lunedì 29 febbraio 2016

Torta di semolino e cioccolato





Tra poco meno di un mese sarà Pasqua, e già inizio a pensare seriamente al menù. Per adesso la cosa certa, è che molto probabilmente preparerò questo dolce, che ho scoperto per caso essere di origine toscana e che viene preparato prevalentemente nel periodo pasquale. Quindi direi, praticamente perfetto!
Si tratta di una base di pasta frolla, ripiena di una delicata crema di semolino aromatizzata al vin santo ed il tutto ricoperto da una ganache al cioccolato, che la rende veramente speciale.

Per presentarla in tavola, ho utilizzato un porta torta di Vetri delle Venezie, un negozio di shop online specializzato nella vendita di articoli per la casa e per la tavola, tutto interamente dedicato ai manufatti in vetro.
Il porta torta che ho utilizzato si chiama Rialto ed è veramente comodo, perché praticamente sono due oggetti in uno. Da una parte è composto da 5 vani che ne fanno una comoda antipastiera, mentre dall'altra è un porta torta, molto comodo da portare in tavola grazie alle maniglie che sono ai lati e per proteggere dall'aria che potrebbe seccare e deteriorare velocemente la pasticceria in generale, ho utilizzato una campana di vetro, che si chiama Banquet San Marco.




L'idea del vassoio double face, mi è piaciuta subito, soprattutto per il risparmio di spazio che ne deriva. Non so voi, ma io non so mai, dove sistemare tutti i vassoi e gli oggetti che utilizzo per servire in tavola, il posto è sempre risicato e tiranno, ed ogni volta che apro uno sportello ho il terrore che mi frani tutto in terra, quindi un oggetto come questo, può essere utile, quando non si ha tanto spazio a disposizione, ma si vuole far bella figura, con i nostri ospiti.






Ma torniamo alla nostra torta... La settimana scorsa, ho scomodato la cucina greca, per un dolce al semolino,  il galaktoboureko e dopo pochi giorni ho preparato questa crostata, quindi devo dire che i dolci al semolino, mi piacciono proprio.
La ricetta è della mitica Jul's Kitchen, mia nipote virtuale e musa ispiratrice di tante ricette toscane e fidandomi di lei, ciecamente, non ho esitato un attimo a preparare questo dolce.

Promosso a pieni voti!




 Per una teglia di 26 cm di diametro

Per la pasta frolla

  • 225 g di farina 00
  • 25 g di fecola di patate
  • 125 g di burro
  • 75 g di zucchero a velo non vanigliato
  • 1 uovo
  • 1 pizzico di sale
  • Scorza grattata di mezzo limone

Per la crema al semolino

  • 500 ml di latte intero
  • 125 g di semola
  • 6 cucchiai di zucchero
  • 2 uova
  • 5 cucchiai di vin santo

Per la ganache al cioccolato

  • 250 g di cioccolato fondente
  • 250 ml di panna




Mettete le farine ed il sale, dentro la ciotola del mixer e fatelo girare lentamente per pochi secondi,, aggiungendo il burro a pezzettini,
Unite lo zucchero, le uova e la scorza del limone grattugiata e impastate ancora per qualche secondo. Quando vedrete che si formerà una massa,  fermate il mixer e  togliete la frolla.
Mettete la pasta tra due fogli di carta forno e stendetela dandole una forma circolare, del diametro della teglia che andrete ad usare, poi imburrate ed infarinate lo stampo, e posizionate la pasta dentro di esso.
Mettete in frigo a riposare per un'ora.

Preparate la crema di semolino

Mettete il latte dentro ad un pentolino e posizionatelo sul fuoco. Portatelo quasi ad ebollizione, poi versatevi il semolino a pioggia e mescolate bene, per evitare la formazione di grumi, poi togliete la pentola dal fuoco e lasciatelo raffreddare, mescolandolo spesso.
Unite ora le uova, lo zucchero e il vin santo, mescolate e versate la crema dentro al guscio di pasta frolla.

Mettete nel forno caldo a 180° e cuocete per circa 30 minuti.
Fatela raffreddare

Ora preparate la ganache.
Mettete la panna sul fuoco e prima che raggiunga il bollore, spezzettateci dentro il cioccolato fondente, mescolate bene e vedrete che inizierà a rapprendersi.
Versate lentamente la ganache sulla torta, e mettete in frigo a raffreddare.
Prima di servirla, toglietela dal frigo e tenetela a temperatura ambiente per circa un'ora.


venerdì 26 febbraio 2016

Merluzzo e patate in vasocottura e ci vediamo a Trieste a Olio Capitale







Ho lasciato  trascorrere un po' di tempo, dall'ultimo tour che ho fatto, ma è arrivato il momento di preparare di nuovo la valigia.
L'occasione si è proposta  grazie ad Aifb e al partner oramai ufficiale, che collabora assiduamente con l'associazione, offrendo sempre occasioni di crescita.
Sto parlando di A.N.C.O, acronimo di Associazione Nazionale Città dell'Olio e dell'invito a partecipare alla prestigiosa fiera  che si terrà a Trieste dal 5 - 8 Marzo 2016,ovvero  Olio Capitale , che vedrà esposte le migliori produzioni di olio extra vergine d'oliva italiane  e non solo.

Tutti noi sappiamo l'importanza del conoscere ed usare al meglio l'olio extra vergine d'oliva, quella preziosa spremuta, orgoglio dei popoli del Mediterraneo, che è divenuto patrimonio dell'umanità insieme alla dieta mediterranea e così indispensabile per la nostra salute.



Aiuta a combattere il colesterolo cattivo, ed è  un potente antiossidante, contiene le vitamine E, D, K e provitamina A che preservano i nostri organi e i nostri tessuti, aiuta a prevenire l'arteriosclerosi rendendo più fluido il sangue, tiene sotto controllo la pressione arteriosa e nei paesi dove è utilizzato in cucina, i casi di obesità sono nettamente inferiori agli altri paesi dove non è utilizzato, aiuta la digestione, è prezioso nell'alimentazione dei bambini fin da piccoli, aiuta ad assorbire meglio il calcio, per la presenza della  vitamina D,  protegge il cervello e riduce il rischio del morbo  Alzheimer, e per le malattie della pelle come psoriasi e eczemi ed acne, è un validissimo aiuto.

In cucina poi da il meglio di se, esaltando i sapori dei piatti e per essere sicuri dei risultati, vige la famosa regola dell'abbinare un olio extra vergine delicato a piatti delicati, e usare un olio extra vergine con più carattere a piatti strutturati e complessi.

Useremo un olio fruttato leggero, per i piatti di pesce,crostacei bolliti, per condire verdure delicate, per preparare dolci al posto del burro, per fare le nostre salse e la maionese, ed anche per cuocere le uova.
Un olio fruttato medio invece, lo useremo per i carpacci di pesce, per i sughi e risotti di pesce, per le grigliate di mare,per le carni bianche, per i sughi e i risotti con le carni bianche, nelle zuppe di verdure, nelle grigliate di verdure, con il formaggio fresco ed i sughi di pomodoro.
Infine, un buon fruttato intenso, è indicato con il tonno ed il pesce spada, con la carne rossa, con la selvaggina, con risotti e sughi di carne rossa, nelle zuppe di verdura, con rucola  e radicchi amari, e ovviamente con le bruschette.
Ricordatevi anche che per friggere è l'olio più indicato, perché raggiunge il punto di fumo a 220°, contro i 160°190° degli oli di semi e il risultato della frittura, sarà croccante e leggero.

E ora veniamo alla ricetta di oggi, filetti di merluzzo e patate, cotti in vasocottura, una tecnica antica e riscoperta negli ultimi anni, che esalta il gusto ed il  sapore degli ingredienti, utilizzati.
Ho messo tutti gli ingredienti a crudo, tranne le patate che avevo cotto a vapore, ho insaporito con aromi e grani di pepe, ed ho coperto il tutto con dell'olio extra vergine  fruttato leggero, che non ha coperto il sapore delicato del pesce.







Per 4 persone


  • 4 tranci di filetto di merluzzo
  • 4 patate medie
  • 16 pomodorini
  • 16 olive taggiasche denocciolate
  • capperi dissalati di Pantelleria q.b
  • qualche anello di cipolla bianca
  • olio extra vergine d'oliva fruttato leggero ( del Garda o Pugliese)
  • timo,
  • basilico 
  • pepe nero di Sichuan in grani
  • sale












Cuocete a vapore le patate, lasciatele raffreddare qualche minuto, poi sbucciatele e schiacciatele con una forchetta  dentro ad una ciotola.Salatele, pepatele e dividetele equamente dentro ai 4 vasetti.
Togliete eventuali lische al merluzzo ed anche la pelle, poi adagiate il pesce sopra alle patate.
Mettete a bollire dell'acqua dentro ad un pentolino, tuffateci i pomodorini e lasciateceli per circa 15 secondi, poi raffreddateli dentro ad una ciotola con dell' acqua fredda, e spellateli.
Aggiungete tutti gli altri ingredienti, le erbe aromatiche, i grani di pepe e coprite con l'olio extra vergine. 
Chiudete con il tappo e mettete i vasetti dentro ad una teglia da forno, con acqua calda al suo interno, che arrivi oltre alla metà del vaso, poi inserite tutto nel forno già caldo a 160°, e cuocete per 20 minuti.
Lasciate riposare per qualche minuto e servite.


martedì 23 febbraio 2016

Galaktoboureko per l' #MTC 54







Se fossi ancora un'alunna delle scuole elementari, oggi andrei davanti alla maestra ed esordirei con...
"Signora Maestra, ho la giustificazione della mamma! Volevo fare un bel compito, ma ho avuto delle difficoltà, e adesso gliele voglio spiegare."

Alla soglia dei cinquant'anni è difficile giustificarsi, ma voglio raccontarvi lo stesso, perché questa sfida è stata difficile per me!
Mtc nr #53, sfida vinta a quattro mani da Eleonora e Michael, con un post ed una ricetta che ha scosso anima e cuore  e per la sfida nr °54, hanno pensato bene di regalarci, non un piatto specifico o una tecnica in particolare, ma un semplice ingrediente, come il miele.

Conosciamo tutti le magnifiche qualità di questo prodotto, a partire dall'antibiotico naturale, antiossidante, antinfiammatorio, insomma è un medicinale naturale che troviamo in ogni cucina, e proprio sotto la forma di medicinale, che ne ho fatto la sua scoperta da bambina!

Sono sempre stata debole di gola, tonsilliti una settimana si e l'altra pure, mi ammalavo sempre di venerdì e passavo tutti i fine settimana a letto con la febbre e le punture di pennicellina, quelle che ti facevano perdere l'uso della gamba, fino alla puntura successiva, erano all'ordine del giorno, e per completare la cura, oltre agli antipiretici, mamma arrivava solerte, con il bel bicchiere di latte caldo e un cucchiaio abbondante di miele, che se solo ci ripenso, riesco anche a ricordarmi l'estrema dolcezza, che riusciva a nausearmi!!
Quindi sono cresciuta con l'equazione, tonsillite uguale miele.... miele, uguale schifezza!!

Dopo un bel po' di anni, mi sono sposata con l'uomo che mi sopporta e il viaggio di nozze lo abbiamo trascorso a Creta, magnifica isola del Mar Egeo, che tutti conoscete. Ebbene, una sera abbiamo partecipato ad una serata a tema, con i piatti tipici dell'isola e al momento del dessert, mi sono vista arrivare nel piatto, delle piccole palline di pasta fritte, con una colata lavica di miele, da far invidia al vulcano di Santorini.
Immaginate la mia faccia, sono rimasta qualche secondo interdetta, poi con sospetto, ho fatto come i bimbi, ho inzuppato la punta dell'indice in quello sciroppo e me lo sono portato alla bocca, ho capito che da quella sera avrei fatto la pace con il miele, ma solo con quello delicato di acacia, con gli altri non è stato lo stesso amore a prima vista.

E quindi ecco perché, quando ho letto che la sfida verteva sul miele, su tutti i tipi di miele, l'unica lampadina che mi si è accesa è stata quella del miele d'acacia, e tutte le ricette che mi sono balenate in testa erano ricette, viste e straviste!Ho ripensato alla sera della cena, a quelle palline e alla cucina greca e mi sono messa alla ricerca di qualcosa che mi ricordasse quei sapori e sono incappata in questo galaktobureko, un dolce di pasta fillo con al suo interno una crema di semolino aromatizzata al limone e il tutto ricoperto da una glassa di miele, zucchero, cannella e limone.

Premetto che in giro per la rete, ci sono tantissime ricette riguardanti questo dolce, gli ingredienti sono pressoché gli stessi, ma spesso cambia la tecnica per l'esecuzione della crema di semolino. Io ho seguito e  mescolato due ricette, arrivando a questo risultato qua.

Credits Galaktoboureco.il migliaccio greco
            Galaktoboureko ricetta classica 






Per la pasta fillo di Michel Roux

  • 400 gr farina 00
  • 6 gr di sale
  • 330 ml acqua  scaldata a 50 °C 
  • 30 ml di olio d’oliva 
  • amido di mais per spolverare



Per la crema di semolino
  • 1 litro di latte
  • 150 g di semolino
  • 150 g di zucchero
  • 40 g di burro
  • 5 uova
  • l'interno di una bacca di vaniglia o un cucchiaino di estratto


Per lo sciroppo
  • 250 g di zucchero
  • 125 ml d'acqua
  • 50 g di miele d'acacia
  • la scorza di un limone biologico
  • un pizzico di cannella in polvere
Abbondante burro fuso per spennellare i fogli di pasta fillo


Per prima cosa preparate la pasta fillo: Mettete nel mixer la farina, il sale e l'acqua e fate amalgamare gli ingredienti a bassa velocità, poi aumentate leggermente e versate l'olio a filo, incorporate bene ed aumentate di nuovo la velocità, Fermate il mixer, quando la palla si staccherà dalle pareti. Prendete la pasta e mettetela sul piano di lavoro, lavoratela leggermente e poi dividete l'impasto in palline  da 60 g, spolverate con la maizena  una teglia, mettetevi le palline di pasta, coprite con la pellicola e lasciate riposare al fresco, per circa 2 ore.
Infarinate la spianatoia con l'amido di mais, prendete una pallina di pasta e spianatela con il mattarello il più sottile possibile, poi mettete il foglio di pasta dentro ad una teglia e ricoprite con un panno umido, per non far seccare la pasta.
Spianate tutte le palline e tra un foglio e l'altro, quando lo impilerete, mettete sempre della maizena.
Ricordatevi di tenerle sempre coperte.

Preparate lo sciroppo,mettendo dentro ad un pentolino tutti gli ingredienti, poi mettetelo sul fuoco moderato  e lasciate sciogliere.
Mettete lo sciroppo da parte.

Ora preparate la crema di semolino. In un pentolino, mettete il latte e portate quasi a bollore, poi versate il semolino a pioggia, iniziate a mescolare e fatelo rassodare per qualche minuto. In una ciotola sbattete le uova con lo zucchero, unite gli aromi e versate il tutto nel semolino, mescolando delicatamente.Aggiungete il burro e amalgamate bene il tutto.



Ora prendete una pirofila, imburratela con il burro fuso e iniziate a stendere i fogli di pasta fillo, facendoli debordare dai lati e spennellandoli bene con il burro, tra uno strato e l'altro. Fatene 6 strati, poi versate la crema di semolino, livellatela e iniziate a ricoprire il dolce, con i vari fogli, che debordavano ai lati della teglia, Ricordatevi di spennellarli bene.
Ora ricoprite il dolce con dei fogli di pasta, della stessa dimensione della teglia, spennellateli e incidete la superficie con un coltello, senza andare troppo in profondità, ma incidendo i primi due o tre fogli della superficie.
Spruzzate leggermente la superficie con dell'acqua fredda.

Mettete il dolce in forno già caldo a 180° e fate cuocere per circa 25-30 minuti.
Appena il  galaktoboureko uscirà dal forno, bagnatelo con lo sciroppo e lasciatelo raffreddare completamente, prima di servirlo.






lunedì 15 febbraio 2016

I Pizzoccheri Valtellinesi.





La carrellata di fritti e frittelle è terminata, e dalla cucina spunta questa nuova ricetta per il Calendario del Cibo Italiano.
Sto parlando, come avrete intuito dalle foto, dei Pizzoccheri della Valtellina, piatto simbolo di Teglio, che è considerata la patria del pizzocchero, tanto da poter vantare anche un'Associazione del Pizzocchero, nel cui sito è possibile trovare oltre a tante curiosità, anche la ricetta originale di questo piatto.
Alessandra Petteni, del blog Polpetta Pop, è l'ambasciatrice di questo piatto e per leggere tutte le curiosità e la storia dei pizzoccheri, vi invito a leggere questo articolo, che ha scritto per Aifb,

Molto simili alle tagliatelle, con la loro forma rettangolare, danno delle misure standard che sono 7 cm di lunghezza per 1 cm di larghezza e spessi circa 2-3 mm, si ottengono miscelando farina di grano saraceno con farina 00, e dopo la preparazione, vengono cotti insieme a verze e patate, per poi essere conditi con burro e salvia ed aglio e l'immancabile formaggio Casera Dop.
Durante il periodo in cui non sono disponibili le verze, i pizzoccheri vengono preparati anche con biete, spinaci oppure fagiolini

Un piatto che sa di montagna, che andrebbe gustato magari davanti ad un camino acceso, ma che ha il suo perché anche  in città e poi diciamolo, non è difficile da preparare, anzi, e visto che è anche abbastanza veloce da preparare, può essere un piatto da poter servire quando si vuole, ma in una giornata fredda e grigia, penso che sia il modo  per poterli gustare al meglio.











Per 4 persone

  • 400 g di grano saraceno
  • 100 g di farina bianca 
  • 200 g di burro
  • 250 g di formaggio Valtellina Casera Dop
  • 150 g di formaggio Grana grattugiato
  • 200 g di verza 
  • 250 g di patate tagliate a dadini 
  • 1 spicchio d'aglio
  • 2 o 3 foglie di salvia
  • sale - pepe qb




Fate una fontana con le due farine e iniziate ad aggiungere pian piano l'acqua, fino a che ne viene incorporata, e lavorate il panetto per circa 5 minuti.
Fate riposare la palla , per circa 30 minuti, avvolta nella pellicola per alimenti.
Riprendete la palla e con l'aiuto del mattarello stendete una sfoglia di circa 2-3 mm, e dalle quali ricaverete delle strisce di 7-8 cm, quindi infarinatele e sovrapponetele le una sull'altra.
Tagliatele nel senso della larghezza in strisce di circa 1 cm.

Lavate bene la verza, tagliate via la costa centrale e tagliatela a strisce, più o meno della stessa dimensione della pasta.
Tagliate le patate a cubetti di circa 1-2 cm di lato.

Mettete sul fuoco una pentola con l'acqua e portatela ad ebollizione. Salatela ,tuffateci le verdure e fatele cuocere per circa 5 minuti, poi aggiungete anche i pizzoccheri e mescolando il meno possibile, fateli cuocere per circa 10 minuti.





Nel frattempo in un padellino, fate sciogliere il burro ed aggiungete la salvia e l'aglio e fatelo colorire fino ad un color nocciola.

Scaldate la teglia in cui servirete i vostri pizzoccheri ( io di solito ci verso dell'acqua calda, poi la butto e l'asciugo molto bene) , aiutandovi con una schiumarola, versate uno strato di pizzoccheri e verdure nella teglia e ricoprite con il parmigiano grattugiato e Valtellina Casera a scaglie, poi di nuovo pizzoccheri e di nuovo formaggio, infine versate il burro noisette ed insaporite con una macinata di pepe fresco.

Credits Accademia del Pizzocchero di Teglio- Valtellina

sabato 13 febbraio 2016

Giornata Nazionale delle Frittelle di Carnevale: le frittelle venete di Luigi Biasetto per il Calendario del cibo Italiano


Giuro che poi smetto!
Si lo so,Carnevale è finito da qualche giorno e io continuo a postare ricette di dolci fritti, come queste lattughe qua, ma lo faccio per un'ottima causa, lo faccio per il  Calendario del Cibo Italiano, che oggi tratta proprio delle frittelle di Carnevale, con l'approfondimento a cura di Nicol Pini del blog Col Cavolo!

Questo Carnevale, dopo averlo trascorso quasi in sordina,( leggasi pure che è una festa che ho sempre odiato, fin da bambina) negli ultimi giorni, la voglia di festeggiarlo a tavola si è fatta prepotente e complice facebook e le pagine dei Maestri pasticceri che seguo, quelli che mettono a disposizione le loro ricette anche per i comuni mortali, sono incappata in queste frittelle venete, del Maestro Luigi Biasetto ed è stato amore al primo sguardo.
Sono le tipiche frittelle venete, che addirittura vantano una corporazione nata nel '600, che si chiamava Corporazione dei fritoleri, ed era composta da 60 persone, che tramandavano la loro arte del friggere ai loro figli e solo loro, potevano esercitare tale professione. Nella versione originale, troviamo anche l'aggiunta di pinoli ed uvette, ma io mi sono limitata a farcirne alcune, con della crema pasticcera al limone, ma mio marito ha detto che sono ottime anche al naturale.


Domenica scorsa, mi sono messa all'opera ed  armata di sac à poche, padelle, pentole e carta forno, ho preparato queste palline soffici e golose,che sono sparite alla velocità della luce.
Devo dire che se le ho realizzate, è anche merito di quel mito di  Fausta Lavagna e della sua pasta d'agrumi, ricetta che aveva realizzato per la Settimana degli Agrumi di cui ero ambasciatrice, ed essendo rimasta colpita da quella pasta profumata e dai suoi mille metodi di utilizzo, non ho esitato un attimo ad usarla, proprio in questo impasto.







Per 50-60 frittelle


  • 320 g di latte
  • 230 g di farina 00
  • 110 g di burro sciolto
  • 40 g di pasta d'agrumi 
  • 270 g di uova (circa 6 uova)
  • 6 g di lievito per dolci
Non è presente lo zucchero fra gli ingredienti, perché è contenuto nella pasta d'agrumi


Per la pasta d'agrumi ( ricetta di Fausta Lavagna)

  • 2 limoni biologici
  • 2 arance biologiche
  • zucchero semolato q.b


Lavate bene gli agrumi, e con il pelapatate togliete la buccia, ( Fausta usa anche l'albedo, la parte bianca, io invece ho messo solo la scorza). Mettete le scorze dentro ad un pentolino, copritele di acqua fredda e portate a bollore, e fatele cuocere per 5 minuti. Adesso scolatele, rimettetele nel pentolino e ripetete la stessa procedura per 4 volte. 
Fatele raffreddare ed asciugare sopra a della carta da cucina, e tritatele con il tritatutto, poi pesatele e aggiungete il doppio del peso, di zucchero semolato, mettete in un barattolo e conservate la pasta d' agrumi in frigo.







Mettete il latte in una pentola e portatelo a bollore, poi spegnete il fuoco ed aggiungete la farina setacciata il burro sciolto, la pasta d'agrumi, le uova ed un pizzico di sale. Impastate con energia, e fate raffreddare, poi unite il lievito per dolci e mescolate bene.
Mettete la padella sul fuoco con l'olio d'arachidi e portatelo ad una temperatura di 175°-180°.
Riempite un sac à poche con il composto, la punta deve essere di quelle belle larghe, e dressate le palline su dei quadrati di carta forno.
Mettete il quadrato di carta dentro all'olio ben caldo, le frittelle si staccheranno dalla carta, eliminatela e girate le frittelle finché non saranno dorate.
Scolatele bene e passatele nello zucchero.
Potete decidere se lasciarle così al naturale, oppure di farcirle con della crema pasticcera o delle zabaione.

giovedì 11 febbraio 2016

Lattughe di Iginio Massari, per il Calendario del cibo italiano



C'è chi li chiama cenci, c'è chi le chiama frappe, c'è chi le chiama chiacchiere, e sono i dolci che accompagnano tutto il periodo del carnevale.
Possono essere aromatizzate alla grappa, al Vin santo, al Marsala come queste, ma tutte hanno una cosa in comune, ovvero la loro bontà!
Uno dei primi post che ho scritto, è stata proprio la ricetta dei cenci toscani, quella che di solito uso ogni anno, per festeggiare il carnevale, ma quest'anno ho voluto cambiare, dopo che mi sono imbattuta, nella ricetta del Maestro Iginio Massari e proprio ieri pomeriggio, che era l'ultimo giorno dei festeggiamenti, mi sono messa a preparare le lattughe del Maestro.
Avevo pensato di tenerla in archivio fino al prossimo anno, ma sbirciando sul sito di Aifb, ho visto che oggi è la Giornata Nazionale del Cibo Italiano, dedicata alle chiacchiere, cenci, frappe ecc, ecc, e quindi ho pensato di dare anche io il mio contributo, all'articolo scritto da Cristina Simonelli  per il Calendario del Cibo Italiano.
Diciamo che facciamo come i milanesi  e prolunghiamo i festeggiamenti del carnevale ambrosiano, che termina sabato, invece di martedì.

Che dire di queste lattughe. Potrei dire che sono fantastiche, che dopo due giorni sono ancora friabili, leggere e assolutamente non assorbono olio, durante la frittura e potrei anche aggiungere che con questa dose, potete sfamare un reggimento, oppure festeggiare il carnevale con tutto quanto il vostro condominio, se i rapporti con i vicini sono idilliaci... altrimenti fate come me, divideteli con chi volete bene, e il resto mangiatelo voi!

L'unica raccomandazione, non usate una farina debole, ma usatene una di forza, addirittura mi sentirei di consigliarvi una manitoba, perché come spiega Iginio Massari, la sfoglia si stenderà molto meglio, e potrete ottenere delle strisce di uno spessore sottilissimo, senza il pericolo di rompere la sfoglia.
Non fate scaldare in maniera eccessiva l'olio e friggete pochi pezzi alla volta, appena immersi, spingeteli nell'olio e poi girateli subito, devono essere dorati e non diventare troppo scuri, vedrete che se seguirete questi semplici consigli, non ve ne pentirete.




Da Non solo zucchero 2 - di Iginio Massari

Ingredienti
  • 500 g di farina forte (300-320W) 
  • 60 g di zucchero semolato
  • 60 g di burro morbido
  • 175 g di uova intere biologiche  ( sono circa 3-4 uova) 
  • 4 g di sale
  • scorza di 1 limone biologico
  • 50 g di Marsala
  • i semi di una bacca di vaniglia 
  • olio di semi di arachide per friggere
  • zucchero a velo per spolverare




Mettete tutti gli ingredienti dentro alla planetaria e con il gancio a foglia, impastate fino a che non otterrete un impasto liscio.
Avvolgete la palla con della pellicola per alimenti e lasciatela riposare a temperatura ambiente, per circa un'ora.
Stendete la pasta aiutandovi con la sfogliatrice, e raggiungete l'ultima tacca, poi tagliate la striscia  in rettangoli e incideteli al centro con due piccoli taglietti.
Immergete pochi pezzi alla volta dentro all'olio che avrete portato ad una temperatura di 175°, girateli subito e poi metteteli subito ad asciugare dentro ad un colino.
Spolverizzatele di zucchero a velo.