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martedì 13 novembre 2018

Castagnaccio


Quando arriva il periodo delle castagne e vedo le prime sui banchi del supermercato con accanto il sacchetto della farina e l'immancabile padella di ferro bucata, mi viene sempre da sorridere e scuotere la testa, perché so quanto tempo ci vuole per fare la farina di castagne e capisco bene che quella che è in vendita è la farina dell'anno passato, quindi già vecchia e non profumata come potrebbe essere quella fresca.
Ci vogliono trenta giorni per seccare le castagne con un fuoco costante sotto che le disidrata, poi vanno separate dalla buccia e dalla pellicina che le ricopre e portate al mulino con la macina in pietra, che le trasforma in quella polvere impalpabile e profumata che tutti conosciamo.
 Vi sconsiglio quindi di   farvi prendere dal facile entusiasmo e vi consiglio caldamente di attendere almeno un mese per fare il vostro acquisto, anche perché come le castagne che costano un rene anche la farina ha un costo molto elevato e rischiereste di buttare via i vostri soldi in un prodotto non proprio al top.
Mi mamma era una di quelle donne di una volta, che se non acquistava almeno 10 kg di farina di castagne non era contenta ( io ne compro al massimo 1 kg e mi sembra già tanto, per dire...) e per mantenerla al meglio, la metteva in piccoli sacchetti da freezer e la congelava; vi è mai capitato di mangiare necci con la ricotta il 15 Agosto, mentre tutto il resto d'Italia si sta gustando una banalissima fetta di anguria? Ecco, per me era la prassi, e forse è anche per quello che ne acquisto così poca, preferisco comprarla e terminarla nel più breve tempo possibile, limitandomi all'utilizzo nel periodo della sua stagionalità.

Ancora non ho trovato la farina fresca del 2018, ma intanto vi posto questo castagnaccio che avevo preparato lo scorso anno e attendeva paziente in archivio; una ricetta semplice che però nella sua semplicità, non transige su due regole basiche e rigide. Per fare il castagnaccio non si utilizza né lo zucchero, né il latte, la dolcezza viene  regalata dalla farina di castagne già dolce di suo e dall'uvetta sultanina, e per renderlo morbido basta dosare giustamente la semplice acqua del rubinetto.
Facile no?

Se avete voglia di sperimentare altre ricette con la farina di castagne, potreste provare queste: gli Gnocchi di farina di castagne con ragù di coniglio oppure i Necci di farina di castagne

Oppure se volete provare a cimentarvi con delle ricette che prevedono l'utilizzo del frutto fresco, perché non provate la Zuppa di zucca patate e castagne oppure il Risotto alle castagne?


Castagnaccio


Per una teglia di 24 cm di Ø



  • 350 g di farina di castagne
  • 100 g di pinoli italiani
  • 100 g di uvetta ammollata
  • 3 cucchiai di olio extravergine d'oliva
  • un pizzico di sale 
  • acqua q.b
  • rosmarino fresco
Per servire
      ricotta, cacao o zucchero vanigliato


Mettete l'uvetta dentro ad una ciotola e copritela con dell'acqua tiepida. Fatela idratare per circa 10-15 minuti o finché non sarà morbida, poi sgocciolatela, strizzatela e mettetela da una parte, in attesa di essere usata.
 Setacciate la farina di castagne versandola dentro ad una ciotola capiente. Diluite la farina con dell'acqua fresca girando con una frusta fino ad ottenere una pastella liscia e senza grumi.
Versate al suo interno una parte di pinoli e una parte di uvetta, insieme ai cucchiai d'olio; girate e lasciate riposare per una decina di minuti.





Oleate la teglia e versatevi l'impasto.
Cospargete la superficie con i pinoli e l'uvetta avanzata, qualche foglia di rosmarino e un filo d'olio extravergine.
Infornate nel forno caldo a 180° e cuocete per circa 40-45 minuti.
Vi accorgerete che il castagnaccio è pronto, quando la sua superficie apparirà leggermente screpolata.
Sfornate e lasciate raffreddare.
Potete servire il castagnaccio così com'è oppure accompagnandolo con dell'ottima ricotta di pecora o vaccina, spolverizzata di cacao.


mercoledì 30 novembre 2016

Gnocchi di ricotta e farina di castagne con ragù di coniglio


Vi è mai capitato di fare una passeggiata in un castagneto e di imbattervi in piccole casette in pietra, in posti dove mai vi sareste sognati di trovarle?
Se si  molto probabilmente sono dei vecchi seccatoi, che venivano usati molti anni fa per seccare le castagne e ricavarne la preziosa farina, che sarebbe servita nel corso dei mesi a sfamare il popolo della montagna.
Venivano costruiti con le pietre ed il legname ricavati dal territorio stesso, solo la parte metallica  veniva presa altrove, ed erano edifici a due piani con due ingressi distinti; si accedeva al primo piano per stendere le castagne sulle assi che formavano il pavimento, mentre al piano inferiore veniva acceso il fuoco che essiccava lentamente le castagne, per 40 lunghi giorni.
Una volta essiccate venivano "bacchiate" nell'aia con bastoni di legno, per separare la buccia dalla parte edibile e una volta insaccate in sacchi di iuta venivano portate al molino, per essere macinate ed ottenere la farina.
Anche oggi si segue lo stesso procedimento, e fortunatamente dallo scorso anno si è avuta una netta ripresa della produzione delle castagne, che aveva subito un brusco arresto a causa di un insetto originario della Cina che aveva infestato la maggioranza dei castagneti della mia zona. Grazie ad una lotta biologica ad oggi  sembra totalmente debellato  e la farina di castagne, che era stata impossibile da produrre se non in minime quantità e venduta a prezzi esorbitanti, sembra che inizi ad essere più presente sul mercato ad un prezzo "umano".

Qua in Toscana i piatti che vengono preparati con questo tipo di farina sono tanti, basta pensare al castagnaccio, alle frittelle, i necci con la ricotta, che hanno contribuito a sfamare la gente di montagna con i prodotti che avevano a disposizione.

In chiave più moderna, la farina di castane è abbinata anche ad altri tipi di farina, per ottenere pani, biscotti ed anche paste e gnocchi fatti in casa, proprio come quelli che vi presento oggi, con gli  gli stessi ingredienti che potevano trovare anche le nostre nonne nelle loro case di campagna: farina di castagne, ricotta di pecora e la carne di coniglio.

Un piatto semplice, delicato e saporito, che penso vi piacerà!




Gnocchi di ricotta e farina di castagne con ragù di coniglio



per 4 persone ( ricetta tratta da  Sale & Pepe)




  • 500 g di ricotta di pecora
  • 250 g di farina di castagne
  • 2 cosce di coniglio
  • 1 uovo
  • 1 cipolla dorata
  • 1 carota
  • 1 costola di sedano
  • 1 pomodoro maturo o pomodoro pelato
  • 1/2 bicchiere di vino bianco
  • rosmarino
  • salvia
  • brodo di carne q.b
  • 1 spicchio d'aglio
  • olio extra vergine d'oliva fruttato medio








In una boule setacciate la farina di castagne e la ricotta sgocciolata dal siero, poi aggiungete l'uovo sbattuto il sale ed il pepe. Mescolate bene e  versate l'impasto  sulla la spianatoia, leggermente infarinata. Impastate, fate una palla, mettetela dentro ad un sacchetto per alimenti e fatela riposare in frigo per un'ora.
Intanto preparate il sugo di coniglio.
Fate un battuto con gli odori e le erbe aromatiche, poi soffriggetelo delicatamente insieme a 2-3 cucchiai d'olio extra vergine, aggiungete le cosce di coniglio, fatele rosolare e poi sfumate con il vino bianco.Unite i pomodori e salate e pepate. Cuocete per circa 45-50 minuti, aggiungendo del brodo caldo all'occorrenza.
Disossate le cosce e rimettete la polpa nel sugo.
Ora formate gli gnocchi. Formate dei cordoncini, poi tagliateli a pezzetti e passateli man mano sui rebbi della forchetta.
Buttate gli gnocchi, dentro ad una pentola di acqua bollente salata, scolateli appena saliranno in superficie e saltateli nella padella con il sugo di coniglio caldo.
Serviteli con un giro d'olio crudo e una macinata di pepe.



Credits:
Edifici rurali 
La farina di castagne

lunedì 26 novembre 2012

Necci di farina di castagne




I necci di farina di castagne, sono come i castagnacci bianchi ... capaci di scatenare una miriade di ricordi, legati alle mie vancanze in montagna.
Non so come mai, visto che la farina di castagne era un "frutto" dell'inverno, ma ogni estate, quando ero bambina, un giorno del mese di Agosto, tutta la famiglia Bartoletti, si riuniva nella cucina con il caminetto "grande", venivano puliti i dischi di terracotta, che di solito rimanevano per una anno intero  riposti nel sottoscala, zio Bruno raccoglieva le foglie di castagno, babbo accendeva il fuoco, zia Lina, preparava l'impasto con acqua, farina di castagne e un pizzico di sale, si sedeva sulla seggiolina di paglia, accanto  al fuoco,  ed iniziava a preparare i suoi necci.

Eh si, i necci di castagne erano la sua specialità ... scaldava le forme sul fuoco, ci poggiava sopra  le foglie di castagno incrociate, versava un po' di pastella, altre foglie e via ... finché non si formava una lunga torre, che in pochi minuti, rilasciava un dolce profumo di castagne, per tutta la casa.
Ho dei ricordi molto vaghi ... anche perché ero molto piccola,  ma vedendo queste foto, sono come esplosi nella mente.

http://www.museodelcastagno.it/ricette.php#necci



Sul tavolo, mamma e nonna Maria, mettevano sempre la  ricotta fresca, che ci portava a casa direttamente il pastore, del buon pecorino fresco, e zio Bruno, che era il più goloso, tagliava delle belle fette di pancetta, le cuoceva nella padella, e le metteva nel suo neccio arrotolato.



Ora, di tutti i nomi che ho fatto, è rimasta solo mia mamma ... e i necci di castagne, non si preparano più nel mese di Agosto ...





Ingredienti per 4 persone
350 g di  acqua
200 g di farina di castagne
1 cucchiaino di sale
4 o 5 cucchiaia d'olio extra vergine d'oliva

Ho stemperato la farina di castagne, con l'acqua, ho aggiunto il sale, ed ho mescolato bene, finché tutti i grumi, non si sono sciolti.
Ho oleato leggermente una padellina antiaderente di 20 cm,  l'ho lasciata scaldare bene, ho versato un po' di pastella, quanto basta per ottenere una frittella abbastanza sottile, l'ho lasciata cuocere per un minuto circa, e poi l'ho rigirata dall'altra parte.

Ho ripetuto il tutto, finchè la pastella non era finita, ed ho messo via via,  i necci su di  un piatto, appoggiato su una pentola con l'acqua calda al suo interno, per tenerli caldi.

Servirli con ricotta fresca, pecorino dolce, o formaggio misto di mucca e pecora.