della zona di Firenze e non solo. Una schiacciata rustica, preparata con l'impasto del pane, al quale sono aggiunti zucchero e olio e che racchiude tra i due strati una generosa quantità di uva canaiolo e zucchero, che cuocendo impregna con il suo succo l' interno.
La ricetta è di Paolo Petroni, guru della cucina toscana e non solo. Quando scrissi questo post, usavo la quantità di lievito che a quei tempi era canonica per tutti i lievitati, 25 g di lievito di birra fresco, oggi uso quello disidratato e ne metto solo 3 g.
Schiacciata con l'uva
- 400 g di farina 0
- 1 kg di uva da vino ( canaiolo)
- 200 g di zucchero semolato
- 25 g di lievito di birra fresco o 3 g disidratato
- 4 cucchiai d'olio extravergine d'oliva
- 1 bicchiere circa di acqua
- 1 cucchiaino di sale
Impasto con lievito di birra fresco
sabato 23 maggio 2009
Carciofi fritti
martedì 24 febbraio 2009
Schiacciata alla fiorentina
Qualche giorno fa una mia cara amica,vicina di casa...Lina ti riconosci?!?!?mi ha chiesto se avevo la ricetta della schiacciata alla fiorentina,postata sul blog!
Ops...niente schiacciata,e quella sul libro della cucina toscana,era troppo laboriosa...
Questo dolce è tipico di Firenze, consumato di norma nel periodo carnevalesco,ed io dovevo colmare questa grave lacuna
Così,questa mattina,mi sono messa alla ricerca e sul sito di cookaround
sono riuscita a trovare questa di Marble.
Marble è fiorentina D.O.C...se non la sa fare lei,mi sono detta?!?!
Ingredienti
Ingredienti:
250 g farina
150 g zucchero
1 uovo
1 arancia (succo e buccia grattata)
10 cucchiai di latte
4 cucchiai di olio
1 bustina di lievito per dolci
1 bustina di vanillina
zucchero a velo per la copertura
Montare l'uovo intero con lo zucchero,quando è ben montato si aggiungano l'olio,il latte,e diamo una bella mescolata.
Poi è la volta del succo di arancia e della sua scorza grattugiata,ed infine farina,lievito e vanillina.
Mettiamo il nostro impasto in una teglia rettangolare,di circa 20 x 30,e mettiamo in forno già caldo a 180°,per 20/25 minuti o finché non sarà ben dorata.
Una volta sfornata e raffreddata,si cosparge di zucchero a velo.
mercoledì 28 gennaio 2009
Mantovana di Prato
5 uova
100 g di farina
100 g di maizena
200 g di burro
1 limone
2 cucchiaini di lievito per torte
un pizzico di sale
scorza grattata di un limone
granella di mandorla, oppure mandorle a scaglie.
zucchero a velo
Si dividono le uova mettendole in due ciotole separate. Gli albumi li monteremo a neve ben ferma aggiungendoci un pizzico di sale, mentre i tuorli li monteremo con lo zucchero, rendendo i tuorli ben spumosi.
Nel frattempo accendiamo il forno a 160° e sciogliamo il burro a bagnomaria, quando sarà sciolto, possiamo usarne una piccola quantità per ungere la tortiera, che infarineremo leggermente, scuotendone l'eccesso.
Quando i rossi d'uovo saranno ben spumosi, ci aggiungeremo la farina setacciata, la maizena, il lievito, il burro sciolto e la buccia grattugiata del limone, mescolando.
Uniamo all'impasto gli albumi montati, mescolando molto delicatamente dal basso verso l'alto.
Versiamo il tutto nella tortiera e cospargiamo la superficie di granella di mandorle oppure con le scaglie.
Mettiamo il tutto in forno, cuociamo per 30/40 minuti, prima di sfornare provare con lo stecchino se la torta è cotta, altrimenti prolungare la cottura per qualche minuto.
Una volta sfornata, lasciarla raffreddare e spolverarla con dello zucchero a velo.


























